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29 gennaio 2013

6.3) Monti adesso vuole strafare, ma inciampa..

Monti adesso vuole strafare, ma inciampa...

Lui vuole regolamentare tutto adesso, ci ha preso gusto.

Ha dato le dimissioni da capo del governo, ma vuole rimanere attaccato alla sedia del potere che evidentemente gli è piaciuta.

Per questo ha fondato una coalizione di partiti che lo rieleggano Presidente, perchè lui, meno di quello niente vuol fare. 

Poi si mette a parlare e a rilasciare interviste a tutti i giornali e a partecipare a tutte le trasmissioni radiofoniche e televisive, a tutti i convegni possibili e immaginabili con lo scopo di riuscire a  tornare a fare il Presidente del Consiglio.
 Ma egli, che parla, parla e parla, e dice cose a proposito e a sproposito, ecco che alla fine inciampa sulla scuola. 

Lui che aveva il compito di cercare di ridurre il debito pubblico dello Stato italiano, e non c'è riuscito perchè invece di ridurlo lo ha aumentato, adesso in compenso vuole diminuire le vacanze degli studenti italiani aumentando i loro giorni di scuola, ma non sapendo più ormai quel che dice non si è accorto che mettersi curvi sui banchi di scuola ad agosto in certe regioni d'Italia è una tortura bella e buona. 

Inoltre con questa bella idea del menga, così facendo mette in crisi ancora di più l'industria vacanziera  e quella del turismo con quanto ad esso collegato, che seppur con sacrifici stavano cercando di restare a galla in questa difficilissima crisi economica. 

Succederà così che in Italia le vacanze ad agosto le potranno fare solo i ragazzotti tedeschi, mentre i loro coetanei italiani suderanno sui banchi di scuola  sotto il solleone a studiare matematica e quisquilie simili. 

E bravo il buon Monti.
E provare a parlare un pò di meno e raccontare meno castronerie, no?


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29 dicembre 2012

102.2) Torniamo al baratto? dai, che forse è meglio.



Torniamo al baratto? dai, che forse è meglio.

Se una impresa  esegue dei lavori per conto dello Stato, attualmente lo Stato non la paga subito,  ma di lì a due o tre anni

Nel frattempo però l’impresa  deve a sua volta dare  dei soldi allo Stato per le tasse, ma glieli deve dare subito, alla data prefissata.

In questo modo alcune imprese sane, che hanno cioè più crediti che debiti, loro malgrado  muoiono, falliscono, o riducono e licenziano il personale, il quale   a sua volta ridurrà i propri consumi rinunciando all'acquisto di determinati beni non essenziali,  facendo fallire altre ditte e  facendo così aumentare la recessione, fino al probabile fallimento o bancarotta dello Stato.

Lo stiamo  vedendo tutti in questi anni di  crisi economica.

Sarebbe logico introdurre perciò il concetto di “compensazione”, cioè fare in modo che tra lo Stato e  le Ditte  allo stesso tempo creditrici e debitrici  si  raggiunga un patto  che consenta per entrambi di pagare  subito o in tempi  ragionevolmente strettissimi, il saldo tra debiti e crediti.

Ma  per gli amministratori dello Stato  questo concetto sembra essere un tabù, e  bisogna quindi trovare un rimedio.

Allora, la cosa funzionerebbe così:

Lo Stato  versa alla impresa che ha eseguito i lavori per lui, dei buoni  spesa di valore predefinito, da utilizzarsi su tutto il territorio nazionale (sulla falsariga dei  famosi  assegnini di qualche decennio fa).

La Ditta   versa tali buoni ai suoi dipendenti  in busta paga.

Questi possono spenderli  come , dove e quando vogliono .

In questo modo  l’economia  viene rilanciata e  fatta ripartire, perché la gente  ha di nuovo  in mano qualcosa da spendere , e torna così a fare acquisti, mentre  le Ditte  che hanno lavorato per lo Stato non sono più costrette a chiudere o fallire  o licenziare  il personale, perché hanno ricevuto quanto gli  spettava.



A questo punto  non rimane altro da fare per lo Stato  che autorizzare   le ditte che  hanno incassato  i buoni spesi dalla gente,  a compensare con lui  tali buoni di credito con  le imposte che esse  gli devono, e il cerchio si chiude.

Si torna cioè al  baratto, per rilanciare l’economia,  al tanto vituperato ma tanto vitale baratto.

Alla faccia di tanti “Professori”che sanno solo aumentare le tasse  ed    impediscono  la compensazione tra debiti e crediti,  così affamando e rovinando una intera Nazione.



Utilizzando lo stesso concetto di baratto , allo stesso modo si potrà  fare un domani con il debito pubblico.

Ai possessori di Bot, o Btp, o Cct  gli si può dare in cambio dei buoni spesa come sopra,  utilizzando poi il concetto di compensazione con le Ditte che  effettivamente danno merce in cambio di tali certificati, e il cerchio si chiude  ma, soprattutto,  il debito pubblico si riduce.


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8 novembre 2012

89.2) Idee nuove per la riduzione del Debito Pubblico



Idee nuove per la riduzione del Debito Pubblico
Ci vogliono strumenti e idee nuove per la riduzione del debito pubblico.

L’economista Guglielmo d’Occam su un quotidiano ha avanzato la seguente proposta, che ricalca una idea del vecchio tesoriere dello stato Andrea Monorchio, cioè di colui la cui firma era stampigliata sulle banconote delle vecchie lire.
Visto
che lo Stato dispone fondamentalmente di tre oggetti da vendere e cioè
- gli immobili pubblici
- le partecipazioni azionarie (dalle quote in Enel, Terna, Fincantieri, Finmeccanica, Sace e Cassa Depositi e Prestiti a quelle nelle aziende Municipalizzate)
- le concessioni pubbliche (dalle autostrade alle frequenze televisive o le lotterie, per non dimenticare le spiagge e gli stabilimenti balneari),
e constatato
 che tale patrimonio rende poco anche per causa di una burocrazia piena di vincoli e veti che impediscono di attrarre investitori esteri , il buon economista di cui sopra lancia l’idea di valorizzare questo patrimonio pubblico affinché la sua dismissione o vendita possa catturare l’attenzione degli investitori professionali e li induca a scommettre sul rischio Italia.

E come fare a fare tutto ciò in modo rapido e trasparente?

La soluzione potrebbe essere quella di dare vita a un fondo d’investimento (che potremmo chiamare Fondo Italia o similare) al quale lo Stato italiano e le pubbliche amministrazioni conferiscono i propri immobili, le proprie partecipazioni azionarie e i propri diritti demaniali.

Le quote di questo Fondo Italia verrebbero scambiate con gli attuali titoli di stato, eventualmente a condizioni di favore per i detentori di titoli pubblici, e lo scambio, quindi, genererebbe una immediata riduzione del debito pubblico di 500- 600 milardi di euro.

Naturalmente la gestione del Fondo Italia dovrebbe venire affidata a una o più società di amministrazione internazionali, il cui compito sarebbe quello di valorizzare i beni confluiti nel Fondo, ovviamente a vantaggio e beneficio dei detentori delle quote del Fondo stesso.
In sintesi, non sarebbe necessario attirare nuovi investitori, dato che le quote del Fondo verrebbero assegnate a chi già possiede titoli di Stato.
Né si mancherebbe di correttezza verso questi ultimi, i quali sarebbero chiamati semplicemente a continuare a investire nell’impresa Italia.

Per chi è già possessore di titoli pubblici (Bot, Cct, Btp etc.),  la soluzione proposta avrebbe tutta una serie di vantaggi e cioè:

1)   il possesso diretto dei beni che oggi egli controlla solo indirettamente in quanto creditore dello Stato italiano;
2)        la gestione dei beni non più affidata a politici e burocrati, bensì a manager internazionali  di indiscussa professionalità
3)        ed infine il beneficio economico, dal momento che l’investitore verrà premiato, prima, al momento dello scambio tra quote del fondo e i titoli di stato posseduti, e successivamente dai proventi della valorizzazione del patrimonio gestito.

Semplicità, equità, rapidità di esecuzione sono quindi tra le caratteristiche apprezzabili di questa proposta per ridurre in modo sensibile  il debito pubblico.
E il governo Monti farebbe bene a non snobbarla a ma a considerarla con attenzione, se davvero vuole togliere l’Italia dall’orlo dell’abisso su cui essa si sta muovendo.



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21 novembre 2011

178.1) Che c’entro io col Debito Pubblico?



Che c’entro io col Debito Pubblico?
Non c’è italiano che in questi giorni non si sia chiesto cosa sia il debito pubblico, come e perché si sia formato, chi abbia contribuito a farlo diventare così mostruoso, e soprattutto che “cosa c’entro io con questo debito Pubblico?”.

La storia è lunga.

Le spese che uno Stato sostiene, sono finanziate o con le riscossioni fiscali (tasse e imposte) oppure con l'emissione di titoli di Stato, da far acquistare a qualcuno che fornisce così la necessaria liquidità.

L’ammontare dei titoli di Stato in circolazione non è altro che il Debito Pubblico e per attirare i capitali ed invogliare i privati o le banche a sottoscriverlo, è necessario su questo prestito, pagare un interesse.

I capitali raccolti tramite il Debito Pubblico possono venire utilizzati in modo corretto o in modo scorretto.
E’ scorretto che lo Stato utilizzi i capitali ricavati dall’emissione di titoli pubblici per
- finanziare le spese correnti ordinarie in quanto la situazione rischia di degenerare in poco tempo: una volta spesi questi soldi, non ci saranno più le risorse per rimborsare il debito e gli interessi.
Lo Stato dovrà allora ricorrere alla formazione di un ulteriore debito e la spirale di interessi su interessi lo manderà in fallimento .
Fallire significa dichiarare non validi i titoli di Stato, cioè rifiutare il loro rimborso.
In questo caso lo Stato non troverà più nessuno, per alcune generazioni, che sia disposto a sottoscrivere nuovi titoli del Debito Pubblico.

- Se i prestiti vengono invece impiegati correttamente in investimenti strutturali, per esempio nella costruzione di strade, ferrovie, industrie, scuole, ospedali, carceri, aeroporti etc. etc.,  la capacità produttiva dello Stato aumenta, e con essa anche le sue risorse economiche, quindi aumenteranno anche le entrate fiscali e tutto questo metterà in grado lo Stato di restituire sia il debito che gli interessi, restandogli magari ancora qualcosa in cassa.
È esattamente quello che abitualmente capita nell'economia privata delle famiglie.

In Italia, negli ultimi decenni i governi sono ricorsi sempre più frequentemente al prestito pubblico anche per finanziare, purtroppo, le spese ordinarie. 
Tali spese, che dovrebbero invece essere coperte dalle entrate ordinarie del fisco, sono state finanziate con l'emissione di nuovi titoli, che hanno accresciuto ovviamente l'ammontare del debito.
Per giudicare se la la situazione del debito di una Nazione sia o meno allarmante, più che il suo ammontare assoluto, occorre considerare la capacità di quella Nazione di provvedere sia al rimborso del valore nominale dei titoli che al pagamento degli interessi, e poiché i soldi necessari devono venire prelevati da ciò che una Nazione produce annualmente (cioè dal suo prodotto interno lordo o PIL) è quindi essenziale che si mantenga una certa proporzione fra il debito pubblico e il PIL.

L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare ideale del Debito Pubblico non superi il 60% del rapporto con il PIL (cioè, se facciamo pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, i titoli del Debito Pubblico in circolazione non devono superare l'ammontare di 60).
Ad inizio 2009 il debito italiano era invece al 106%, ma purtroppo ha ricominciato a salire ed ha raggiunto in questi giorni l'altezza considerevole del 120% del Pil.
Ciò vuol dire che le nostre Autorità spendono per spese non strutturali, cioè che non accrescono la ricchezza dell'Italia.sempre più di quanto incassano .
Ne sono seguiti il declassamento dell’Italia nella valutazione delle agenzie internazionali di rating e i continui richiami dell’Europa ad invertire la tendenza, fino a causare la crisi del governo Berlusconi e la nascita del nuovo governo Monti.

E’ chiaro quindi che la domanda iniziale.- “ e io che c’entro?”- trova la sua risposta in un impegno da parte di tutti noi per contribuire ai sacrifici che ci verranno richiesti, naturalmente in proporzione alle nostre effettive capacità contributive, attraverso un’ opera di equità sociale che prevede che “chi più ha, più paghi”.

IL compito del nuovo governo è quindi quello di stanare gli evasori fiscali (quelli che hanno ma non pagano), di abolire i privilegi e le sacche di ingiustizia fiscale(le varie Caste e i potentati economici), in modo da ridurre gradualmente. ma con decisione, il debito pubblico verso la rotta del 60% del Pil.

Che Dio lo aiuti in questa difficile impresa, e aiuti noi italiani tutti a sopportare i sacrifici che ci verranno richiesti da un esecutivo di tecnici finalmente efficiente che governi a tempo pieno e senza scandali rosa o azzurri che siano.


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7 novembre 2011

170.1) Crisi di credibilità e ipotesi di soluzione.

Crisi di credibilità e ipotesi di soluzione.





La crisi dell’ Italia si chiama Debito Pubblico.
Lo Stato italiano ha circa duemila miliardi di euro di debiti (chissà poi come si scrive in cifre!!)
Bisogna trovare il modo per rimborsarli, altrimenti d’ora innanzi più nessuno al mondo sarà disposto a prestare soldi all’ Italia.

Con questa spada di Damocle sul capo, il governo, il nostro attuale governo, riunitosi in seduta plenaria, con una grande trovata d’ingegno, che ti fa?
Rende più facili i licenziamenti .
Tutto qui? Ma Che c’entra?
Sarebbe come dare un biglietto del cinema a uno che ti muore di fame.
Dopo il film quello è più affamato di prima.

Berlusconi fa il gradasso e ci tiene a far capire ai principali Capi di Stato riunti a Cannes che gli italiani non vogliono fare sacrifici per rientrare dal loro enorme debito pubblico, in quanto del debito pubblico essi altamente  se ne fregano.
A riprova di ciò, egli dice, essi continuano a frequentare i ristoranti e le pizzerie, e a volare in giro per il mondo.
Così egli presenta in modo caricaturale gli italiani,  quasi fossero una scolaresca di marmocchi in vena di divertimenti e di esuberanze, tanto a casa c’è poi il papà che paga i danni  per tutti.
E quasi a dargli manforte difatti c’erano più di tremila italiani tra i partecipanti alla maratona di New York dei giorni scorsi.
Tremila ipersone che non hanno niente da fare e hanno soldi da buttare per realizzare un capriccio.

Ma Berlusconi si sbaglia citando come esempi del benessere italiano questi casi di persone ancora oggi benestanti perchè non sono ancora state toccate dalla crisi economica.
Egli mostra all’opinione mondiale una classe di italiani che continua a vivere e a sperperare in quanto non ancora raggiunta dalle difficoltà. 
Ma gli italiani non sono solo quelli che egli frequenta e che ci cita ad esempio: ci sono le persone che si rivolgono ormai alle mense della Caritas, per fare almeno un pasto decente al giorno, quelle che cercano qualche avanzo ancora commestibile negli scarti dei mercati ortofrutticoli., quelli che hanno perso il posto di lavoro e i giovani che il lavoro non lo troveranno mai.
Costoro non frequentano certo i ristoranti e i luoghi di divertimento citati dal nostro ormai anacronistico Presidente del Consiglio, il cui comportamento viene ormai deriso anche dagli altri Capi di governo europei.

Berlusconi si sbaglia, e di grosso, presentando i suoi concittadini come degli svampiti dediti solo a riempirsi la pancia e a volare per il mondo, perché gli italiani hanno capito che le difficoltà in cui si dibatte il loro Paese sono reali, e vorrebbero sinceramente che esso tornasse a rinascere.

La maggioranza degli italiani è ormai consapevole che il debito pubblico, prima o poi, con governanti capaci e all’altezza del loro compito, dovrà essere ridotto drasticamente.
Basta che il governo torni ad avere una sua credibilità., ed essi sono disponibili ad accettare i sacrifici necessari.
D’ora innanzi i futuri governanti si mettano a lavorare a tempo pieno per la Nazione, e non più a tempo perso, come l’attuale Presidente del Consiglio si è degnato di rivelarci.
Evidentemente , come già ampiamente si supponeva, più che la guida dell’Italia i suoi obiettivi principali erano il venir fuori dai guai giudiziari in cui si era cacciato negli anni in cui non era ancora sceso in politica, e il soddisfacimento di una sessualità senile sfrenata, schifosa e senza limiti.

Chi ci governerà abbia  sin d'ora ben chiaro che l’Italia è un Paese solvibile, con patrimoni privati in grado di coprire due volte il deficit pubblico, con banche più sane di quelle francesi o tedesche, e con una vitalità imprenditoriale di prima grandezza.

E’ necessario che chi ci governerà  lo sappia fare indirizzando e guidando il Paese con serietà e con fermezza, chiedendo e ottenendo sacrifici da tutte le classi sociali, in proporzione alle loro effettive capacità contributive, combattendo in primis quell’evasione fiscale cui è dedita, come fosse uno sport nazionale, almeno la metà della popolazione.

Debito pubblico e mancanza di credibilità politica sono le attuali grandi palle al piede del nostro Paese.
Per rimuoverle entrambe basterebbe che il Presidente della Repubblica, l’on. Napolitano, con la sua carica giovanile di saggezza e fermezza assumesse "ad interim"  per sei mesi, anche  la carica di Presidente del Consiglio e l’Italia tornerebbe a vivere nuovi e meritati fasti economici e sociali.
Viva l'Italia!



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16 settembre 2011

159.1) C’è in vista una nuova manovra: come li troviamo i soldi?

C’è in vista una nuova manovra
Le proposte dei lettori per reperire i fondi necessari




E’ appena stata fatta una manovra economica fianziaria per riuscire a pagare gli interessi sul debito pubblico che ha ormai raggiunto in Italia i 1900 miliardi di euro.
Più alto è il debito e piu alto è l’ammontare degli interessi da pagare, tanto più se per collocare tra gli investitori i suoi titoli lo Stato italiano deve promettere ormai interessi del 6, 50%, altrimenti nessuno li sottoscriverebbe.
La combinazione di un più alto saggio di interesse da pagare, e di un più alto ammontare del debito pubblico, esige che terminata una manovra finanziaria se ne debba subito programmare un’altra e così via all’infinito, solo per pagare gli interessi, e senza minimamente intaccare o ridurre il debito.

Siccome con l’ultima manovra approvata, il governo e le opposizioni hanno dimostrato la loro totale incapacità nell’affrontare a muso duro il vero problema del Fisco, italiano, e cioè la lotta all’evasione, con il dettato costituzionale di far finalmente pagare di più ai ricchi, succederà che anche per la manovra in arrivo ci si limiterà a raschiare il fondo del barile, in cerca di improbabili fonti di entrata per le stitiche  casse della Nazione.

Alla mancanza di  fantasia di chi ci governa,  il blog 
metilparaben
 
con il suo “ generatore automatico di manovre partecipate” ha invitato i suoi lettori a suggerire idee e quant’altro per trovare i fondi per la nuova manovra.

E le idee dei lettori  non sono mancate .
Girano proposte del tipo: “ facciamo un prelievo straordinario sulle scarpe scamosciate”, oppure “ cancellazione dell’illuminazione stradale”, “ un’imposta sulla forfora”, “ abrogazione dei mezzi di trasporto pubblici -ferrovie, autobus, metropolitane, taxi”. 
Essendo le idee proposte talmente disparate tra di loro, qui si cerca anzitutto di diffonderle  e poi  di dar loro un certo ordine, suddividendole in cinque categorie:
Istituzione di nuove tasse.
• Un'accisa sulla forfora,
• Un'imposta sulle bibite senza zucchero
• Tassa sui peti: (in fondo trattasi di emissioni di gas nocivi).
• Tasse su chi mette tasse agli italiani.
• Tasse su chi da Vespa fa promesse e stipula contratti elettorali con gli italiani.
• tasse su chi dice “non vi metto le mani in tasca”, mentre te le svuota con nuove imposte.
• Tasse su chi fa adulterio e chi va con le minorenni
• Tasse a chi chiama col  nome di sè stesso  i precari (vero, Brunetta?)
• Tasse a chi chiama col  nome di sè stesso  chi vota per l’opposizione o inneggia ai giudici rossi (vero, Berlusconi?)
• Tasse a chi prima ti toglie l’Ici e poi ti mette nuove tasse
• Tasse a chi non vuole essere intercettato perchè vuol dire che il suo comportamento non è molto limpido.
• una tassa per chi ha un cattivo odore ascellare e non si lava spesso con il sapone
• tassa di 5 euro al giorno per le vergini maggiorenni (da verificare se può essere estesa fino a 14 anni);
• tassa sulla ricrescita (per le bionde), tassa sulla ceretta (per le pelose), tassa sulla boccata (per fumatori) e tassa sull'alitosi per chi ha l'alito puzzolente.
• Una tassa sulle scarpe scamosciate
• Un'imposta sulle rotelle di liquirizia
• Tassa sulle cazzate che dicono politici e giornalisti.
• un imposta sulla democrazia
• una tassa sulle pozzanghere, e i buchi nelle strade
• una tassa sulla confezione di latte che scade il giorno dopo,
• una tassa sulle gonne lunghe (perchè non ti lasciano vedere niente),
• una tassa sui vasi che sgocciolano al piano di sotto,
• una tassa per chi non delinque almeno una volta alla settimana.
• una tassa per chi usa gli occhiali da sole durante i funerali per non far vedere che non ha pianto.
• tassa per le ore in cui si dorme e riduzione di un punto per le ore in cui si è svegli.....
• supplemento straordinario di tasse per chi è convinto  di abitare in Padania e non in Italia.
• Una nuova ici sulla cuccia dei cani.
• una tassa sui blog, obbligandoli ad essere iscritti ad un pubblico registro ( ma questa è una cosa già nella testolina di qualche nostro politico)...
• tassa sui cavalli da corsa che non vincono mai
• un'accisa straordinaria sui reggiseni di misura superiori alla quinta,
• una tassa una tantum sulle scarpe di misura superiore al 44,
• Una tassa sull'anticiclone delle Azzorre
• E, perché no?, una tassa sulla quantità di feci prodotte
e una su chi tra nome e cognome ha più di 14 lettere
• Inoltre una tassa per chi trascorre più di tre ore al giorno su Facebook. (scordandosi che la definizione di fFacebook è: “un luogo virtuale dove persone scomparse dalla tua vita tornano a farsi vive per romperti di nuovo le scatole).
Taglio di servizi esistenti.
• abrogazione degli acquedotti,
• abolizione del catasto edilizio,
• abolizione delle pensioni,
• Basta con i politici nani e cattivi .
• abolizione dell'illuminazione stradale
• regalare ai cinesi i beni demaniali; che così li metteranno finalmente a posto.
• licenziamento di tutti gli statali sostituiti da un nuovo servizio di leva obbligatorio per le persone in mobilità o in cassa integrazione.
• abolizione della scuola pubblica, sostuita dall'obbligatorietà di iscrivere i nostri figli alla scuola privata
• abolizione del codice civile
• abolizione delle carceri per cittadini extracomunitari,  tanto li rimandiamo tutti in Libia

Contributi di solidarietà
• Contributo di solidarietà per i calvi.
• Contributo di solidarietà sui neonati, retroattivo al 1945
• contributo di solidarietà sul clero e i vescovi italiani per pagare agli immigrati irregolari il viaggio di ritorno nelle loro Nazioni in barca a remi,
• contributo di solidarietà per chi ha il pene al di sotto oppure oltre una certa misura fissata per legge ogni anno in base alla misura media ponderata stabilita dall’Istat su precise indicazioni delle più alte cariche dello Stato.

imposta patrimoniale
• patrimoniale straordinaria sul numero dei globuli rossi nel sangue (da far pagare anche a chi ha un elevato colesterolo.)
• Un prelievo straordinario sui punti neri (Bruno Vespa da miliardario diventerebbe povero)
• Addizionale secca per gli obesi e i sovrappeso.
• una tassa del 50% del patrimonio personale a tutti quelli che non superano mt.1,60 che lavorano nel governo,
• una tassa pari al 50% degli introiti extra, per tutti quei politici, che hanno un altro  lavoro oltre a scaldare le sedie in Parlamento
• una tassa del 50% del valore della quotazione su Quattroruote per chi possiede un’auto sopra i 2000 cc.
• Idem per chi possiede natanti o barche di lunghezza superiore ai 6 metri.
• Idem per chi possiede cavalli da corsa; immobili superiori ai 500mt quadri ; gioielli e quadri per un valore superiore ai centomila euro,
• una patrimoniale del 10% su tutti quelli che guadagnano più di 150mila euro l'anno
• una patrimoniale del 50%% su tutti quelli che dicono di guadagnare meno di 150mila euro l'anno e invece tutti in paese sanno che non è vero.
• infine multe pari a 50 volte il valore delle tasse evase agl evasori accertati  e sequestro di tutti i beni per chi ha portato denaro all'estero e ha beni in Italia

Animali
• una tassa anche sui cani e gatti a pelo lungo
• tassa sul permesso di soggiorno di animali esotici,
• una tassa per chi non possiede  animali domestici,
• Una tassa sugli animali in peluche che ogni bambino tiene nella sua cameretta.

Nuove sanzioni punitive
• carcere per i tatuati.
• carcere per i pessimisti
• carcere per gli onanisti.
• carcere per gli agnostici.
• carcere per chi specula in borsa.
• carcere per chi sottoscrive i bot, i cct, i btp italiani
• carcere per i vegetariani.
• carcere per i pasticceri, perché essi sono spacciatori di antidepressivi.
• carcere per i surfisti.
• carcere per chi raggiunge l'età pensionabile, e vorrebbe andare in pensione.
carcere per i pensionati sociali  e per gli invalidi che con la loro pensione di 500 e di 250 euro non ce la fanno a stare a galla (in fondo per loro è un provvedimento sociale, perchè il carcere gli  garantisce  tre pasti giornalieri,   riscaldamento invernale, possibilità di curare i propri hobby, televisione digitale con abbonamento a Premium calcio,  vestiti e sbarbati dallo Stato, e con un medico  a disposizione 24 ore su 24).


Nuovi emendamenti
Governo e opposizione hanno già raggiunto un accordo per cui, durante la discussione in Parlamento della porossima manovra,  prevista per ottobre 2011,  saranno presentati i seguenti emendamenti:
•tassa di un centesimo di euro per ogni tombino incontrato sulla propria strada, da  rilevarsi tramite apposito dispositivo, tipo telepass, da installare obbligatoriamente su ogni autovettura.
il ricavato dovrà essere utilizzato per  l'allineamento dei tombini alla sede  stradale.
• tassa sui fiumi di vino e birra consumati durante le feste di partito
•tassa sui fuochi d'artificio sparati a Capodanno, nelle feste patronali e nelle sagre paesane.
•tassa di 1 euro al giorno per gli abitanti nelle zone, o quartieri o vie a traffico limitato (ZTL) perchè chi vive qui  gode  di privilegi rispetto agli altri cittadini.
• tassa di 100 euro  per ogni aereo  che atterri o decolli  dall'aeroporto di Orio al Serio perchè inquina, fà rumore  e rompe le scatole agli abitanti della zona. 
• tassa sulle donne brutte, vecchie, grosse e grasse che si ostinano a portare la minigonna, perchè purtroppo si vede tutto. 
•tassa sulle donne giovani e belle che portano le gonne più lunghe della minigonna, perchè purtroppo non si vede niente. 
•tassa sulla stupidità di chi va a prelevare ampolle di acqua dalle sorgenti del fiume Po, per portarle a Venezia,  perchè non ha niente di meglio da fare. E lì sul Po incorona  suo erede il figlio , finora considerato il re degli ignoranti.  E tasse, tasse, tasse su chi crede ancora  che un uomo così ci porterà fuori dai guai. Post scriptum:   L'acqua ci sarebbe comunque arrivata da sola a Venezia (bisognerebbe dirlo a Bossi).
• tassa su chi fa carambola a biliardo.perchè troppo bravo e umilia gli altri giocatori.
•tassa su ogni boccia non a punti nel gioco delle bocce o del Boowling, per punire l'imprecisione dei giocatori.
•patrimoniale secca del 50% del fatturato dell' ultimo bilancio per chi  spera nel prossimo terremoto in Italia  per incrementare i propri affari.
• carcere per i faccendieri che procurano ragazze al Presidente del Consiglio ormai accecato dal sesso e incapace di controllare i propri ultimi piccoli e brevi  impulsi sessuali dovuti a problemi di minzione frequenti.
•tassa straordinaria estiva sulle onde del mare  da pagarsi dai villeggianti  che passeggiano sulla battigia.
• nuova Ici maggiorata sui castelli di sabbia costruiti sulla spiaggia. 
• abolizione dei pedaggi autostradali e dei caselli autostradali.
• abolizione dei binari della ferrovia, sostituiti da piste ciclabili e pedonali. 
 • tassa sui massaggi in spiaggia
 •tassa sul capital gain. sul capital train, e sull'Orient Express.


Impegno finale

Tutte le risorse  così reperite , salvo indicazioni caso per caso,  dovranno essere utilizzate per la riduzione del Debito Pubblico, e finalmente forse stavolta ci siamo.



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12 agosto 2011

140.1) L’art. 81 della costituzione non deve essere abolito, ma semmai integrato

L’art. 81 della costituzione non deve essere abolito, ma semmai integrato




In questi giorni si fa un gran parlare dell'art. 81 della Costituzione. 
E' un articolo scarno, che recita così:


Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo 
L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte

.L’on Tremonti addebita alla formulazione dell’art. 81 della Costituzione ( che non obbliga il governo ad ottenere il pareggio di bilancio, ma non gli impedisce di aumentare le passività, ) il fatto che ora in forza di questa norma siamo arrivati ad avere il terzo o quarto debito pubblico del mondo.

Egli, propone quindi di riformare tale articolo, con una modifica costituzionale, immettendovi l’obbligo del “pareggio di Bilancio”. cosicché non si possa spendere un ero in più di quanto previsto, se non con l’imposizione di nuove tasse.


Cosa potrebbe accadere un domani se l’attuale governo modificasse, d’accordo con le opposizioni,  l’art, 81 della costituzione,  e  facesse davvero approvare la norma per cui fosse obbligatorio ottenere il pareggio nel bilancio dello Stato?
Un legge di questo tipo impedirebbe  di fatto ogni elasticità di spesa e finirebbe con gli anni per produrre enormi tensioni sociali e  ulteriore povertà, creando ritardi nelle infrastrutture e nel complesso delle opere pubbliche, e  tagliando anche,  di fatto,  ogni risorsa per le spese sociali a favore della parte più bisognosa della società.
E’ certamente giusto stabilire il principio che lo Stato non possa "spendere e spandere " oltre un certo limite della propria capacità di ricchezza,  e che debbano esistere dei vincoli al deficit statale, ma è senza alcun dubbio ingiusta una legge che imponga l’obbligo costituzionale del pareggio, con i risultati catastrofici elencati sopra.

Non per voler fare i pessimisti, ma, come del resto è accaduto sovente, supponiamo che un qualunque disastro naturale e umano provochi danni per miliardi, che la terra tremi e distrugga le case, che ci sia un’alluvione disastrosa, che il maltempo si accanisca sulle colture e metta in moto qualcuna delle mille frane in agguato sul nostro trascurato territorio.

Ebbene, con questa norma del pareggio di bilancio, a parte il primo intervento frutto di accantonamenti statali già previsti e predisposti, non si potrà più fare niente per la ricostruzione e per la vita di chi è stato colpito, se non rinunciando ai progetti, oppure imponendo nuove tasse o svendendo qualcosa per fare cassa, per non dire poi del rischio di finire nelle mani ricattatorie della finanza  malavitosa  internazionale.

Non potendo spendere un euro in più del previsto, verrebbero colpiti al cuore sia la progettualità che lo sviluppo del nostro Paese.





Viviamo in tempi economici difficili e siamo disposti ad approvare qualsiasi cosa ci aiuti a uscire dal tunnel al più presto, ma le nuove norme devono essere fatte e studiate con ponderatezza, non con il furore di buttare tutto a mare, anche le cose che finora ci hanno tenuto a galla, e l’art. 81 permettendo, in casi di eccezionale gravità , di effettuare spese straordinarie è una di queste.

Invitiamo quindi tutti assieme il nostro Parlamento a pensarci bene prima di abolire tale articolo dalla Costituzione. ma semmai di integrarlo con le parole che “il pareggio di Bilancio è sempre obbligatorio, tranne che nei casi eccezionali dichiarati tali dal governo e avallati dal Capo dello Stato e dal Parlamento entro 10 giorni da tale dichiarazione”.
Facendo così si può attuare il giusto rigore nei conti dello Stato, e nello stesso tempo lasciare aperta la porta per gli accadimenti di gravità eccezionale che (Dio ci aiuti!) dovessero verificarsi. 



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7 luglio 2011

124.1) Quel che è giusto, a parere di Berlusconi.

Quel che è giusto, a parere di Berlusconi.

Così disse il Nostro:
Se uno deve dei soldi a qualcun altro,
è giusto che glieli dia solo dopo il terzo grado di giudizio.
( se nel frattempo non è intervenuta una norma ad hoc 
per cancellare il debito 
o per renderlo prescritto).





Ah!, dunque la regola è questa:
se si deve pagare, lo si farà dopo il terzo grado di giudizio.
Qui si rischia che nessuna pagherà più niente a nessuno.

Io devo alla Rai ( o a chi per essa) il canone 2011.
Aspettero che la Rai ( o chi per essa) mi faccia causa e poi, 
dopo tre gradi di giudizio, 
magari tra dieci o venti anni 
( se nel frattempo non è intervenuta la prescrizione breve) 
glieli darò.

Devo pagare una multa 
( secondo me ingiusta) 
di 40 euri al mio Comune.
Mi facciano causa. 
E dopo i tre gradi di giudizio 
(fatta salva la prescrizione breve) 
pagherò.

Dopo la terza volta, quindi, si deve pagare.
E allora, 
per analogia  
dopo tre sberle elettorali 
( i famosi tre gradi di giudizio) ,
se uno è al governo dell'Italia,
per la  regola proprio da Berlusconi invocata,
  uno se ne dovrebbe andare.


  Avendogliene già date due, 
attendo con impazienza la prossima sberla 
o il primo voto di sfiducia.



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18 luglio 2009

307) Questa è la storia del re Debito Pubblico e del principe Pil che avevano mire bastarde sulla principessina Italia, e volevano rovinarla.

Qui si narra la storia del re Debito Pubblico e del principe Pil che avevano mire bastarde sulla principessina Italia, e l’avrebbero rovinata con piacere, ma lei non ci stava.




Poi arrivò il Cavaliere azzurro, (chiamato papi dalle minorenni), con le sue televisioni commerciali, e lei si lasciò sedurre volentieri.


Siccome in questi giorni sui giornali non si parla d'altro che di Debito pubblico e di Pil, noi del bar, che su tali argomenti ci sentiamo del tutto impreparati, ci siamo rivolti agli intellettuali della compagnia, il prof. Asdrubale e frate Antonio da Bergamo, perchè mettessero in grado anche noi poveri sempliciotti, di capirne qualcosa.
Per una volta abbiamo accantonato le nostre discussioni sul calcio mercato e le donne e ci siamo messi diligentemente in ascolto dei due sapientoni.

Il Debito Pubblico Italiano
Le spese che uno Stato sostiene, sono finanziate o con le riscossioni fiscali o con l'emissione di titoli di Stato, da far acquistare a qualcuno che fornisce così la necessaria liquidità.
L’ammontare dei titoli di Stato in circolazione non è altro che il Debito Pubblico e per attirare i capitali ed invogliare i privati o le banche a sottoscriverlo, è necessario su questo prestito, pagare un interesse.

Se i capitali raccolti tramite il Debito Pubblico vengono utilizzati dallo Stato per
- finanziare le spese spese correnti ordinarie, la situazione rischia di degenerare in poco tempo: spesi questi soldi non ci sono più le risorse per rimborsare il debito e pagare gli interessi, e lo Stato dovrà ricorrere alla formazione di un ulteriore debito e la spirale di interessi su interessi manderà in fallimento lo Stato.
Fallire significa dichiarare non validi i titoli di Stato, cioè rifiutare il loro rimborso.In questo caso lo Stato non troverà più nessuno, per alcune generazioni, che sia disposto a sottoscrivere nuovi titoli del Debito Pubblico.

- Se i prestiti vengono invece impiegati in investimenti strutturali, per esempio nella costruzione di strade, ferrovie, industrie, la capacità produttiva dello Stato aumenta, e con essa anche la produzione, quindi aumenteranno anche le entrate fiscali e tutto questo metterà in grado lo Stato di restituire sia il debito che gli interessi, restandogli magari ancora qualcosa in cassa.
È esattamente quello che abitualmente capita nell'economia privata delle famiglie.

In Italia, negli ultimi decenni i governi sono ricorsi sempre più frequentemente al prestito pubblico anche per finanziare, purtroppo, le spese ordinarie. Tali spese, che dovrebbero invece essere coperte dalle entrate ordinarie del fisco, sono state finanziate con l'emissione di nuovi titoli, che hanno accresciuto ovviamente l'ammontare del debito.
Quasi tutti gli economisti concordano sul dovere, per uno Stato, di non mantenere un Debito Pubblico elevato, che può risultare inflazionistico, ma noi sappiamo bene quanta inflazione abbia creato la Banca d’Italia stampando soldi per pagare il Debito Pubblico.
Tra tutte le critiche che sono state mosse all'euro forse l'unico vero vantaggio della introduzione di questa moneta unica europea consiste nell'indipendenza della Banca Centrale Europea dai governi dei singoli Stati e comportamenti così inflazionistici come quello attuato negli anni dal nostro Istituto bancario centrale non sono più possibili.
Per giudicare se la la situazione del debito di una Nazione sia o meno allarmante, più che il suo ammontare assoluto, occorre considerare la capacità di quella Nazione di provvedere sia al rimborso del valore nominale dei titoli che al pagamento degli interessi, e poiché i soldi necessari devono venire prelevati da ciò che una Nazione produce annualmente (cioè dal suo prodotto interno lordo o PIL) è quindi essenziale che si mantenga una certa proporzione fra il debito pubblico e il PIL.
Non esistono criteri fissi per stabilire tale proporzione; in effetti, oggi il Debito Pubblico raggiunge in tutti i Paesi percentuali elevate del PIL, fino ad oltre il 100%, e tale situazione può essere sostenuta in quanto i titoli del Debito Pubblico hanno scadenze molto lunghe o possono venire rimborsati alla scadenza naturale emettendo nuovi titoli, cioè contraendo nuovi debiti che sostituiscano quelli estinti.
E’ ovvio che un simile meccanismo consente di trasferire, di fatto, l'onere del debito alle generazioni future (purtroppo noi addossiamo ai nostri figli e nipoti il fatto di aver voluto vivere al di sopra delle nostre possibilità economiche).
Oggi i mezzi finanziari che servono per rimborsare il Debito Pubblico e i relativi interessi rappresentano una proporzione rilevante del bilancio di un Paese, e dato che il denaro per l'estinzione del Debito Pubblico viene raccolto principalmente attraverso la tassazione, l'ammontare del Debito Pubblico è un fattore importante per la determinazione del prelievo fiscale sul reddito prodotto da un paese (più alto è il debito pubblico di un Paese e più alte saranno le tasse di quel Paese,perchè oltre alle spese ordinarie c'è da rimborsare anche il Debito e gli interessi sul debito)

Cos' è il PIL?
Il PIL è un indicatore molto improprio, chiamato anche metro del benessere di una Nazione, ed è basato esclusivamente sull’ammontare delle transazioni economiche che avvengono in un determinato Paese. E’ un indicatore improprio in quanto accanto alle transazioni economiche creatrici di ricchezza (quali il reddito pro-capite, l’allungamento della speranza di vita e quindi l'andata in pensione più in là negli anni, le scoperte e i ritrovati della scienza e della tecnologia,un maggior tasso di alfabetismo e di scolarizzazione, la costruzione di strade,industrie, attività commerciali e di servizi, infrastrutture, etc.), esistono anche delle transazioni economiche derivanti da situazioni di malessere sociale (si pensi alle spese sostenute per disinquinare l’ambiente, per la lotta alle malattie derivanti da disastri ecologici, alle spese per combattere la mafia e la criminalità, a quelle per le controversie giudiziarie, per le separazioni coniugali e i divorzi. Tutte queste spese sono sintomi di un danno per l'ambiente e per la società, e non solo non aumentano la ricchezza di una Nazione, ma contribuiscono ad impoverirla).
Molti economisti suggeriscono il superamento del concetto di PIL, ma ad oggi, pur con le sue imperfezioni, è l’indicatore più accettato nell’ economia mondiale.

Un pò di Storia sul debito pubblico italiano .
Dopo la Seconda guerra mondiale, ci fu in Italia una fase di stabilizzazione, caratterizzata da una politica di bilancio austera che fece scendere il Debito Pubblico al di sotto del 50% del PIL.
Il debito ricominciò a crescere negli anni Sessanta per effetto della politica volta a stimolare lo sviluppo economico per mezzo degli investimenti pubblici, ( politica che fu una delle cause determinanti del cosiddetto "miracolo economico italiano").
Negli anni Settanta il forte rallentamento della produzione e l'inflazione a due cifre accelerarono nuovamente la crescita del rapporto fra debito e PIL.
Verso la fine degli anni Ottanta varie cause portarono ad una nuova incontrollata crescita del debito, fino a raggiungere il 125% del PIL.

Il rapporto tra deficit e Pil
Dal punto di vista economico è anche molto significativo osservare la relazione fra il disavanzo di bilancio (ossia l'ammontare delle spese non coperte da entrate fiscali o deficit) e il PIL.
Nel 1994 questo rapporto superava il 10% (contro il 3% massimo richiesto dal trattato di Maastricht come requisito di ammissione all'Unione Monetaria Europea). L'energica politica di contenimento della spesa e di incremento delle entrate perseguita a partire dal 1994 (la famosa “tassa sull’Europa”) è riuscita a riportare il suddetto rapporto nei limiti richiesti dal trattato.

Riassumendo:
Sono due gli indici che il buon governo di una Nazione deve tenere sotto controllo;
1) Il rapporto fra il Debito Pubblico e il PIL.
L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare ideale del Debito Pubblico non superi il 60% del rapporto con il PIL (cioè, se è fatto pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, i titoli del Debito Pubblico in circolazione non devono superare l'ammontare di 60).
Ad inizio 2009 l’Italia era al 106%, ed è chiaro che il rientro dell'ingente Debito Pubblico, ossia la sua riduzione verso il livello considerato accettabile del 60% del PIL, non potrà che avvenire lentamente e molto gradualmente negli anni.
Ma purtroppo in questi giorni, anche se il Cavaliere azzurro al governo nega tale circostanza, il Debito Pubblico ha ricominciato a salire ed ha raggiuntro l'altezza considerevole del 117%.
Ciò vuol dire che le nostre Autorità spendono sempre più di quanto incassano , e per spese non strutturali, cioè che non accrescono la ricchezza dell'Italia.
E' quindi ipotizzabile che, con questo andazzo, a breve la luna di miele tra la principessina Italia e il cavaliere azzurro, che aveva fatto tante promesse mirabolanti che non ha saputo mantenere si stia avviando verso una fase di stanca se non di rigetto.

2) Il rapporto fra il disavanzo di bilancio (deficit) e il PIL
L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare delle spese non coperte da entrate fiscali o deficit non superi il 3% del rapporto con il PIL (cioè, se viene fatto pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, si possono programmare spese non coperte da entrate, cioè in disavanzo, fino a 3 e non di più).
In altre parole, se il PIL italiano è uguale a 150 miliardi di euro, si possono effettuare spese non coperte da imposte fino a un massimo di 3*150miliardi)/100 = 4, 5 miliardi di euro.
Attualmente l’Italia è al 5,3%, con tendenza al superamento anche di tale soglia già allarmante.
E tuttavia, speriamo in bene.



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