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1 ottobre 2012

82.2) Frasi.... religiose



Non fare agli altri
cioò che non vuoi
 venga fatto a te.

(frase corta,  ma viene direttamente da Dio che è la Sintesi.)
==========


Si è cristiani quando le nostre mani si aprono ai fratelli per accogliere,

 non per afferrare o impadronirsi, o trattenere o bloccare.

(frase lunga ma è di Frate Antonio da Bergamo, che non ha il dono della sintesi)
=========
Si è cristiani quando i nostri  occhi  non si limitano a  vedere Gesù nei gesti liturgici, ma lo riconosconon  nel quotidiano confronto  con il prossimo e cioè   i nostri vicini, i nostri  colleghi, i nostri fratelli.

(idem c.s.)




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24 giugno 2012

65.2) Che figura! E’ arrivato prima il Dalai Lama del Papa.


Che figura! E’ arrivato prima il Dalai Lama del Papa.


Nelle zone terremotate dell’Emilia è giunto oggi un omino vestito di arancione per portare parole di sollievo, di speranza e di coraggio alla popolazione stremata dalle violenze della serie infinita di scosse telluriche.

Il Dalai Lama è il rappresentante di una religione che nessuno In Emilia sa cosa sia e quali norme di vita predichi.
Eppure deve essere una religione buona se il massimo suo rapprsentante in terra si è preso la briga di venire a portare parole di sollievo a chi in questi giorni è tanto provato dal destino.

Veramente queste parole di speranza e sollievo la gente diell’Emilia se le sarebbe aspettate prima di tutto dal rappresentante della religione che essa professa, come testimoniano le varie chiese e i luoghi di culto spazzati via e distrutti dal terremoto.

E questo rappresentante vestito di bianco, che abita nello sfarzo di palazzi a meno di trecento chilometri da qui, cioè a un ‘ora di viaggio in aereo o due in elicottero, non ha invece ancora trovato il tempo di venirci in questi luoghi.
Ma si sa, è tutto preso da corvi, lettere e trame oscure tra cardinali e prelati da non avere più probabilmente nè tempo nè voglia da dedicare al prossimo sofferente.

Ma ci verrà, è stato finalmente deciso che, per emulazione, nei prossimi giorni egli visiterà questi luoghi e porterà il suo sostegno morale e le sue preghiere alla popolazione che sta portando la croce, come ha portato la croce, senza lamentarsi ma anzi accettando la volontà di Dio, quel fondatore della Chiesa che egli rappresenta.

Comunque che figura: è arrivato prima di lui, proveniente da 10 o 20 mila chilometri di distanza, a portare sollievo e parole buone un omino vestito di arancione.
Che Dio lo benedica.

E se non è amore e comprensione del prossimo, questa!!!



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29 marzo 2012

39.2) oggi sono pessimista

Ci sono giornate storte, in cui vedi tutto nero , in cui sei particolarmente demoralizzato, o forse sei solo  stanco e la vita ti pesa come un macigno.

Ebbene, in una di queste giornate ho scritto questo post, sotto l'impulso della  tristezza più nera.

Ma già, subito dopo averlo scritto, la vita mi è apparsa di nuovo più serena e lieta, come se  avessi vomitato fuori da me  tutto quello che di triste e repellente  mi stavo tenendo dentro.





Ci sono persone dalle piccole spalle fragili su cui Dio mette dei grandi pesi.

Ci sono giorni in cui questi pesi ti fanno crollare.
In quei giorni si vede tutto più nero del solito.
La vita diventa insopportabile.
ma,  ti dici, anche questa dovevo provare.

E ci sono delle persone ben messe  e con delle grandi spalle robuste  
su cui Dio pone solo dei piccolissimi pesi ,
quasi fossero dei confetti,
o sulle quali Dio non pone mai addirittura nessun peso.
Queste persone potrebbero vivere felici e sane e belle,
eppure non lo sono.
Forse la mancanza di pesi le rende tristi e insulse, stupide e corrotte.

E allora?
Allora è meglio avere grossi pesi sulle spalle
e vivere confidando e accettando la volontà di Dio,
oppure essere grandi e grossi e ricchi e belli, ma stupidi e insulsi e tristi?

Caro Dio, decidi Tu,  lascio fare a te.

Ma se mi hai dato spalle fragili,
Ti prego
non esagerare col caricarle di troppi pesi.

Non pensare sempre che io ce la possa fare,
perché a volte,in certi giorni,  
come oggi che sono pessimista e vedo tutto nero,
sono più debole di quanto Tu credi.

E prima che io crolli del tutto o che mi lasci andare
forse è bene che Tu mi tolga qualche peso,
senza necessariamente metterlo sulle spalle di altri
che,   se 
anche piccoli,   hanno già i loro.

Semplicemente, certi pesi, tienili lì sopra le nuvole
oppure annulllali,  falli sparire 
che si sciolgano come neve al sole 
e non esistano più per nessuna spalla umana  fragile o robusta che sia.



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12 febbraio 2012

19.2) Jesus, Chi?????

Jesus, chi?????

Molti giornali riportano oggi la notizia che la Chiesa  ha tenuto un convegno di tre giorni radunando cardinali, vescovi, preti , frati e suore per parlare della figura di Gesù nella società moderna.

Viene da chiedersi: - Ma dove sta la notizia?-
Se non parla di Gesù la Chiesa, chi ne deve parlare?
Forse gli economisti o i politici?
Meglio di no, visto come stanno facendo andare le cose nei campi di loro competenza.
Bene fanno dunque i preti a parlare di Gesù.
E’ il loro compito principale e questo non dovrebbe costituire notizia per i titoloni dei giornali, a meno che si creda che la Chiesa sia rimasta quella che descriveva Dario Fo nella sua commedia “Mistero Buffo”:
Dunque, il Papa , i suoi Cardinali e vescovi e una grande folla stanno visitando in corteo principesco una parrocchia sui colli di Roma, quando la loro attenzione viene attratta da un rumoreggiare di altra folla giù nella vallata sottostante.
Avendo allora il Papa chiesto spiegazioni su cosa avvenisse e sul perché di tale assembramento popolare, gli fu risposto che la folla dei popolani stava seguendo un tale di nome Jesus, noto alla polizia come sobillatore che spargeva odio nei confronti della ricchezza e dei ricchi ed esaltava invece i poveri e i peccatori predicando la preferenza di Dio verso questi ultimi, etc. etc..
Al che, il Papa di rimando: “Jesus, chi????”
Ad evitandum allora  che la Chiesa e il Papa e i Cardinali e i Vescovi e i Preti e i Frati e le Suore si chiedano “Jesus, chi????” è bene dunque che parlino di Gesù, e tengano convegni su Gesù, invece di continuare a sproloquiare sul divieto ai preservativi o essere costretti a parlare di quanti danni facciano ai bimbi i  preti pedofili.

Di perdono, di amore per il prossimo, di Gesù e del suo messaggio i preti devono parlare, e lo facciano partecipando pure a convegni per tutti i giorni dell’anno, senza che ciò costituisca pruriginosa notizia per i nostri giornali così assetati di gossip e scandaletti vari specie se compiuti da persone con la tonaca.


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1 novembre 2011

168.1) I nostri cari sono in Paradiso. Altrimenti il Paradiso non esisterebbe.

I nostri cari sono in Paradiso.
Altrimenti il Paradiso non esisterebbe.





Noi ci rivolgiamo ai nostri cari defunti perchè preghino e intercedano per noi presso i Santi e le Autorità di lassù, per farci ottenere una vita serena lontana dal dolore, dalle malattie e dalla paura.

E tutti noi nella vita abbiamo almeno qualche volta avuto esperienza che la loro protezione è su di noi, perché i nostri cari sono in Paradiso, perché i nostri cari sono ormai santi tra i Santi.

Come potrebbe mio padre, morto a 38 anni lasciando qui una moglie 29enne con quattro figli a carico , non aver interceduto presso le massime Autorità del Paradiso per far si che queste guardassero con occhi di benevolenza la sua famiglia rimasta sulla terra?
E come avrebbe potuto mia madre sopravvivere senza la pensione di reversibilità del marito (non avendo il Tribunale presso cui egli lavorava versato all’Inps i contributi cui egli aveva diritto! - pensate un pò: il Tribunale  che evade la legge!) e con quattro figli di 6 mesi, 4, 6 e 7 anni a carico se il marito, dal cielo, con le sue preghiere non avesse interceduto per lei?

E come avrei potuto io, con due figlie a carico, riuscire a farle diventare grandi e provvedere alla loro istruzione ed educazione, se mia moglie Claudia, morta a 39 anni per un tumore al seno, non avesse richiesto ai Santi del Paradiso di usare benevolenza nei miei confronti affinché mi barcamenassi alla men peggio in questa vita terrena?

I nostri cari quindi, certamente sono in Paradiso, e da lassù pregano e intercedono per noi.
Perciò, almeno oggi che è la festa di tutti i Santi, e domani festa dei defunti, eleviamo un pensiero di ringraziamento a loro che stanno in Paradiso , e a Colui che ha creato questo luogo di felicità dove tutti noi al termine della nostra vita ci ritroveremo per celebrare finalmente insieme la gloria del nostro Creatore e per pregarlo affinchè interceda  per i nostri cari fratelli rimasti sulla Terra.


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18 marzo 2011

50.1) Fondamentalismo e integralismo religioso.

Integralismo religioso e fondamentalismo.

Nell'uso corrente, termini come integralismo e fondamentalismo hanno acquisito il significato generico e approssimativo di propensione all'oppressione e alla violenza – che potrebbe essere anche solo verbale – da parte di gruppi religiosi nel portare avanti le loro idee e tradizioni.

I due termini, che vengono usati semplicemente come sinonimi di “fanatismo”, hanno origini e significati diversi.
Il fondamentalismo nasce in alcune chiese protestanti, e indica una serie di principî inderogabili e fondamentali, fra i quali ha un particolare rilievo il principio di fede secondo cui la Bibbia, in tutto ciò che afferma, è da considerarsi priva di errori, incluse le sue parti storiche e scientifiche, mentre, al contrario i cattolici, gli ortodossi, le Chiese protestanti storiche (luterani, calvinisti) e gli anglicani, invece, affermano che la Bibbia essendo ispirata da Dio sia perciò infallibile solo in materia di fede e di morale, ma non necessariamente esente da errori nelle sue parti storiche e scientifiche (come a voler dire che Dio non sbaglia mai quando ci indica dei principi morali da seguire, ma è completamente inaffidabile quando parla di cose scientifiche, proprio Lui che ha creato il mondo e le leggi fisiche, scientifiche e matematiche che lo governano).
Mah, misteri del fanatismo religioso.

In particolare, il principio di fondamentalismo in ambito cattolico , prevede che non possa essere negato ai cattolici il diritto-dovere di promuovere integralmente e portare avanti le proprie posizioni e rivendicazioni anche in ambito legislativo trasformando così praticamente alcune leggi, nel momento stesso in cui tali posizioni venissero forzosamente imposte anche ai non cattolici, in integralismo religioso.

L'uso denigratorio del termine integralismo è conseguente alle polemiche sorte a causa delle differenze tra convinzioni religiose e leggi statali, cioè nasce dagli attriti tra la sfera politica e la sfera religiosa.
Diversamente da un programma di azione politica, che deve necessariamente tenere conto dell’evolversi della società, dei nuovi costumi, delle nuove richieste della popolazione, e deve quindi essere mutevole ed adattabile alle nuove situazioni di fatto, le dottrine religiose tendono invece ad essere praticamente immutabili cambiando assai lentamente col passare del tempo, e rimanendo per questo motivo indietro anni luce rispetto alle mutate esigenze e richieste della società civile.
Per dirla in parole povere, uno Stato governato dal fondamentalismo e dall'integralismo religioso, rimane indietro nelle sue leggi, rispetto alle mutate esigenze della società civile e diventa uno Stato ingiusto , perchè trasforma le convinzioni morali ed etiche di una sola parte in obblighi generalizzati per l’intera popolazione.

Quindi è decisamente meglio tenere distinte le sfere della politica e dell'economia dalla religione, qualunque essa sia.
E' auspicabile non essere mai governati dai preti, che si chiamino sacerdoti o ayatollah o imam o talibans, perchè uno Stato così è fonte di ingiustizie sociali e di arretratezza di costumi.
E’ doveroso che lo Stato sia laico e quindi aperto, senza principi fondamentali o integrali da seguire, alle mutevoli istanze della società.



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    12 aprile 2010

    65.0) preti pedofili

    Il fenomeno dei preti pedofili.


     Si fa presto a dire che tutti i preti sono pedofili, ma questa affermazione è vera solo per gli anticlericali, perché generalizzare è sbagliato, e bisogna saper distinguere le affermazioni vere da quelle false.
    Di fronte alle tempeste di questi giorni che parlano di preti pedofili , comunque la pensiamo, è bene evitare di esprimere giudizi sommari e ricette troppo facili.
    Si deve essere ben consapevoli che l’intento di fondo di queste accuse è quello di mettere in discussione l’autorevolezza educativa della Chiesa cattolica. L’obiettivo dell’accerchiamento mediatico di cui essa è fatta oggetto è quello di convincere la pubblica opinione mondiale che questa Istituzione non può più essere considerata come maestra di vita e di virtù, essendo essa stessa portatrice di vizi odiosi e aberranti verso i più indifesi.

    Si afferma che la pedofilia dei preti sia da ricercare nella legge ecclesiale che impedisce il loro matrimonio , senza tener conto che l’astinenza dei preti, quando c’è di mezzo una vera vocazione, non è che l’altra faccia del voto di povertà.
    L’autentico sacerdote, infatti, - dal parroco di campagna al Papa, - deve poter chiudere la sua vita terrena senza lasciare legami materiali con le cose o con le persone, attraverso vincoli di possesso o di parentela, ma deve possedere in vita e lasciare e trasmettere quindi al termine di essa solo dei profondi insegnamenti e esempi morali e spirituali.

    E tuttavia, è anche vero che anche in questo contesto di voti di povertà e di astinenza sessuale, il fenomeno della pedofilia si annida in modo subdolo e preoccupante.
    Anche se è tutto da dimostrare che la percentuale di preti con esperienze di pedofilia sia superiore a quella della popolazione in generale, o di altre categorie di persone a stretto contatto con la gioventù, come gli educatori, i professori, gli allenatori o gli istruttori di palestra , non bisogna mai accettare di considerare del tutto "ovvio" e "inevitabile" che esista una certa quantità "statisticamente tollerabile " di preti pedofili .
    Fa quindi meraviglia che alcuni intellettuali dicano che la cosa in sé non dovrebbe più nemmeno fare notizia e quindi è del tutto fuorviante che si creino inutili e inopportuni scandalismi contro la Chiesa, essendo anche la pedofilia dei preti in qualche modo un fenomeno "scontato" e "normale" dei tempi in cui viviamo.

    La Chiesa non ha mai spiegato perché fare il prete cattolico non attenui, o perlomeno non ponga un freno morale, a queste disinvolte tendenze che, non dimentichiamolo, producono veri e propri crimini e non peccatucci veniali.
    Da coloro che si proclamano predicatori di verità divine nonché strenui difensori della vita fin dallo stato embrionale, sempre pronti a condannare tutto e tutti, ci si dovrebbe attendere quantomeno un minimo di coerenza e di comportamenti esemplari, ma evidentemente così non è.




    Al di là di questi aspetti viene da chiedersi perché alcuni preti diventino pedofili.
    Molti ritengono che sia uno degli effetti del celibato forzato, ma se dipendesse semplicemente da questo, dovremmo osservare somiglianze statistiche con analoghe situazioni di castità obbligatoria,come ad esempio i vedovi o i carcerati, cosa che non risulta.
    Del resto, se la condizione di celibato diventasse insostenibile per il prete, perché non ripiegare nella normale eterosessualità adulta, più o meno clandestina?
    Ce ne sono stati in ogni epoca di preti che hanno mancato al loro voto di castità con prostitute o donne disponibili.
    No, certamente il comportamento pedofilo non può essere spiegato con la semplice repressione sessuale, nemmeno se esasperata e prolungata negli anni. 

    Sebbene la pedofilia sia un crimine particolarmente odioso perché colpisce le vittime più indifese e innocenti va tuttavia detto che essa evidenzia uno stato di regressione psichica da parte di chi la mette in atto. La mancanza di maturità sessuale da parte dei preti, l'aver represso fin dai tempi del Seminario la propria sessualità, potrebbe aver “fissato” lo stato evolutivo psichico ad uno stadio preadolescenziale.

     
    Si è osservato che l’età media delle vittime è spesso compresa fra gli 8 e i 12 anni e che nella quasi totalità dei casi si tratta di pedofilia omosessuale, il che ci fa capire come il prete pedofilo abbia pesanti conflitti da risolvere con sé stesso, con la propria sessualità, con la propria storia e soprattutto con la propria identità.
    Ed anche le occasioni in cui viene esplicata questa aberrante pratica sono da ricercare nella stessa missione dei preti , che per motivi educazionali sono in stretto contatto on il mondo dell’adolescenza come ad esempio nella gestione di un oratorio o di un collegio, oppure nella complice intimità che si viene a creare durante una confessione faccia a faccia tra un adolescente e un sacerdote nel confessionale, situazioni tutte queste dove possono crearsi minacciose influenze e stati di ricattabilità.


    Fare il prete quindi oggi è sempre più difficile e comporta una vera vocazione, e una grande dose di virtù morali e un impegno di vita quasi eroico, viste le tentazioni e la seduzione dei sensi che il mondo moderno propone .
    Eppure noi di preti così abbiamo bisogno, mentre per i preti pedofili auspichiamo una veloce riduzione allo stato laicale e un carcere duro e prolungato.

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    5 dicembre 2009

    440) Crocifisso e tolleranza religiosa.


    Il cristianesimo è oggi l'unica religione che può essere, senza grandi conseguenze, denigrata e disprezzata.







    Provate a dire a un musulmano di convertirsi al Cristianesimo.
    Non lo farà mai in modo esplicito, perché rischia la vita.
    Prima o poi lo ammazzeranno.
    Persino abbracciare usi e costumi dei ragazzi occidentali è costato la vita ad alcune ragazze musulmane in Italia, ammazzate dai loro stessi genitori che non tolleravano l’abbandono di certe usanze religiose da parte delle loro figlie.
    Alcuni benpensanti si scagliano contro il Crocifisso perché purtroppo quella croce per millenni è stata usata non come simbolo di amore ma di violenza e di oppressione, è stata roteata come un simbolo di atrocità di morte.
    Eppure, chiediamoci, oggi cosa c'entra il crocefisso con gli errori e le atrocità della Chiesa e del suo apparato di potere?
    Il Crocifisso ci parla di un uomo sofferente sulla croce che chiede perdono a Dio per i peccati del mondo e si offre come vittima, nel salvifico martirio, con l’intento di far desistere Dio dalla sua ira verso gli uomini.
    Dobbiamo imparare a vedere il valore estetico del simbolo senza lasciarci impressionare dalle sofferenze umane inflitte in suo nome nei secoli bui da eserciti di sciagurati che invece di amore e pace seminavano terrore e morte, esattamente così come possiamo ammirare l'imponenza delle piramidi senza che veniamo disgustati dal pensiero e dalla constatazione del sudore, del sangue e della morte degli schiavi che le hanno edificate.
    Il Crocifisso e', oggi più che mai, un richiamo alla solidarietà umana, alla pace, alla lotta contro la povertà, all' eguaglianza, alla tolleranza e un monito contro la provvisorietà e la caducità del benessere materiale. Si potrebbe dire che e' uno splendido messaggio socialista, solidarista, laico e umanitario.
    Esso andrebbe esposto non solo in tutti i luoghi pubblici, ma ancor di più negli aeroporti, nelle stazioni e ai valichi di frontiera con sotto la scritta: "In questo Paese si cerca di richiamarsi al messaggio universale del Cristo".
    Questo simbolo, questo oggetto appeso ad una parete non incide direttamente sulla libertà delle persone, e non violenta i nostri corpi, per lo meno non quanto un velo che invece nasconde ed esclude.
    Ricordiamoci che pur in mezzo a tutti i suoi difetti e incongruità, la Chiesa cattolica, in nome dei valori rappresentati dal crocifisso, non impicca i peccatori, e nemmeno chiede alle autorità civili di farlo, e accoglie sempre i "peccatori" nel suo seno, pregando che la benedizione celeste scenda su di loro e li purifichi.
    Certamente non è sempre stato così nei secoli bui del passato, ma oggi il messaggio che ci deriva dall’esposizione del crocifisso è un messaggio universalmente, indiscutibilmente e inoppugnabilmente riconosciuto come un messaggio di pace, di sacrificio, di sofferenza, di solidarietà verso gli altri, di rinuncia ai beni terreni, di amore verso tutti, anche, e soprattutto verso i "nemici “.
    Che poi questo messaggio sia stato "tradito" da coloro che ad esso si ispiravano non diminuisce il significato universale del messaggio stesso.




    Qualsiasi individuo sulla terra, che voglia dare alla sua esistenza un valore anche religioso, si "deve"riconoscere in questi valori trasmessi dal messaggio del Cristo inchiodato sulla croce.
    Poi può continuare ad essere mussulmano o ebreo o buddista.
    Il messaggio della Croce può solo arricchire la sua esperienza religiosa, non certo offenderla o irritarla.
    Altrimenti sarebbe un cristiano, un musulmano, un ebreo, un buddista integralista, che vede solo quello che gli dicono di vedere e usa la religione come arma politica non per andare d’accordo con gli altri ma per renderli schiavi.
    E questa visione fondamentalista del mondo sarà la nostra rovina, una volta che si siano abbandonati i valori universali del Crocifisso, perché ci vuole poco a immaginare nel futuro ronde di incappucciati beoti che vanno a stanare casa per casa gli infedeli, a qualsiasi religione appartengano.

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    18 settembre 2009

    373) Vivere la religione quasi fosse un macigno sulle nostre spalle.




    Vivere la religione quasi fosse un macigno sulle nostre spalle.

    Ancora nei primordi dell’umanità l’uomo scopre, attraverso i fenomeni e le forze della natura, di cui egli ignora le leggi, la presenza della divinità, e sviluppa attraverso certi rituali e certi comportamenti pratici un rapporto con questo Qualcuno che egli ha capito essergli superiore.
    Nasce così la religione naturale, fatta di sentimento e gusto dell’Infinito, che stabilisce una dipendenza dell’uomo da una Realtà misteriosa totalmente al di fuori di lui e un legame che unisce l’uomo a Dio.
    Nascono le prime pratiche religiose connesse al rapporto con l’Essere soprannaturale: la venerazione del Divino, i sacrifici rituali, il culto dei morti.
    La religione primitiva è un sentimento di rispetto e di fede ispirato dal senso del divino che si ritrova in ogni singola persona, e che differisce da individuo ad individuo.
    Molte saranno poi le religioni che l’uomo svilupperà lungo i secoli, considerando esse un insieme di vari elementi, quali la dottrina, le preghiere, i riti, i racconti, le abitudini, le credenze, le regole di comportamento, le cerimonie e la liturgia che caratterizzano una specifica religione e che sono trasmessi di generazione in generazione.
    La religione è anche portatrice di una certa visione del mondo che stabilisce ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ed è basata su una dottrina che spiega il rapporto dell’uomo con tutto ciò che sta di là della realtà materiale, ovvero con la sfera ultraterrena.
    Purtroppo ogni religione si ritiene depositaria degli insegnamenti divini e unica portatrice della Verità. Questo atteggiamento genera incomprensioni e diffidenze verso altri popoli e crea il presupposto di conflitti e guerre contro chi professa altre religioni.
    Ma le guerre e le contrapposizioni avvengono e sono sempre avvenute anche per altri motivi che non siano quelli religiosi. Infatti sono innumerevoli le volte nel corso dei secoli nelle quali, in nome di miti sostitutivi quali il potere, il denaro, il successo, il partito, la scienza, sono state violate le regole della pacifica convivenza tra le Nazioni e sono state massacrate intere popolazioni.

    La sete di Dio, il bisogno di Dio, cioè la religione intesa nel senso primordiale, dovrebbe essere intesa come un aiuto all’uomo per vivere meglio la propria vita, al fine di incanalarla verso obiettivi non solo terreni ma anche spirituali e ultraterreni.
    La religione è una marcia in più che l'uomo religioso ha rispetto all'ateo.
    Ogni religione proprio per fare in modo che gli uomini camminino su vie diritte, dignitose e pacifiche per la comunità e la convivenza sociale, insegna l’ubbidienza, il sacrificio personale, l’umiltà, la rassegnazione, ed indica nell’osservanza o mancata osservanza di queste regole imposte dalla Divinità, la meritata felicità o il giusto castigo nell’al di là.

    A volte le persone si identificano pienamente con la dottrina e i dogmi di una determinata religione, ed altre volte invece seguono maggiormente i riti, la tradizione e le usanze interpretando il tutto in maniera personale e cervellotica, e creandosi una propria religione privata, che di quella ufficiale conserva solo il nome esteriore.

    In questo modo col passare dei secoli, si è spesse volte travisato il perché di singole norme o di singole usanze, e se ne è perso il vero significato interiore.
    Ad esempio, per i musulmani i divieti di bere alcolici o di mangiare carne di maiale erano legati alle condizioni di vita di certe popolazioni nomadi dell’Arabia, dove il caldo, la poca igiene e la mancanza di efficaci metodi di conservazione del cibo potevano portare a conseguenze di malattie catastrofiche per la popolazione.
    Oggigiorno, per un musulmano trapiantato in Europa questi motivi di divieto , a ben vedere non esistono più ed eppure, rimanendo molto diffusa l’ignoranza sul perché di certe norme religiose, i divieti sono ancora praticati e seguiti .
    Il mese di Ramadan, nel quale è vietato mangiare e bere lungo la giornata, era stato voluto dal Messaggero della volontà divina, come un atto di penitenza e di omaggio all’Essere creatore.
    Ma un conto era per le popolazioni dell’epoca starsene tutto il giorno a oziare sotto una tenda al riparo dal sole in attesa della abbondante cena serale, un conto è per un musulmano che lavora in Europa con la schiena ricurva sotto una serra a 50 o 60 gradi di temperatura a raccogliere pomodori o insalata, starsene tutto il giorno senza poter bere una goccia d’acqua.

    Qui la religione è vissuta non come una marcia in più per l’uomo, ma come una maledizione, come se un macigno di enormi proporzioni fosse stato posato sulle nostre spalle per renderci la vita sempre più complicata.
    Di una religione così, che ci chiede dei sacrifici senza senso e senza un perché, proprio non ne abbiamo bisogno.
    Non la vogliamo una religione così.
    Non è più un elevare la mente a Dio, ma è un elevare parolacce a Dio, per le condizioni inumane nelle quali ci costringe a vivere.
    E invece non è Lui che ci impone queste regole assurde, ma siamo noi uomini, con la nostra interpretazione del cavolo che non va a vedere il motivo e il perché di una certa usanza, che ci facciamo del male da soli e poi imprechiamo contro la volontà divina.
    Che non c’entra niente.


    Sempre per stare nella religione musulmana, ma ci sarebbero esempi a bizzeffe anche in quella cattolico cristiana, l’aver predicato per millenni l’odio contro chi professa un’altra religione, e l’assoluta necessità di non derogare da certe usanze medioevali, impedisce alle ragazze di fede musulmana e magari nate in Italia da famiglie da decenni qui trapiantate , di studiare la lingua italiana e di frequentare o fidanzarsi con ragazzi italiani.
    In questi ultimi mesi due fatti di sangue hanno tristemente fatto tornare alla ribalta questa concezione erronea e retrograda della stessa religione musulmana.
    Due papà, due brave persone e sicuramente due bravi lavoratori, amanti e orgogliosi della propria famiglia , hanno preferito ammazzare in modo barbaro le loro figlie perché frequentavano o si erano fidanzate con ragazzi italiani di religione diversa dalla musulmana ed anche perché esse avrebbero voluto vivere non più con le ferree regole medievali della loro religione, ma avere gli stessi comportamenti delle loro amiche o colleghe di lavoro italiane.
    Evidentemente questi padri di famiglia sono stati indottrinati a concepire la religione non come un modo per vivere meglio la propria vita e quella dei propri familiari, ma come un pesante macigno che una divinità che gode della sofferenza umana ha loro caricato sulle spalle per una vita infelice di qua e magari peggiore di là.

    Ma santo Iddio, o Allah, o Maometto, o Buddha, o come diavolo lo volete chiamare, non era meglio se quei due padri di famiglia invece che così religiosi, fossero stati un po’ più atei?
    Magari avessero vissuto la loro religione in modo un po’ più distaccato e un po’ più intelligente!
    Oggi le loro figlie sarebbero ancora in vita, e loro, anziché in carcere, forse sarebbero a passeggio con dei nipotini.


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    1 agosto 2009

    324) La Chiesa di Roma prende i fedeli a scomuniche in faccia.




    La Chiesa di Roma prende i fedeli a scomuniche in faccia.



    In seguito all’autorizzazione da parte delle autorità sanitarie italiane per la diffusione e la vendita della pillola abortiva Ru486, le autorità ecclesiastiche vaticane hanno espresso la determinazione di scomunicare la donna che utilizzerà tale pillola e il medico che glie l’avrà prescritta o che l'avrà aiutata nell'atto abortivo.

    Essendo completamente ignoranti sull’argomento scomunica noi del bar abbiamo chiesto a Frate Antonio da Bergamo alcune delucidazioni.

    La scomunica la dà il Papa, o l’autorità religiosa da lui delegata, per motivi religiosi.
    La persona scomunicata non fa più parte della comunità di quella religione, in questo caso la cattolica, perché ha rifiutato o ha compiuto degli atti, che hanno causato gravi infrazioni alla morale e alla dottrina riconosciuta e professata dalla Chiesa.
    La scomunica non significa strada aperta per l’inferno, non è una condanna certa per l’inferno, in quanto il giudizio finale lo può dare solo Dio, e non il Papa o un suo delegato, i quali per altro dopo aver condannato affidano lo scomunicato alla misericordia di Dio, e non è sempre detto che Dio la pensi allo stesso modo del Papa, anzi.

    Lo scomunicato, non facendo più parte della comunità ecclesiale, non può più partecipare ai sacramenti.
    Nella vita pratica, per chi riceve la scomunica non cambia niente. E' solo nell'interiorità dell' animo che avvengono i mutamenti, per alcune persone a volte devastanti e insopportabili.
    Peggiore sarebbe stato ricevere la scomunica da Cristo in persona, ma Lui è molto più lungimirante e tollerante di questi signori che pretendono di agire in Suo nome.
    L’atto di scomunica, è presente oltre che nella religione cattolica anche in quella ebraica, ed è di due tipi.
    1)latae sententiae
    Implica che lo scomunicando abbia compiuto degli atti talmente delittuosi o riprovevoli al punto tale che non è necessario che la scomunica gli venga esplicitamente notificata da un ente ecclesiastico.
    Chi compie un certo atto, per il semplice fatto di averlo compiuto, si trova ad essere automaticamente scomunicato.


    Negli anni del dopoguerra, in Italia, chi votava per il Partito comunista italiano, era automaticamente scomunicato Oggi non accade più anche perchè forse non c’è più nessuno che voti comunista.






    Ai nostri giorni è automaticamente scomunicato
    -chi ricorre all’aborto come pratica anticoncezionale e chi aiuta a procurare tale aborto.
    -i divorziati
    -chi è responsabile di apostasia, eresia, scisma o simonia.(e a parte il clero e gli addetti ai lavori, è chiaro che siano ben pochi i cristiani che sappiano il significato di questi reati).

    2) Ferendae sententiae,
    quando la condanna alla scomunica non è così automatica come nel precedente caso, ma deve essere nominativamente inflitta da un organismo ecclesiale.
    Lo scomunicato, dopo la notifica di questo atto non è più in comunione con la Chiesa, e cioè non fa più parte di essa, poiché non si è comportato secondo gli insegnamenti che essa professa.

    Ieri, 31 luglio 2009, avendo il sistema sanitario italiano autorizzato la diffusione e la vendita in Italia della pillola Ru486, le autorità ecclesiastiche hanno espresso la determinazione di scomunicare per latae sententiae la donna che utilizzerà tale pillola e il medico che glie l’avrà prescritta.
    Ora, a parte il fatto che non è ancora chiaro se rientreranno in tale scomunica anche i farmacisti che la vendono, coloro che lavorano nelle case farmaceutiche che producono tale medicinale, i pubblicitari che lo reclamizzano, e i tipografi che hanno materialmente stampato e confezionato l’imballaggio e la confezione cartacea contenente le pastiglie,ed anche i giornali stessi che riportano la notizia ed anche chi, magari attraverso un blog, ne parla, ci si deve porre la domanda se la religione cattolica sia una religione che, come dice il suo stesso nome, abbraccia tutta la Terra, o se invece certe leggi valgano solo per l’Italia, perché questo è il dubbio, che cioè noi italiani dobbiamo obbedire oltre a quelle del nostro parlamento anche alle leggi dello stato del Vaticano, vista la contiguità dei due Stati.
    La stessa pillola Ru486 venduta negli altri Stati, fa automaticamente entrare in vigore anche presso i cattolici di tali Nazioni la sconunica latae sententiae, o è solo da noi in Italia che entra in vigore tale decreto ecclesiastico?
    C’è anche da fare un appunto sul fatto che ogni tanto poi le scomuniche vengono revocate, com’è accaduto recentemente per quella che aveva colpito per venti anni i seguaci del vescovo Lefevbre, con ciò stesso venendo a dichiarare la fallibilità di tale strumento di condanna religiosa.
    Quindi gli scomunicati non devono disperare: tra qualche anno la Chiesa, pur senza ammetterlo esplicitamente, ma anzi con qualche scusa più o meno sensata, toglierà la scomunica e la smetterà di prendere a pesci in faccia, pardon a scomuniche in faccia, i suoi fedeli.
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    7 giugno 2009

    264) La TRINITA’, per come la capisco io.





    La TRINITA’, per come la capisco io.









    Oggi la Chiesa cattolica celebra la festa cristiana della Santissima Trinità.
    Il concetto di Trinità ha da sempre fatto impazzire gli studiosi e i teologi, ed ha dato origine nel corso dei secoli a diverse eresie, e su di esso si sono a più riprese pronunciati alcuni Concili ecumenici.
    L’interpretazione che ne ha dato il Concilio di Nicea (325 d.c.). fu quella di dichiarare che Padre, Figlio e Spirito Santo formano la Trinità divina, per cui se ne deduce il concetto che Dio è Uno e Trino.

    E fin qui, se uno non è addetto ai lavori, non è che si capisca molto.

    Siccome dalle popolazioni barbare più primitive, non ancora abbastanza evolute culturalmente per accettare il raffinato concetto di Trinità, continuavano a sorgere dubbi ed interpretazioni discordanti con il principio stabilito, l'istituzione Chiesa, ormai entrata in collaborazione con gli Stati, ha imposto nei secoli un insegnamento della religione dogmatico, autoritario e fanatico.
    Furono stabilite delle "verità dogmatiche" (cioè da accettare senza discutere) e un po' alla volta venne gravemente limitata la libertà di pensiero. Le gerarchie ecclesiastiche divennero sempre più intolleranti e iniziarono a perseguitare anche coloro che si dichiaravano cristiani ma avevano idee differenti dall'unica opinione ufficiale permessa ( e incomprensibile alla maggioranza dei cristiani ) riguardante il concetto di Trinità divina.



    Per come lo possono capire i giovani degli anni Duemila, il concetto può essere semplificato in questo modo:

    Esiste un unico Dio.
    Egli vive da sempre, dall’eternità.
    Per lui il tempo non esiste.
    Il tempo inizia ad esistere quando Dio decide di creare l’universo.
    Dio entra nella storia umana (che è quella che ci interessa) manifestandosi così come Creatore, come Padre.
    Egli sapeva da sempre, sin da quando in Lui si manifestò l’idea di creare il mondo che sulla terra gli uomini avrebbero disobbedito ai suoi ordini (così come forse avranno disobbedito ai suoi ordini altre creature su altri pianeti).
    Per ristabilire l’ordine e l’amicizia con gli uomini, Dio sapeva da sempre che avrebbe dovuto assumere una natura umana, manifestarsi sulla terra, vivere un certo periodo di tempo in mezzo agli uomini , essere crocifisso e risorgere.
    Dio quindi in un certo periodo temporale ben preciso ( circa duemila anni fa) si è manifestato come Uomo Dio, come Gesù il Cristo, come Figlio di Dio.

    Dopo la resurrezione, ristabilito l’ordine sulla terra, c’era ancora bisogno che Dio rimanesse in mezzo agli uomini per indirizzarli, per consigliarli, per tenerli sulla buona strada, ed ecco che Dio assume allora le sembianze di Spirito Santo, del Paraclito, del Consolatore.


    Riassumendo, c’è un solo Dio, che assume di volta in volta le sembianze di Padre, di Figlio o di Spirito Santo.

    Dio può essere raffigurato (perché la nostra mente limitata possa impadronirsi del concetto) come un albero con tre rami.
    In ogni ramo scorre la stessa linfa vitale, la stessa sostanza, la stessa natura di albero, ma solo l’insieme del tronco e dei rami gli da la consistenza di albero.
    L’albero è Dio.
    Un ramo è Dio Padre, il Creatore.
    Un ramo è Gesù Cristo, il Figlio.
    Il terzo ramo è lo Spirito Santo, il Consolatore.
    Insieme formano l’albero chiamato Dio.
    Dio è Uno e Trino


    Un’altra raffigurazione della trinità può essere questa( che è ancora lo stesso concetto del primo disegno, solo un pò più moderno e colorato):


    Spunti da una conversazione con frate Antonio da Bergamo.

    leggi il discorso odierno del papa sulla SS.Trinità
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    7 aprile 2009

    218) Il terremoto è un castigo di Dio? I castighi di Dio non esistono.




    Il terremoto è un castigo di Dio? I castighi di Dio non esistono.


    Is the earthquake a punishment of God? The punishments of God don't exist.



    Ma perché Dio dovrebbe godere come un pazzo nel vederci soffrire?

    Ho sentito affermare da alcuni che i terremoti, le pestilenze, le carestie, avvengono perché nel mondo gli uomini si stanno comportando male, perchè offendono Dio in mille modi e quindi Egli li castiga inviando sulla terra delle calamità o delle malattie.
    E’ il Suo modo di difendersi dal male che gli procura l’umanità.

    Mi viene spontaneo pensare che ci sono in giro delle persone davvero stupide e veramente cattive d’animo.
    Siccome poi in genere queste cose le dicono delle persone che praticano la religione, e tra loro anche dei preti, credo sia giusto far loro notare come questo modo di interpretare Dio sia sbagliato prima di tutto nei confronti di Dio, e poi sia anche contrario alla religione che essi dicono di praticare o i cui insegnamenti dovrebbero diffondere.
    Ma volete che Dio ci abbia creato per poi farci soffrire?
    Ma nemmeno il più cattivo dei papà mette al mondo un figlio sperando che questi abbia sfortuna nella vita, ed anzi dandosi da fare per rendergli la vita difficile e piena di sofferenze.
    Se non lo facciamo noi uomini, volete che lo faccia Dio?
    Nel Vangelo stesso è riportato un episodio nel quale si narra che fu chiesto a Gesù come mai fosse accaduto ad alcuni Galilei di essere coinvolti in un fatto tragico. Gli interroganti volevano sapere se quei Galilei erano più peccatori di altri essendo incappati in tale triste sciagura.
    Gesù blocca immediatamente tutte le possibili supposizioni dei presenti circa l’accaduto, e afferma, in maniera perentoria, che quegli uomini non erano più peccatori di altri, pur avendo avuto quel triste destino.
    "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei per avere subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo".

    Quello di credere che Dio sia lì a godere come un pazzo nel veder soffrire gli uomini, ed anzi che proprio per vederli soffrire di più, ogni tanto mandi sulla terra delle calamità o delle pestilenze per farne strage, è un modo contorto di interpretare la religione.
    Ma in che religione credono costoro?

    Io non bazzico molto in liturgia o cose di Chiesa, ma credo che Dio (o con qualsiasi nome sia chiamato) sappia che gli uomini su questa terra hanno già il loro bel daffare nell’affrontare le azioni quotidiane per la sopravvivenza e la convivenza con gli altri, ed infatti si è limitato a chiedere a loro solamente un senso di riconoscenza e di amore verso di Lui e un impegno a prodigarsi per il prossimo.
    Due cose. Due comandamenti, che poi in pratica sono uno solo (amare gli altri uomini,il prossimo, dimostrando così di amare Dio che li ha creati).
    Nient’altro.

    La religione è tutta qui.
    Non è un ulteriore peso che grava sulle spalle dei noi uomini.
    E’ solo un invito a voler bene a Dio che ci ha creati e al prossimo con il quale dobbiamo convivere su questa terra.
    Poi Lui nell’aldilà giudicherà il modo come ci siamo comportati e ci darà il premio o il castigo.
    Ma mentre siamo qui non ci manda né castighi né sciagure.

    Nel caso particolare del terremoto in Abruzzo, accaduto in una zona da tutti riconosciuta ad alto pericolo sismico, i morti che ci sono stati si sarebbero potuti in gran parte evitare se gli edifici fossero stati costruiti con criteri antisismici oppure messi in sicurezza antisismica.
    Ad esempio, l’ospedale dell’Aquila, che è quasi del tutto completamente crollato, è stato costruito neanche dieci anni fa.
    Nessun castigo di Dio, solo pura e semplice imbecillità e responsabilità umana.






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    26 agosto 2008

    4) due parole sull' Islamismo

    L’islam è violenza?

    L’Islam è la religione più diffusa nel mondo, ancora più del cristianesimo (un miliardo e trecento milioni di fedeli contro un miliardo e cento milioni).
    Molti di noi, in Occidente, a causa del poco che sappiamo su questa religione, siamo convinti che l’Islamismo sia una religione che predica anche la violenza.
    Questo, tuttavia, non è vero e va sfatato.

    Il termine Islam significa “ sottomissione a Dio (Allah)” e ogni musulmano deve sottostare alla legge di Allah, manifestata attraverso i tutti i profeti riconosciuti, da Adamo fino a Cristo, e per ultimo al Profeta Maometto.

    Questa legge divina impone non la violenza, ma l’amore tra tutte le persone a qualsiasi religione esse appartengano, il rispetto, l’aiuto vicendevole etc.
    In pratica insegna lo stesso comandamento cristiano,” Ama Dio e ama il prossimo come te stesso”.

    Gli insegnamenti che Maometto ha ricevuto da Allah, sono stati raccolti nel Sacro Corano, così come per i cristiani gli insegnamenti di Gesù sono raccolti nei Vangeli, negli Atti degli Apostoli e nell'Apocalisse.
    Il Corano insegna “la diritta via”, cioè il vivere secondo le leggi di Allah, che indicano il dovere di operare il bene, fare la carità, non commettere peccati, aiutare i più deboli, difenderli contro le ingiustizie.

    Per far si che l’uomo sia sempre con la mente rivolta al suo Dio, Maometto ha stabilito cinque momenti obbligatori per le preghiere giornaliere: mattino, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto e sera.
    Questo poco spazio temporale tra una preghiera e l’altra, dovrebbe fare in modo che il fedele islamico non abbia il tempo per peccare, e qualora fosse soggetto a tentazione, l’imminenza della prossima preghiera dovrebbe dargli la forza per resistere.

    Anche i musulmani credono nell’Inferno e nel Paradiso.
    Dice il Corano:” Se chiedete perdono al vostro Signore e tornate a Lui pentiti, Egli vi darà piena soddisfazione in questa vita fino al termine prescritto, e darà ad ogni meritevole il merito suo. 
    Se invece Gli volgerete le spalle, temo per voi il castigo nel gran giorno”.
    “In verità il tuo Signore (Allah) è sollecito nel castigo ma sa anche perdonare con infinita misericordia”.
    “Invocate il vostro Signore umilmente e in segreto. Egli non ama i trasgressori” 
    “Non spargete la corruzione sulla terra. Invocatelo con timore e desiderio. La misericordia di Allah è vicina a coloro che fanno il bene”.
    Praticamente sono gli stessi insegnamenti portati avanti da Gesù, il quale viene riconosciuto dai musulmani non come Figlio di Dio, ma come un Profeta, inferiore solo a Maometto.

    Il Corano, è un insieme di norme religiose e di comportamenti di vita.
    Infatti elenca alcune cose lecite ed altre che non si possono fare, dilungandosi in modo molto dettagliato sul modo di vestire, sull’alimentazione pura ed impura, sulle norme sessuali e matrimoniali, sul dovere di pagare le tasse, sulle norme ereditarie, etc.

    “Ecco quello che vi comando : Non avvicinatevi , se non per il meglio, ai beni dell’orfano; riempite la misura e date il peso con giustizia; non imponete a nessuno oltre le sue possibilità; quando parlate siate giusti, anche se è coinvolto un parente;…”
    “In verità questa è la mia “Retta via”, seguitela.”

    L’islamismo è quindi una religione che predica il bene.
    Come mai molti di noi sono convinti che invece sia una religione che predica la violenza?
    Una differenza sostanziale con la nostra religione cristiana, è che l’Islam chiede ai propri seguaci di lottare per la causa di Allah,  darsi da fare cioè per estendere la parola di Dio per il mondo.
    Questa parola “lottare”, "darsi da fare"  ( “jihad”), è purtroppo interpretata da alcuni fanatici come sforzo militare, come obbligo di combattere per la difesa e la diffusione della religione.

    Ogni religione ha i sui seguaci tiepidi (che seguono solo alcune norme che fanno comodo a loro), i seguaci praticanti e i seguaci fanatici. Questi ultimi credono in un dio cattivo, pronto solo a castigare e punire chi non osserva anche un solo precetto,e con le loro interpretazioni della legge divina ci rendono la vita impossibile, e queste persone fanatiche esistono anche nel cristianesimo e nell'l’ebraismo.
    Chi di noi non ha mai visto quegli ebrei vestiti di nero, col cappello piatto in testa, che si inginocchiano davanti al muro del pianto lacrimando come agnellini, recitando a memoria i versetti della Bibbia e giurando di non lasciar prevalere il male nella loro nazione?
    Essi sono un problema persino per lo Stato di Israele.

    Chi di noi non conosce qualcuno che rimpiange la Messa in latino, le preghiere biascicate senza comprendere quello che si diceva, i "bei tempi" in cui la Chiesa negava il funerale ai divorziati e ai suicidi, e se per caso ti lavavi i denti al mattino della domenica e qualche goccia d'acqua ti scivolava in gola poi non potevi accostarti alla comunione?
    I "bei tempi" in cui al venerdì non si poteva mangiare la carne, ma ci si poteva però ingozzare con dei bei pranzi succulenti a base di pesce?

    Tutte queste persone in fondo sono dei fanatici religiosi, che confondono il messaggio religioso con le esteriorità e perciò non dobbiamo meravigliarci che anche la religione islamica abbia i suoi seguaci fanatici.
    Il problema è che questi fanatismi vengono finanziati, guidati, armati e fatti propri da personaggi ricchissimi e senza scrupoli, assetati di adulazione e avidi di potere, che non esitano a manipolare le menti dei loro seguaci, insegnando loro false interpretazioni dell’Islamismo e incitandoli a compiere stragi di infedeli, colpevoli solo di non credere nel loro Dio Allah.
    Si dice che se Bin Laden avesse utilizzato le sue immense ricchezze , il suo carisma e i suoi seguaci per costruire ospedali, scuole, industrie invece di comprare armi e seminare odio e terrore,  sarebbe stato  l’uomo più amato e venerato nel mondo.

    Ma l’interpretazione fanatica dell’Islamismo diffusa da Bin Laden, non è certo la religione predicata da Maometto che riconosce in Allah il Dio buono e misericordioso, capace di grandi imprese e di grandi perdoni.

    L’Islamismo diventerà una grande religione di pace, come in effetti è, se tutti noi elimineremo  alla radice tutte quelle ragioni che inducono, sulla faccia della terra, migliaia di disgraziati, di sfruttati, di disperati a farsi saltare in aria o a simpatizzare con le centrali terroristiche.

    Togliamo dal mondo lo sfruttamento e le ingiustizie, e che ognuno sia libero di credere nel Dio che vuole, perché Dio o Allah o Jahvè, o comunque lo si chiami, ha creato l’uomo per farne un essere felice, pur nelle difficoltà e nella fatica quotidiane.

    Di certo, se Dio (comunque lo si chiami) volesse il nostro male e volesse distruggere la nostra vita, non avrebbe bisogno di utilizzare fanatici o terroristi, ma con  un Suo solo batter di ciglia potrebbe porre  fine al pianeta Terra.
    E speriamo che ciò succeda il più in là possibile.