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10 giugno 2014

52.4) Bergamo scimmiotta le città europee nella lotta contro i barboni.

Bergamo scimmiotta le città europee nella sua lotta contro i barboni.

Bergamo voleva essere considerata la città europea della cultura per il 2019, ma essendole stata preferita Mantova,    i suoi amministratori locali non hanno fatto di meglio che pensare di scimmiottare le città europee nella lotta contro i barboni e i senza tetto che  si sdraiano  di notte negli  gli spazi vuoti sotto un ponte, sotto un porticato, nell'atrio di un palazzo o  addirittura sulle panchine pubbliche per riposare le loro membra stanche.

Perbacco, si sono detti, se  vietano il bivacco città come Londra o Copenhagen  o Vienna,  noi chi siamo che invece tolleriamo il  degrado dello spettacolo  della gente sporca e puzzolente   nelle nostre strade o sulle nostre panchine?
Ragazzi, siamo in Europa ormai, e alle  usanze europee ci dobbiamo adattare.
D'altronde non sognavamo fino a poche settimane fa di andare in Europa  persino con la nostra Atalanta?.
E allora comportiamoci da europei e rendiamo vita dura ai barboni  che sono la feccia della società.


(N:B:Questi meschini  intellettuali da strapazzo   purtroppo non hanno ancora capito che invece la vera feccia della società  non sono i senza tetto o i barboni, che poverini non hanno colpa se la vita li  sta trattando più come  stracci che come esseri umani,  ma  bensì proprio quelle persone che pensano, parlano e agiscono come loro oggi, inventandosi sbarre e chiodi, e che troveremo magari domani    implicati in  vicende di concussione, corruzione  e  scandali tipo  Mose ed Expo). 


 Ma così purtroppo va la vita e allora  godiamoci purtroppo  le panchine  con la sbarra anti barbone,  e speriamo che quelli che verranno dopo,  un pò più intelligenti,  quella sbarra  la tolgano  via al più presto.











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26 settembre 2012

78.2) Sfido io che inquina!





L' Unione Europea in questi giorni  ha bacchettato il Comune di Bergamo dichiarando che il territorio di questo Comune è uno tra i più inquinati d'Italia.

E ti credo!
Lo stiamo dicendo da qualche anno che   il rumore di  tutti questi aerei che partono e arrivano   e  i loro scarichi che riversano sulla città  tonnellate  di kerosene hanno   reso invivibile il territorio attorno  all'eroporto  e ridotto l'aria di Bergamo irrespirabile e fonte di  malattie.

Adesso che finalmente anche in Europa se ne sono accorti, chissà che le nostre Autorità  decidano di dare una regolata  a questo  benedetto aeroporto , che è si una benedizione per chi vi lavora e per  i turisti,  ma una maledizione per coloro  che  ne devono  sopportare l'inquinamento vivendoci accanto. 

E non è che le case siano venute su accanto all'aeroporrto che c'era già per l'imbecillità dei bergamaschi : è lui che da piccolo aeroclub  si è ingrandito anno dopo anno  fino a diventare quel mostro ecologico che oggi è e che fa dire all'Europa che Bergamo è l'unica città al mondo con un aeroporto  inquinante incorporato nel suo centro.


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17 novembre 2011

177.1) Concorso per Bergamo 2019 capitale europea della cultura

Concorso per Bergamo 2019 capitale europea della cultura

Ho letto ieri  sul giornale che c'è un concorso per creare un logo per la candidatura di Bergamo quale capitale europea della cultura per l'anno 2019.
Il termine ultimo per presentare gli elaborati scadeva oggi 17/11/11 e perciò, per divertimento  ho voluto provare anch'io a produrre qualche logo per l'avvenimento, senza tuttavia partecipare al concorso.
Quando sarà il momento confronterò i cinque bozzzetti vincenti con i miei e vedrò così se è valsa la pena di buttar via un paio d'ore della giornata odierna per cimentarmi  in questa impresa.


Il concorso non distribuisce premi ai vincitori, se non una medaglia ricordo.


I criteri da seguire erano i seguenti:
Identificazione di Bergamo e dicitura Capitale della cultura europea del 2019.



Per identificare Bergamo ho usato oltre alla scritta BG, anche i colori giallo e rosso della bandiera municipale ( che sono gli stessi colori della città di Roma).
Per identificare la parola "cultura" ho usato  il copricapo usato dagli universitari al conseguimento della laurea, oppure una pila di libri. 

A me i  bozzetti sono piaciuti e nel redigerli mi sono divertito un paio d'ore.



















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3 settembre 2011

149.1) L 'aeroporto di Bergamo Orio al Serio si dia una regolata!

Gli abitanti dei paesi confinanti con Orio al Serio, sorvolati in fase di decollo e di atterraggio dagli aerei, non ne possono più.
Quello che era fino a 20 anni fa un piccolo aeroporto militare , sede anche di un aeroclub per conseguire il diploma di pilota, è ormai diventato uno dei più importanti aeroporti d'Italia per mole di traffico aereo e di passeggeri e merci trasportate.
Nelle case continuamente sorvolate dagli aerei non si vive più: rumore. smog, kerosene , una patina di sporcizia si deposita sulle case e nei polmoni degli abitanti.

Orio al serio si ridimensioni: è l'auspicio di quanti vivono da queste parti.

Almeno i cargo merci e i voli charter partano e atterrino a Montichiari, 40 km.più in là, dove i decolli e gli atterraggi non sorvolano a bassa quota nessuna abitazione.



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30 maggio 2011

92.1) Piste ciclabili volanti sui cieli di Bergamo

Piste ciclabili volanti sui cieli di Bergamo


All’’aeroporto di Milano Bergamo Orio al Serio (non  potevate dargli un nome ancora più lungo, aggiungendo magari Lombardia, Padania, Italia?) c’è il divieto di fare decollare o atterrare aerei da mezzanotte alle sei di mattina.





Che cos’ erano allora stamane alle 5, 22 e alle 5, 28 quei cosi che si sono levati in volo?
Erano forse due biciclette volanti piene di bagagli e di merci quelle cose rumorose che hanno sorvolato i nostri paesi ed hanno svegliato metà della popolazione locale?
Nei cieli dei nostri paesi attorno all’aeroporto è stata forse istituita una pista ciclabile volante, dove ci si possa alzare in volo ad ogni ora del giorno e della notte?
Rompere le scatole e il sonno di migliaia di  persone non è più reato?

Provi qualcuno di noi a parcheggiare in divieto di sosta o passare col semaforo rosso, o non pagare il canone Rai o peggio la tassa per il Consorzio di bonifica della media Pianura (???), e vedrà che multe e che penalità gli arriveranno addosso. Non lo lasceranno più in pace fintanto che non si sarà messo in regola.
Invece la società che gestisce l’aeroporto può fare evidentemente quello che vuole.
Può firmare delle regole e poi non rispettarle. Tanto chi le dirà mai qualcosa?
Perché, dicono, l’aeroporto dà lavoro a ventimila persone e di questi tempi non sono bruscolini.
Si certo, però è anche vero che rompe le palle a centomila.
Ed anche questa è sacrosanta verità .

Santo Iddio, se ci sono regole che di notte non si vola, di notte non si voli.
Ci vuole tanto a farle rispettare?
Solo i poveri cristi devono rispettarle, le regole?


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21 marzo 2011

53.1) Disabilità e normalità.

Disabilità e normalità.
Pensieri e riflessioni sul mondo della disabilità.

Ho incontrato nei giorni scorsi durante un convegno organizzato dall’Anmic sui temi della disabilità, il mio amico Frate Antonio da Bergamo che da tempo non vedevo.
Egli sa che da anni dono parte del mio tempo libero a questa Associazione che tutela le persone svantaggiate e quindi, dopo i convenevoli, con naturalezza ci ci siamo introdotti sull’argomento della disabilità.
Nel suo argomentare egli mi ha mostrato il punto di vista e le esperienze di un disabile forse inesistente, e tuttavia ho subito capito che quanto mi stava raccontando era frutto di alcune confidenze ricevute da persone disabili.
Ho qui trascritto il senso del colloquio, dando la voce al suo disabile immaginario.

Come ci chiamano.
Nel corso della storia umana si sono usate molte espressioni per definire le persone come noi: storpi, paralitici, zoppi, infermi, subnormali, ecc.
Sono solo parole, ma anche le parole possono aiutare o possono complicare, possono innalzare steccati o favorire il dialogo, possono creare amicizia e solidarietà o suscitare rabbia e ribellione, specialmente quando vengono usate non per valorizzare la persona o per far comprendere meglio una situazione, ma per disprezzare ed emarginare.

Qualche volta fermarsi a riflettere sulle parole può essere stimolante, perchè anche se viviamo nella società dell'immagine, la parola mantiene sempre la sua importanza.


Attualmente sono di moda due parole: handicappato e disabile.
La prima mi sembrava la migliore, anche se io non amo molto i termini stranieri, ma quando ho letto su una rivista l'origine di tale parola mi sono ritrovato a riderci sopra.



Handicap, è un termine usato dagli inglesi nelle corse dei cavalli, dove, per garantire una gara equa, ai cavalli migliori e più veloci vengono assegnati degli handicap (svantaggi), ossia partono dopo quelli "normali".
Se si prova a trasportare questo concetto nel campo umano, il risultato comico che se ne ricava è il seguente: forse che noi handicappati eravamo talmente "superdotati" che nella corsa della vita il buon Dio ha dovuto darci degli handicap per non far sfigurare i "poveri normali"?
Per fortuna di tutti, gli uomini non sono cavalli e la vita non è (o almeno non dovrebbe essere) una competizione, ma un luogo in cui sognare e costruire il nostro futuro e dove nessuno è così handicappato da non aver nulla da donare, e nessuno e così normale da non aver bisogno degli altri.

L'espressione disabile mi appare quindi meno comica, maggiormente realistica e forse più gradita all'orecchio.
In fondo ogni persona possiede le proprie abilità e le proprie disabilità. 

È vero , confrontandomi con gli altri io non so fare alcune cose e per questo vengo chiamato disabile: io sono disabile nel mangiare, nel linguaggio e nella deambulazione, ma mi chiedo allora, a mò di provocazione, perché non vengano etichettati disabili anche coloro che non sanno suonare il violino, coloro che non sanno disegnare o dipingere, coloro che non sanno nuotare, ecc.

Sicuramente ci sono delle abilità "straordinarie" che solo determinate persone possiedono e sviluppano, e delle abilità normali che la maggioranza delle persone possiede e che ci permettono di definire ciò che è normale.

Quindi, che cos'è la normalità?
A grandi linee può essere definita come la capacità di compiere i "normali atti quotidiani": mangiare, vestirsi, lavarsi, lavorare, passeggiare per la strada, curare i propri interessi.
Mi viene spontanea qui una prima riflessione: al giorno d’oggi il rinchiudersi in un ufficio ed usare un computer. è un'attività lavorativa definita normale che può essere svolta egregiamente anche da una persona che non possieda particolari doti fisiche e neanche intellettive (tanto per sfatare anche il mondo dei computer).
Probabilmente poi la stessa persona che oggi è definita normale, non sarebbe in grado di cacciare con una rudimentale lancia, che era una normale attività della preistoria. Ciò per dire che il concetto di normalità è molto variabile e aleatorio.

Cosa significa essere disabili?


Rispondere ad una domanda del genere penso sia un'impresa ardua.
Innanzitutto è bene ricordare che come la categoria umana comprende gli uomini e le donne, gli alti e i piccoli, i belli e i brutti, gli introversi e gli estroversi e via dicendo, anche nella categoria dei disabili ci sono una "varietà infinita di casi". Chiunque abbia incontrato più persone disabili, sa che, grosso modo, tale categoria può essere suddivisa in tre gruppi: disabili fisici, disabili a livello intellettivo, e persone che presentano insieme disabilità sia fisiche che psichiche.
Inoltre in ogni singola persona queste disabilità si presentano in gradi e modalità diverse, per cui anche ogni disabile, come ogni persona su questa terra, è unico e originale, spesso anche nel proprio handicap.

Disabili di serie A e di serie B ?
Comunque è giusto ammettere che anche tra i disabili esistono i disabili di serie A e quelli di serie B.
Io ad esempio sono un disabile fisico, ho una vita molto piena e ricca: leggo, uso il computer, sono inserito in parrocchia, in oratorio, nelle varie realtà del paese.
Ho sempre incontrato persone che mi hanno dato una mano e mi apprezzano come persona.
E penso che gli handicappati fisici siano quelli privilegiati, quelli che in qualche modo, hanno ricevuto i posti migliori nell'universo della disabilità.
A volte io mi sento persino sopravvalutato e ciò mi capita quando leggo sul volto delle persone che incontro lo stupore e la meraviglia, forse perché c'è il pregiudizio che uno che cammina male o non cammina affatto, che ha dei movimenti incontrollati o che emette suoni non proprio angelici dalla propria bocca, sia per forza anche un mezzo deficiente mentale.
Quando tale pregiudizio è abbattuto dalla realtà, ecco che subentra l'ammirazione, l'apprezzamento e a volte, a mio avviso, anche la sopravvalutazione delle capacità.

Quelli che, invece, si trovano ancora in una situazione di emarginazione, quelli che non suscitano ammirato stupore, quelli che anche nelle scuole vengono "sopportati" perché lo impone la legge sull'inserimento scolastico, sono gli handicappati psichici.
Di essi io non posso dire molto e anzi devo confessare che anch'io spesso mi sento molto a disagio nel dialogo con una persona con problemi mentali.
Però è certo che anch’essi sono persone con le proprie potenzialità, con la propria voglia di vivere, e con le quali si possono costruire delle belle amicizie.
Spesso mi è capitato di sentire, da parte delle persone cosiddette normali, che un handicap mentale è preferibile a quello fisico, in quanto la persona che non capisce, per usare un'espressione popolare, non si rende conto della propria situazione e quindi soffre di meno di una persona che fisicamente è impedita ma si rende perfettamente conto di ciò che gli altri fanno e che lui non potrà mai fare.
Personalmente mi trovo in totale disaccordo con tale affermazione, prima di tutto per esperienza personale perchè è vero che a volte si soffre per quello che non si può fare, ma è altrettanto vero e molto bello avere la piena consapevolezza delle molte cose che si possono fare, delle proprie risorse interiori e dei propri limiti.
Inoltre anche l'handicap psichico non corrisponde per forza con l'inconsapevolezza e perciò anche se una persona non "ragiona al cento per cento" (in base a quali canoni di normalità poi non si sa), penso che non sia assolutamente immune dalla sofferenza.

Ritornando alla domanda iniziale: “Cosa significa essere disabili?”, posso tentare una risposta del tutto personale proponendo un paragone.
Per me vedere un ragazzo che corre in scioltezza e in piena libertà, oppure  guardare una persona seduta a tavola che con estrema semplicità e disinvoltura manovra con delicatezza forchetta e coltello, è simile all'ammirazione e allo stupore che una persona "normale" può provare nel vedere al circo un individuo che cammina e danza su una corda sospesa in aria, o le dita di un pianista che saltellano sui tasti di un pianoforte creando una stupenda melodia.
Per il pianista è normale suonare il pianoforte, per il funambolo è normale camminare su una corda, per quasi tutti è normale saper usare forchetta e coltello a tavola.
Per me, che fin dalla nascita mi trovo in questa condizione e perciò non conosco "altre normalità", è normale muovermi male, parlare con difficoltà, ecc.
Per me, in un certo senso, è normale essere disabile.

Io ritengo che la normalità posseduta dalla maggioranza delle persone non possa  diventare l'unico modello di normalità, ma ognuno deve imparare a vivere con la propria normalità e ad interagire con quella altrui, che non è una anormalità o una disabilità, bensì semplicemente una normalità diversa.


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    1 agosto 2010

    128.0) Temporali fuori e dentro di noi.

    Temporali fuori e dentro di noi.




    Stamattina, mentre guidavo l’automobile,  un temporale di una violenza inaudita mi ha colpito.
    Tuoni, lampi, fulmini e chicchi di grandine grossi come palline da ping pong.
    Buio sulla terra com fosse notte, tanto che i lampioni delle strade  si sono improvvisamente accesi, salvo poi spegnersi del tutto, dopo qualche momento, quando l’Enel, per paura dei fulmini sulle centraline,  ha staccato la spina.
    Semafori fuori uso e senza alcun  lampeggio.
    Il tutto è durato una buona mezz’ora e per fortuna sono riuscito a fermarmi  al riparo sotto un cavalcavia  della superstrada con altri malcapitati  automobilisti.
    Parlando tra di noi, quello che ci stupiva non era tanto il fatto che ci fossero dei temporali, che anzi in questa stagione, con il caldo che faceva erano i benvenuti, ma come mai  essi fossero  così’ potenti e distruttivi rispetto al passato.

    Il mio compagno di viaggio, l’amico fraterno Frate Antonio da Bergamo, si è  improvvisato allora "cicerone"  ed ha sfoderato agli astanti ,  riuniti in un gruppetto sotto il cavalcavia,  nel perdurare del temporale,  tutto il suo sapere sull’argomento “clima  temporalesco”.
    E' purtroppo vero ci informò, che oggi , a causa  del  surriscaldamento dell’atmosfera cittadina i temporali sulle città sono diventati più violenti, che nei decenni scorsi.
    La causa di questi temporali  quasi apocalittici  è dovuta al fatto che  l’aria umida e molto fresca di provenienza atlantica si scontra  con l’aria calda sospinta sulla Penisola da un robusto anticiclone africano,  formando così una miscela “esplosiva”.
    Lo scontro tra due masse d’aria così diverse, produce un numero incredibilmente alto di temporali particolarmente violenti e dagli effetti disastrosi, con grandinate eccezionali, trombe d’aria, fulmini e a volte catastrofiche alluvioni.




    Ma la vera causa di questo  incattivirsi dei temporali estivi è dovuta al fatto  che l’anticiclone delle Azzorre, che porta con sé aria fresca atlantica e  garantisce alla nostra penisola clima  stabile estivo,  da qualche tempo è latitante, e  lascia che  il vero padrone del Mediterraneo sia l’ anticiclone africano, portatore di aria  calda subsahariana.
    Se poi alla latitanza dell’anticiclone delle Azzorre si sommano anche il deterioramento dell’effetto serra, (a causa del buco dell’ozono)  e il surriscaldamento del Globo,  l’instabilità del clima estivo è assicurata  e gli scontri violenti tra masse di aria calda e fredda  si fanno sempre più numerosi e violenti.
    L’effetto serra è la capacità dell’atmosfera di trattenere più o meno calore al suo interno e quindi esso, regola le escursioni di temperatura fra il giorno e la notte e fra le zone in ombra e quelle illuminate.
    Infatti la superficie terrestre viene riscaldata sfruttando l'energia proveniente dal Sole in due modi: per 1/3 grazie all'assorbimento diretto dell'energia proveniente dal Sole e per 2/3 a causa della chiusura dell'atmosfera che  trattiene, grazie all'effetto serra, l'energia "solare" rimandata in alto  dalla superficie terrestre sotto forma di radiazione infrarossa (l'atmosfera infatti non è scaldata direttamente dai raggi solari ma dalla superficie terrestre  che assorbe   e respinge  in alto i raggi solari).
    Se non ci fosse l’effetto serra,la temperatura  media sulla superficie della Terra sarebbe di circa -18 C ( meno 18 gradi) mentre, grazie ad esso, il valore reale effettivo è di circa +14 C,( più 14 gradi)  ovvero molto al di sopra del punto di congelamento dell'acqua,  consentendo così la vita come la conosciamo.
    Nel sistema solare, oltre che sulla Terra, l'effetto serra regola le condizioni termiche su Marte, Venere e Titano ed è per questo che  qualcuno ogni tanto pensa che su tali pianeti forse ci sia possibilità di vita.




    Se l’effetto serra viene alterato, ad esempio con la creazione di buchi nell’ozono, i raggi  solari  penetrano più facilmente nell’atmosfera, producendo guai gravissimi di surriscaldamento.
    Infatti i buchi nell’ozono riducono  lo strato di ozono  che funge da filtro  contro  le radiazioni ultraviolette dei raggi solari che sono dannose oltre che per la salute dell’uomo,  per la fotosintesi delle piante (con conseguente rischio di diminuzione dei raccolti) e portano alla distruzione  di frazioni importanti del plancton che è alla base della catena alimentare marina.




    Purtroppo  l’uomo,  credendosi  il padrone della terra, contribuisce con i suoi comportamenti scriteriati a creare buchi nell’ozono inquinando l’ atmosfera  con la continua e crescente combustione di fonti fossili a scopo energetico, con  la deforestazione tropicale, e con la produzione   dei  gas CFC emessi quotidianamente dalle ciminiere  delle industrie: che determinano  un aumento in atmosfera dell'anidride carbonica (CO2), del metano (CH4), del protossido di azoto o ossido di azoto (N2O) e dell'ozono (O3) innalzando così di qualche grado  l'effetto serra naturale .


    Ricordandosi  della veste che portava, frate Antonio da Bergamo  ha poi approfittato dell’occasione per fare un parallelo  tra l’aumentata violenza dei fenomeni temporaleschi  della natura e  l’aumento della  violenza  dentro il cuore umano.
    Infatti delitti, ruberie, corruzione,  malversazioni  e comportamenti scorretti   anche  da parte di persone che  fino  ad ieri  venivano ritenute modello di virtù,  sono ormai all’ordine del giorno e ci fanno capire come anche nell’animo umano siano venuti a crearsi dei buchi  nello strato di  rispettabilità che  circonda la nostra coscienza.


    E tutto questo a causa dello smodato  desiderio di apparire, di possedere, di primeggiare , di  farsi notare, di distinguersi dalla massa  e dal gregge, avendo ormai abbandonato  la strada  che la millenaria  voce del Signore ci aveva  finora  indicato, magari fatta di  sentieri impervi e stretti, da percorrere con sacrificio  ma  che tuttavia portavano alla meta, per  imboccare l’autostrada dei nostri  vizi, larga, in discesa  e  ben asfaltata, ma ricca di  insidie e pericoli  mortali per la nostra sopravvivenza spirituale.










    Al termine di questa dotta lezione di "clima temporalesco  dentro e fuori di noi",  (il temporale nel frattempo si era  attenuato) ,  ci siamo lasciati ringraziando  con un caloroso applauso il nostro cicerone, e ripartendo ognuno di noi per la propria destinazione.


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    17 marzo 2010

    49.0) Ormai a Bergamo sotto le rotte degli aerei si vive stressati così.



    Ormai a Bergamo sotto le rotte degli aerei si vive stressati così.


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    25 gennaio 2010

    19.0) Che pavidi e interessati gli amministratori della città di Bergamo!

    Che pavidi e interessati gli amministratori della città di Bergamo!


    Le autorità comunali di Bergamo ieri, domenica 24 gennaio ,hanno stabilito il divieto di circolazione delle automobili vecchie di dieci anni per le strade della città.
    Per combattere l'inquinamento atmosferico, hanno detto.
    Ora, posto che l’inquinamento dell’aria è la risultante di quello prodotto sia dalle auto, che dal riscaldamento delle case, che dagli scarichi degli aerei in sorvolo a bassa quota sul cielo della città, molti cittadini avrebbero voluto sapere perché il divieto abbia riguardato solamente il fermo delle automobili vecchie e non anche il fermo degli aerei dall’aeroporto cittadino.
    Il Comune e la Provincia possiedono quote di minoranza del capitale della società che gestisce l’aeroporto, ed allora forse è per questo che gli aerei non inquinano e non devono essare fermati, perché questa società deve guadagnare,e molto, altrimenti Comune e Provincia non ne traggono alcun beneficio economico.

    Ma è proprio così intoccabile questa società proprietaria dell’ aeroporto, che le viene concesso di inquinare a tutto spiano, sia con gli scarichi che con il rumore dei decolli, degli atterraggi e dei sorvoli a bassa quota, la vita di una città che fino a vent’anni fa era considerata tranquilla e sonnolenta periferia di Milano, e che ora è diventata una rumorosa camera a gas?

    Non è che il Comnune e la Provincia, enti che per loro natura dovrebbero curare la salute e il benessere dei cittadini che amministrano, non siano forse depositari di un conflitto di interessi, nel possedere quote del capitale di una società che inquina e rovina la vita a molte persone?

    A cosa sia quindi servito il parziale fermo della automobili di ieri, è un fitto mistero, ma non si è lontani dal vero nel ritenere che sia servito solo a rompere le scatole alla parte più debole della popolazione, a coloro cioè che non possono permettersi, per motivi economici,di comperarsi un’auto o un suv nuovi.
    Bel modo di governare la città: autorità comunali, e provinciali, forti con i deboli e deboli con i forti.
    Come tutti, come sempre. 




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    5 gennaio 2010

    4.0) Considerazioni sulla masturbazione, a cura di frate Antonio da Bergamo, uno che se ne intende.


    Considerazioni sulla masturbazione, a cura di frate Antonio da Bergamo, uno che se ne intende.

    Col mio amico. Frate Antonio da Bergamo, affrontiamo ogni tanto vari temi.
    Da qualche giorno l’argomento trattato è la masturbazione.
    Se essa sia lecita, se sia o meno offensiva verso Dio, chi la pratica, perché la si pratica, se faccia bene o male alla salute fisica.
    Qui di seguito riporto alcune considerazioni sull’argomento, precisando che esse sono frutto di colloqui con una persona seria e istruita, che sull’argomento ha fatto molti studi e che quindi se ne intende.

    Dunque, masturbarsi, in sé, non è peccato.
     Il peccato è un’offesa volontaria e consapevole a Dio.
    Io lo voglio proprio offendere, Dio; per motivi miei; gliene voglio proprio dire quattro, e quattro di quelle belle pepate.
    Voglio che capisca che Lui con me non si può permettere di agire così.
    Dio deve darsi una regolata nei miei confronti.
    Qui sta il peccato.
    Pretendere di trattare Dio come fosse uno sbarbatello che deve obbedire a quello che gli diciamo noi di fare, questo è peccato.



    Ma che c’entra il masturbarsi con l’offesa a Dio?
    Io voglio solo ricavare piacere dal mio corpo, così come mi farebbe piacere in una fredda giornata invernale entrare in un bar a bere una bella tazza di cioccolata calda e dolce.
    Bere una cioccolata calda e dolce offende forse Dio?
    Forse offende i miliardi di persone che nel mondo non se la possono permettere, ma di certo Dio con la mia cioccolata calda e dolce che sto bevendo non c’entra nulla.
    E allora perché se un giovane, una giovane, un carcerato, un vedovo, una qualsiasi persona toccano i loro organi sessuali o quelli di un partner consenziente per ricavarne un piacere, questo atto viene interpretato come un’offesa volontaria a Dio?  Ma perbacco, se non hanno fatto voto di castità, costoro, non c’è nessuna offesa a Dio.

    Cause della masturbazione
    Normalmente le cause più profonde che stanno alla base dell’atto della masturbazione evidenziano problemi di solitudine, di mancanza di relazioni appaganti, mancanza di interessi ed emozioni nella vita. E indicano anche una mancanza di accettazione di sé stessi oppure di sentimenti d'inferiorità, tutte cause queste che possono condurre una persona a cercare relazioni sessuali in un mondo fantasma.
    Perché nella masturbazione, piuttosto che nell'atto fisico in sé, il peccato sta prevalentemente nelle fantasie sessuali coinvolte.
    Detto questo, è evidente che qualsiasi comportamento che non siamo in grado di dominare è sbagliato, poiché diventa una forma di mania ripetitiva, di seduzione, di dipendenza, di bisogno, di schiavitù, di droga della nostra volontà. Per questa ragione, ogni atto di masturbazione pur non essendo in sé peccaminoso, a causa delle fantasticherie sessuali implicate, molte volte certamente lo diventa.
    Anche se non c'è alcuna prova che la stimolazione sessuale abbia effetti secondari dannosi. e pur non essendo un peccato, la masturbazione è tuttavia da sconsigliarsi e dovrebbe essere evitata a causa della relazione fra la masturbazione frequente e il pericolo di nutrire tentazioni e fantasie sessuali.


    Quali sono i problemi legati alla masturbazione?

    1. Può facilmente diventare un legame, dominare la volontà di una persona come fosse una dipendenza, una droga (un peccato) e quindi, di riflesso, dominare la vita di una persona.

    2. Può divenire un ostacolo per relazioni sessuali gratificanti nel matrimonio.

    3. Può danneggiare le relazioni con altre persone, specialmente se siamo tentati di vederle come potenziali partner nelle fantasie sessuali.

    4. Vivere in un mondo di fantasia – evitando così relazioni con altre persone – può incoraggiarci a divenire più egoisti e interessati solo a noi stessi, e questo contrasta con il comandamento cardine del cristianesimo: Ama il prossimo tuo come te stesso.


    Il business della pornografia
    Dietro la masturbazione c’è tutto un mondo che è interessato al fenomeno delle fantasticherie sessuali, ed è il mondo della pornografia che si avvale dell’editoria pornografica e di strumenti mediatici quali la pay tv, il web, i dvd ed ora anche la trasmissione di immagini e filmati erotici attraverso il cellulare.
    Alzi la mano chi tra noi non ha mai ricevuto da sconosciuti sul proprio cellulare, sms o immagini dal contenuto pornografico.
    Ogni essere umano ha normalmente delle fantasie erotiche, cioè usa l'immaginazione per rappresentarsi delle scene eccitanti eroticamente, senza altro scopo che l'eccitazione in sé: la pornografia è la concretizzazione di queste fantasie in immagini, disegni, scritti, oggetti o altre produzioni.
    Poiché le fantasie erotiche sono molto simili tra loro, di solito il materiale pornografico prodotto da un editore, con le scene erotiche immaginate da un’equipe di professionisti del sesso, risulta eccitante per un pubblico molto vasto. Il fine della pornografia e lo scopo per cui viene usata è quindi di indurre uno stato di eccitazione sessuale nel maggior numero di persone, per ricavarne un sempre più vasto tornaconto economico.
    Tutte le persone che si nutrono di fantasticherie e di depravazioni sessuali diventeranno consumatori di queste riviste e dei filmini hard appositamente prodotti per loro, e con i loro acquisti incrementeranno il giro d’affari di editori spregiudicati e molte volte malavitosi.

    Il confine tra il lecito e l’illecito
    Tutto questo, permette di constatare ancora una volta quanto sia labile e impreciso il confine tra lecito e illecito, fra innocui capricci e vere depravazioni, tra fantasie sessuali normali e perversioni che possono portare a commettere dei veri e propri reati contro la persona.
    Il peccato, nella masturbazione, consiste quindi non nell’atto in sé, ma nel pericolo di avvicinarsi sempre di più al fuoco delle tentazioni sessuali e di inoltrarsi, volontariamente o ormai schiavizzati, in un mondo fatto di depravazioni, di cattiveria e di reati contro la persona, che sono quanto di più lontano possa esserci dall’amore verso il prossimo, predicato dalle religioni. in primis da quella cattolica.

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    30 luglio 2009

    321) Guerra tra L’Eco di Bergamo e l’Atalanta. Clamoroso autogol del giornale.




    Guerra tra L’Eco di Bergamo e l’Atalanta. Clamoroso autogol del giornale.



    Il nostro caro amico Frate Antonio da Bergamo ci ha tenuti in questi giorni informati sulla diatriba che è improvvisamente scoppiata tra il quotidiano locale “L’Eco di Bergamo” e la società calcistica Atalanta Bergamasca Calcio.

    Dovete sapere che per moltissimi bergamaschi l’Atalanta è un’istituzione irrinunciabile, e che la vita senza il tifo per l’Atalanta sarebbe una vita priva di ogni senso.
    A Bergamo non si dice: ”Vado allo stadio a vedere la partita tra l’Atalanta e qualsiasi altra squadra di calcio”. Si dice semplicemente: "Vado all’Atalanta”.
    Con questo antefatto, qualche giorno fa il suddetto giornale se ne è venuto fuori con un articolo del Direttore, nel quale si informavano i lettori che d’ora innanzi sarebbero stati dedicati meno articoli e interviste all’argomento calcistico, in quanto la società Atalanta si era resa colpevole di lesa maestà nei confronti di qualche giornalista di quella testata forse un pò troppo invadente.

    Beninteso, si premuniva di assicurare il Direttore, i servizi sulla cronaca e i risultati delle partite dell’Atalanta sarebbero stati comunque sottoposti al vaglio dei lettori del quotidiano, ma d’ora innanzi, essendo stati offesi i suoi giornalisti, il quotidiano avrebbe dedicato sempre meno spazio ed enfasi alle avventure o disavventure calcistiche di quella società.

    Il giornale pensava così di ridimensionare la società calcistica in questione. dandole un bel calcione negli stinchi perché si rimettesse in riga e chiedesse scusa per le offese impartite ai suoi giornalisti, ma l’Atalanta, per la verità , di fronte a queste dichiarazioni di guerra, non ha mosso ciglio, non ha rilasciato nessun comunicato.



    A questo punto il giornale nei due giorni successivi ha pubblicato lettere di plauso alla sua linea di dura intransigenza e già pregustava che i dirigenti atalantini si sarebbero recati a Canossa in ginocchio per chiedere scusa delle loro malefatte.
    Invece, con sorpresa e grande scorno del direttore del giornale, nei giorni seguenti la redazione del quotidiano e il suo sito internet sono stati subissati da lettere indignate da parte di numerosi lettori che dichiaravano espressamente la loro rinuncia all’acquisto del giornale se esso non si fosse più interessato alle vicende dell’Atalanta con lo stesso spazio e la stessa enfasi di sempre.
    E non si usavano giri di parole, come è nella natura dei bergamaschi.
    La minaccia alla rinuncia all’acquisto del giornale, veniva anzi motivata con frasi esplicite del tipo: ”Caro Direttore, …del suo giornale mi interessa solo ed esclusivamente l’Atalanta. Letto quello, finito l’interesse.E se non sono stato sufficientemente chiaro, questa mia lettera vale anche quale disdetta dell’abbonamento al suo quotidiano”.
    "Il suo giornale lo leggo solo perché pubblica qualche notizia giornaliera dell’Atalanta; smettete di dare queste notizie e non lo comprerò più".
    "Del suo giornale mi interessa solo l’edizione del lunedì perché racconta la partita dell’Atalanta; anzi, se so che l’Atalanta ha perso, il suo giornale non lo compero neppure.

    Certo che per il Direttore di quel quotidiano e per il suo staff di giornalisti queste lettere devono essere state di grande consolazione. La loro fatica e il loro impegno per confezionare un quotidiano con una sua certa linea politica, con certi suoi ideali, tutto viene messo in discussione e rifiutato da una buona fetta di lettori, ai quali non gliene frega niente di ideali e di linea politica.



    Vogliono semplicemente che il giornale parli di Atalanta e basta. Anzi meglio ancora se cambia nome e diventa “L’Eco dell’Atalanta.”.





    Un bell’autogol per quelli dell’Eco di Bergamo, non c’è che dire. Sono andati a stuzzicare la società calcistica Atalanta, e questa, senza neppure dire ne ao ne bao, attraverso i suoi tifosi gli ha fatto gol.
    Quei giornalisti e quel Direttore non avevano capito molto, finora, dei loro lettori bergamaschi.
    Eppure si fregiano della parola "Bergamo" nel titolo del loro quotidiano.

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