27 aprile 2012

46.2) La suora dei calzini


La suora dei calzini


Ho già parlato dei miei ricordi al Trofio negli anni 50/60 

Mi ero ripromesso di parlarvi della suora dei calzini ed oggi mantengo la promessa.
Dovete sapere che all’Orfanotrofio Maschile, oltre ai Padri assistenti che ci seguivano nell’educazione, negli studi ed anche nei laboratori di meccanica, falegnameria, calzoleria, sartoria e tipografia per insegnarci un lavoro che ci potesse rendere autonomi nella vita, eravamo assistiti anche da un buon numero di suore che badavano alla cucina e al guardaroba per nutrirci e vestirci con un minimo di pulizia.

Ogni sabato pomeriggio dopo la doccia le suore ci davano il cambio delle lenzuola, dei vestiti e della biancheria intima, e ritiravano quella sporca.
Nessuno di noi 150 allievi si è mai preoccupato di come facessero le suore a darci sempre abiti e biancheria puliti: era una cosa naturale per noi che le cose andassero così.
Ci rendemmo conto dei sacrifici che queste benedette suore facevano per noi, quando a un assistente venne in mente di impartirci l’obbligo, come punizione per le nostre marachelle , di andare a dare una mano e un aiuto alle suore del guardaroba.
Invece di castigarci con compiti e punizioni tradizionali, a questo prete venne in mente questa cosa, che oggi chiameremmo " punizione alternativa".
Ebbene, a me capitò in tutti i miei anni alTrofio di subire questo castigo quattro o cinque volte, ma mi resi subito conto dell’insegnamento morale che avrei potuto ricavare da queste punizioni.

Scoprii che nei sotterranei dell’istituto, illuminati da una luce fioca e buia, esisteva un mondo umile , per me imprevisto, e tuttavia necessario ed essenziale per nostra vita di tutti i giorni.
Lì in quei corridoi bui , una suora trascorreva le sue giornate a cucire, rammendare, ed appaiare le centinaia di paia di calzini che noi ragazzi con la nostra vivacità consumavamo come il pane.

Bisognava per prima cosa trovare per ogni calzino quello che gli faceva da paio, e poi controllare che entrambi avessero lo stesso numero di matricola che distingueva ognuno di noi, e quindi vedere se erano bisognosi o meno di rammendo.
Venivano messi in un mucchio i calzini appaiati e a posto, in un altro quelli spaiati e in un altro ancora quelli bisognosi di rammendo.
Ah, dimenticavo: in questa fase del nostro lavoro i calzini erano già stati lavati e stesi ad asciugare.
Per quanto riguarda quel che era accaduto prima di questa fase e cioè il lavaggio e l'asciugatura del calzini, e quante suore vi fossero state addette lo ignoro ancora oggi.

Mi ricordo che la prima volta che subii con altri miei compagni questa punizione di prestare aiuto alla suora dei calzini, ci sembrò una punizione da ridere e difatti ci divertimmo a far ammattire la povera suora , ma poi, la sera, ripensando alla vita che da chissà quanto tempo essa conduceva giù nei sotterranei , capimmo la bontà del concetto che stava alla base di questa punizione, e cioè iinsegnarci che non esiste solo il mondo di superficie dove tutto è luminoso e a volte anche bello, ma che esiste un mondo inferiore, dove riesci a sopravvivere solamente se sei umile ed hai un grande amore per il prossimo.
Questa suora dei calzini, della cui esistenza eravamo venuti a conoscenza e che noi prendevamo in giro quando dovevamo per castigo affiancarla nel suo lavoro, ci insegnava invece con il suo umile comportamento che chiunque di noi, qualsiasi cosa faccia nella vita , è indispensabile e deve accettare di buon grado e con serenità il ruolo che la vita gli impone, senza ritenersi succube di chissà quali torti ed ingiustizie.

Nessuno di noi ha mai saputo il nome di quella suora. La chiamavamo perciò la suora dei calzini.
Eppure lei con il suo rammendare per anni e anni i calzini in un sotterraneo buio del Trofio, senza ribellarsi alla volontà della Madre superiora che l’aveva destinata a quel lavoro ingrato, ed anzi accettandolo per amore di Dio e di quei 150 sfortunati ragazzi senza genitori che erano lì ospitati, si è certamente conquistata uno dei primi posti su su nel Paradiso e da lassù ( forse tra un rammendo e l’altro dei calzini dei Santi e degli Angeli, perchè anche lì le avranno affidato quel compito) , ne sono certo, ogni tanto veglia su di noi e con serenità e naturalezza chiede a Gesù e alla Madonna di proteggerci, perché si ricorda ancora di quanto eravamo vivaci e senza malizia quando l’aiutavamo ad appaiare i calzini nei sotterranei del Trofio.

Quando poi il primo di novembre viene la festa di tutti i Santi, oltre che dei miei genitori, mi viene spontaneo ricordarmi anche di lei, della santa suora dei calzini e pregarla perchè continui a vegliare sui suoi ex allievi del Trofio e su di me in particolare che ero uno dei più cattivi.



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