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9 gennaio 2010

7.0) Perché negli ospedali del Sud i medici sono così incompetenti?


Perché negli ospedali del Sud i medici sono così incompetenti?






Due recenti casi, entrambi nell’ospedale di Cosenza mettono in dubbio la preparazione professionale dei medici di quella istituzione pubblica e, per estensione, anche di tutte le altre istituzioni simili del Sud Italia.
I due casi sono quello della bambina alla quale è stato ingessato il braccio sbagliato e quello di un bambino, morto perché gli era stata fatta una ingessatura troppo stretta, che ha impedito la normale circolazione del sangue.

Come mai tutta questa incompetenza?
Si sa che le università del Sud sfornano laureati a pieno regime, perché lì la gente campa sulle borse di studio e sui premi di studio conseguenti alle votazioni eccellenti , mentre la preparazione universitaria lascia molto a desiderare.

Tutti noi abbiamo degli amici o dei conoscenti che, non riuscendo a superare degli esami nelle università del Nord, si iscrivono a quelle del Sud dove le possibilità di farcela, o di riffa o di raffa, sono maggiori.
Inoltre è risaputo che i concorsi pubblici per entrare nelle graduatorie degli Ospedali in alcune regioni del meridione sono agevolati da clientelismi ed esborsi di denaro da effettuare alla malavita mafiosa locale.

Il risultato è che un medico, che in un ospedale del Nord verrebbe invitato a darsi da fare come portantino o operatore ecologico per la raccolta della nettezza urbana, qui al Sud ha buone possibilità di fare una discreta carriera ospedaliera.


Non è di alcuna importanza sapere che ne andrà di mezzo la vita di molte persone e di bambini, mamme o anziani in particolare.
L’importante è che chi ha pagato la malavita per vincere un concorso ed entrare nell’azienda ospedaliera, possa operare tranquillamente e senza eccessivi controlli in quella struttura e magari, ottenenendo degli avanzamenti di carriera , possa fare fronte a richieste di pizzo sempre più onerose.

Con questi dati di fatto, non dobbiamo meravigliarci se alcuni medici non distinguono neppure il braccio destro da quello sinistro.
Dobbiamo piuttosto chiedere che le autorità nazionali diano disposizioni di controllare, ospedale per ospedale, i titoli di studio e le capacità operative di ogni medico e di ogni operatore sanitario, affinchè i capaci possano continuare a fare con coscienza il loro lavoro, e gli incapaci, i ladri, i collusi con la mafia e la 'ndrangheta vengano allontanati.

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4 novembre 2009

419) Italy: Kebab land




Italy: Kebab land










Dobbiamo togliere i Crocifissi dai luoghi pubblici, dalle scuole, dai Tribunali, dalle stanze degli ospedali, da ogni dove.
Finora pensavamo che il Crocifisso fosse un simbolo di amore, rappresentando un Uomo che di propria spontanea volontà si è lasciato sottoporre ad una morte così terribile come quella di essere inchiodato su una croce, per salvare le nostre anime , le anime di noi povera gente sempre in lotta con la miseria, le tentazioni del denaro e della carne.
Invece adesso scopriamo che quell’Uomo sulla croce è un violento, che il Crocifisso è simbolo di violenza: offende i delicati animi di milioni di persone di religione diversa dalla nostra, che sono venute ad abitare, magari illegalmente , tra di noi.
La religiosità del nostro popolo era ben rappresentata da quel simbolo che ora l’Europa ci obbliga ad archiviare solo nelle nostre case e nelle nostre coscienze, e che anche da chi tra noi non era religioso o apparteneva a religioni diverse da quella cristiana, era tenuto in grande rispetto.
Rappresentava le radici culturali del nostro popolo, e un' ideologia non violenta, ma di amore al prossimo che era ormai entrata nell’animo della nostra gente.
Chi più, chi meno, tutti capivamo che il Crocifisso era un inno alla solidarietà verso i deboli e un richiamo ad avere comportamenti corretti e civili nei confronti delle persone e e delle Istitituzioni.
Ora tutto questo termina.
La Corte europea ha deciso che dobbiamo d’ora innanzi adottare comportamenti da mondo islamizzante.
Prepariamoci a comprare milioni di tappeti da stendere sui marciapiedi per pregare tre volte al giorno con lo sguardo rivolto in direzione della Mecca.
I nostri stilisti comincino a preparare collezioni di Burka e di taffetani per rivestirci alla moda araba, perché la suscettibilità delle persone immigrate tra noi ho idea che tra poco non sopporterà più di vederci vestiti alla moda occidentale.
Vedrete che la Corte europea, su sollecitazione di queste persone, tra qualche anno vieterà anche di vestirci con jeans, giacca e cravatta o alle donne di usare gonne e collants.
Ed anzi, mi spingo più in là prevedendo che tra qualche decennio, non piacendo più il nome “Italia” ai milioni di persone islamiche venute ad abitare magari illegalmente tra noi, e ormai divenute maggioranza, saremo costretti, sempre dall’ineffabile Corte europea, a cambiare il nome della nostra Nazione in “Kebab Italy land”.



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