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1 ottobre 2012

81.2) Dove il loro verme non muore……

Dove il loro verme non muore……


Nel Vangelo di ieri mi ha colpito una frase di Gesù che dice:“Se con una mano, con un piede o con un occhio tu dai scandalo agli altri,” (cioè se il tuo modo di vivere è di ostacolo, di inciampo per gli li altri) ,” è meglio per te tagliarti un mano, o un piede o cavarti un occhio,  anziché essere gettato intero nella Geenna dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ho chiesto al mio amico Frate Antonio da Bergamo  alcune spiegazioni.
Cos’ è questa Geenna?
E cosa c’entra il verme?
La Geenna  era ed è anche oggi un semplice  burrone, che però  ai tempi di Gesù veniva usato come discarica dei rifiuti della città  di Gerusalemme.
Questi rifiuti venivano ammucchiati nel burrone e poi continuamente bruciati per eliminarli completamente.

In questo contesto Gesù non sta parlando di un castigo dopo la morte, tutt’altro.
Accenna semplicemente alla fine che faranno il piede, la mano e l’occhio o addirittura un corpo intero gettati nella Geenna.
Era quindi una  fine duplice: putrefazione e cremazione.

Questi organi o lo stesso intero cadavere si sarebbero putrefatti in mezzo al marciume dell’immondizia, ( dove il verme non muore) o bruciati (dove  il fuoco non si estingue). 
Bene. Ora ne so un pò di più , perchè mi dava fastidio e non mi sembrava giusto  considerare il Vangelo come se fosse   un libro dove si parlava di vermi o cose simili. 




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12 febbraio 2012

19.2) Jesus, Chi?????

Jesus, chi?????

Molti giornali riportano oggi la notizia che la Chiesa  ha tenuto un convegno di tre giorni radunando cardinali, vescovi, preti , frati e suore per parlare della figura di Gesù nella società moderna.

Viene da chiedersi: - Ma dove sta la notizia?-
Se non parla di Gesù la Chiesa, chi ne deve parlare?
Forse gli economisti o i politici?
Meglio di no, visto come stanno facendo andare le cose nei campi di loro competenza.
Bene fanno dunque i preti a parlare di Gesù.
E’ il loro compito principale e questo non dovrebbe costituire notizia per i titoloni dei giornali, a meno che si creda che la Chiesa sia rimasta quella che descriveva Dario Fo nella sua commedia “Mistero Buffo”:
Dunque, il Papa , i suoi Cardinali e vescovi e una grande folla stanno visitando in corteo principesco una parrocchia sui colli di Roma, quando la loro attenzione viene attratta da un rumoreggiare di altra folla giù nella vallata sottostante.
Avendo allora il Papa chiesto spiegazioni su cosa avvenisse e sul perché di tale assembramento popolare, gli fu risposto che la folla dei popolani stava seguendo un tale di nome Jesus, noto alla polizia come sobillatore che spargeva odio nei confronti della ricchezza e dei ricchi ed esaltava invece i poveri e i peccatori predicando la preferenza di Dio verso questi ultimi, etc. etc..
Al che, il Papa di rimando: “Jesus, chi????”
Ad evitandum allora  che la Chiesa e il Papa e i Cardinali e i Vescovi e i Preti e i Frati e le Suore si chiedano “Jesus, chi????” è bene dunque che parlino di Gesù, e tengano convegni su Gesù, invece di continuare a sproloquiare sul divieto ai preservativi o essere costretti a parlare di quanti danni facciano ai bimbi i  preti pedofili.

Di perdono, di amore per il prossimo, di Gesù e del suo messaggio i preti devono parlare, e lo facciano partecipando pure a convegni per tutti i giorni dell’anno, senza che ciò costituisca pruriginosa notizia per i nostri giornali così assetati di gossip e scandaletti vari specie se compiuti da persone con la tonaca.


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2 marzo 2011

38.1) Come mai Dio non ha protetto Yara? O l’ha invece protetta?

E’ giusto chiedersi il  perché Dio abbia abbandonato Yara in quei momenti, così come  potrebbe fare magari un domani con altri nostri figli?

Come mai Dio non ha protetto Yara? O l’ha invece protetta, e tanto anche?

Dopo lo sbigottimento per la scoperta che la piccola Yara è stata uccisa, a molti di noi è venuto da chiedersi il perché Dio abbia permesso un tale crimine.
Possibile che le preghiere di tutta una comunità, di tutto un popolo, siano rimaste così inascoltate?
Se Dio non ascolta più le nostre preghiere, vale ancora la pena di pregare?
Se Dio smette di proteggere i nostri figli, noi che cosa possiamo fare contro la criminalità e la cattiveria delle persone sedotte dal Male?
Il solo porsi queste domande ha creato dei turbamenti interiori in molti di noi, ed addirittura può aver messo in dubbio la solidità della nostra fede religiosa .

Per molti di noi Dio ha purtroppo abbandonato Yara al suo destino, incurante delle preghiere dei fedeli, e purtroppo sembra essere questo il sentimento prevalente nei discorsi tra noi cristiani poco praticanti.
Ma inaspettatamente da un  sacerdote,  un certo Don Panfilo, per il tramite di una sua lettere pubblicata sul giornale "L’Eco di Bergamo" , ci viene presentato un altro punto di vista , diametralmente opposto .
No, dice il prete, Dio non ha abbandonatao Yara, Egli l’ha invece protetta e le è stato sempre vicino.

E’ certamente giusto e lecito, dice questo sacerdote, chiedersi come mai Dio non sia intervenuto a proteggere Yara. Anche Gesù sulla croce si è sentito abbandonato e l’ha ha gridato a Dio.
Ma la Sua stessa resurrezione ha dato la risposta: Dio non l’aveva abbandonato nel momento del pericolo, semplicemente Dio lascia sempre liberi gli uomini di compiere anche il male se lo desiderano, ma prepara immediatamente per la vittima l’esaltazione e la gloria eterna.

Egli è sempre accanto a noi per proteggerci e così quel 26 novembre 2010 era vicino a Yara nei momenti del rapimento e non l’ha abbandonata, anzi era lì per proteggerla.
E quando la cattiveria umana ha infierito su di lei senza pietà, Egli con un tenero abbraccio eterno, perché Yara non avesse a subire ulteriori oltraggi, l’ha accolta in Paradiso, dove essa ora non ha più niente da temere da nessuno.

Questo espresso da don Panfilo è  un punto di vista sul quale vale la pena di soffermarsi a meditare, è una considerazione che ci dà la possibilità di elevare la nostra mente alla speranza cristiana, invece di deprimerci come potrebbe invece fare il pensiero opposto.

Dio non ci abbandona mai, anche nella cattiverai umana Egli sa tenerci per mano e proteggerci perché dal male nasca il bene.
E difatti ora noi tutti abbiano un angelo in più in Paradiso.
Se il Male voleva la distruzione di Yara, ha invece ottenuto che essa venisse trasformata in un Essere di luce che dal cielo, tramite le sue suppliche a Dio, saprà dare forza e grandezza d’animo ai suoi famigliari e alla nostra intera comunità nazionale..
























E, continua nella sua lettera don Panfilo, un’altra cosa il Signore farà, ne siamo certi.
Egli prima o poi riuscirà ad aprire il cuore dell’orco , e nel rispetto della libertà dell’uomo, che può essere così cattivo da rimanere chiuso a qualsiasi richiamo alla pietà, farà entrare nel cuore dell’assassino, come una spada affilata, la domanda che fece a Caino: - Caino che hai fatto?- - Caino, perché?-
Possiamo stare certi che, a partire da questa domanda l’assassino sarà pronto a pagare il suo immenso debito con la giustizia umana, e auguriamoci che Dio gli dia la forza di aprirsi alla grazia e al pentimento che gli potranno cambiare il cuore.

I sentimenti espressi da Don Panfilo nella sua lettera al giornale, mi hanno intrigato e commosso, ed ho deciso di proporli, in un modo purtroppo ben più misero, su questo blog.
Che Dio stia sempre vicino a noi e ai nostri figli!


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14 febbraio 2011

25.1) Ma se Gesù ha sconfitto la morte, come mai si continua a morire?

Ma se Gesù ha sconfitto la morte, come mai si continua a morire?

Ho fatto questa domanda al mio amico frate Antonio da Bergamo, che in risposta mi ha fatto un discorso complicato pieno di citazioni bibliche e di concetti teologici, per me inarrivabili.

Tuttavia, quel poco che ho capito, è questo che metto per iscritto in modo da poterlo rileggere ogni tanto.

La morte è entrata nell’umanità a causa del peccato originale.
Tra i castighi a cui Dio ha sottoposto i nostri progenitori vi fu anche la fissazione di un termine per la loro vita corporale.
E, passato neanche molto tempo, se ne ebbe la riprova fisica con la morte di Abele ad opera del fratello Caino.

Occorreva che gli uomini si riconciliassero con Dio, ma nessun uomo, per quanto importante fosse, poteva diventare interlocutore di Dio e parlarGli da pari a pari, chiedendoGli di archiviare la condanna alla morte per l’umanità intera.

Dio, nella sua infinita sapienza, escogitò, diciamo pure, lo stratagemma di incarnare Sè stesso e diventare uomo. Cosicché questo Uomo-Dio avrebbe avuto l’autorevolezza e la capacità di fare da mediatore con lo stesso Dio Padre al fine di farlo almeno parzialmente recedere dal concetto di morte fisica.

Il Figlio di Dio, quindi, Gesù si è offerto in sacrificio al Padre per ottenere all’umanità il perdono e la revoca di tante sanzioni tra cui la morte.

Gesù si è lasciato crocifiggere dagli uomini per sconfiggere la morte degli uomini.

Eppure la morte continua ad esistere nell’umanità!
Forse che Gesù ha fallito il suo compito? O non è stato ascoltato con attenzione da Dio Padre?

Il peccato originale continua a produrre i suoi effetti di morte fisica delle persone.





L’unico essere umano nato senza il peccato originale per privilegio ricevuto, la Madonna, infatti non è mai morta.
Non poteva morire, non essendo valide per Lei le conseguenze mortifere del peccato di Adamo e d Eva, e quindi è assolutamente inutile cercare su questa terra il luogo dove sarebbe stata sepolta.
Essa è stata assunta in cielo in anima e corpo.
Credere o non credere, ma il ragionamento logico è coerente e implica la credenza.

Anche Gesù è nato senza il peccato originale.
E difatti non poteva morire e non è morto.

Egli tuttavia, per sconfiggere la morte, si è lasciato morire, almeno provvisoriamente per tre giorni.
Come diciamo nel Credo, durante i tre giorni che il suo corpo è rimasto nel sepolcro, Egli è disceso negli inferi, cioè nel regno della morte.
Poi, come voleva dimostrare, la sua natura di Dio ha vinto la morte ed è resuscitato, tornando in vita con un corpo però adesso speciale e glorioso, non più soggetto alle leggi fisiche.

Egli non ha cancellato la morte dall’umanità come era sperabile che avvenisse.
Ha solo fatto in modo che la morte non avesse il sopravvento sull’uomo a titolo definitivo.
E difatti l’uomo, dopo un congruo periodo passato negli inferi, nel regno della morte, come ha fatto Gesù, è destinato a resuscitare , e dopo aver ascoltato il giudizio finale sulle opere compiute in vita , trascorrerà l’eternità probabilmente con un corpo adesso speciale e non più soggetto alle leggi fisiche, o in completa allegrezza in Paradiso o nella più oscura maledizione lontano dalle consolazioni celesti.

Potevamo aspettarci qualcosa in più da Dio, nel senso che la morte di Gesù avrebbe dovuto provocare il pieno ripristino delle beatitudini di vita senza il termine della morte, come era prima del peccato originale?

Può darsi, ma Dio ha voluto così, e a noi non resta che accettare senza crearci troppi problemi le sue decisioni, che comunque, dobbiamo esserne certi, sono fatte per darci una vita felice e serena pur in mezzo alle difficoltà.

Elucubrazioni mentali di Frate Antonio da Bergamo.

Gesù è rimasto tre giorni nel regno degli inferi, nel regno della morte.
Avrebbe potuto anche fare a meno di andarci, resuscitando un minuto dopo la sua deposizione dalla croce, ma ha voluto in questo modo farci capire che anche noi, prima di risorgere a nuova vita dopo il giudizio finale , dobbiamo sottoporci per un periodo, di cui ignoriamo la durata , al triste rituale della morte del nostro corpo fisico.

Proviamo a pensare a cosa può essere successo in quei tre giorni in Paradiso e nel regno degli inferi.


Chissà che sconcerto tra gli Angeli, i Cherubini, i Serafini etc. al constatare che il Paradiso era ormai senza alcuna Autorità perchè Dio era divenuto preda e vittima del Maligno!

Chissà quante defezioni verso quest’ultimo, ritenuto ormai a ragione il trionfatore di Dio.
Perché anche gli angeli, ne sono certo, saltano più volentieri sul carro del vincitore che su quello dello sconfitto.


E chissà invece che gioia nelle legioni di Satana al constatare che quel Dio che li aveva scacciati a suo tempo in malo modo dal Paradiso, adesso era loro prigioniero, inerme e senza vita, e nel dover arginare in qualche modo il flusso delle legioni di angeli che stavano per tradirlo e si arruolavano negli Inferi per fondare nuove legioni maligne.

Ma il caos è durato solo tre giorni.
Dopo di che , su  in cielo e giù in basso , tutto ha ripreso il suo corso normale.

Dio è tornato a fare Dio, e Satana a fare il Maligno.
E gli uomini a barcamenarsi tra azioni buone e azioni riprovevoli, come è sempre avvenuto e come avverrà sino alla fine dei tempi.


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18 marzo 2010

50.0) Pedofilia: tolleranza zero.



Pedofilia: tolleranza zero.


Il Papa scrive una lettera per ordinare
che per i preti pedofili
d’ora innanzi
sia applicata la “tolleranza zero”.
Questo vuole forse dire
che fino ad ora vigeva la tolleranza uno?,
o due?,
o tre?,
( nel senso di numero di minori
che ogni pedofilo poteva lecitamente violentare
prima di essere punito?)

Mah!

Gesù invece,
cioè il diretto superiore del Papa,
non parlava di alcun tipo o grado  di tolleranza,
ma invitava colui che aveva scandalizzato un minore
a mettersi una pietra da mulino al collo
e buttarsi a mare.

Insegnamento semplice e diretto,
senza nessuna sfumatura
o invenzione di gradi di tolleranza.




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16 gennaio 2010

13.0) Descrizione di un direttore…..incompetente e presuntuoso.

Descrizione di un direttore…..incompetente e presuntuoso.


Nelle nozze di Cana, è narrata la vicenda di due sposini ai quali viene a mancare, nel corso del banchetto nuziale, il vino.
Sconcerto e paura di fare una brutta figura, da parte degli sposi, cui pongono rimedio Maria e Gesù, invitati alle nozze, col miracolo della trasformazione di acqua in vino.
Compare improvvisamente sulla tavola del vino nuovo, migliore di quello finora versato agli ospiti, con grande meraviglia del direttore della cerimonia che non sapeva da dove questo vino fosse arrivato:
"Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse:”Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono: Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”.

Perbacco, colui che dirigeva il banchetto.....non sapeva.
Per uno che dirige è il colmo non sapere.
Che cosa dirige, dunque?
Che cosa predispone, che cosa conduce a guida?
Chi e a chi comanda?

In questa narrazione del vangelo siamo evidentemente di fronte ad un direttore di cerimonia diciamo così piuttosto scadente, che per prima cosa ha sottovalutato le capacità bevitorie degli ospiti, e in secondo luogo è stato tenuto all’oscuro di quanto accadeva da parte dei suoi servi,che hanno preso ordini da altri e non da lui.
Questa vicenda è raffigurata magistralmente da Giotto nella cappella degli Scrovegni ed altrettanto magistralmente è narrata da Don Gianni Carzaniga, con le seguenti parole:

"- Giotto ha dato carne a questo sprovveduto direttore appioppandogli un corpo voluminoso, ingombrante e tondeggiante, panciuto e goffo; lo ha vestito di un lungo camice rosso; tiene la mano sinistra al fianco, con ostentata sicurezza mentre con l’altra porta alla bocca la coppa del vino; ha la faccia rotonda, le gote rigonfie, mentre il collo è scomparso, travolto e sepolto dall’invadente ed esuberante pappagorgia.
Accanto al sentenzioso “direttore” sicuro di sé, Giotto ha posto sei anfore, anch’esse tondeggianti certo, ma di una rotondità snella, slanciata; esse sono consistenti e materiche, ma candide, quasi trasparisse qualcosa della limpida acqua che contengono.
Fanno da contraltare alla goffa rappresentazione del Direttore di cerimonia, le snelle figure dei due servi, vestiti di bianco, attenti a riempire d’acqua le capaci anfore, tenendo d’occhio la mano di Maria, che, di fatto, è il loro vero riferimento.-"

Alzi la mano chi di noi, nella propria vita, non ha mai avuto a che fare con delle figure incompetenti e tuttavia piene di boria di sé, come appare nella descrizione evangelica, questo scadente direttore di banchetto.
E tuttavia anche queste figure hanno una loro utilità sociale, perché  l’esempio negativo che ci mostrano ci stimola a darci da fare per non apparire goffi , incompetenti e presuntuosi come loro.


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5 dicembre 2009

439) il bue e l'asinello

il bue e l'asinello








Nella notte di Natale 
un angelo radunò tutti gli animali per scegliere i più adatti ad aiutare la Santa Famiglia nella stalla.

Chi per un motivo chi per l’altro nessun animale
venne però ritenuto adatto al compito.

D'un tratto l’angelo, ormai scoraggiato, 
vide l'asino e il bue,
che a testa bassa,continuavano a lavorare nel campo del contadino  e li chiamò:

" E voi non avete nessun aiuto da offrire ?" 
" Niente !" Rispose l'asino afflosciando mestamente le lunghe orecchie.
"Noi non abbiamo niente da offrire al Bambinello,

però con umiltà e pazienza potremmo accovacciarci vicino a lui e riscaldarlo col nostro fiato."
Aggiunse il bue timidamente, senza alzare gli occhi:
" E, poi potremmo di tanto in tanto,
cacciare via le mosche con le nostre code."


L'angelo finalmente sorrise:
" Voi siete quelli giusti !" 
e fu così che nel Presepe 
oltre a quelle del bambinello Gesù, di Maria e di Giuseppe 
vengono  messe anche le statuine del bue e dell’asinello.
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16 agosto 2009

339) L'evoluzione di Dio (c'è qualcosa che non quadra).



L'evoluzione di Dio.
Da Dio vendicativo e giustiziere, nei secoli si è trasformato in Padre che ama e perdona gli uomini.


Quando ha creato l’uomo Dio sapeva che questi gli avrebbe disobbedito.
E che, per ristabilire la giustizia Egli avrebbe dovuto condannare l’uomo a vivere una vita di difficoltà, di sacrifici e di rinunce.
Ebbene, sapendo tutto ciò, perché lo ha creato ugualmente?.

Dio forse gode delle sofferenze dell’uomo?
Non poteva evitare di crearlo?

Forse Dio, senza l’uomo che lo offende non sarebbe bastato a sé stesso?
Gli serviva forse qualcosa o qualcuno che gli desse lo spunto per dimostrare la propria giustizia, la propria vendetta, oppure il proprio smisurato amore?

E’ per questo che, nonostante tutto, Dio ha creato l’uomo?


Adamo ed Eva offendono Dio ed è
tutto sommato un'offesa ridicola
fatta da due esseri sprovveduti che non sapevano quello che facevano.
Ebbene, Dio che quasi sembra non aspettasse altro, li condanna per l’eternità a scontare la pena di vivere.


Qui c’è qualcosa che non quadra.


Gli uomini crocifiggono Gesù Cristo, il Figlio di Dio
e non avrebbero potuto fare niente di più cattivo:
uomini che tolgono la vita ad un altro uomo,
addirittura, vogliono uccidere l' Uomo Dio!
Ebbene,Gesù li perdona.

C’è proprio qualcosa che non quadra.


O Dio si è rammollito,
oppure, toccando con mano e vivendo egli stesso le difficoltà del vivere quotidiano
e la fragilità della carne,
Dio si è fatto più umano.

Ed allora su tutti i Suoi sentimenti, hanno prevalso in Lui l’Amore e il Perdono.
Il Dio che noi oggi veneriamo non è più quell'Essere vendicativo e giustiziere dell'Antico Testamento, ma è un Padre che ama e perdona i suoi fragili figli umani.
Adesso sì che tutto quadra.
E l’uomo renda grazie a Dio, per avere un Padre così misericordioso.

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21 giugno 2009

281) Era da un po’ che non andavo alla Messa.


Era da un po’ che non andavo alla Messa.
Oggi ci sono andato.









Ho avuto anche voglia di accostarmi alla Comunione, ma mi sono frenato in tempo.
Non ti sei confessato, mi sono detto, chissà che sporcizia interiore si è ormai depositata come catrame nelle arterie della tua anima.
Come fai a ricever Gesù in una stalla simile?
Ed anche se a lui le stalle non gli fanno schifo, perché è nato in una stalla, la tua è troppo sporca anche per il suo olfatto tollerante.
Così ho rinunciato a fare la comunione.
Mi sono ricordato che qualcuno ha detto : "Guai a chi si accosterà alla Comunione indegnamente, a chi mangerà il Corpo di Cristo senza essere in grazia".
Non ho voluto attirarmi addosso altri guai oltre a quelli che ho già.

Però mi è dispiaciuto.
Una vocina dentro di me di diceva : - "vieni a me, accostati a ricevere il mio Corpo e Sangue, vieni a rinfrancarti e a dissetarti" .
Oh! Signore, lo farei, ma io sono un peccatore.
E non sono Io forse venuto apposta per i peccatori?
Si, Signore, ma io lo sono in modo esagerato.

Insomma più ero tentato di accostarmi alla comunione, più mi buttavo a terra , e più mi sentivo un verme indegno e schifoso.
Peccato, però, perché, ne sono certo, il Corpo e il Sangue di Cristo in me, mi avrebbero rigenerato, mi avrebbero indotto a migliorare il mio comportamento e il mio stile di vita, mi avrebbero reso più attivo nel compiere azioni di bene.
Mi sarei sentito, per qualche attimo, più vicino a Dio.


Ma d’altronde, mi rendo conto adesso, quella che mi hanno insegnato fin da piccolo è la religione del no, una religione fatta di divieti e di proibizioni, del non fare questo e non fare quest’ altro, altrimenti ti allontani da Dio e Lui ti punirà.
Ah! Se mi avessero invece insegnato la religione del si, del fare, del compiere azioni buone , del darsi da fare per stare vicini al prossimo e quindi a Dio!
Come mi sarebbe piaciuta una religione che invece di dirmi :–"Guai a te se ti accosti a Cristo indegnamente", mi avesse detto : - "vieni e mangia ogni giorno del corpo di Cristo, che poi ti sentirai rinfrancato e desideroso di compiere nuove buone azioni!"

Forse avrei avuto meno paura dei castighi di Dio, e forse oggi, durante la Messa, mi sarei accostato alla comunione.

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10 maggio 2009

244) Duemila e passa anni dopo Cristo, che cristiani siamo noi ?





Duemila e passa anni dopo Cristo, che cristiani siamo?
Two thousand and more years later Christ, that Christians we are?




Duemila e passa anni fa un certo Gesù detto il Cristo, l’Unto, l’Eletto, lo Scelto,
Gesù il Figlio di Dio,
dopo aver autorizzato Pietro a fondare una Chiesa per riunire in essa tutti quelli che avrebbero deciso di seguire i suoi insegnamenti,
lasciò come testamento ai suoi seguaci, l’impegno di osservare due soli comandamenti:
1°)"Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza"
2°) "E il secondo è questo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questo".

La religione cristiana fondata da Gesù è dunque tutta qui.

In questi due nuovi comandamenti, Gesù ha riassunto magistralmente,
con poche parole,
tutte le tavole della legge e i famosi dieci comandamenti che Dio aveva consegnato agli israeliti attraverso Mosè
perché fossero per loro norma di comportamento morale e di vita pratica.

L'Apostolo san Paolo dice espressamente:
« Chi ama il suo simile ha adempiuto la legge.
Infatti, il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
L'amore non fa nessun male al prossimo: l'amore è il pieno compimento della legge »

Per essere cristiani, dunque, bisogna seguire questi due comandamenti, amare Dio e amare il prossimo.

Noi che nel 2009 ci diciamo cristiani, ci comportiamo quindi veramente da cristiani,
o invece questo è per noi semplicemente un aggettivo
che ci è stato appiccicato addosso fin da piccoli,
quando siamo stati battezzati,
oppure semplicemente perché siamo nati in una Nazione cosiddetta cristiana?

Analizziamo un poco il nostro comportamento!


La regola del vivere cristiano, il segno della sua vitalità è quella di dover essere come un albero che porta molti frutti.
L’albero che secca, dice sempre Gesù, viene abbattuto, tagliato, e gettato nel fuoco.
Quindi i cristiani dovrebbero essere persone coraggiose, impegnate, veritiere, testimoni e diffusori di fede tra il prossimo.
Invece, la maggior parte di noi, non possiamo che vergognarci di noi stessi.
Siamo ignavi, passivi, neutrali, muti di fronte allo scempio che si fa della legge di Dio per applicare quella degli uomini.
Siamo diventati incapaci di indignarci e di protestare contro l’esaltazione del male,
contro il potere mediatico politico economico,
contro l’illegalità e l’immoralità,
contro la conquista di sempre più ampi consensi e di sempre più largo potere,
contro il disprezzo della vita, della donna, del matrimonio e della famiglia.
Siamo muti e silenziosi di fronte al plateale travisamento della verità,
ai nuovi idoli che hanno sostituito quelli pagani e che si chiamano opinione pubblica, sondaggi, consenso, veline, grandi fratelli e isole dei famosi,
di fronte alla domenica retrocessa da “giorno del Signore” a “giorno dei centri commerciali e degli autosaloni”.
Abbiamo perso il senso della moralità privata e pubblica,
in famiglia, sul posto di lavoro, e sui banchi di scuola.
Per il successo si sacrifica la moglie, la famiglia, l’amore.
Si esalta l’ipocrisia.
Si applaude l’arroganza dei potenti.
Ci si inchina ai prepotenti.
Si considera furbo chi evade il fisco,
chi corrompe e chi si lascia corrompere,
chi si arricchisce con disonestà.
Così la gente non sa più distinguere tra il lecito e l’illecito.
Così la criminalità è sempre più arrogante.
Così la crisi economica colpisce coloro che sono già poveri,
mette sul lastrico migliaia di lavoratori,
impoverisce milioni di famiglie.
Così aziende, banche, multinazionali e furbetti a vario titolo
“capitalizzano gli utili”, quando ci sono
e “socializzano le perdite”, che ci sono sempre.
Abbiamo perso il coraggio che aveva Gesù:
di fare il bene,
denunciare il male,
e indignarsi come quando cacciò a frustate i mercanti dal tempio.



Se ci diciamo cristiani, diamoci una mossa!
Decidiamo una volta per tutte cosa vogliamo essere: paurosi o coraggiosi, muti o loquaci, veritieri o menzogneri?


Se siamo paragonati agli alberi, vediamo di portare qualche frutto, non troppi, non si sa mai, ma almeno ogni tanto una mela un pò meno marcia del solito la potremmo produrre, o no?

Spunti da una conversazione con frate Antonio da Bergamo.
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12 aprile 2009

221) Tutti corrono al sepolcro, tranne la Madonna.




Tutti corrono al sepolcro, tranne la Madonna.
All race to the sepulchre except the Madonna.


Mi ha sempre colpito questo fatto.

Nel sentire narrare il vangelo della messa di Pasqua, si nota che le pie donne, Maria Maddalena e le altre e gli apostoli Giovanni e Pietro, tutti si recano al sepolcro correndo, secondo le proprie capacità fisiche, per accertarsi con i propri occhi che il corpo di Gesù non era più nella tomba.
La madre di Gesù, Maria , nel vangelo di questa festa, che è la festa massima per la religione cattolica, non viene neppure nominata.

La Madonna non si è recata al sepolcro.
Non aveva bisogno di constatare che il proprio Figlio non giaceva più nel luogo di dolore dove essa stessa l’aveva deposto neanche tre giorni prima.
Essa, sapendo che suo Figlio era Dio, non aveva alcun dubbio che Egli sarebbe risorto dopo aver sconfitto la morte.

Nessuno aveva capito la faccenda del “ricostruirò il tempio in tre giorni”,forse neppure Lei, eppure essa era certa che suo Figlio, essendo Dio, non avrebbe soggiornato a lungo negli inferi, nel regno della morte, ma avrebbe compiuto qualche prodigio per dimostrare la Sua origine divina.


Ne era certa.
Mentre tutti correvano e si davano da fare, Lei probabilmente se ne stette in casa a preparare cibo e bibite per coloro che tra poco, accaldati e affamati, Le avrebbero portato trafelati la gioiosa notizia della scomparsa di Gesù dal sepolcro.

Lei sapeva chi era suo Figlio.
Le circostanze straordinarie della nascita di Gesù erano note, tra gli uomini, solo a lei e a san Giuseppe, che però aveva già lasciato questa dimora terrena.

Maria era stata presente sul Golgota, affranta e addolorata per i patimenti che vedeva infliggere al Figlio, perché una madre deve essere vicina ai propri figli nel momento del dolore e della sofferenza, ma ha preferito starsene da parte nel momento del massimo splendore di Gesù.
D’altronde nella sua vita, accanto a tale Figlio, la Madonna era sempre stata così discreta, che al di fuori del racconto della Passione, il vangelo l’aveva messa in evidenza soltanto una volta, alle nozze di Cana, quando essa, per togliere dall’imbarazzo una coppia di persone amiche che si stavano sposando, forzò diciamo così la mano a Gesù obbligandolo quasi di controvoglia a compiere il suo primo miracolo.

Poi la partecipazione attiva alla Passione di Gesù, e la mancata presenza o meglio l’ assenza nel momento della Gloria.

Perché la Madonna è così: è vicina agli uomini, Suoi figli, quando essi sono nel dolore e nella necessità.
E quando li vede felici, sereni e radiosi, essa li guarda da lontano, senza farsi accorgere, godendo però della loro gioia, come fa una madre discreta con i propri figli, quando li vede crescere e affermarsi nella vita .


Spunti da una conversazione con frate Antonio da Bergamo.
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7 aprile 2009

218) Il terremoto è un castigo di Dio? I castighi di Dio non esistono.




Il terremoto è un castigo di Dio? I castighi di Dio non esistono.


Is the earthquake a punishment of God? The punishments of God don't exist.



Ma perché Dio dovrebbe godere come un pazzo nel vederci soffrire?

Ho sentito affermare da alcuni che i terremoti, le pestilenze, le carestie, avvengono perché nel mondo gli uomini si stanno comportando male, perchè offendono Dio in mille modi e quindi Egli li castiga inviando sulla terra delle calamità o delle malattie.
E’ il Suo modo di difendersi dal male che gli procura l’umanità.

Mi viene spontaneo pensare che ci sono in giro delle persone davvero stupide e veramente cattive d’animo.
Siccome poi in genere queste cose le dicono delle persone che praticano la religione, e tra loro anche dei preti, credo sia giusto far loro notare come questo modo di interpretare Dio sia sbagliato prima di tutto nei confronti di Dio, e poi sia anche contrario alla religione che essi dicono di praticare o i cui insegnamenti dovrebbero diffondere.
Ma volete che Dio ci abbia creato per poi farci soffrire?
Ma nemmeno il più cattivo dei papà mette al mondo un figlio sperando che questi abbia sfortuna nella vita, ed anzi dandosi da fare per rendergli la vita difficile e piena di sofferenze.
Se non lo facciamo noi uomini, volete che lo faccia Dio?
Nel Vangelo stesso è riportato un episodio nel quale si narra che fu chiesto a Gesù come mai fosse accaduto ad alcuni Galilei di essere coinvolti in un fatto tragico. Gli interroganti volevano sapere se quei Galilei erano più peccatori di altri essendo incappati in tale triste sciagura.
Gesù blocca immediatamente tutte le possibili supposizioni dei presenti circa l’accaduto, e afferma, in maniera perentoria, che quegli uomini non erano più peccatori di altri, pur avendo avuto quel triste destino.
"Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei per avere subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo".

Quello di credere che Dio sia lì a godere come un pazzo nel veder soffrire gli uomini, ed anzi che proprio per vederli soffrire di più, ogni tanto mandi sulla terra delle calamità o delle pestilenze per farne strage, è un modo contorto di interpretare la religione.
Ma in che religione credono costoro?

Io non bazzico molto in liturgia o cose di Chiesa, ma credo che Dio (o con qualsiasi nome sia chiamato) sappia che gli uomini su questa terra hanno già il loro bel daffare nell’affrontare le azioni quotidiane per la sopravvivenza e la convivenza con gli altri, ed infatti si è limitato a chiedere a loro solamente un senso di riconoscenza e di amore verso di Lui e un impegno a prodigarsi per il prossimo.
Due cose. Due comandamenti, che poi in pratica sono uno solo (amare gli altri uomini,il prossimo, dimostrando così di amare Dio che li ha creati).
Nient’altro.

La religione è tutta qui.
Non è un ulteriore peso che grava sulle spalle dei noi uomini.
E’ solo un invito a voler bene a Dio che ci ha creati e al prossimo con il quale dobbiamo convivere su questa terra.
Poi Lui nell’aldilà giudicherà il modo come ci siamo comportati e ci darà il premio o il castigo.
Ma mentre siamo qui non ci manda né castighi né sciagure.

Nel caso particolare del terremoto in Abruzzo, accaduto in una zona da tutti riconosciuta ad alto pericolo sismico, i morti che ci sono stati si sarebbero potuti in gran parte evitare se gli edifici fossero stati costruiti con criteri antisismici oppure messi in sicurezza antisismica.
Ad esempio, l’ospedale dell’Aquila, che è quasi del tutto completamente crollato, è stato costruito neanche dieci anni fa.
Nessun castigo di Dio, solo pura e semplice imbecillità e responsabilità umana.






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29 marzo 2009

212) Eucarestia e Confessione: l’aver subordinato un sacramento all’altro forse è stato un errore .





Eucarestia e Confessione: l’aver subordinato un sacramento all’altro forse è stato un errore .
Eucarestia and Confession: the subordinate possession a sacrament to the other has perhaps been an error

Dalle nostre parti le chiese, alla domenica, durante la santa Messa, sono ancora abbastanza frequentate da molti fedeli.
E tuttavia si può notare come molte persone, e io per primo, invece di accostarsi alla Eucarestia se ne stiano tranquille al loro posto nei banchi, quasi che il cibarsi del corpo di Cristo sia un atto da loro ritenuto non importante o sia di esclusiva competenza di poche sante persone o, meglio ancora, delle solite persone.

Se fossi un prete, questo atteggiamento di indifferenza della maggior parte dei fedeli nei confronti dell’Eucarestia sarebbe motivo di sconforto in quanto indice di uno stato di ignoranza religiosa.


Personalmente credo che la Chiesa cattolica abbia sbagliato nei secoli l’approccio a questo sacramento, avendolo da sempre legato e subordinato alla Confessione penitenziale.
“Guai a te”, ci insegnavano i preti di una volta, “se ti accosti alla Comunione senza essere in grazia di Dio! Commetteresti un sacrilegio!”
Anche se negli ultimi decenni il senso del peccato si è, per così dire, annacquato e ammorbidito, tuttavia chi di noi, può chiaramente dire di essere esente da peccato?
E allora chi me lo fa fare di tirarmi addosso l’ira di Dio accostandomi a Lui senza le necessarie condizioni di pulizia e di dignità interiori?
E va bene, me ne starò qui nel mio banco e la Comunione la facciano quelli più degni di me, le solite facce (che poi non so se siano più degni di me , potrei riempire delle loro magagne pagine e pagine di un giornale).
Sono convinto che sia stato un grave errore commesso nei secoli dalla Chiesa,l’aver indissolubilmente legato e subordinato tra loro il sacramento della Confessione e quello della Comunione, perchè ciò tiene lontani i fedeli e li fa vivere nell’indifferenza religiosa.

Qui voglio fare solo alcune semplici riflessioni.

L'ISTITUZIONE DELL'EUCARISTIA
Partecipare all’Eucarestia durante la celebrazione della messa significa:
- credere nella presenza reale del corpo e sangue di Gesù sotto le specie del pane e del vino.
- nutrirsi di un cibo che dona la forza per poter praticare la propria fede.
- capire che si entra in comunione con Dio e ci vincoliamo alla carità verso le altre persone.
- impegnarsi nel cammino verso una vera e adulta vita cristiana.

Durante l'Ultima Cena, Gesù istituì l'Eucarestia quando distribuì agli Apostoli il pane e il vino e ordinò loro di ripetere quel gesto "in sua memoria ".
Tale gesto fu da Lui compiuto nel contesto di una cena della pasqua ebraica, e nel benedire il pane e il vino Gesù annunciava la sua passione e il significato della sua morte per una "nuova alleanza" tra Dio e gli uomini.

Dalla sequenza narrativa si può notare che alla cena era presente anche Giuda (che Gesù sapeva essere in peccato per averlo tradito e che proprio per questo fu l’unico Apostolo che espressamente invitò a mangiare con Lui ), e che Giuda Iscariota non se ne andò se non al termine della Cena, dopo aver anch'egli mangiato il Corpo e il Sangue di Gesù.
La Chiesa, fin dalle origini, ha ripetuto questo rito come "memoriale" della croce di Cristo (cioè ripresentazione, riproposizione, riattualizzazione del Suo sacrificio per la salvezza degli uomini).
Per noi cristiani, partecipare alla Messa intesa in questo senso, significa che vogliamo inoltrarci nella conoscenza del vero Dio per cercare di praticare gli insegnamenti di suo Figlio e per guadagnarci il Paradiso.

In questo contesto l’accostarsi all’Eucaristia è quindi importante perché ci aiuta a riconciliarci con Dio (difatti Giuda capì il senso del suo peccato solo dopo aver mangiato e bevuto il Corpo e il Sangue di Gesù, ma non ebbe l'umiltà e il coraggio di tornare sui suoi passi e di chiedergli perdono e quindi si condannò da solo.Capì di avere sbagliato, ma la superbia e l'amor proprio ferito ebbero il sopravvento sulla necessità di chiedere perdono. Possiamo esser certi che Gesù lo avrebbe perdonato).


L'EUCARESTIA NELLE PRIME COMUNITÀ ECCLESIALI.


Il motivo per cui questi due Sacramenti sono stati così subordinati l'uno all'altro può essere fatto risalire alla frase di san Paolo:"Chi mangia e beve indegnamente il Corpo e il Sangue di Cristo, mangia e beve la sua condanna”.
Vediamo di analizzare il contesto nel quale è stata detta, al fine di capire qual'era il pensiero reale dell'Apostolo delle genti.
L'uso di consumare pasti per celebrare il "memoriale dell'Ultima Cena" e la convinzione della presenza di Cristo nello "spezzare il pane" erano universali nella Chiesa primitiva e questo era il rito fondamentale della comunità cristiana. Le cene eucaristiche erano comunitarie, conviviali, di condivisione.
Eucarestia significa proprio "condivisione del pane" e chi aveva disponibilità di cibo lo portava in comunità e lo condivideva con gli altri. Tutti partecipavano a queste cene comunitarie, e tutti erano accolti, soprattutto gli esclusi dalla società civile e i diseredati, sull’esempio di Gesù che mangiava con i peccatori e con gente di malaffare. Non a caso la prima accusa che gli avversari lanciarono contro Gesù fu: "Egli mangia con i peccatori".

Purtroppo,come sempre accade e accadrà l'ingordigia umana è difficile da estirpare.
A queste cene i primi arrivati si saziavano abbondantemente ed anche si ubriacavano, mentre chi arrivava tardi ed era affamato doveva accontentarsi delle briciole del pasto. Il peccato consisteva nel non aver atteso i ritardatari, nell’ingordigia e nei bagordi di una cena luculliana da parte di alcuni a scapito dei più poveri che venivano quindi lasciati senza cibo. In alcune comunità si partecipava alla cena in un contesto di discordia e di indifferenza nei confronti dei poveri. Era una condivisione tradita che aveva ormai perso del tutto il significato del gesto che si celebrava.

Ecco perché san Paolo fu costretto ad esprimersi in questi durissimi termini: "Chi mangia e beve indegnamente il Corpo e il Sangue di Cristo, mangia e beve la sua condanna".
Queste parole, ripetute per secoli dalle gerarchie ecclesiastiche senza tener conto del contesto e del perché san Paolo le aveva pronunciate, sono alla base della consuetudine, per me errata, della necessità di anteporre la Confessione alla Comunione nel caso ci sia consapevolezza di un peccato mortale.

NECESSITÀ DELLA CONFESSIONE PRIMA DELL’EUCARESTIA?
San Paolo non parla mai della confessione. Forse non gli è stata offerta l'occasione per scriverne? Eppure, ha trattato nei suoi scritti anche problemi di minima rilevanza e più di una volta ha redatto un elenco di peccati. In realtà, egli non accenna mai a un Sacramento della Confessione. Egli parla certamente del dovere che un cristiano ha di riconciliarsi con Cristo, ma tutto sembra accadere su un piano individuale interiore e spirituale.
Evidentemente ci sono più modi per riconoscersi peccatori e per chiedere e ottenere perdono.

Eucaristia e Penitenza esprimono segni sacramentali diversi circa la riconciliazione con Dio.
Sono convinto che la partecipazione all'Eucaristia, anche senza la preventiva Confessione, conceda di per se stessa la grazia rinnovatrice del perdono, la quale, a sua volta, orienterà successivamente il cristiano verso il sacramento della Penitenza.
Quando il peccatore è mosso da sincero pentimento, non dovrebbe avere molta importanza che inizi il suo cammino di conversione dall'Eucaristia piuttosto che dalla Confessione penitenziale.
L'Eucaristia e la Penitenza sono solo due modi diversi di "incontrare" Cristo e di assumere nuovamente il suo programma di vita.
Vorrei che la Chiesa dei tempi attuali la smettesse di inculcare l’idea che per partecipare alla condivisione del pane, alla cena del Signore, all’Eucarestia, sia prima necessario andare a confessarsi.
Allora sì che finalmente vedremmo i fedeli della messa domenicale accostarsi tutti a ricevere la Comunione, e sono certo che molti di loro, fortificati dal di dentro dalla presenza del corpo di Cristo, realizzerebbero un meno annacquato senso del peccato e si accosterebbero con più frequenza al sacramento della Confessione.

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Gli spunti per questo articolo sono derivati da frammenti di conversazioni tra frate Antonio da Bergamo e noi del bar.
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