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29 dicembre 2012

102.2) Torniamo al baratto? dai, che forse è meglio.



Torniamo al baratto? dai, che forse è meglio.

Se una impresa  esegue dei lavori per conto dello Stato, attualmente lo Stato non la paga subito,  ma di lì a due o tre anni

Nel frattempo però l’impresa  deve a sua volta dare  dei soldi allo Stato per le tasse, ma glieli deve dare subito, alla data prefissata.

In questo modo alcune imprese sane, che hanno cioè più crediti che debiti, loro malgrado  muoiono, falliscono, o riducono e licenziano il personale, il quale   a sua volta ridurrà i propri consumi rinunciando all'acquisto di determinati beni non essenziali,  facendo fallire altre ditte e  facendo così aumentare la recessione, fino al probabile fallimento o bancarotta dello Stato.

Lo stiamo  vedendo tutti in questi anni di  crisi economica.

Sarebbe logico introdurre perciò il concetto di “compensazione”, cioè fare in modo che tra lo Stato e  le Ditte  allo stesso tempo creditrici e debitrici  si  raggiunga un patto  che consenta per entrambi di pagare  subito o in tempi  ragionevolmente strettissimi, il saldo tra debiti e crediti.

Ma  per gli amministratori dello Stato  questo concetto sembra essere un tabù, e  bisogna quindi trovare un rimedio.

Allora, la cosa funzionerebbe così:

Lo Stato  versa alla impresa che ha eseguito i lavori per lui, dei buoni  spesa di valore predefinito, da utilizzarsi su tutto il territorio nazionale (sulla falsariga dei  famosi  assegnini di qualche decennio fa).

La Ditta   versa tali buoni ai suoi dipendenti  in busta paga.

Questi possono spenderli  come , dove e quando vogliono .

In questo modo  l’economia  viene rilanciata e  fatta ripartire, perché la gente  ha di nuovo  in mano qualcosa da spendere , e torna così a fare acquisti, mentre  le Ditte  che hanno lavorato per lo Stato non sono più costrette a chiudere o fallire  o licenziare  il personale, perché hanno ricevuto quanto gli  spettava.



A questo punto  non rimane altro da fare per lo Stato  che autorizzare   le ditte che  hanno incassato  i buoni spesi dalla gente,  a compensare con lui  tali buoni di credito con  le imposte che esse  gli devono, e il cerchio si chiude.

Si torna cioè al  baratto, per rilanciare l’economia,  al tanto vituperato ma tanto vitale baratto.

Alla faccia di tanti “Professori”che sanno solo aumentare le tasse  ed    impediscono  la compensazione tra debiti e crediti,  così affamando e rovinando una intera Nazione.



Utilizzando lo stesso concetto di baratto , allo stesso modo si potrà  fare un domani con il debito pubblico.

Ai possessori di Bot, o Btp, o Cct  gli si può dare in cambio dei buoni spesa come sopra,  utilizzando poi il concetto di compensazione con le Ditte che  effettivamente danno merce in cambio di tali certificati, e il cerchio si chiude  ma, soprattutto,  il debito pubblico si riduce.


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27 febbraio 2012

27.2) E’ l’art.18 che va eliminato in Italia, o non è invece qualcosa d’altro???

E’ l’art.18 che va eliminato in Italia, o non è invece qualcosa d’altro???





I professori bocconiani  Monti e  Fornero affermano che l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori vada eliminato perché, secondo loro costituirebbe un ostacolo per gli investimenti stranieri e la crescita economica in Italia.

E' una tesi falsa , come chiaramente dimostrano  altri economisti di altre università diverse dalla Bocconi.
Secondo questi,  l’incapacità di attrarre e creare investimenti dipende infatti:
- dalla palude kafkiana della burocrazia,
- -dalla corruzione che pesa su ogni passaggio dei processi autorizzativi,
- dall’arretratezza di infrastrutture nel nostro Paese che rallenta in misura spesso proibitiva la circolazione delle merci e delle persone,
- dalla piaga della criminalità organizzata,
- dalla lentezza del nostro sistema giudiziario che rende difficile recuperare un credito in tempi brevi,
- dal ritardo da parte dello Stato nel pagamento delle forniture;
- dal mancato accesso al credito per le imprese, dovuto all’utilizzo speculativo dei fondi da parte degli istituti bancari,
- da un sistema fiscale esagerato che andrebbe diminuito facendo costare meno il lavoro a tempo indeterminato e di più il lavoro precario.

A fronte di tutto questo, cosa c'entra, l'attribuire agli industriali  il potere di  licenziare senza tante storie un operaio , per risparmiare sul suo stipendio e sul versamento dei contributi fiscali, e sostituirlo- a parità complessiva di paga, cioè con paghe da fame - con 3 lavoratori in nero e senza diritti , al fine di poter  dichiarare in ogni anfratto d'Europa che statisticamente la disoccupazione in Italia è in diminuzione?

L'art. 18 è chiaramente un falso problema, e stupisce che  il Monti e la Fornero vi si attacchino come sanguisughe assetate di   tramandare ai posteri  la loro fama di salvatori e riformatori dello stato sociale .
Le cose da fare sono ben altre, come sopra elencato e raccomandato   da altri eminenti , come loro, economisti   che non avranno l'opportunità di  governare l'Italia ma non vogliono neppure vederla affossare  dalle teorie economiche strampalate portate avanti dall'Europa e dai due professori al governo.  


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21 novembre 2011

178.1) Che c’entro io col Debito Pubblico?



Che c’entro io col Debito Pubblico?
Non c’è italiano che in questi giorni non si sia chiesto cosa sia il debito pubblico, come e perché si sia formato, chi abbia contribuito a farlo diventare così mostruoso, e soprattutto che “cosa c’entro io con questo debito Pubblico?”.

La storia è lunga.

Le spese che uno Stato sostiene, sono finanziate o con le riscossioni fiscali (tasse e imposte) oppure con l'emissione di titoli di Stato, da far acquistare a qualcuno che fornisce così la necessaria liquidità.

L’ammontare dei titoli di Stato in circolazione non è altro che il Debito Pubblico e per attirare i capitali ed invogliare i privati o le banche a sottoscriverlo, è necessario su questo prestito, pagare un interesse.

I capitali raccolti tramite il Debito Pubblico possono venire utilizzati in modo corretto o in modo scorretto.
E’ scorretto che lo Stato utilizzi i capitali ricavati dall’emissione di titoli pubblici per
- finanziare le spese correnti ordinarie in quanto la situazione rischia di degenerare in poco tempo: una volta spesi questi soldi, non ci saranno più le risorse per rimborsare il debito e gli interessi.
Lo Stato dovrà allora ricorrere alla formazione di un ulteriore debito e la spirale di interessi su interessi lo manderà in fallimento .
Fallire significa dichiarare non validi i titoli di Stato, cioè rifiutare il loro rimborso.
In questo caso lo Stato non troverà più nessuno, per alcune generazioni, che sia disposto a sottoscrivere nuovi titoli del Debito Pubblico.

- Se i prestiti vengono invece impiegati correttamente in investimenti strutturali, per esempio nella costruzione di strade, ferrovie, industrie, scuole, ospedali, carceri, aeroporti etc. etc.,  la capacità produttiva dello Stato aumenta, e con essa anche le sue risorse economiche, quindi aumenteranno anche le entrate fiscali e tutto questo metterà in grado lo Stato di restituire sia il debito che gli interessi, restandogli magari ancora qualcosa in cassa.
È esattamente quello che abitualmente capita nell'economia privata delle famiglie.

In Italia, negli ultimi decenni i governi sono ricorsi sempre più frequentemente al prestito pubblico anche per finanziare, purtroppo, le spese ordinarie. 
Tali spese, che dovrebbero invece essere coperte dalle entrate ordinarie del fisco, sono state finanziate con l'emissione di nuovi titoli, che hanno accresciuto ovviamente l'ammontare del debito.
Per giudicare se la la situazione del debito di una Nazione sia o meno allarmante, più che il suo ammontare assoluto, occorre considerare la capacità di quella Nazione di provvedere sia al rimborso del valore nominale dei titoli che al pagamento degli interessi, e poiché i soldi necessari devono venire prelevati da ciò che una Nazione produce annualmente (cioè dal suo prodotto interno lordo o PIL) è quindi essenziale che si mantenga una certa proporzione fra il debito pubblico e il PIL.

L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare ideale del Debito Pubblico non superi il 60% del rapporto con il PIL (cioè, se facciamo pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, i titoli del Debito Pubblico in circolazione non devono superare l'ammontare di 60).
Ad inizio 2009 il debito italiano era invece al 106%, ma purtroppo ha ricominciato a salire ed ha raggiunto in questi giorni l'altezza considerevole del 120% del Pil.
Ciò vuol dire che le nostre Autorità spendono per spese non strutturali, cioè che non accrescono la ricchezza dell'Italia.sempre più di quanto incassano .
Ne sono seguiti il declassamento dell’Italia nella valutazione delle agenzie internazionali di rating e i continui richiami dell’Europa ad invertire la tendenza, fino a causare la crisi del governo Berlusconi e la nascita del nuovo governo Monti.

E’ chiaro quindi che la domanda iniziale.- “ e io che c’entro?”- trova la sua risposta in un impegno da parte di tutti noi per contribuire ai sacrifici che ci verranno richiesti, naturalmente in proporzione alle nostre effettive capacità contributive, attraverso un’ opera di equità sociale che prevede che “chi più ha, più paghi”.

IL compito del nuovo governo è quindi quello di stanare gli evasori fiscali (quelli che hanno ma non pagano), di abolire i privilegi e le sacche di ingiustizia fiscale(le varie Caste e i potentati economici), in modo da ridurre gradualmente. ma con decisione, il debito pubblico verso la rotta del 60% del Pil.

Che Dio lo aiuti in questa difficile impresa, e aiuti noi italiani tutti a sopportare i sacrifici che ci verranno richiesti da un esecutivo di tecnici finalmente efficiente che governi a tempo pieno e senza scandali rosa o azzurri che siano.


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1 novembre 2011

169.1) La Padania, inesistente, la Padania inconsistente, la Padania non è niente!

La Padania, inesistente, la Padania inconsistente, la Padania non è niente!



Alcuni concetti  di pubblico dominio, che qualsiasi persona con un minimo di attività cerebrale dovrebbe sapere:

Il popolo è l’insieme dei cittadini di uno stesso Stato.
Non esistono quindi né il popolo padano, né quello veneto, o lombardo o siciliano. perchè non risulta ad oggi che la Padania si sia proclamata indipendente, e neppure il Veneto o la Sicilia, etc. 

Quindi l’unico popolo che esiste in Italia è il popolo italiano, perché è l’insieme dei cittadini dello Stato Italia, proclamatosi a suo tempo indipendente.

Gli altri pseudo popoli sono tutti dei popoli inesistenti, a meno che ci sia stato per tali regioni o parti d’Italia una dichiarazione di indipendenza unilaterale,  cioè senza nemmeno prendersi il disturbo di farlo sapere al resto degli italiani.

E poi da chi sarebbe formato questo popolo padano? 
I I lombardi odiano i veneti, che odiano i piemontesi, che odiano i liguri etc. etc.
I bresciani odiano i bergamaschi, i veronesi odiano i vicentini, i milanesi sono tutti dei bauscia agli occhi dei piemontesi e i liguri sono degli avari strozzini da frequentare solo per 15 giorni all’anno nel periodo delle ferie al mare.
Che bell’insieme di popolo!
Per alcuni i veri padani sono quelli che stanno al di sopra del fiume Po, mentre per altri anche l’Emilia Romagna e la Toscana che pure stanno al di sotto del corso del fiume ne fanno parte .

Per alcuni il carattere distintivo della Padania sono gli stessi usi e costumi delle popolazioni attorno al fiume Po, ma se c’è un denominatore comune unificante tra queste popolazioni pur così diverse tra loro è solo ed esclusivamente l’odio e l’antipatia che esse dimostrano nei confronti degli abitanti del Centro Sud dell'Italia.

E d’altronde, se la Padania dovesse davvero  secessionare dall’Italia e costituirsi in uno Stato indipendente, come auspicano certe teste calde della Lega Nord, essa diventerebbe automaticamente per le popolazioni del Nord Europa una parte del profondo e antipatico Sud da odiare con tutto il cuore.

I nostrani nordisti padani, che si credono fautori e portatori di ideee del Nord Europa, si troverebbero così ad essere considerati appartenenti al Sud Europa, ventre molle e schifoso dell’Unione europea,  da mantenere e possibilmente tenere in una abissale economia di secondo ordine, gestita da mafia e ‘ndrangheta, in compagnia  dei  loro tanto disprezzati abitanti del Sud Italia.

Non c’è che dire: una Padania così considerata dagli europei sarebbe davvero per i padani  una bella conquista, e allora forse è meglio che i leghisti se la scordino in fretta e si dedichino ad altre attività per loro e per noi tutti più interessanti, quali il rispetto per la Patria Italia , per il suo pur brutto inno nazionale e per la nostra bella bandiera tricolore.



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5 luglio 2011

120.1) E và bè, io c'ho provato!

E và bè, io c'ho provato!

 


Io c'ho provato ad inserire una norma ad My aziendam,












 


ma i comunisti  ormai









spiano quello che scrivo al Capo dello Stato


















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18 febbraio 2010

32.0) Il caso della BergTower.

Intellighentia o scementia? Il caso della BergTower.


Al termine della pista di decollo degli aerei, in quel di Orio al Serio, ad una distanza in linea d’aria di meno di trecento metri, sorge da anni, abbandonato ed inutilizzato ed ormai in sfacelo, un colosso edilizio chiamato “Ex centro di servizio delle Finanze”, sorto negli anni ’90 e costato più di 100 miliardi di lire, oggi di proprietà della Fintecna, la società pubblica sorta per la vendita ai privati del patrimonio immobiliare dello Stato inutilizzato.
Forse, dopo tanto tempo, questo mostro ecologico, della cui vicenda si è più volte interessata persino la trasmissione “Striscia la notizia”, forse, si diceva, si riuscirà a venderlo ad una società privata che ha intenzione di farne o un supermercato o un albergo.
Bene, si dirà, tutto è bene quel che finisce bene, e forse in questo caso lo Stato riuscirà a recuperare parte dei soldi pubblici investiti in questa sciagurata operazione.
Ma, e che c’entra il fatto che ci sia, a meno di trecento metri di distanza, la pista di decollo degli aerei?
C’entra, c’entra, perché il privato che vuol costruire l’albergo o il supermercato, ha posto come condizione che gli sia permesso di costruire, accanto al palazzone, la Berg Tower(??), e cioè una torre alta più di 50 metri e visibile ad occhio nudo da molto lontano, sulla quale applicare la gigantesca pubblicità del costruendo supermercato o albergo.
Ma ve l’immaginate? Appena al di là della pista di decollo degli aerei, una torre di più di 50 metri di altezza, contro la quale andare a sbattere?
Eppure l’”intellighentia” delle autorità bergamasche sta per approvare il progetto.
Ma si può essere meno “intelligenti” di così?
Vuol dire proprio andarsele a cercare, le disgrazie.
L’unica remora è sul nome da dare alla torre. Berg(amo)Tower fa molto chic, è molto in, ma i leghisti al potere in Comune e in Provincia, preferirebbero un più casereccio “La Tor de Berghem”, e annunciano battaglia.
Chi vivrà, vedrà. Ma già fin da adesso una cosa è certa, e cioè che più di “intellighenzia” si dovrebbe parlare di “scementia”.

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11 gennaio 2010

8.0) Ribellarsi alle ingiustizie.Ecco quanto ci hanno insegnato i nostri fratelli immigrati di Rosarno.


Ribellarsi alle ingiustizie.Ecco quanto ci hanno insegnato i nostri fratelli immigrati di Rosarno.




Gli immigrati, regolari o irregolari che fossero, di Rosarno, di fronte al cumulo di ingiustizie che dovevano sopportare, ad un certo punto si sono ribellati e hanno messo a ferro e fuoco i beni di quella società che li taglieggiava come schiavi, con orari di lavoro esagerati e buste paga insignificanti, oltre alle varie angherie che la loro condizione di neri comportava.
Ci hanno insegnato che a tutto deve esserci un limite, e che la sopportazione non è infinita.

Magari anche gli abitanti delle cinque regioni del sud in mano alla camorra, alla ‘ndrangheta e alla mafia, si ribellassero come hanno fatto i nostri fratelli immigrati, e mettessero a ferro e fuoco i beni dei mafiosi e dei malavitosi!.
Saremmo di fronte ad un atto di civiltà che per ora appare solo come un sogno.

Eppure, non c’è bisogno di mettersi a rischiare la vita o la propria incolumità fisica: basterebbe che ogni cittadino del sud utilizzasse il suo telefonino per denunciare alla finanza, ai carabinieri, alla polizia chi sta commettendo un reato o un ingiustizia, invece di continuare a vivere , lamentandosi dell’assenza dello stato, in completa omertà e facendo finta di non vedere.

Gli abitanti del sud, devono imparare la lezione: basta con l’illegalità e la corruzione, che stanno strozzando come un cappio l’economia delle loro regioni, e non permettono ai loro figli di trovare uno sbocco lavorativo se non arruolandosi nelle file dalla mafia.

Naturalmente lo Stato centrale deve fare la sua parte.
Il ministro Maroni, invece di inviare 800 militari a Milano a spalare la neve, lasci che la neve se la spalino i milanesi, e mandi invece 800 militari in ogni città e in ogni grosso comune del sud per difendere i negozianti, i cittadini, le persone oneste dal ricatto, dalle richieste di pizzo e dalle estorsioni dei malavitosi.
E se 800 non bastano, ne mandi ancora di più, invece di tenerli nelle caserme a grattarsi.


Lo Stato controlli che tutte le attività lavorative avvengano alla luce del sole e combatta il lavoro in nero, e soprattutto la smetta di essere colluso con la mafia e fare accordi con essa.
Mandi in galera i malavitosi e lì ce li tenga.
Anche lo Stato centrale impari la lezione di civiltà che ci hanno dato i nostri fratelli immigrati di Rosarno: metta a ferro e fuoco , una volta per tutte la mafia e le mafiosità.
E compia finalmente un atto di civiltà liberando così dal cappio gli abitanti delle cinque regioni meridionali ostaggio della malavita.

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28 agosto 2009

348) So io dove gli ficcherei le frecce tricolori, al Gheddafi.





So io dove gli ficcherei le frecce tricolori, al Gheddafi.




A fine mese il nostro Presidente del Consiglio Berlusconi si recherà in visita ufficiale in Libia, in occasione dei festeggiamenti che le autorità di quella nazione celebreranno per ricordare l’anniversario della fondazione della Repubblica islamica Libica.

Non saranno presenti altri capi di stato o di governo, forse più avveduti del nostro nel ricordarsi che la presa di potere di Gheddafi fu dovuta ad un colpo di Stato, e non a seguito di libere e democratiche elezioni.
Ed anche oggi, a distanza di quarant'anni, il capo libico è talmente amato dal suo popolo che deve ogni notte cambiare la tenda sotto cui riposare, per paura di attentati alla sua persona e al suo entourage.
Di fatto egli è un dittatore, succeduto con la forza ad un dittatore a lui precedente, ed è a capo di una delle nazioni che potrebbe essere tra le più ricche del mondo per i giacimenti petroliferi e le risorse naturali di cui è dotata, ma che ha invece una delle popolazioni in assoluto più povere della Terra, in quanto gli utili derivanti dalle ricchezze naturali vengono spartiti tra pochissime persone al potere.

Inoltre il dittatore Gheddafi , dopo aver sostenuto per anni il terrorismo internazionale, non eccelle certamente per la concessione dei diritti umani, civili e religiosi nei confronti del suo popolo che egli governa con la forza ed il terrore.

Nel deserto libico sono radunate in speciali campi di concentramento migliaia di persone disperate in cerca di una via di fuga dal terrore e dalle guerre del Corno d’Africa, lasciate alla mercè di schiavisti locali e di trafficanti di organi umani e di addetti alla prostituzione maschile e femminile.
In effetti, la maggior parte dei profughi che con barconi fatiscenti cercano vie di fuga verso l’Europa, e l’Italia in particolare, provengono dalle coste libiche.


Cosa ci sia da festeggiare, quindi, per il nostro Capo di governo , in Libia lo sa solo lui.
Ma forse nessuno lo ha messo sull’avviso che sia più avveduto soprassedere a questa visita, e, se egli volesse, anche nell’interesse degli italiani, è ancora in tempo a rinunciare, fingendo una malattia diplomatica.

L’esibizione della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori che accompagnerà la visita del nostro Presidente a Gheddafi, programmata per stupire le popolazioni e la mente bacata del dittatore libico, a questo punto potrebbe anch’essa essere annullata e di fatto sostituita con l’invio in Libia di una pattuglia di atleti arcieri, con il compito di indirizzare le frecce dei loro archi, debitamente tricolori, nel posto fisico di Gheddafi qui indicato: il suo sedere.
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pasta pastì pastù e scatarrà

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Si è
già parlato di Gheddafi in questi post: puoi rileggerli, se
ti va.


  • 170.0)Pensavano di sparare a dei clandestini. Che reato hanno commesso?




  • 163.0)Lo sconforto dei leghisti




  • 156.0) Ah, le amicizie! ah, le alleanze!




  • 155.0) tris e poker d'assi.




  • 154.0) Un' Europa di moschee . E la Lega?




  • 358) Incenso ed applausi fuori luogo






  • 348) So io dove gli ficcherei le frecce tricolori, al Gheddafi.




  • 277) Scoperto un focolaio di peste bubbonica in Libia.




  • 269)
    L'amicizia col beduino, il G8, Obama e i cavoli amari.




  • 268) Berlusconi e Gheddafi, forza,baciatevi sulla bocca! Che bella coppia!




  • 187) Impariamo a chiedere meno ai politici e vivremo meglio.



  • 14 agosto 2009

    335) I cervelloni del Sud e gli inde...fessi del Nord.

    Gli
    studenti più bravi sono al Sud?
    Può darsi, ma
    evidentemente anche i professori più larghi di manica sono
    al Sud.
    E’
    forse per questo che il figlio di Bossi è
    riuscito a diplomarsi dando gli esami in una scuola del Sud.
    Al Nord
    continuavano a bocciarlo


    Siccome poi
    agli studenti più bravi vengono dati mille euro di
    premio, io non ci tengo molto a pensare che giù al Sud la bravura di
    tali studenti sia agevolata dal fatto che tra essi e
    i professori possa essere intervenuto un tacito
    accordo per spartirsi
    il premio, in modo da guadagnarci entrambi.

    Forse io
    sono troppo
    cattivo, ma anche la notizia seguente non fa che alimentare i miei
    dubbi:
    gli invalidi civili al Sud sono statisticamente il 50% in
    più di quelli del Nord.


    Per campare,
    evidentemente,
    al Sud occorre studiare ed avere qualche infermità fisica,
    tutte cose che
    danno diritto ad ottenere qualche risarcimento dallo Stato.




    Ma si può andare avanti così?
    I cervelloni e gli sciancati al Sud,
    i lavoratori inde..fessi al Nord.



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    13 agosto 2009

    333) La sceneggiata del carcere a vita.


    La sceneggiata del carcere a vita.

    In Italia la pena, anche la più grave come l'ergastolo ormai è diventata una pinzillacchera.
    Noi restiamo dell'idea che chi è stato condannato al carcere a vita, deve restarsene dietro le sbarre per tutta la vita.
    Alcuni dicono: ma se si comporta bene ha diritto ad uno sconto di pena.
    E ci mancherebbe pure che uno in carcere non si comportasse bene.
    Se così fosse, per le infrazioni commesse in carcere, una volta gli sarebbero state comminate delle pene extra.
    E poi cosa vuol dire:comportarsi bene in carcere? Vuol dire che per ottenere sconti di pena il carcerato deve fare amicizia con le guardie, oppure dire che il cibo è ottimo e abbondante e che la cella è degna di un hotel a quattro stelle?
    Certo che un carcerato deve comportarsi bene in carcere, e non per questo deve aver diritto ad anni ed anni di sconto di pena. Ci mancherebbe!

    Valerio Fioravanti, condannato al carcere a vita per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, nella quale morirono 85 persone, da qualche giorno è un uomo libero.
    E’ uscito definitivamente dalla prigione e non ha più alcun obbligo da rispettare nei confronti della società per quanto ha commesso.
    Valerio Fioravanti ha oggi 51 anni dei quali 26 trascorsi in carcere, ed ora se la ride di brutto.
    Carcere a vita doveva significare che fino alla morte egli avrebbe dovuto starsene in carcere. Invece, a 51 anni è libero e vivrà da uomo libero gli altri 30 o 40 che la vita gli riserverà.
    La certezza della pena, in Italia è un' utopia, ed è riservata esclusivamente alle vittime e ai loro familiari.
    In questo Paese sono meglio garantiti i diritti dei delinquenti rispetto a quelli delle persone oneste.

    Tra l’altro, il Fioravanti non solamente ha trascorso in carcere solo un'esigua parte degli anni totali per cui era stato condannato, ma lo Stato italiano gli ha messo a disposizione anche una cella matrimoniale per i suoi svaghi sessuali.

    Egli si è sposato in carcere con una ergastolana, sua complice nella strage di Bologna, se l’è spassata per chissà quante notti in una cella matrimoniale, ed hanno fatto insieme un figlio in carcere, il quale, sia detto per inciso , è da compatire per i genitori che ha avuto.

    Speriamo solo che le guardie carcerarie non siano state obbligate da qualche giudice buonista a portare al mattino alla coppia di sposini qualche bicchierino di Vov per ritemprare gli ergastolani coniugi dalle stressanti fatiche sessuali notturne.

    Speriamo anche che il buon Valerio Fioravanti non faccia causa allo Stato adesso che è libero per non avergli messo a disposizione un intero harem per spassarsela meglio, altrimenti gli si dovrà ricordare, a pedate nel sedere, quanti detenuti nella prigione di Guantanamo hanno avuto il trattamento di favore (chissà poi perchè, ad uno che ha ammazzato 85 persone) riservato a lui.

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    18 luglio 2009

    307) Questa è la storia del re Debito Pubblico e del principe Pil che avevano mire bastarde sulla principessina Italia, e volevano rovinarla.

    Qui si narra la storia del re Debito Pubblico e del principe Pil che avevano mire bastarde sulla principessina Italia, e l’avrebbero rovinata con piacere, ma lei non ci stava.




    Poi arrivò il Cavaliere azzurro, (chiamato papi dalle minorenni), con le sue televisioni commerciali, e lei si lasciò sedurre volentieri.


    Siccome in questi giorni sui giornali non si parla d'altro che di Debito pubblico e di Pil, noi del bar, che su tali argomenti ci sentiamo del tutto impreparati, ci siamo rivolti agli intellettuali della compagnia, il prof. Asdrubale e frate Antonio da Bergamo, perchè mettessero in grado anche noi poveri sempliciotti, di capirne qualcosa.
    Per una volta abbiamo accantonato le nostre discussioni sul calcio mercato e le donne e ci siamo messi diligentemente in ascolto dei due sapientoni.

    Il Debito Pubblico Italiano
    Le spese che uno Stato sostiene, sono finanziate o con le riscossioni fiscali o con l'emissione di titoli di Stato, da far acquistare a qualcuno che fornisce così la necessaria liquidità.
    L’ammontare dei titoli di Stato in circolazione non è altro che il Debito Pubblico e per attirare i capitali ed invogliare i privati o le banche a sottoscriverlo, è necessario su questo prestito, pagare un interesse.

    Se i capitali raccolti tramite il Debito Pubblico vengono utilizzati dallo Stato per
    - finanziare le spese spese correnti ordinarie, la situazione rischia di degenerare in poco tempo: spesi questi soldi non ci sono più le risorse per rimborsare il debito e pagare gli interessi, e lo Stato dovrà ricorrere alla formazione di un ulteriore debito e la spirale di interessi su interessi manderà in fallimento lo Stato.
    Fallire significa dichiarare non validi i titoli di Stato, cioè rifiutare il loro rimborso.In questo caso lo Stato non troverà più nessuno, per alcune generazioni, che sia disposto a sottoscrivere nuovi titoli del Debito Pubblico.

    - Se i prestiti vengono invece impiegati in investimenti strutturali, per esempio nella costruzione di strade, ferrovie, industrie, la capacità produttiva dello Stato aumenta, e con essa anche la produzione, quindi aumenteranno anche le entrate fiscali e tutto questo metterà in grado lo Stato di restituire sia il debito che gli interessi, restandogli magari ancora qualcosa in cassa.
    È esattamente quello che abitualmente capita nell'economia privata delle famiglie.

    In Italia, negli ultimi decenni i governi sono ricorsi sempre più frequentemente al prestito pubblico anche per finanziare, purtroppo, le spese ordinarie. Tali spese, che dovrebbero invece essere coperte dalle entrate ordinarie del fisco, sono state finanziate con l'emissione di nuovi titoli, che hanno accresciuto ovviamente l'ammontare del debito.
    Quasi tutti gli economisti concordano sul dovere, per uno Stato, di non mantenere un Debito Pubblico elevato, che può risultare inflazionistico, ma noi sappiamo bene quanta inflazione abbia creato la Banca d’Italia stampando soldi per pagare il Debito Pubblico.
    Tra tutte le critiche che sono state mosse all'euro forse l'unico vero vantaggio della introduzione di questa moneta unica europea consiste nell'indipendenza della Banca Centrale Europea dai governi dei singoli Stati e comportamenti così inflazionistici come quello attuato negli anni dal nostro Istituto bancario centrale non sono più possibili.
    Per giudicare se la la situazione del debito di una Nazione sia o meno allarmante, più che il suo ammontare assoluto, occorre considerare la capacità di quella Nazione di provvedere sia al rimborso del valore nominale dei titoli che al pagamento degli interessi, e poiché i soldi necessari devono venire prelevati da ciò che una Nazione produce annualmente (cioè dal suo prodotto interno lordo o PIL) è quindi essenziale che si mantenga una certa proporzione fra il debito pubblico e il PIL.
    Non esistono criteri fissi per stabilire tale proporzione; in effetti, oggi il Debito Pubblico raggiunge in tutti i Paesi percentuali elevate del PIL, fino ad oltre il 100%, e tale situazione può essere sostenuta in quanto i titoli del Debito Pubblico hanno scadenze molto lunghe o possono venire rimborsati alla scadenza naturale emettendo nuovi titoli, cioè contraendo nuovi debiti che sostituiscano quelli estinti.
    E’ ovvio che un simile meccanismo consente di trasferire, di fatto, l'onere del debito alle generazioni future (purtroppo noi addossiamo ai nostri figli e nipoti il fatto di aver voluto vivere al di sopra delle nostre possibilità economiche).
    Oggi i mezzi finanziari che servono per rimborsare il Debito Pubblico e i relativi interessi rappresentano una proporzione rilevante del bilancio di un Paese, e dato che il denaro per l'estinzione del Debito Pubblico viene raccolto principalmente attraverso la tassazione, l'ammontare del Debito Pubblico è un fattore importante per la determinazione del prelievo fiscale sul reddito prodotto da un paese (più alto è il debito pubblico di un Paese e più alte saranno le tasse di quel Paese,perchè oltre alle spese ordinarie c'è da rimborsare anche il Debito e gli interessi sul debito)

    Cos' è il PIL?
    Il PIL è un indicatore molto improprio, chiamato anche metro del benessere di una Nazione, ed è basato esclusivamente sull’ammontare delle transazioni economiche che avvengono in un determinato Paese. E’ un indicatore improprio in quanto accanto alle transazioni economiche creatrici di ricchezza (quali il reddito pro-capite, l’allungamento della speranza di vita e quindi l'andata in pensione più in là negli anni, le scoperte e i ritrovati della scienza e della tecnologia,un maggior tasso di alfabetismo e di scolarizzazione, la costruzione di strade,industrie, attività commerciali e di servizi, infrastrutture, etc.), esistono anche delle transazioni economiche derivanti da situazioni di malessere sociale (si pensi alle spese sostenute per disinquinare l’ambiente, per la lotta alle malattie derivanti da disastri ecologici, alle spese per combattere la mafia e la criminalità, a quelle per le controversie giudiziarie, per le separazioni coniugali e i divorzi. Tutte queste spese sono sintomi di un danno per l'ambiente e per la società, e non solo non aumentano la ricchezza di una Nazione, ma contribuiscono ad impoverirla).
    Molti economisti suggeriscono il superamento del concetto di PIL, ma ad oggi, pur con le sue imperfezioni, è l’indicatore più accettato nell’ economia mondiale.

    Un pò di Storia sul debito pubblico italiano .
    Dopo la Seconda guerra mondiale, ci fu in Italia una fase di stabilizzazione, caratterizzata da una politica di bilancio austera che fece scendere il Debito Pubblico al di sotto del 50% del PIL.
    Il debito ricominciò a crescere negli anni Sessanta per effetto della politica volta a stimolare lo sviluppo economico per mezzo degli investimenti pubblici, ( politica che fu una delle cause determinanti del cosiddetto "miracolo economico italiano").
    Negli anni Settanta il forte rallentamento della produzione e l'inflazione a due cifre accelerarono nuovamente la crescita del rapporto fra debito e PIL.
    Verso la fine degli anni Ottanta varie cause portarono ad una nuova incontrollata crescita del debito, fino a raggiungere il 125% del PIL.

    Il rapporto tra deficit e Pil
    Dal punto di vista economico è anche molto significativo osservare la relazione fra il disavanzo di bilancio (ossia l'ammontare delle spese non coperte da entrate fiscali o deficit) e il PIL.
    Nel 1994 questo rapporto superava il 10% (contro il 3% massimo richiesto dal trattato di Maastricht come requisito di ammissione all'Unione Monetaria Europea). L'energica politica di contenimento della spesa e di incremento delle entrate perseguita a partire dal 1994 (la famosa “tassa sull’Europa”) è riuscita a riportare il suddetto rapporto nei limiti richiesti dal trattato.

    Riassumendo:
    Sono due gli indici che il buon governo di una Nazione deve tenere sotto controllo;
    1) Il rapporto fra il Debito Pubblico e il PIL.
    L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare ideale del Debito Pubblico non superi il 60% del rapporto con il PIL (cioè, se è fatto pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, i titoli del Debito Pubblico in circolazione non devono superare l'ammontare di 60).
    Ad inizio 2009 l’Italia era al 106%, ed è chiaro che il rientro dell'ingente Debito Pubblico, ossia la sua riduzione verso il livello considerato accettabile del 60% del PIL, non potrà che avvenire lentamente e molto gradualmente negli anni.
    Ma purtroppo in questi giorni, anche se il Cavaliere azzurro al governo nega tale circostanza, il Debito Pubblico ha ricominciato a salire ed ha raggiuntro l'altezza considerevole del 117%.
    Ciò vuol dire che le nostre Autorità spendono sempre più di quanto incassano , e per spese non strutturali, cioè che non accrescono la ricchezza dell'Italia.
    E' quindi ipotizzabile che, con questo andazzo, a breve la luna di miele tra la principessina Italia e il cavaliere azzurro, che aveva fatto tante promesse mirabolanti che non ha saputo mantenere si stia avviando verso una fase di stanca se non di rigetto.

    2) Il rapporto fra il disavanzo di bilancio (deficit) e il PIL
    L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare delle spese non coperte da entrate fiscali o deficit non superi il 3% del rapporto con il PIL (cioè, se viene fatto pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, si possono programmare spese non coperte da entrate, cioè in disavanzo, fino a 3 e non di più).
    In altre parole, se il PIL italiano è uguale a 150 miliardi di euro, si possono effettuare spese non coperte da imposte fino a un massimo di 3*150miliardi)/100 = 4, 5 miliardi di euro.
    Attualmente l’Italia è al 5,3%, con tendenza al superamento anche di tale soglia già allarmante.
    E tuttavia, speriamo in bene.



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    7 giugno 2009

    264) La TRINITA’, per come la capisco io.





    La TRINITA’, per come la capisco io.









    Oggi la Chiesa cattolica celebra la festa cristiana della Santissima Trinità.
    Il concetto di Trinità ha da sempre fatto impazzire gli studiosi e i teologi, ed ha dato origine nel corso dei secoli a diverse eresie, e su di esso si sono a più riprese pronunciati alcuni Concili ecumenici.
    L’interpretazione che ne ha dato il Concilio di Nicea (325 d.c.). fu quella di dichiarare che Padre, Figlio e Spirito Santo formano la Trinità divina, per cui se ne deduce il concetto che Dio è Uno e Trino.

    E fin qui, se uno non è addetto ai lavori, non è che si capisca molto.

    Siccome dalle popolazioni barbare più primitive, non ancora abbastanza evolute culturalmente per accettare il raffinato concetto di Trinità, continuavano a sorgere dubbi ed interpretazioni discordanti con il principio stabilito, l'istituzione Chiesa, ormai entrata in collaborazione con gli Stati, ha imposto nei secoli un insegnamento della religione dogmatico, autoritario e fanatico.
    Furono stabilite delle "verità dogmatiche" (cioè da accettare senza discutere) e un po' alla volta venne gravemente limitata la libertà di pensiero. Le gerarchie ecclesiastiche divennero sempre più intolleranti e iniziarono a perseguitare anche coloro che si dichiaravano cristiani ma avevano idee differenti dall'unica opinione ufficiale permessa ( e incomprensibile alla maggioranza dei cristiani ) riguardante il concetto di Trinità divina.



    Per come lo possono capire i giovani degli anni Duemila, il concetto può essere semplificato in questo modo:

    Esiste un unico Dio.
    Egli vive da sempre, dall’eternità.
    Per lui il tempo non esiste.
    Il tempo inizia ad esistere quando Dio decide di creare l’universo.
    Dio entra nella storia umana (che è quella che ci interessa) manifestandosi così come Creatore, come Padre.
    Egli sapeva da sempre, sin da quando in Lui si manifestò l’idea di creare il mondo che sulla terra gli uomini avrebbero disobbedito ai suoi ordini (così come forse avranno disobbedito ai suoi ordini altre creature su altri pianeti).
    Per ristabilire l’ordine e l’amicizia con gli uomini, Dio sapeva da sempre che avrebbe dovuto assumere una natura umana, manifestarsi sulla terra, vivere un certo periodo di tempo in mezzo agli uomini , essere crocifisso e risorgere.
    Dio quindi in un certo periodo temporale ben preciso ( circa duemila anni fa) si è manifestato come Uomo Dio, come Gesù il Cristo, come Figlio di Dio.

    Dopo la resurrezione, ristabilito l’ordine sulla terra, c’era ancora bisogno che Dio rimanesse in mezzo agli uomini per indirizzarli, per consigliarli, per tenerli sulla buona strada, ed ecco che Dio assume allora le sembianze di Spirito Santo, del Paraclito, del Consolatore.


    Riassumendo, c’è un solo Dio, che assume di volta in volta le sembianze di Padre, di Figlio o di Spirito Santo.

    Dio può essere raffigurato (perché la nostra mente limitata possa impadronirsi del concetto) come un albero con tre rami.
    In ogni ramo scorre la stessa linfa vitale, la stessa sostanza, la stessa natura di albero, ma solo l’insieme del tronco e dei rami gli da la consistenza di albero.
    L’albero è Dio.
    Un ramo è Dio Padre, il Creatore.
    Un ramo è Gesù Cristo, il Figlio.
    Il terzo ramo è lo Spirito Santo, il Consolatore.
    Insieme formano l’albero chiamato Dio.
    Dio è Uno e Trino


    Un’altra raffigurazione della trinità può essere questa( che è ancora lo stesso concetto del primo disegno, solo un pò più moderno e colorato):


    Spunti da una conversazione con frate Antonio da Bergamo.

    leggi il discorso odierno del papa sulla SS.Trinità
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