Visualizzazione post con etichetta scuola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scuola. Mostra tutti i post

29 dicembre 2011

201.1) Malafede e interessi miliardari di pochi Val di Susa.

Malafede e interessi miliardari di pochi in Val di Susa.





Alcuni studenti di una scuola superiore di Trescore ( Bg) hanno visitato in val di Susa  il cantiere della Tav- Treni ad alta velocità -  dove nei mesi scorsi sono avvenuti  scontri tra dimostranti No Tav e forze dell’ordine.
L’obiettivo, dicono i professori che hanno accompagnato i ragazzi, era solo quello di vedere e capire, senza parteggiare per una parte o per l’altra.
Il gruppo ha parlato con una geologa,  ( per sapere se lì le montagne sono veramente piene di amianto, come si dice), con alcuni abitanti del luogo ed anche con alcuni componenti del  consiglio comunale di un paese della vallata.
Tanto è bastato perché un esponente politico locale prendesse carta e penna e si scagliasse contro gli organizzatori della  gita . 
Il politico tira in ballo che in quei luoghi da mesi vengono commessi reati, col ferimento di  centinaia di agenti - (strano a dirsi non cita alcun manifestante ferito, ma si sa che costoro   vivono nell'illegalità e perciò quel che capita loro è insignificante)- e quindi è sconveniente che proprio qui dove c’è un contrasto acceso tra chi si oppone e chi è favorevole alla realizzazione della linea ferroviaria dell’alta velocità, una scolaresca venga portata per cercare di capire le ragioni degli uni e degli altri, anche se questo era proprio il motivo principale della visita.

Per l’esponente politico è scontato che sia nella legalità solo chi è favorevole alla Tav, mentre i contrari sono nell’illegalità.

Eppure è tutto da dimostrare se lo scavo di gallerie in montagne piene di amianto sia legale o se invece non sia la conseguenza di numerosi precedenti illeciti amministrativi e penali  da parte di persone che, informate  per tempo sulla scelta di questo tracciato, mettono a repentaglio la vita degli abitanti di quei luoghi in cambio di guadagni miliardari per loro, i  soliti,  pochi  e corrotti affaristi che hanno a suo tempo acquistato a prezzi ridicoli - (per rivenderli poi a prezzi maggiorati allo Stato) -  i terreni su cui sarebbe poi dovuta passare la linea ferroviaria e che  vedrebbero ora i loro interessi economici  danneggiati se questa venisse o spostata o ridimensionata.
Quindi, cari studenti di Trescore che siete stati sul posto per capire,  adesso vi è un po’ più chiaro chi sia lassù nella legalità e chi nell’illegalità?

Sono forse anche per voi, come per quel politico locale, sempre sporchi brutti e cattivi quelli che cercano di difendersi dagli stati di avanzamento     di scavi di  tunnel ferroviari che porteranno danni e lutti a causa delle esalazioni di amianto che si diffonderanno nella vallata, o invece forse in questo caso sporchi brutti e cattivi sono coloro che in nome del progresso per l’umanità portano avanti i  loro privati calcoli di interessi economici astronomici,  fregandosene delle conseguenze sulla salute della popolazione del luogo?

Io propendo per la seconda che ho detto, perché in quei luoghi la ferrovia c’è già e basterebbe raddoppiarla senza buttare troppi soldi e senza amiantare nessuno per portare comunque anche lì il tanto decantato progresso.
E anche se i treni lì in Val di Susa non potranno correre a trecento all’ora, ma a velocità più umane e più compatibili con l’ambiente, - beh! pazienza!, -  vorrà dire che  ci avranno guadagnato in salute gli abitanti della valle, e per una volta  finalmente  avranno avuto invece qualche perdita i portafogli  dei brutti, sporchi e cattivi speculatori di professione che fanno affari  sulla  pelle degli altri.


Altri articoli sull'argomento Economia, banca e finanza

Home page

14 febbraio 2011

26.1) Quando tra qualche anno a sbarcare in Algeria, Tunisia ed Egitto saremo noi italiani, in cerca di lavoro.

Quando tra qualche anno a sbarcare in Algeria, Tunisia ed Egitto saremo noi italiani, in cerca di lavoro.



Questo governo non funziona più.
Camera e Senato non si riuniscono neppure più per discutere di nuove leggi, ma solo per certificare ogni tanto l’esistenza in vita della maggioranza .


Tutto è lì fermo, come in sospeso, in attesa di chissà che cosa.

Il Presidente della camera, per fare dispettucci al Presidente del Consiglio, non fa nemmeno più funzionare il ramo del Parlamento di sua competenza.

Il governo non propone più una legge o un decreto legge, per paura che poi alla Camera gli facciano lo scherzetto di non approvarlo o di risultare in minoranza.
Nelle Commissioni parlamentari si parla solo di mutande, di lenzuola, di giudici, di intercettazioni, di processi brevi o lunghi, di Scilipoti, di Responsabili e di lodi Alfani o vattelapesca.

Intanto l’economia italiana è allo sfacelo, il lavoro precario avanza, la Fiat assume chi vuole starci alle sue regole e gli altri via, a casa a marcire nell’ apatia e nella disoccupazoione, tanto sono iscritti a un sindacato comunista.

La scuola pubblica cade a pezzi , mentre le scuole private godono di finanziamenti da parte dello Stato.

Il governo del fare, è ormai il governo dello stare immobili ad aspettare che passi la buriana mutandataria.
Prendete un pò il caso dell'immondizia di Napoli.
Quante volte ci hanno detto che il problema era risolto, che la città era stata ripuilita?
Ebbene, improvvisatevi turisti e vi vergognerete di come hanno ridotto quello che era uno dei posti più belli al mondo.

Quelli che dicono che invece stanno lavorando, i lumbard, presentano una schifezza di federalismo che aumenta le tasse e ne prevede di nuove, anzi di antiche che erano state abolite da decenni, come la tassa di soggiorno, e probabilmente per chi va al mare ad abbronzarsi, anche la tassa sulla spalmabilità delle creme da sole.

Perdurando ancora per qualche tempo così le cose, non è azzardato il ritenere che tra un po’ a sbarcare su barconi in Tunisia o Algeria o Egitto in cerca di lavoro saremo noi italiani,

Le altre nazioni avanzano, si modernizzano, si danno nuove regole sociali, fanno ripartire l’economia e redistribuiscono tra le classi sociali il reddito prodotto dalla Nazione.

Noi in Italia si dorme, e tra un po’ si emigrerà in Africa, su barconi, in cerca di lavoro.

Che Dio ce la scampi! 







  • Altri articoli su Costume e società




  • 6 febbraio 2011

    18.1) Il coraggioso sindaco leghista che fa la guerra ai bambini.

    Il coraggioso sindaco leghista che fa la guerra ai bambini.

    Il lato bello della storia
    Nella scuola dell'infanzia di un paese leghista c'è una bambina di origine africana per la quale la sua famiglia povera non riesce a pagare per intero la retta (… mancano cinquanta euro al mese).
    La mamma si rivolge ai servizi sociali del Comune, che le rispondono di non poter intervenire per aiutarla.
    (Domanda:  i servizi sociali in certi Comuni, visto che  non fanno  niente per la collettività, hanno forse solo il compito di garantire un lauto stipendio a chi ne fa parte senza troppo dispendio di energie personali? -
    Risposta: forse si)
    Più pratiche delle assistenti sociali, a questo punto le maestre della scuola escogitano una soluzione:
    ognuna di loro rinuncerà una volta a settimana al pranzo a cui ha diritto (sul posto di lavoro) e lo cederà alla bambina.
    In fondo, per la linea, esse dicono si può fare questo ed altro!

    L’inizio di una commedia surreale e grottesca.


    Il sindaco leghista viene a sapere della soluzione che è stata trovata e va su tutte le furie.
    Invece di chiedersi come mai i servizi sociali del Comune non abbiano a disposizione in bilancio, per le attività sociali, nemmeno l’enorme cifra di 50 euro al mese, egli prende carta e penna e scrive di suo pugno alla Direzione dell’asilo una lettera in cui si leggono frasi e perle di saggezza come questa:
    "Si sottolinea che il personale della scuola non può cedere il proprio pasto senza incorrere in un danno erariale per il Comune "
    Insomma, per questo ntelligentone di sindaco le maestre che si privano del loro pasto per far mangiare una bambina di quattro anni, sono paragonabili a dei ladri che sottraggono al Comune beni di pubblica utilità.

    Quindi le maestre sospendano immediatamente la loro attività ladresca pena provvedimenti disciplinari.

    La bambina ritorni digiuna a casa e nessuno si preoccupi più di tanto se essa, non volendo separarsi dai suoi compagni, scoppierà in lacrime quando la mamma andrà a prenderla alle 12.00 anzichè alle 16.00 perchè tanto sono solo capricci di bambini, tra l’altro neanche italiani.

    Il finale
    Questa è una storia semplice, una piccola storia di ordinaria ferocia.
    In questi giorni il sindaco, forse vergognandosi di sé stesso, si è reso irreperibile.
    E speriamo che dia presto le dimissioni.
    N.B: notizie tratte da altri post sul web


    Altri articoli sull'argomento Scuola

    Home page


    6 agosto 2010

    134.0) I ricordi del Trofio: 3) il Ciùe


    Il Ciùe


    Veniva chiamato Ciùe (dalla parola Ciù = maiale) un assistente che di nome faceva Mansueto , e mai nome fu più appropriato  essendo egli veramente una persona gentile , educata e buona.

    Di norma  egli non  era un assistente nel vero senso del termine ma lo faceva  solo saltuariamente, in sostituzione di qualche altro assistente  ammalato o assente per vari motivi, perché in realtà egli dirigeva la calzoleria del Trofio, cioè ci riparava gratis,  a tutti noi , le scarpe o i sandali o gli zoccoli man mano che si rompevano o consumavano.
    In calzoleria con lui aveva quali aiutanti due  o tre  ragazzi che imparavano da lui il mestiere, e di uno di questi , che si chiamava mi pare Attilio, so per certo  che è diventato poi un bravo calzolaio nella vita e con questo mestiere ha  potuto crearsi e mantenere decorosamente una numerosa  famiglia.

    Orbene, questo Ciùe era soprannominato così prima di tutto perché ognuno di noi, all’interno del Trofio, aveva un soprannome, poi perché era un tipo bassotto e tarchiato, diciamo rotondetto, e qualcuno di noi da subito lo chiamò “maialino” e da allora per noi fu il “Ciùe.”



    Una volta questo sig. Mansueto, mentre ci stava facendo da assistente durante un intervallo scolastico  tra una lezione e l’altra, ebbe  un bisogno fisiologico  e dovette recarsi in bagno. Fu allora  che subito tra noi ci passammo parola e in quattro, senza farci notare lo seguimmo .



    Bisogna sapere che i bagni del Trofio erano allora alla turca, cioè erano una serie di sgabuzzini messi uno a fianco all’altro, senza il  water ma con della ceramica per terra , nella quale si apriva un buco per i bisogni fisiologici.

    C’erano i bisogni corti , che si facevano stando in piedi  e con la porta aperta alle spalle, e c’erano i bisogni lunghi per i quali era necessario chinarsi fin quasi a sedersi sull’orlo del buco e chiudere, per discrezione, la porta del bagno con un catenaccio.

    Data la sua mole il Ciùe, che  entrava appena appena nello sgabuzzino del bagno, in quell’occasione, dovendo fare un bisogno corto,  aveva come al solito lasciata aperta la porta dello sgabuzzino alle sue spalle.

    Subito noi, per un tacito accordo , mentre stava facendo i suoi bisognini, lo spingemmo violentemente sulla  schiena scaraventandolo  contro la parete di fondo  del bagno facendolo scivolare per terra in mezzo ai suoi liquidi, e poi ridendo e urlando come matti ce la demmo a gambe.

    Al termine dell’intervallo ci recammo nell’aula scolastica per riprendere le lezioni.

    Non erano trascorsi dieci minuti quando  improvvisamente la porta della classe si spalancò, e tra lo stupore del professore, il sig. Mansueto entrò e in perfetto silenzio  prelevò a muso duro dal proprio banco di studio i quattro di noi che gli avevano causato quel bello scherzetto.

    Facendo violenza al proprio nome e senza pronunciare parola,  egli in quell’occasione  ce ne diede tante, ma tante, ma tante che ancora oggi me ne ricordo.

    Non si è mai saputo come abbia fatto a riconoscerci per venire a prelevarci così con sicurezza , visto che non aveva potuto vederci mentre lo spingevamo contro il muro nel cesso.

    Ma forse ci aveva riconosciuto dal timbro della voce e dalle risate di soddisfazione per l’impresa compiuta   che facevamo mentre ce ne scappavamo via.

    Caro signor Ciùe, a ripensarci adesso eri un grande e ti ringraziamo per il bel ricordo di questo fatterello.

    Che Dio ti abbia in gloria.



    altri articoli su : Personali



    192) Gli Ebrei. Il loro e il nostro razzismo.






    4 novembre 2009

    419) Italy: Kebab land




    Italy: Kebab land










    Dobbiamo togliere i Crocifissi dai luoghi pubblici, dalle scuole, dai Tribunali, dalle stanze degli ospedali, da ogni dove.
    Finora pensavamo che il Crocifisso fosse un simbolo di amore, rappresentando un Uomo che di propria spontanea volontà si è lasciato sottoporre ad una morte così terribile come quella di essere inchiodato su una croce, per salvare le nostre anime , le anime di noi povera gente sempre in lotta con la miseria, le tentazioni del denaro e della carne.
    Invece adesso scopriamo che quell’Uomo sulla croce è un violento, che il Crocifisso è simbolo di violenza: offende i delicati animi di milioni di persone di religione diversa dalla nostra, che sono venute ad abitare, magari illegalmente , tra di noi.
    La religiosità del nostro popolo era ben rappresentata da quel simbolo che ora l’Europa ci obbliga ad archiviare solo nelle nostre case e nelle nostre coscienze, e che anche da chi tra noi non era religioso o apparteneva a religioni diverse da quella cristiana, era tenuto in grande rispetto.
    Rappresentava le radici culturali del nostro popolo, e un' ideologia non violenta, ma di amore al prossimo che era ormai entrata nell’animo della nostra gente.
    Chi più, chi meno, tutti capivamo che il Crocifisso era un inno alla solidarietà verso i deboli e un richiamo ad avere comportamenti corretti e civili nei confronti delle persone e e delle Istitituzioni.
    Ora tutto questo termina.
    La Corte europea ha deciso che dobbiamo d’ora innanzi adottare comportamenti da mondo islamizzante.
    Prepariamoci a comprare milioni di tappeti da stendere sui marciapiedi per pregare tre volte al giorno con lo sguardo rivolto in direzione della Mecca.
    I nostri stilisti comincino a preparare collezioni di Burka e di taffetani per rivestirci alla moda araba, perché la suscettibilità delle persone immigrate tra noi ho idea che tra poco non sopporterà più di vederci vestiti alla moda occidentale.
    Vedrete che la Corte europea, su sollecitazione di queste persone, tra qualche anno vieterà anche di vestirci con jeans, giacca e cravatta o alle donne di usare gonne e collants.
    Ed anzi, mi spingo più in là prevedendo che tra qualche decennio, non piacendo più il nome “Italia” ai milioni di persone islamiche venute ad abitare magari illegalmente tra noi, e ormai divenute maggioranza, saremo costretti, sempre dall’ineffabile Corte europea, a cambiare il nome della nostra Nazione in “Kebab Italy land”.



    altri articoli su : Politica


    3 novembre 2009

    418) In Italia niente più crocifissi, ma tanti tappeti da stendere sui marciapiedi per pregare tre volte al giorno rivolti in direzione Mecca.



    In Italia niente più crocifissi, ma tanti tappeti da stendere sui marciapiedi per pregare tre volte al giorno rivolti in direzione Mecca. 












    L’ Europa ha ordinato all’Italia di togliere il crocifisso dalle scuole e dai luoghi pubblici.
    Lo dovremo togliere anche dalla sommità dei campanili?
    Non si sa mai, potrebbe esserci in giro un arabo cui dà fastidio la vista di quella croce là in alto e allora fa una bella causa al Parlamento europeo e gli danno ragione.
    Il cimitero è un luogo pubblico. Dovremo rifare tutte le tombe orientandole in direzione La Mecca?
    Non si sa mai, potrebbe esserci in giro un arabo che va a curiosare tra i nostri morti, e magari si offende se le tombe non sono orientate come vuole lui e allora fa una bella causa al Parlamento europeo e gli danno ragione.
    Ma perché non ce ne usciamo da questa Europa che ci vuole tutti islamici ?
    Andando avanti così tra qualche anno le nostre donne italiane saranno anch’esse obbligate a portare il velo o il Burka, e noi uomini ad inginocchiarci tre volte al giorno su un tappeto steso sul marciapiede, con lo sguardo in direzione Mecca a blaterare qualcosa come aliì, alaà, alù, de sura, de sota, eia eia alalalà, slim, salàam, salùum, tabiòt e pòta.

    Siamo entrati in Europa credendo di trovarci in una comunità fondata su radici cristiano romano giudaiche, ed invece ci troviamo ad essere sempre più islamizzati alla mercè di una cultura talebana.













    Ci siamo sempre lamentati dell’eccessivo potere che si sono presi i nostri preti cattolici, che si interessano di tutto e di tutti e vogliono mettere la loro voce in ogni faccenda, e anche in politica, e adesso invece cadiamo nelle mani di Imam incompetenti e guerrafondai che molto spesso predicano l’odio e la violenza.

    Manca poco e riceveremo ordini da Teheran o da Bagdad o da Kabul.

    Lasciamola questa Europa islamica, e riprendiamoci la nostra condizione di Nazione Italiana, magari poco dotata di materie prime, ma ripiena di persone con grandi risorse morali ed intellettuali che amano il Crocifisso e i tappeti li usano solo per stenderli sotto il tavolino del salotto.



    Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No e vivi felice


    altri articoli su : Religione


    Radio Maria- ogni tanto vale la pena di ascoltarla

    22 agosto 2009

    343) Il numero sei non esiste più.

    Non si riesce più a far uscire il 6 vincente al superenalotto.
    Siamo al punto che vngono in Italia schiere di turisti con voli aerei low cost per giocare la combinazione vincente.
    Ma il 6 non esce.
    Non gli basta avere raggiunto i 140 milioni di euro di montepremi.
    Il 6 non ne vuol sapere di uscire.
    Ed allora mi sono ricordato di un post letto tempo fa che diceva che il 6 non esiste più.
    L'ho ritrovato, quell'articolo, e lo ripropongo qui in questo blog.

    Udite, udite.

    Un equipe di scienziati yemeniti ha dimostrato la non-esistenza del numero sei.

    La notizia non giunge del tutto inaspettata in quanto già da tempo il mondo si interrogava sull'effettiva esistenza di diversi numeri, tra cui il tredici (che porterebbe fortuna) e il dodici sbarrato, che non passa mai.

    Ciononostante, l'intero sistema numerico internazionale verrà messo a dura prova, in quanto tutte le basi matematiche finora considerate corrette dovranno essere rimesse in discussione.

    Per la medesima ragione, si prevedono incalcolabili danni alle strutture elettroniche e informatiche, i cui sistemi dovranno essere prontamente aggiornati per scongiurare l'avvento di un nuovo e più temibile bug "Y2K" di proporzioni planetarie.

    Anche i programmi didattici nelle scuole dovranno essere modificati, per illustrare agli studenti come arrotondare correttamente le cifre di fronte ad inaspettati incontri con l'ex numero.

    Il problema più grave, tuttavia, sarà contenere i moti insurrezionali dei cittadini che avranno probabilmente luogo quando la gente si renderà conto della necessità di abolire "osteria numero sei? Parabon zibon zibon"

    l'originale di questo vecchio spassoso articolo dal blog nanistrani



    Scegli altri articoli tra gli argomenti della Sitemap.

    altri articoli su : Relax e stupiderie

    19 giugno 2009

    278) Scuola privata: gallina dalle uova d’oro

    La scuola privata è una gallina dalle uova d’oro


    Due fratelli, Asdrubale e Onofrio decisero di utilizzare il gruzzoletto lasciato loro in eredità dai genitori, per investirlo in qualche attività economica.

    Asdrubale, che dei due era il più portato verso i lavori pratici e manuali , si indirizzò verso l’acquisto di una salumeria che al centro del paese era stata messa in vendita dagli anziani proprietari intenzionati a ritirarsi dal commercio.

    Fece tutte le sue pratiche, acquistò il negozio, rinnovò le vetrine , fece mettere a nuovo l’esteriorità dello stabile e iniziò ad attirare clienti con offerte di qualità e prezzi ribassati rispetto alla concorrenza.

    Era bravo, conosceva il suo mestiere, e in poco tempo la sua attività di salumiere dovette essere ampliata: ottenne dal comune i permessi necessari e trasformò il suo negozio in un piccolo supermarket di quartiere.

    Assunse nuovo personale e ingrandì sempre di più la sua ditta, fino a trasformarsi in pochi anni in un vero e proprio supermercato che attirava clienti dai paesi vicini e che gli garantì enormi vantaggi economici .



    Poi, negli ultimi anni, la crisi.
    La gente non spende più.
    Di fronte alla perdita del posto di lavoro, alla disoccupazione e alla messa in mobilità, la gente non riesce quasi più ad arrivare a fine mese con lo stipendio, ed ormai, dopo aver utilizzato i risparmi di una vita per tirare avanti, inizia a ridurre anche la spesa per il consumo alimentare.
    Adrubale dovrà anch’egli ridurre la sua attività e licenziare del personale che ormai è in esubero rispetto al fatturato in declino delle vendite.
    Si prospettano tempi duri per Asdrubale.

    Dal canto suo, Onofrio, l’altro fratello, che dei due era il più portato verso una vita sedentaria ed intellettualoide e che aveva la testa sempre immersa nei libri, a suo tempo aveva deciso di investire il denaro ricevuto in eredità nell’acquisto di un piccolo asilo gestito dalle suore del paese, che, a causa della scarsità di vocazioni, esse stavano per abbandonare.
    Convinse le suore a rimanere nell’asilo in qualità di maestre e si dedicò con loro alla sua nuova attività di educatore.
    Le cose andarono bene e col passare degli anni accanto all’asilo si prospettò la necessità di aprire una scuola elementare.
    I guadagni ricavati dall’attività dell’asilo e della scuola elementare, sfruttando le suorine ed incamerando delle rette elevate per ogni bambino assistito, permisero di ingrandire l’attività scolastica fino a giungere, col passare degli anni a fondare un plesso scolastico privato composto anche di una scuola media e di un liceo.
    La fama del complesso scolastico privato attirava sempre più numerose le iscrizioni di studenti, anche grazie alla cattiva gestione delle scuole pubbliche del locale territorio.
    Certo, i costi per l’insegnamento aumentavano in continuazione, ma la scuola pubblica sfornava annualmente sempre più numerosi i professori e i maestri da assumere a tempo determinato e con contratti e paghe da precari.
    Tutto per Onofrio si era messo bene.

    Ma negli ultimi anni la crisi.

    La gente non spende più.
    I genitori che hanno perso il posto di lavoro, o che sono stati messi in mobilità a causa della crisi economica sopravvenuta, dicono che il prossimo anno scolastico non iscriveranno più i loro figli alle scuole private di proprietà di Onofrio, perché non potranno più permettersi il lusso di pagare delle rette così alte rispetto a quelle praticate dalla scuola pubblica.
    Per Onofrio sarà la fine.
    Quante notti ha passato negli ultimi tempi a versare lacrime sul cuscino!
    Perbacco, la sua riconosciuta e meritoria attività di educatore, di benefattore dell’umanità, di erogatore di un servizio sociale primario quale quello di portare istruzione, luce e verità alle giovani generazioni, tutto questo che gli ha permesso di tenere ben gonfi sia il portafoglio che il conto corrente bancario, ora verrà a mancare.
    La società avrà un faro, una luce in meno!
    Non solo Onofrio dovrà licenziare il personale scolastico dei suoi istituti, peraltro miseramente sottopagato, ma forse dovrà chiudere anche qualche sua scuola.

    Ma il governo, cosa fa il governo? Perché non interviene, il governo?

    Povero Onofrio, tanto deve aver pianto che le sue lacrime si sono sentite fino a Roma e hanno smosso il cuore della ministro Gelmini la quale oggi ha dichiarato che per non far morire le scuole private, sarà dato un bonus economico ai genitori che iscriveranno i loro figli in tali istituti.

    Notare: Una ministro dell’Istruzione Pubblica che sostiene la necessità di dare dei soldi per far frequentare le scuole private a scapito di quelle pubbliche.
    Sarebbe come se il ministro della Sanità dicesse agli italiani che sarà dato un bonus economico a coloro che per farsi curare si recheranno nelle cliniche private anzichè negli ospedali pubblici.


    Ora dei due fratelli, Asdrubale e Onofrio, solo Onofrio ride.
    Dei due è stato il più lesto a capire come va il mondo.
    Ha capito che la scuola privata è una gallina dalle uova d'oro.

    un parere discordante

    un altro parere
    Scegli altri articoli tra gli argomenti della Sitemap.

    altri articoli su : Scuola

    9 giugno 2009

    266) Che vigliacchetti che siamo!






    Come mai siamo disposti a tollerare da Berlusconi certi comportamenti che non ci sogneremmo mai e poi mai di perdonare al Preside della scuola dei nostri figli?

    Non saremo in fondo anche noi dei vigliacchetti
    che hanno soggezione dei potenti?
    Deboli con i forti
    e forti con i deboli.




    Scegli altri articoli tra gli argomenti della Sitemap.


    altri articoli su : Costume e società

    12 maggio 2009

    246) Credo siano in pochi a sapere che il Milan fu fondato da un inglese.




    Credo siano in pochi a sapere che il Milan fu fondato da un inglese.
    I believe is in few to know that the Milan was founded by an English.


    Eppure è così!
    Si tratta di un certo Herbert Kilpin, il quale lasciò Nottingham (Gran Bretagna) per l'Italia nel 1890.
    Nel 1899 Kilpin e altri 5 suoi allegri compagnoni, su di giri dopo una memorabile bevuta in una taverna milanese, decisero di fondare un club calcistico, quello che sarebbe poi diventato una delle più vittoriose squadre di calcio al mondo.
    Egli fu di questo club il primo allenatore e capitano, nonchè grande giocatore. Fu egli stesso che progettò la divisa della squadra. Si dice che abbia detto : "Noi siamo una squadra di diavoli. I nostri colori siano il rosso per indicare il fuoco, e il nero per incutere paura ai nostri avversari!"
    Herbert Kilpin era nato a Nottingham il 28 gennaio 1870 e cresciuto con nove tra fratelli e sorelle a 129 Mansfield Road. Dopo aver lasciato la scuola ha lavorato in un magazzino tessile della città. Kilpin era un appassionato calciatore e ha giocato in difesa e centrocampo per due squadrette di oratorio.
    Nel 1891, si trasferisce a Torino a lavorare per Edoardo Bosio, un mercante tessile italo-svizzero che aveva fondato nello stesso anno la squadra di calcio "Bosio Internazionale Torino",(oggigiorno semplicemente "Torino") e credeva di essere il primo ad aver fondato un club di calcio in Italia.
    Kilpin entrò a far parte del team, e divenne il primo giocatore straniero a giocare a calcio in Italia. Trasferitosi a Milano, gli cambiò la vita, come detto, la Fiaschetteria Toscana, fumosa taverna di Milano che Kilpin e alcuni colleghi inglesi, tutti amanti di cricket, frequentavano assiduamente. Qui ebbero l'idea di fondare una squadra di cricket e di calcio milanese con i colori rosso e neri, che chiamarono "Milan Cricket Football Club". Con Kilpin in campo e come allenatore, questa squadra di calcio vinse il primo titolo di campionato già nella seconda stagione (1901).

    Pur essendo Kilpin un personaggio capace di giocare in qualsiasi ruolo, certamente non sarebbe stato uno dei migliori giocatori di Inghilterra, ma in Italia, ai primordi del calcio, divenne un eroe. Kilpin era famoso per il suo bere. Egli teneva sempre nello spogliatoio una bottiglia di whisky a portata di mano per affogare le delusioni e ammorbidire il colpo della partita non vinta.
    Con lui in campo la squadra vinse altri due campionati nel 1906 e 1907.
    Herbert Kilpin morì in povertà nel 1916, a soli 46 anni di età. Nessuno sa come sia morto ne dove fosse stato sepolto.Tuttavia, nel corso del 1990 uno storico dilettante nonchè tifoso del Milan, di nome Luigi La Rocca, dopo mesi di ricerca, rintraccò la tomba di Kilpin nel Cimitero Comunale di Milano. Essa non aveva alcun riferimento al suo nome e si trovava in una parte del cimitero riservato ai protestanti. Nel 1999, l'AC Milan ha fatto coniare una nuova lapide ed ha fatto collocare i resti mortali del suo illustre fondatore e superstar nel Cimitero Monumentale di Milano.

    leggi anche su Wikipedia

    guarda un sito dei tifosi del Milan




    Scegli altri articoli tra gli argomenti della Sitemap.
    altri articoli su : Costume e Società

    2 ottobre 2008

    41) Il maestro unico



    Il maestro unico


    C’è questa idea di reintrodurre il maestro unico nella scuola elementare.
    Il governo vuole un ritorno al passato che gli permetta di ottenere nuovi risparmi ai danni della già tartassata scuola pubblica, avvantaggiando così le scuole private.
    Vediamo cosa significa in termini di didattica la restaurazione del maestro unico nella scuola italiana.
    Non sarà più possibile impostare il lavoro dei docenti in classe sulla collaborazione e sul confronto, specialmente in riferimento ai bambini con difficoltà.
    Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla classe, e alla psicologia dei bambini.

    Non saranno più possibili le uscite didattiche nel territorio, per visite ai musei, ,o per manifestazioni sportive Infatti,per evidenti questioni di sicurezza il singolo insegnante non può uscire dalla scuola con la classe da solo. Fino ad oggi ciò era possibile per la presenza di più insegnanti

    Non sarà più possibile la suddivisione delle materie disciplinari tra diversi docenti: il maestro o la maestra unica dovrà insegnare tutte le materie per tutto il programma previsto e dovrà aggiornarsi su tutto.

    Non sarà più possibile per i genitori rapportarsi ad un gruppo di insegnanti. Il riferimento diverrebbe unico, senza appello, senza possibilità di confrontarsi a più voci, con il rischio di simpatie o antipatie personali tra genitori ed insegnante.

    Non sarà più possibile una didattica di recupero e quindi la possibilità di organizzare percorsi ad hoc per alunni in difficoltà o attività di arricchimento che prevedano lavori a gruppi.

    La mia modesta osservazione è questa:

    Si è fatto tanto clamore in questi giorni per il licenziamento di circa cinquemila dipendenti dell’Alitalia, e dopo estenuanti trattative si è deciso di accompagnare l’uscita dal lavoro di queste persone fornendo loro la garanzia della cassa integrazione o benefici similari per sette anni.
    Ebbene, si stima che in totale il taglio di insegnanti di scuola elementare per la restaurazione a regime del maestro unico sarebbe di 83.114 unità.
    Naturalmente bisognerà estendere anche ad esse le garanzie previste per gli ex dipendenti Alitalia, e allora i benefici economici e i risparmi tanto conclamati dove sono?
    Ci sarà solo la rovina e lo sfascio della scuola elementare pubblica.
    Mi sa che è tutta una manovra per favorire le scuole private e i maneggioni che le possiedono.


    Approva o disapprova questo post

    <<home page

    26 agosto 2008

    4) due parole sull' Islamismo

    L’islam è violenza?

    L’Islam è la religione più diffusa nel mondo, ancora più del cristianesimo (un miliardo e trecento milioni di fedeli contro un miliardo e cento milioni).
    Molti di noi, in Occidente, a causa del poco che sappiamo su questa religione, siamo convinti che l’Islamismo sia una religione che predica anche la violenza.
    Questo, tuttavia, non è vero e va sfatato.

    Il termine Islam significa “ sottomissione a Dio (Allah)” e ogni musulmano deve sottostare alla legge di Allah, manifestata attraverso i tutti i profeti riconosciuti, da Adamo fino a Cristo, e per ultimo al Profeta Maometto.

    Questa legge divina impone non la violenza, ma l’amore tra tutte le persone a qualsiasi religione esse appartengano, il rispetto, l’aiuto vicendevole etc.
    In pratica insegna lo stesso comandamento cristiano,” Ama Dio e ama il prossimo come te stesso”.

    Gli insegnamenti che Maometto ha ricevuto da Allah, sono stati raccolti nel Sacro Corano, così come per i cristiani gli insegnamenti di Gesù sono raccolti nei Vangeli, negli Atti degli Apostoli e nell'Apocalisse.
    Il Corano insegna “la diritta via”, cioè il vivere secondo le leggi di Allah, che indicano il dovere di operare il bene, fare la carità, non commettere peccati, aiutare i più deboli, difenderli contro le ingiustizie.

    Per far si che l’uomo sia sempre con la mente rivolta al suo Dio, Maometto ha stabilito cinque momenti obbligatori per le preghiere giornaliere: mattino, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto e sera.
    Questo poco spazio temporale tra una preghiera e l’altra, dovrebbe fare in modo che il fedele islamico non abbia il tempo per peccare, e qualora fosse soggetto a tentazione, l’imminenza della prossima preghiera dovrebbe dargli la forza per resistere.

    Anche i musulmani credono nell’Inferno e nel Paradiso.
    Dice il Corano:” Se chiedete perdono al vostro Signore e tornate a Lui pentiti, Egli vi darà piena soddisfazione in questa vita fino al termine prescritto, e darà ad ogni meritevole il merito suo. 
    Se invece Gli volgerete le spalle, temo per voi il castigo nel gran giorno”.
    “In verità il tuo Signore (Allah) è sollecito nel castigo ma sa anche perdonare con infinita misericordia”.
    “Invocate il vostro Signore umilmente e in segreto. Egli non ama i trasgressori” 
    “Non spargete la corruzione sulla terra. Invocatelo con timore e desiderio. La misericordia di Allah è vicina a coloro che fanno il bene”.
    Praticamente sono gli stessi insegnamenti portati avanti da Gesù, il quale viene riconosciuto dai musulmani non come Figlio di Dio, ma come un Profeta, inferiore solo a Maometto.

    Il Corano, è un insieme di norme religiose e di comportamenti di vita.
    Infatti elenca alcune cose lecite ed altre che non si possono fare, dilungandosi in modo molto dettagliato sul modo di vestire, sull’alimentazione pura ed impura, sulle norme sessuali e matrimoniali, sul dovere di pagare le tasse, sulle norme ereditarie, etc.

    “Ecco quello che vi comando : Non avvicinatevi , se non per il meglio, ai beni dell’orfano; riempite la misura e date il peso con giustizia; non imponete a nessuno oltre le sue possibilità; quando parlate siate giusti, anche se è coinvolto un parente;…”
    “In verità questa è la mia “Retta via”, seguitela.”

    L’islamismo è quindi una religione che predica il bene.
    Come mai molti di noi sono convinti che invece sia una religione che predica la violenza?
    Una differenza sostanziale con la nostra religione cristiana, è che l’Islam chiede ai propri seguaci di lottare per la causa di Allah,  darsi da fare cioè per estendere la parola di Dio per il mondo.
    Questa parola “lottare”, "darsi da fare"  ( “jihad”), è purtroppo interpretata da alcuni fanatici come sforzo militare, come obbligo di combattere per la difesa e la diffusione della religione.

    Ogni religione ha i sui seguaci tiepidi (che seguono solo alcune norme che fanno comodo a loro), i seguaci praticanti e i seguaci fanatici. Questi ultimi credono in un dio cattivo, pronto solo a castigare e punire chi non osserva anche un solo precetto,e con le loro interpretazioni della legge divina ci rendono la vita impossibile, e queste persone fanatiche esistono anche nel cristianesimo e nell'l’ebraismo.
    Chi di noi non ha mai visto quegli ebrei vestiti di nero, col cappello piatto in testa, che si inginocchiano davanti al muro del pianto lacrimando come agnellini, recitando a memoria i versetti della Bibbia e giurando di non lasciar prevalere il male nella loro nazione?
    Essi sono un problema persino per lo Stato di Israele.

    Chi di noi non conosce qualcuno che rimpiange la Messa in latino, le preghiere biascicate senza comprendere quello che si diceva, i "bei tempi" in cui la Chiesa negava il funerale ai divorziati e ai suicidi, e se per caso ti lavavi i denti al mattino della domenica e qualche goccia d'acqua ti scivolava in gola poi non potevi accostarti alla comunione?
    I "bei tempi" in cui al venerdì non si poteva mangiare la carne, ma ci si poteva però ingozzare con dei bei pranzi succulenti a base di pesce?

    Tutte queste persone in fondo sono dei fanatici religiosi, che confondono il messaggio religioso con le esteriorità e perciò non dobbiamo meravigliarci che anche la religione islamica abbia i suoi seguaci fanatici.
    Il problema è che questi fanatismi vengono finanziati, guidati, armati e fatti propri da personaggi ricchissimi e senza scrupoli, assetati di adulazione e avidi di potere, che non esitano a manipolare le menti dei loro seguaci, insegnando loro false interpretazioni dell’Islamismo e incitandoli a compiere stragi di infedeli, colpevoli solo di non credere nel loro Dio Allah.
    Si dice che se Bin Laden avesse utilizzato le sue immense ricchezze , il suo carisma e i suoi seguaci per costruire ospedali, scuole, industrie invece di comprare armi e seminare odio e terrore,  sarebbe stato  l’uomo più amato e venerato nel mondo.

    Ma l’interpretazione fanatica dell’Islamismo diffusa da Bin Laden, non è certo la religione predicata da Maometto che riconosce in Allah il Dio buono e misericordioso, capace di grandi imprese e di grandi perdoni.

    L’Islamismo diventerà una grande religione di pace, come in effetti è, se tutti noi elimineremo  alla radice tutte quelle ragioni che inducono, sulla faccia della terra, migliaia di disgraziati, di sfruttati, di disperati a farsi saltare in aria o a simpatizzare con le centrali terroristiche.

    Togliamo dal mondo lo sfruttamento e le ingiustizie, e che ognuno sia libero di credere nel Dio che vuole, perché Dio o Allah o Jahvè, o comunque lo si chiami, ha creato l’uomo per farne un essere felice, pur nelle difficoltà e nella fatica quotidiane.

    Di certo, se Dio (comunque lo si chiami) volesse il nostro male e volesse distruggere la nostra vita, non avrebbe bisogno di utilizzare fanatici o terroristi, ma con  un Suo solo batter di ciglia potrebbe porre  fine al pianeta Terra.
    E speriamo che ciò succeda il più in là possibile.