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26 luglio 2012

69.2) Quell'abuso delle ZTL. zone a traffico limitato


Le ZTL - zone a traffico limitato.


In ogni città si stanno estendendo le ZTL - zone a traffico limitato.

Praticamente alla maggior parte dei cittadini viene vietato l’ingresso in alcune parti della propria città.
Lì vi possono entrare solo i residenti.
Nessuno può passare di lì e andarli a disturbare.
Esistono dunque dei cittadini privilegiati che si sono impadroniti di una parte della città con il consenso delle autorità?
E chi gli dà il diritto a queste autorità di proibirmi di recarmi in alcune parti della mia città, per cui pago le tasse e di cui respiro l’aria inquinata?

Io sono contrario, dannatamente contrario a questi abusi di potere delle autorità locali, che in genere vanno a favorire persone già fortunate che abitano in zone di particolare pregio e che non vogliono avere tra i piedi la gente normale.

E se chiunque di noi proibisse agli altri , che so, di entrare nel suo quartiere, o di parcheggiare nelle strade davanti a casa propria?
Se ognuno di noi si creasse la propria ZTL personale?
Che succederebbe, allora?
La guerra civile?
Tu proibisci a me di passare sulle strade davanti a casa tua, ed allora anch’io ti proibisco di passare vicino a casa mia.
Io devo starmene nel mio quartiere ed allora tu stattene nel tuo!

Le nostre autorità locali invece di favorire abusi a favore di persone privilegiate, dovrebbero invece permettere a chiunque di percorrere a piedi, in bici, in moto, in auto, in bus , in camion tutte le strade della propria città, avendo però l’accortezza di creare, invece delle ZTL, delle zone 30,cioè dove la velocità massima effettivamente consentita sia di 30km all’ora.
Si andrà allora obbligatoriamente tutti più piano, ma si potrà andare tutti dappertutto, nella propria città.

E i privilegiati prepotenti e maniaci delle ZTL, che cambino città e se ne vadano,
con le autorità locali loro amiche, a vivere su un’isola dove potranno farvi i propri porci comodi senza avere nessuno che gli passi sui piedi.




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31 maggio 2012

59.2) Quel merlo che zampettando attraversa la strada

Mi era capitato già altre volte di  trovarmi di fronte   a degli animali che attraversavano la strada  proprio mentre stavo arrivando con la mia auto.
Si era trattato  quasi sempre di gatti che   schizzavano veloci   come un lampo da un lato all’atro della strada con balzi prodigiosi  .
Un’altra volta, mi era capitato con un cane  mentre stavo  uscendo pian piano dallo scivolo del mio garage : me lo sono trovato davanti seduto in mezzo alla carreggiata  che mi guardava con due occhioni dolcissimi  senza spostarsi da quella pericolosa posizione, e solo quando con un colpo di clacson  l’ho rumorosamente richiamato alla realtà, si è pigramente alzato e lemme lemme  ha attraversato la strada mettendosi al sicuro sul marciapiedi, dove   osservandolo nello specchietto retrovisore, ho visto che si è di nuovo pigramente sdraiato.
Ma mai mi era capitato di trovarmi davanti i al muso della  macchina un uccellino  che  , sulle sue zampette,  attraversava la strada,
Sono stato colpito dalla calma olimpica di questo   esserino e  gli ho dedicato questo  articolo senza pretese.


Quel merlo che zampettando attraversa la strada.


Avete mai visto un merlo che attraversa la strada zampettando davanti alla vostra macchina proprio quando state arrivando?.
Io si.
Voi no?

Ma in che luogo inquinato siete andati ad abitare che lì non ci sono merli che attraversano la strada?
Comunque sia, il vederlo è uno spettacolo.
Notare questo cosino tutto nero col becco giallo che si mette a zampettare velocemente da un marciapiede all’altro della strada, impaurito dall’arrivo della vostra auto e una volta giunto al sicuro voltarsi a guardarvi negli occhi come a dire: - ma sei scemo? ma non avevi visto che stavo atrraversando? -

Si si caro merlo mio, ti avevo visto e ho anche ammirato il tuo veloce zampettio per metterti in salvo, e comunque mai e poi mai ti avrei investito :- avrai notato spero che ho ridotto a passo d’uomo l’andatura, proprio per agevolarti mentre ti osservavo felice dentro di me per questa insolita situazione che la Natura mi stava offrendo.

Ed ora che sei al sicuro dal traffico, caro merletto mio, vai,  vola e vai , supera siepi e giardini e torna al tuo nido a raccontare ai tuoi piccoli la strana avventura che ti è capitata: di quell’automobilista- cioè - che quasi ti voleva investire, anche se raccontandola così, sai  in cuor tuo di star dicendo una bugia.



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5 dicembre 2011

189.1) Questi saranno forse tempi grigi, ma quelli di prima erano demenziali.





Avere una rappresentanza politica fatta di persone responsabili, 
oneste, 
capaci 
che non bramano solo il potere 
e non cercano soltanto lauti guadagni e privilegi,
è qualunquismo?
è utopia? 
o non è forse un diritto dei cittadini?

Con Monti quasi ci siamo arrivati, 
o perlomeno ci stiamo incamminando su questa strada.

Quella di prima, 
quella del pressapochismo, 
delle buffonate, 
dei propri interessi privati 
l'abbiamo finalmente abbandonata.

Perciò crediamoci nella nuova Italia,
anche se ci verranno chiesti dei sacrifici.

Se non altro noi italiani 
da adesso 
non saremo più indicati come  giullari e buffoni,
come negli ultimi anni ci era accaduto a causa dei nostri governanti.




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27 febbraio 2010

35.0) La Tav in Val di Susa, tra gallerie scavate nell’amianto e sporchi interessi economici.

La Tav in Val di Susa, tra gallerie scavate nell’amianto e sporchi interessi economici.

 
La valle di Susa è una valle che congiunge il Piemonte con la Francia.
In Val di Susa vi sono 39 comuni per una popolazione complessiva di circa 90 mila abitanti. Le località principali sono: Avigliana, Bardonecchia, Bussoleno e Susa.
L'economia della Valle si è da sempre basata sull'agricoltura e sulla pastorizia.
A partire dal secondo dopoguerra, queste attività sono state progressivamente soppiantate dall'industria pesante (siderurgia) e dal terziario avanzato. L'artigianato tradizionale del legno è ancora fiorente nell'Alta Valle.
Il turismo invernale, legato alle stazioni sciistiche di Bardonecchia, Cesana, Sestriere, Sauze d'Oulx, è presente nell'Alta Valle: queste località hanno ospitato numerose sedi di gara dei XX Giochi olimpici invernali nel 2006.

La ferrovia,  il traforo del Frejus e le strade di comunicazione.
In questa valle , per rendere più rapide le comunicazioni tra Italia e Francia, il 22 maggio 1854 fu inaugurata la prima tratta della Ferrovia del Frejus, da Torino a Susa,, con la previsione dello scavo della galleria del Traforo ferroviario del Frejus che venne completato nel 1870 .
La tratta ferroviaria valsusina permettendo di collegare la ferrovia Torino-Bardonecchia con la Francia, assunse così rilevanza internazionale, perché di fatto collegava la Pianura Padana con l'Europa occidentale.
La linea ferroviaria era lunga 77,8 chilometri e superava un dislivello di 1588 metri da Susa e una pendenza dell'8,3% sul versante francese.
Nel 1980, accanto al tunnel ferroviario è stato inaugurato un tunnel stradale sempre sotto il Monte Frejus, poi integrato nel sistema autostradale italiano mediante la costruzione dell'autostrada A32
Per il traffico merci su strada inoltre la valle è attraversata da due strade statali, la Strada Statale 24 e la Strada Statale 25 che si dirigono rispettivamente verso il Colle del Monginevro e il Valico del Moncenisio.


La Tav - (treno ad alta velocità)

È attualmente in discussione il progetto esecutivo per un collegamento ferroviario ad alta velocità che dovrebbe passare attraverso un tunnel sotto il massiccio del Moncenisio per collegare trasversalmente l'Europa dell'Est con le grandi città dell'Europa occidentale.
Il progetto è però avversato dalla popolazione locale che ha dato vita a un movimento per impedire la costruzione dell'opera.
NO TAV è un movimento della popolazione della Val di Susa contro la realizzazione della linea ferroviaria del treno ad alta velocità (TAV) Torino-Lione, nell'ambito della costruzione del cosiddetto corridoio 5 che dovrebbe collegare trasversalmente l'Europa dell'est (a partire da Kiev), con le grandi città dell'Europa occidentale (tra cui Torino, Marsiglia, Barcellona fino a Lisbona).
Vi sono diverse ragioni per cui sono nate le contestazioni:
per il costo dei lavori, stimabile intorno ai 20 miliardi di euro, che potrebbero essere meglio utilizzati raddoppiando o triplicando l’attuale linea ferroviaria esistente della  Val di Susa che è attualmente utilizzata solo per il 38% della sua capacità di traffico
• Per il fatto che il valico tra Torino e Lione secondo le stime sarà l'ultimo a saturarsi nel corridoio 5 da Lisbona a Kiev,, mentre altre tratte ferroviarie ben più congestionate, in particolare da Milano verso Est non sono ancora state costruite.
• per il non-senso di attraversare due volte le Alpi per fare un corridoio transeuropeo che potrebbe essere completamente situato in pianura o bassa collina passando per la Germania meridionale.
per la durata dei lavori (stimata in almeno 15 anni), si può prevedere una notevole quantità di autocarri in transito per le strade della valle necessari per il trasporto di circa 16 milioni di m³ di materiale asportato con lo scavo delle gallerie;
• è stato dimostrato che le montagne valsusine, che in base ai progetti dovranno essere attraversate da lunghe gallerie, hanno al loro interno rocce contenenti amianto ed uranio.
I timori dei contestatori sono che, durante gli scavi ed il trasporto dei detriti, queste sostanze possano diffondersi, anche con condizioni atmosferiche ordinarie, fino alla periferia della vicina Torino. Sembra però che questo punto non abbia motivate basi scientifiche, mentre i contestatori da un lato si oppongono persino ai carotaggi per lo studio ulteriore delle caratteristiche geologiche delle montagne interessate, e dall'altro ipotizzano scenari non ben chiariti razionalmente. Secondo alcuni studiosi di geologia, ( mentre altri sono di parere esattamente opposto), oggi è possibile lavorare e movimentare rocce contenenti amianto in sicurezza, ed esiste la possibilità di monitorare  e verificare se la concentrazione nell'aria supera o no una soglia minima.
costerebbe meno raddoppiare o triplicare la linea attuale a doppio binario che costruire una nuova  linea con relativo traforo di montagne ;
• Esiste il fondato timore di possibili esondazioni della Dora Riparia dovute ai lavori nell'area e il timore di diversi problemi idrici per gli scavi;
la costruzione di un nuovo grandioso elettrodotto per la linea ad alta velocità (molto più grande di quello già esistente, che in passato era stato già causa di un certo malcontento della popolazione valsusina) sarebbe in aperto contrasto con l a ristrettezza dell 'area del territorio valsusino;
• problemi circa l'inquinamento acustico già riscontrati nella linea TAV del centro Italia, moltiplicati per via del luogo in cui viene costruita l'opera (una valle circondata dai monti);
• verranno scavati tunnel sotto le montagne lunghi rispettivamente 50 e 20 chilometri e nel caso di incidenti o problemi tecnici si teme che, visti i trascorsi degli altri tunnel alpini, si verificheranno situazioni di emergenza particolarmente difficili da gestire (secondo alcuni, totalmente ingestibili);
• se la manutenzione delle linee attuali da parte delle ferrovie italiane lascia a desiderare, è presumibile che la linea ad alta velocità andrà incontro allo stesso destino, e anche per questo, invece della costruzione di una nuova linea i  i contestatori della linea Tav  chiedono la manutenzione straordinaria e il miglioramento dei tratti ferroviari già esistenti..
. Mentre i contestatori della Tav mettono in evidenza i danni ambientali della costruzione di tale linea, dato che i tunnel costruendi potranno essere utilizzati sia dai treni merci che dai treni passeggeri ad alta velocità,  i favorevoli fanno notare che le moderne tecniche di scavo e di trattamento del materiale di risulta, sono in grado di garantire la sicurezza dei lavoratori e dell'ambiente circostante. Inoltre, anche per i detriti di scavo non nocivi, la tendenza è quella di eliminare via via le discariche a giorno, facilmente alterabili da piogge e venti, .come è stato fatto nelle le opere svizzere del Lotschberg e del San Gottardo.

C’è del marcio in Val di Susa?
Sui mezzi di comunicazione, (giornali e televisioni) si è cercato in ogni modo di far passare il messaggio che la popolazione valsusina, per  un inspiegabile capriccio sia contraria alla costruzione di tale opera, ma niente è più falso di questo
La gente del luogo no è capricciosa ma  vuole semplicemente far notare che si deve dare ascolto e parola ai molti esperti e ai docenti universitari che non hanno alcun tornaconto personale e che si sono espressi sollevando perplessità per le falde acquifere, per la salute (amianto in testa), per lo smaltimento delle tonnellate di materiale che verrebbe tolto per fare il tunnel e, non da ultimo, sull’antieconomicità dell’opera.
 Sui mezzi di comunicazione non si è mai voluto parlare delle proposte alternative presentate negli anni, sempre su rotaia,  ma in un’ottica di revisione e potenziamento della linea esistente e all’interno di un riordino della politica dei trasporti attraverso tutto  l’arco alpino.
In Valle di Susa, dice la gente impaurita, ci sono gli stessi ingredienti del disastro del Vajont: si portano «prove» (di cosa era fatto il monte Toc ieri, di cosa è fatto il Musinè oggi),si sottopongono pareri asserendo che l’opera sarà, oltre che dannosa per la valle, fallimentare dal punto di vista economico (la diga del Vajont ieri, l’enorme galleria e l'eventuale incidente ferroviario al suo interno domani?).
Purtroppo la gente non viene ascoltata da chi siede sulle poltrone in alto, sia a a livello locale che regionale che e nazionale.
Succederà, dice la gente, in Val di Susa come per il Vajont?
Cambierà, se non ci si ferma, solo la modalità per contare i morti?: lo si farà a distanza di anni, uno dopo l’altro, non tutti assieme. Moriranno  persone sia della Valle di Susa che di una parte di Torino, dove arriva il vento che porta le polveri lontano (l’amianto è inodore, insapore, è un nemico silenzioso che si respira e si annida e fa ammalare e uccide, anche a distanza di anni).



C'è del marcio in Val di susa.
(Ode al Berlusca).

Caro il mio Berlusca,
Mi piacerebbe entrar con te nella galleria che stan scavando in Val di Susa
e uscirne, io indenne e tu amiantato.
Cambieresti allora idea sulla pericolosità di un tale scavo,
e forse capiresti le ragioni di chi si oppone.
Potremmo, sempre tu ed io
anche attraversar lo Stretto sul nuovo ponte e capir che adesso sì, l'Italia è unita,
merito tuo e di chi costruir lo volle
Oh, che bello, le merci in Europa ormai viaggeranno su treni a trecento all'ora
e dalla Calabria alla Sicilia si arriverà in meno di mezz'ora,
ma ormai la gente  in quei posti lì  in pace non vive più. 

Caro il mio Berlusca,
Dicono che costruire una galleria di 50 km.
e un’altra di 20 km.
sia una cosa normale per la ingegneristica attuale 
e che il tutto non comporti difficoltà particolari.
Eppure, scavare queste due gallerie dentro una montagna imbottita di amianto e uranio,
credo che qualche dubbio lo debba creare.
Caro il mio Berlusca,
Si sta cercando di costruire in Val di Susa una linea ferroviaria ad alta velocità,
che comporta lo scavo di queste due megagallerie,
e ci vogliono far credere
che questa opera servirà per spostare su rotaia il congestionato traffico pesante dei Tir
che trasportano merci tra l’Italia e la Francia.
Una linea ad alta velocità per il trasporto di carri merci?
Ma a chi volete darla a bere?:
per le merci impiegare quattro ore o due ore non cambia nulla. 

Caro il mio Berlusca,
C’è sicuramente qualcosa di poco chiaro sotto questa vicenda.
E’ da almeno quindici anni che se ne parla,
e non vorrei che,
nel frattempo,
i terreni su cui deve passare la nuova linea ferroviaria
siano stati acquistati da società di comodo
facenti capo a coloro che sapevano 
o a immobiliaristi senza scrupoli,
i quali vedrebbero danneggiati i loro interessi economici
da un eventuale spostamento più a sud del tracciato della Tav,
o dal semplice raddoppio della linea ferroviaria già esistente in Val di Susa,
perché non potrebbero più vendere a 100 allo Stato questi terreni acquistati a 1.
Sono certo che è questo il vero motivo 
che potrebbe spiegare
il perché dell’intestardirsi di tanti politici
nel voler utilizzare il previsto tracciato:
ci sono ormai di mezzo interessi miliardari!
I loro interessi e e quelli degli amici,
e gli interessi degli amici degli amici.

Caro il mio Berlusca,
Per quanto riguarda la protesta della popolazione, essa è sacrosanta. 
Quelle montagne sono piene di minerali dannosi per la salute,
e scavando queste gallerie ferroviarie
le polveri di amianto e le radiazioni di uranio si diffonderebbero per tutta la zona,
che già vanta il più alto tasso di malattie di leucemia di tutta Italia.
I treni poi, con il loro avanti e indietro attraverso montagne inquinate, 
non farebbero altro che trasportare per tutta Europa queste polveri pericolosissime per la salute.
I primi a patirne le conseguenze sarebbero poi gli stessi operai addetti allo scavo!
Caro il mio Berlusca,
E poi, dimmi, dimmi,
dove verranno smistate le tonnellate di materiale di scavo radioattive?
In qualche vallata del Nord,
o in qualche discarica da costruire al Sud?
O in qualche Paese africano, che tanto lì anche se crepano non ce ne frega niente?
O in qualche Nazione emergente dell’ ex impero russo, con l’avallo del “caro amico Putin”?.
 
Caro il mio Berlusca,
Vorrei vedere chiunque di noi se il Comune dove abitiamo
decidesse di far passare accanto alla nostra abitazione 
una galleria dalla quale uscissero radiazioni di uranio o polvere di amianto! 
Immagina una bella galleria con radiazioni di amianto
accanto agli studi televisivi Mediaset a Cologno Monzese,
oppure accanto alla tua villa di Arcore.
Ti ribelleresti, chiunque si ribellerebbe con tutte le sue forze, 
è chiaro,
e quindi gli abitanti della Val di Susa hanno tutte le ragioni per protestare 
e impedire la realizzazione di questa opera.
Caro il mio Berlusca,
C’è ancora da dire che gli studiosi sono convinti che quest’opera, 
insieme al progettato ponte sullo Stretto di Messina,
sia un’opera inutile,
ma per qualche motivo oscuro ( o fin troppo chiaro)
i politici nostrani si stanno impegnando su queste due opere costosissime e completamente inutili.
Le merci che viaggiano a 300 km. all’ora!
Si, meditiamo tutti  sul recente disastro di Alassio .
Ma cosa c’ è sotto?
Qualcosa di marcio, di sicuro, c’è in Val di Susa.
E la popolazione fa bene a ribellarsi.

Caro il mio Berlusca, vorrei che tu ed io, 
ed alcuni esperti senza tornaconto personale,
ragionassimo un pò su questi fatti, 
per vedere se forse non è meglio lasciare le cose come stanno.



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22 dicembre 2009

452) Su 19 inquilini eravamo solo in tre a spalare la neve. I soliti tre imbecilli.








Su 19 inquilini eravamo solo in tre a spalare la neve. I soliti tre imbecilli.



Il condominio dove abito è definito dalla legge un supercondominio, perché è composto da quattro palazzine vicine che hanno in comune i garages sotterranei, la recinzione sulla strada, e un unico ingresso che dà su un vialetto interno.

In queste palazzine ci abitano 19 famiglie.
Come ogni anno, quando nevica, c’è la necessità che qualcuno spali la neve sullo scivolo dei garages e nel vialetto interno.
Non si è mai trovato un accordo a livello di assemblea condominiale e lo sgombero della neve è lasciato alla buona volontà dei singoli.
Come ogni anno, a spalare la neve siamo sempre e solo noi tre, i soliti tre.
Forse che gli altri non hanno la pala per spalare la neve?
Può anche darsi, ma siccome le pale le vendono nei supermercati, se uno avesse voglia di darsi da fare, la può comperare, una volta per tutte nella vita,  e unirsi a noi tre.



E’ proprio comodo, equo e salutare trovarsi ogni anno, dopo una abbondante nevicata come quella di stanotte, lo scivolo e il vialetto pedonale interno bei puliti e sgombri da ogni traccia di neve o di ghiaccio.

Mentre spalavamo, noi tre soliti imbecilli, vedevamo ogni tanto scostarsi qualche tendina dalle finestre e il viso di qualche vicino di casa che ci osservava.
Io non sono un mago e non ho capacità divinatorie, e neppure i miei due colleghi spalatori, ma chiaramente avvertivamo e leggevamo su quei visi che ci spiavano da dietro il vetro delle finestre, al calduccio, il seguente pensiero: "Speriamo che questi tre imbecilli spalino via ben bene tutta la neve dallo scivolo perché tra un’ oretta devo uscire con la macchina e non vorrei che mi scivolasse via".
Questo, sono certo , ci dicevano, senza profferire verbo, i visi dei nostri coinquilini al calduccio.
Bene, nella vita si fa quel che si può, ognuno dà quel che può.
Io e gli altri due ci sentiamo, evidentemente, di dare ogni anno il nostro contributo di civiltà agli altri spalando per loro, e per noi, la neve.
Vorrà dire che quando uscirò dal garage con la macchina e, senza scivolare, mi porterò in strada, eleverò un ringraziamento a me stesso e agli altri due imbecilli che con me hanno spalato ben bene lo scivolo.
Degli altri, forse alcuni in cuor loro ci ringrazieranno, ma il grosso della pattuglia sicuramente non lo farà ed anzi esprimerà qualche critica sull’operato dei tre imbecilli spalatori che hanno lasciato qualche residuo di neve qua e là sullo scivolo, mettendo a repentaglio l’incolumità delle loro vetture.



Bene, anche quest’anno ho fatto il mio dovere di inquilino spalatore, ho riposto in cantina la pala e arrivederci alla prossima nevicata, sperando che nevichi in montagna per la gioia degli sciatori ma che in città, fino al prossimo inverno non nevichi più.

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20 dicembre 2009

450) Ma che pretese che ha la Chiesa cattolica. Vuole fare santo Pio XII senza chiedere il permesso agli ebrei! Questa è prepotenza pura.

Ma che pretese che ha la Chiesa cattolica. Vuole fare santo Pio XII senza chiedere il permesso agli ebrei! Questa è prepotenza pura.


In questi giorni le gerarchie della Chiesa cattolica hanno fatto sapere che è a buon punto il processo di beatificazione di Papa Giovanni Paolo II ( Papa Wojtyla) e quello di Pio XII ( Papa Eugenio Pacelli).
Apriti cielo!
Il governo israeliano ha vivacemente protestato con quello del Vaticano perché sulla beatificazione di Pio XII gli ebrei avrebbero molte cose da dire , molte critiche da esternare, e quindi questa beatificazione non s’ha da fare.
Gli israeliani contestano il fatto che Papa Pacelli nel suo pontificato sia dia dato da fare solo per salvare migliaia di ebrei italiani aprendo loro le porte del Vaticano affinchè sfuggissero alla persecuzione degli alleati fascisto- tedeschi che li volevano deportare nei campi di concentramento germanici.

Egli è ai loro occhi colpevole di non averli salvati tutti, gli ebrei del mondo, come avrebbe dovuto fare un buon Papa che ha adesso anche la pretesa di diventare santo.

Questo mite uomo investito del governo della Chiesa cattolica nei momenti più bui dell’umanità dell’epoca moderna, avrebbe dovuto, agli occhi degli attuali governanti israeliani, e dei rabbini ebrei prendere una pistola e andare di persona in Germania ad ammazzare con le proprie mani Hitler, per far terminare le angherie e le persecuzioni contro gli ebrei.

Così non ha fatto, ha scelto un’altra strada per opporsi al nazifascismo, una strada fatta di ammonizioni verbali e di scomuniche contro i prepotenti e i guerrafondai, non ha fatto quello che gli israeliani oggi vorrebbero che avesse fatto, e allora non deve diventare un santo.
Per dirla con l'odiata terminologia tedesca:“santificazione kaputt!”

Questo ha sentenziato il governo di Israele, e si ricordi bene la Chiesa cattolica, che d’ora innanzi, ogni minima decisione, sia liturgica che pastorale o politica che essa volesse intraprendere dovrà passare prima sotto il vaglio delle autorità israeliane, che altrimenti si potrebbero incazzare.

E siccome un eventuale incazzatura di Israele, che possiede con il consenso del mondo, la bomba atomica,e un attrezzato e super tecnologico esercito sempre in stato di allerta, può essere deleteria per il mondo e per il Vaticano stesso, è bene si sappia che è meglio non far innervosire gli israeliani con pretese di beatificazioni e di santificazioni non da loro autorizzate, perché poi l’eventuale inizio di uno stato di belligeranza non dovrà essere imputato ad Israele, bensì alla testardaggine di chi lo ha fatto incazzare con queste pretese.

Il Vaticano e il mondo si ricordino che un ebreo incazzato ha molte e secolari ingiustizie da ripianare e milioni di morti da vendicare, e si ricordino anche che il perdono non fa parte della religione ebraica!

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31 ottobre 2009

414) Bergamo città rossa. Perché comunista? No, perché inquinata.







Bergamo città rossa. Perché comunista? No, perché inquinata.

A Bergamo c’è hi dice che l’aeroporto inquina.
C’è chi dice che invece porta solo dei vantaggi.
Non solo disturba per il rumore, ma ci ammorba pure l’aria che respiriamo, dicono i primi.
Disturbi risibili, contro i vantaggi che arreca, controbattono i secondi.
Io ho un’idea. Eureka. Lampadina!
Visto che il disturbo per il rumore potrà forse essere in futuro mitigato con l’adozione di aerei dotati di motori più silenziosi, perché non cerchiamo di trovare invece un modo per attuare la tracciabilità dell’aria che respiriamo?
Se per un mese aggiungessimo del colorante rosso al Kerosene usato dagli aerei che sorvolano la città, in modo che i loro gas di scarico abbiano a tracciare delle scie di rosso colorate, si può stare certi che a Bergamo non si vedrebbe più per un bel pezzo l’azzurro del cielo, ma solo un sulfureo rosso cielo da atmosfera marziana.
Queste particelle rosse ricadrebbero alla fin fine sul terreno ed entrerebbero nelle nostre case, colorando di rosso le nostre strade, i nostri mobili e i nostri polmoni.

Bergamo diventerà una città rossa. Perché comunista? No, perché inquinata.
Questo esperimento di un mese ci darebbe l’esatta tracciabilità dell’inquinamento atmosferico causato dal sorvolo degli aerei che la popolazione del luogo è costretta a subire.
E siccome questi sorvoli a bassissima quota della città e del suo hinterland saranno tra breve quantificati in 68 mila all’anno, si potrà capire in quale aria salubre viva la gente bergamasca.

Lo stesso esperimento si potrà poi fare, una volta che si sia tornati alla colorazione normale del cielo e del territorio, con le emissioni che sfornano giornalmente nell’aria le ciminiere delle 91 industrie chimiche dislocate nella provincia , o quelle delle numerose industrie cementiere, delle industrie siderurgiche o quelle della plastica e della gomma.


Idem a seguire per quanto rilasciato nell’atmosfera dagli inceneritori o termovalorizzatori del Comune e delle aziende private , o dalle centrali termoelettriche esistenti o in costruzione.

Lo stesso esperimento poi, per il metano o il gasolio che usiamo nelle nostre abitazioni per usi domestici o per il riscaldamento.
Vediamo un po’ cosa esce dai nostri comignoli sui tetti. Basterà in questo caso aggiungere del colorante blu per fare in modo che il rosso dei tetti delle nostre case si trasformi di colpo in azzurro cupo.

Bisognerà poi anche determinare, l’inquinamento causato dalle auto e dai camion sulle nostre strade, inquinamento che finora è stato ritenuto dalle autorità l'unico responsabile dell'insalubrità dell' aria che respiriamo.

E così, mese dopo mese, colorando settore per settore, si può arrivare ad avere la tracciabilità dell’aria che in questi luoghi si respira.
E che non sia una bella aria lo dimostra il fatto che la provincia di Bergamo sia tra le più colpite dalle malattie di natura oncologica o da meningite.
Ma almeno si saprà a chi dare la colpa e in quale settore prendere dei provvedimenti.


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19 agosto 2009

341) mai voler strafare




La legge contro il fumo nei locali pubblici è una delle poche leggi che gli italiani hanno accettato e rispettano senza tanti malumori.

Hanno capito che era una legge giusta
e che era sbagliato fumare in faccia agli altri ,
specie se bambini o donne incinte o malati.
Adesso però si vuole estendere il divieto anche nei parchi e nei giardini,
in strada, in spiaggia e in qualsiasi luogo all'aperto
e questo è certamente ingiusto.
Addirittura i giovani possono venire multati se hanno in tasca un pacchetto di sigarette.

Lo Stato che impone leggi giuste è rispettato.
Se invece vuole strafare più nessuno rispetterà le sue leggi.


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19 luglio 2009

308) alcool e droga al volante.



Se hai assunto droga o bevuto alcoolici non metterti al volante.
Rispetta la tua vita, quella dei tuoi amici e quella degli altri che ti incrociano sulla strada.
Se hai sete, e devi guidare, una bottiglia d'acqua fresca risolve il tuo problema.
L'acqua è un sorso di vita, bevine più che puoi
e con la mente sgombra dai fumi dell'alcool
vivi con gioia la tua vita.

Non seguire le mode.
Sei giovane, esci dal gregge, prova ad andare contro corrente.
I tuoi compagni si drogano? Tu no.
I tuoi amici si ubriacano? Tu no.
Vivi la tua vita senza drogarti, e senza bere alcoolici.

Se proprio lo devi, fai dell'acqua la tua droga!






In questi giorni sono troppi gli incidenti  mortali accaduti che vedono protagonisti  degli automobilisti ubriachi o drogati.
Bisogna avere il coraggio di ipotizzare per loro il reato di omicidio volontario e di condannarli a lunghe pene detentive da scontare in carcere fin dal primo grado del giudizio processuale.


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18 luglio 2009

307) Questa è la storia del re Debito Pubblico e del principe Pil che avevano mire bastarde sulla principessina Italia, e volevano rovinarla.

Qui si narra la storia del re Debito Pubblico e del principe Pil che avevano mire bastarde sulla principessina Italia, e l’avrebbero rovinata con piacere, ma lei non ci stava.




Poi arrivò il Cavaliere azzurro, (chiamato papi dalle minorenni), con le sue televisioni commerciali, e lei si lasciò sedurre volentieri.


Siccome in questi giorni sui giornali non si parla d'altro che di Debito pubblico e di Pil, noi del bar, che su tali argomenti ci sentiamo del tutto impreparati, ci siamo rivolti agli intellettuali della compagnia, il prof. Asdrubale e frate Antonio da Bergamo, perchè mettessero in grado anche noi poveri sempliciotti, di capirne qualcosa.
Per una volta abbiamo accantonato le nostre discussioni sul calcio mercato e le donne e ci siamo messi diligentemente in ascolto dei due sapientoni.

Il Debito Pubblico Italiano
Le spese che uno Stato sostiene, sono finanziate o con le riscossioni fiscali o con l'emissione di titoli di Stato, da far acquistare a qualcuno che fornisce così la necessaria liquidità.
L’ammontare dei titoli di Stato in circolazione non è altro che il Debito Pubblico e per attirare i capitali ed invogliare i privati o le banche a sottoscriverlo, è necessario su questo prestito, pagare un interesse.

Se i capitali raccolti tramite il Debito Pubblico vengono utilizzati dallo Stato per
- finanziare le spese spese correnti ordinarie, la situazione rischia di degenerare in poco tempo: spesi questi soldi non ci sono più le risorse per rimborsare il debito e pagare gli interessi, e lo Stato dovrà ricorrere alla formazione di un ulteriore debito e la spirale di interessi su interessi manderà in fallimento lo Stato.
Fallire significa dichiarare non validi i titoli di Stato, cioè rifiutare il loro rimborso.In questo caso lo Stato non troverà più nessuno, per alcune generazioni, che sia disposto a sottoscrivere nuovi titoli del Debito Pubblico.

- Se i prestiti vengono invece impiegati in investimenti strutturali, per esempio nella costruzione di strade, ferrovie, industrie, la capacità produttiva dello Stato aumenta, e con essa anche la produzione, quindi aumenteranno anche le entrate fiscali e tutto questo metterà in grado lo Stato di restituire sia il debito che gli interessi, restandogli magari ancora qualcosa in cassa.
È esattamente quello che abitualmente capita nell'economia privata delle famiglie.

In Italia, negli ultimi decenni i governi sono ricorsi sempre più frequentemente al prestito pubblico anche per finanziare, purtroppo, le spese ordinarie. Tali spese, che dovrebbero invece essere coperte dalle entrate ordinarie del fisco, sono state finanziate con l'emissione di nuovi titoli, che hanno accresciuto ovviamente l'ammontare del debito.
Quasi tutti gli economisti concordano sul dovere, per uno Stato, di non mantenere un Debito Pubblico elevato, che può risultare inflazionistico, ma noi sappiamo bene quanta inflazione abbia creato la Banca d’Italia stampando soldi per pagare il Debito Pubblico.
Tra tutte le critiche che sono state mosse all'euro forse l'unico vero vantaggio della introduzione di questa moneta unica europea consiste nell'indipendenza della Banca Centrale Europea dai governi dei singoli Stati e comportamenti così inflazionistici come quello attuato negli anni dal nostro Istituto bancario centrale non sono più possibili.
Per giudicare se la la situazione del debito di una Nazione sia o meno allarmante, più che il suo ammontare assoluto, occorre considerare la capacità di quella Nazione di provvedere sia al rimborso del valore nominale dei titoli che al pagamento degli interessi, e poiché i soldi necessari devono venire prelevati da ciò che una Nazione produce annualmente (cioè dal suo prodotto interno lordo o PIL) è quindi essenziale che si mantenga una certa proporzione fra il debito pubblico e il PIL.
Non esistono criteri fissi per stabilire tale proporzione; in effetti, oggi il Debito Pubblico raggiunge in tutti i Paesi percentuali elevate del PIL, fino ad oltre il 100%, e tale situazione può essere sostenuta in quanto i titoli del Debito Pubblico hanno scadenze molto lunghe o possono venire rimborsati alla scadenza naturale emettendo nuovi titoli, cioè contraendo nuovi debiti che sostituiscano quelli estinti.
E’ ovvio che un simile meccanismo consente di trasferire, di fatto, l'onere del debito alle generazioni future (purtroppo noi addossiamo ai nostri figli e nipoti il fatto di aver voluto vivere al di sopra delle nostre possibilità economiche).
Oggi i mezzi finanziari che servono per rimborsare il Debito Pubblico e i relativi interessi rappresentano una proporzione rilevante del bilancio di un Paese, e dato che il denaro per l'estinzione del Debito Pubblico viene raccolto principalmente attraverso la tassazione, l'ammontare del Debito Pubblico è un fattore importante per la determinazione del prelievo fiscale sul reddito prodotto da un paese (più alto è il debito pubblico di un Paese e più alte saranno le tasse di quel Paese,perchè oltre alle spese ordinarie c'è da rimborsare anche il Debito e gli interessi sul debito)

Cos' è il PIL?
Il PIL è un indicatore molto improprio, chiamato anche metro del benessere di una Nazione, ed è basato esclusivamente sull’ammontare delle transazioni economiche che avvengono in un determinato Paese. E’ un indicatore improprio in quanto accanto alle transazioni economiche creatrici di ricchezza (quali il reddito pro-capite, l’allungamento della speranza di vita e quindi l'andata in pensione più in là negli anni, le scoperte e i ritrovati della scienza e della tecnologia,un maggior tasso di alfabetismo e di scolarizzazione, la costruzione di strade,industrie, attività commerciali e di servizi, infrastrutture, etc.), esistono anche delle transazioni economiche derivanti da situazioni di malessere sociale (si pensi alle spese sostenute per disinquinare l’ambiente, per la lotta alle malattie derivanti da disastri ecologici, alle spese per combattere la mafia e la criminalità, a quelle per le controversie giudiziarie, per le separazioni coniugali e i divorzi. Tutte queste spese sono sintomi di un danno per l'ambiente e per la società, e non solo non aumentano la ricchezza di una Nazione, ma contribuiscono ad impoverirla).
Molti economisti suggeriscono il superamento del concetto di PIL, ma ad oggi, pur con le sue imperfezioni, è l’indicatore più accettato nell’ economia mondiale.

Un pò di Storia sul debito pubblico italiano .
Dopo la Seconda guerra mondiale, ci fu in Italia una fase di stabilizzazione, caratterizzata da una politica di bilancio austera che fece scendere il Debito Pubblico al di sotto del 50% del PIL.
Il debito ricominciò a crescere negli anni Sessanta per effetto della politica volta a stimolare lo sviluppo economico per mezzo degli investimenti pubblici, ( politica che fu una delle cause determinanti del cosiddetto "miracolo economico italiano").
Negli anni Settanta il forte rallentamento della produzione e l'inflazione a due cifre accelerarono nuovamente la crescita del rapporto fra debito e PIL.
Verso la fine degli anni Ottanta varie cause portarono ad una nuova incontrollata crescita del debito, fino a raggiungere il 125% del PIL.

Il rapporto tra deficit e Pil
Dal punto di vista economico è anche molto significativo osservare la relazione fra il disavanzo di bilancio (ossia l'ammontare delle spese non coperte da entrate fiscali o deficit) e il PIL.
Nel 1994 questo rapporto superava il 10% (contro il 3% massimo richiesto dal trattato di Maastricht come requisito di ammissione all'Unione Monetaria Europea). L'energica politica di contenimento della spesa e di incremento delle entrate perseguita a partire dal 1994 (la famosa “tassa sull’Europa”) è riuscita a riportare il suddetto rapporto nei limiti richiesti dal trattato.

Riassumendo:
Sono due gli indici che il buon governo di una Nazione deve tenere sotto controllo;
1) Il rapporto fra il Debito Pubblico e il PIL.
L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare ideale del Debito Pubblico non superi il 60% del rapporto con il PIL (cioè, se è fatto pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, i titoli del Debito Pubblico in circolazione non devono superare l'ammontare di 60).
Ad inizio 2009 l’Italia era al 106%, ed è chiaro che il rientro dell'ingente Debito Pubblico, ossia la sua riduzione verso il livello considerato accettabile del 60% del PIL, non potrà che avvenire lentamente e molto gradualmente negli anni.
Ma purtroppo in questi giorni, anche se il Cavaliere azzurro al governo nega tale circostanza, il Debito Pubblico ha ricominciato a salire ed ha raggiuntro l'altezza considerevole del 117%.
Ciò vuol dire che le nostre Autorità spendono sempre più di quanto incassano , e per spese non strutturali, cioè che non accrescono la ricchezza dell'Italia.
E' quindi ipotizzabile che, con questo andazzo, a breve la luna di miele tra la principessina Italia e il cavaliere azzurro, che aveva fatto tante promesse mirabolanti che non ha saputo mantenere si stia avviando verso una fase di stanca se non di rigetto.

2) Il rapporto fra il disavanzo di bilancio (deficit) e il PIL
L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare delle spese non coperte da entrate fiscali o deficit non superi il 3% del rapporto con il PIL (cioè, se viene fatto pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, si possono programmare spese non coperte da entrate, cioè in disavanzo, fino a 3 e non di più).
In altre parole, se il PIL italiano è uguale a 150 miliardi di euro, si possono effettuare spese non coperte da imposte fino a un massimo di 3*150miliardi)/100 = 4, 5 miliardi di euro.
Attualmente l’Italia è al 5,3%, con tendenza al superamento anche di tale soglia già allarmante.
E tuttavia, speriamo in bene.



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5 maggio 2009

239) SUV e frecce direzionali.


SUV e frecce direzionali.

Se vi trovate a percorrere un tratto di strada dietro un Suv, vi sarete accorti che ben difficilmente questi segnalerà il cambio di direzione attraverso l’utilizzo delle frecce lampeggianti.

Non l’avevate notato? Fateci caso.

La stranezza di questo comportamento di guida mi fa considerare due ipotesi:
- o le aziende automobilistiche si sono dimenticate in fase di progettazione di dotare i Suv dell’impianto di frecce direzionali ( e mi sembra illogica come ipotesi, visto il prezzo di listino dell’auto);
- oppure chi è alla guida di un Suv ritiene per sè umiliante il dover segnalare agli altri le proprie intenzioni di guida.
Forse la stessa posizione del guidatore, situata più in alto rispetto a una vettura normale, o le dimensioni stesse del Suv, ingenerano nel conducente quasi il senso di star guidando un Tir, e quindi una indifferenza agli incidenti, sentendosi ben protetto da una carrozzeria così imponente, per cui gli viene spontaneo tralasciare alcune regole della circolazione, quali ad esempio l’azionamento delle frecce in caso di cambio di direzione.
Tanto, se succede un incidente, saranno le auto più piccole, quelle degli altri, ad avere la peggio.

Chi legge queste note, mi potrebbe accusare di essere semplicemente invidioso verso i proprietari di Suv.
Invidioso , ioooooo????
Beh, diciamolo, forse un poco si.
Si, sono certamente invidioso della capacità di molti di potersi permettere di viaggiare su un mezzo che costa quasi come il mio mutuo della casa che sto con fatica pian piano rimborsando alla banca.
Ma non è l’invidia il motivo principale di queste mie due righe: per me ognuno può comperarsi con i soldi suoi il tipo di auto che vuole.
Buon pro gli faccia e si goda la vita.

Però, ed è questo il punto, quando si trova ad incrociarsi con me sulla strada, per favore mi faccia capire le sue intenzioni di guida attraverso l’uso delle frecce direzionali, che non sono un optional, ma hanno lo scopo di salvare magari la vita a chi, come me,già debole di cuore, viaggia spesso in bici o su un motorino.

Grazie se vi disturberete ad azionare le frecce, cari Suvisti!

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8 marzo 2009

193) Esercito che in strada non c’è, Ronde di volontari, Rondini che fanno primavera e Rondoni che vigilano.

Esercito che in strada non c’è,
Ronde di volontari,
Rondini che fanno primavera
e Rondoni che vigilano.

Soldiers that are not in the streets , Watches of volunteers, Swallows that make spring and big swallows that beware of the tall one.


I cittadini ne siano certi:
dopo
aver realizzato il Ponte sullo Stretto,
dopo
il Mose,
dopo la Brebemi,
dopo l’Alta Velocità,
dopo la Tav,
dopo il quintuplicamento della Salerno- Reggio Calabria,
dopo l'Expo di Milano del 2015,
affronteremo a muso duro anche la loro sicurezza.
Che per noi rimane il problema prioritario.


Per il momento abbiamo tagliato i fondi alle Forze dell’ordine, non garantiremo loro né gli stipendi né tantomeno il pagamento delle ore straordinarie; non sostituiremo le auto incidentate, non rimborseremo loro la benzina consumata
vedi l'articolo

Suvvia, un pò di ottimismo ci vuole! Non storcete, il naso, cari cittadini!
Dite che l’Esercito, di cui abbiamo tanto parlato nei mesi scorsi, in strada non si è ancora visto, che le Ronde dei volontari non vi piacciono?
Bene.

Viene la primavera e vorrà dire che , invece che alla Ronde, ci affideremo alle Rondini, che volano alte nel cielo e possono vigilare su di voi e avvertire in caso di stupro, rapina o violenza coi loro squittii la Centrale Operativa.

Se neppure le rondini vi bastano, utilizzeremo i loro parenti più grossi, i Rondoni, che certo avendo vista più acuta e ali più grandi garantiranno maggior vigilanza sulle nostre città.

Tranquilli, cari cittadini, la vostra sicurezza e quella delle vostre case
è per noi la priorità delle priorità.


Le Rondini e i Rondoni vigileranno su di voi.
Poi più avanti,se non vi basta, potremo anche chiamare i gufi, i falchi e le aquile.
















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