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13 luglio 2014

62.4) Caro Balotelli,non essere razzista di te stesso.

Caro Balotelli, non t’incazzare. ma accetta qualche consiglio da noi del bar che tutto sommato ti vogliamo bene e ti consideriamo un campione, anche se ancora un pò acerbo.




Caro Balotelli,  questo doveva essere il mondiale della tua consacrazione  a campione vero e  osannato da tutti.
Invece  guarda un pò che sfacelo.
Tutti a dire che l’eliminazione dell’Italia  è colpa tua, tutti a parlare male di te , tutti a volerti  in un’altra squadra magari  all’estero, purché fuori dal Milan e dalla nazionale.
A fronte di tante critiche, tu che fai? Ti fai un selfie  con un fucile mitragliatore in mano e ti metti a sparare  stupidate   su  twitter contro  chi non ti ama, cioè contro tutto e contro tutti?.
Ma và. Diventa adulto,  non sei più un bambino!

Pensa solo a una cosa: che cioè se quel tuo pallonetto contro  l’Uruguay invece di andarsene a lato,fosse entrato in porta a portiere già battuto, tu   saresti tornato in patria  osannato e celebrato da milioni di foche ammaestrate,  come il migliore, il più bravo, il più bello, il più intelligente dei calciatori esistenti sulla terra.
Invece, per una fatalità, per una decina di  centimetri, per un pallone maledetto che non  ha proprio voluto saperne di entrare in quella porta stregata,  ora tu  ti senti disprezzato, odiato e  colpito nel profondo del cuore.
Se invece  tutto fosse andato come nelle tue intenzioni, ora tu saresti felice.

Ma felice di cosa? La felicità sta nel vivere una vita normale, nell’essere quasi nessuno,  nel guidare una Panda invece che  un gigantesco Suv o una Ferrari o Maserati  di 5 mila di cilindrata, nell’accettarsi per come si è, belli o brutti, bianchi o gialli o neri, intelligenti o non,  vogliosi di vivere  serenamente  nell’ambito familiare e di amicizie umane nel quale la vita ci ha chissà perché inseriti.

Sappi che una vita esagerata, con gesti e comportamenti esagerati, suscita l’invidia e la gelosia dei poveracci senza arte ne parte i quali  godranno come forsennati  a vedere le persone famose  nella polvere .
Se tu, ad ogni imbecille che dagli spalti ti fa Buuu, o ti getta una banana ti fai vedere  incazzato, non fai altro che  gettare benzina sul fuoco, perché quello o quelli, falliti come persone ed  esseri insignificanti,  godranno come pazzi nel vedere la tua reazione e aumenteranno  la loro imbecillità gestuale.

Prendi esempio da quel calciatore che  la banana se l’è mangiata in campo, proprio davanti allo stupido lanciatore di frutta, con tutta naturalezza e forse anche con appetito,e poi è andato a segnare il gol della vittoria contro la squadra di quel povero tifoso mentecatto.
Questa si che è stata una reazione di civiltà contro  la stupidità della folla.

Se tu  ad ogni contrasto in campo con i calciatori avversari  ti lasci cadere per terra o reagisci in malo modo,  non fai altro che fare la felicità della  gente sugli spalti che ti vorrà vedere sempre più ferito o arrabbiato  fino a indurre l’arbitro a espellerti  dal campo di gioco.
Gioca invece, e corri e cadi e rialzati senza scene  o isterismi e vedrai che la gente, i giocatori avversari e lo stesso arbitro  impareranno  a rispettarti .

E smettila soprattutto di crederti  un nero, cioè un capitato in Italia per caso, perché tu sei stato adottato da una famiglia italiana, hai frequentato ambienti  e scuole italiane, hai   giocato con ragazzi della tua età italiani  e quindi sei un italiano a tutti gli effetti.
Che c’entra se hai la pelle nera? Non essere proprio  tu razzista di te stesso.

 Vuoi andare a giocare all’estero perché là  sono meno razzisti che in Italia? Ma chi te l’ha detto?  L’imbecillità trova casa  dappertutto, e la si sconfigge solo imparando a non  fomentarla e a non fare la vittima .
Ricordati che sei un ragazzo fortunato  perché hai  un fisico da Superman, un mestiere  redditizio e quasi senza fatica, fama e soldi a palate.
 Impara quindi  a confrontarti con chi è stato meno fortunato di te nella vita e adotta  dei comportamenti più normali e  vicino agli ultimi.


Un consiglio, per finire: vuoi tornare campione ed essere di nuovo nel cuore dei tifosi?
 Prenditi un anno sabbatico e a parametro zero  vieni  a giocare “ a gratis” e con umiltà per un anno nell’Atalanta .
 Vedrai che  avrai ai tuoi piedi  un’intera città  o forse due, perché la tua presenza in squadra  probabilmente  porterà anche la pace tra le due tifoserie avversarie  di Bergamo e Brescia,  perché tu sei bresciano, ricordati, e non africano o qualcosa di simile come ogni tanto su Twitter vai blaterando


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25 giugno 2014

60.4) Che pena quel Buffon in area avversaria!

Che pena quel Buffon in area avversaria!




Ragazzi cerchiamo di non perdere  mai il senso delle proporzioni delle cose.
In fin dei conti non si è trattato di una tragedia nazionale  ma semplicemente di una sconfitta  sportiva di 11 uomini  in mutande super pagati, super valutati,  penosi atleticamente, e super  fragili emotivamente.


Cos’ è infatti quel  buttarsi di Buffon  nell’area avversaria  nei minuti  del recupero finale, alla ricerca della giocata fortunosa  e del tiro della domenica,  se non la dimostrazione di una disperazione  interiore  data dalla consapevolezza  di una situazione di   inferiorità non solo numerica , ma anche  atletica e di risultato?

Che pena il vederlo aggirarsi sotto la porta avversaria, lasciando sguarnita la propria, alla mercé di un contropiede o di un tiro da lontano .

Non poteva esserci dimostrazione più lampante di disperazione  sportiva e di  un rendersi conto  della propria inferiorità atletica e dei propri limitati  schemi di gioco,  ed allora, visto che nelle ultime due partite non siamo stati capaci neppure di impegnare una sola volta i portieri avversari, è giusto che una nazionale di calcio così scadente sia tornata a casa, e lasci ad altri  il compito di proseguire nelle sfide  calcistiche alla ricerca dell’undici mondiale  più meritevole  o semplicemente più in forma. 


A noi italiani, però. come a tutti  i tifosi delle altre squadre di calcio eliminate,   il compito di non demoralizzarci o di farne una tragedia nazionale, ché  la mancanza di lavoro, la disoccupazione, l’incertezza sul nostro domani  economico e di quello dei nostri figli, questi sì che sono problemi ben più importanti e  oserei dire veramente tragici.

Nella vita bisogna saper perdere, e a maggior ragione quando questo avviene  per  demeriti propri o perché non si era all'altezza.
Ci si deve accettare per quel che si è,   consapevoli che  il comportarsi umilmente e civilmente non è una sconfitta,  ma semplicemente il primo passo  verso una futura vittoria.

E all’Italia, che trova scritto nel proprio inno la frase “ Dov’è la vittoria?”, certamente   in futuro  queste  soddisfazioni  atletiche non mancheranno,  se tutti sapremo  trarre  umile lezione dalla odierna sconfitta.



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8 giugno 2014

50.4) I mondiali dell’Italia: comunque vada saranno critiche.

I mondiali dell’Italia: comunque vada saranno critiche.




Sta scritto  nell'inno nazionale  che le altre Nazioni  dovranno  umiliarsi  e porgere la chioma per essere rapata a zero,  in quanto saranno sconfitte da Roma, essendo nate per essere sue schiave. 


Nella mente e nei versi risorgimentali del Poeta dell’inno,  i fasti e le glorie italiane sarebbero stati immancabili e duraturi, proprio come ai tempi gloriosi degli antichi Romani e avrebbero fatto scuola a tutto il mondo.

Bello il mondo che  sognava il nostro Poeta!

Ma noi sappiano che non è andata così, anche se , cantando il nostro inno, per un momento ci illudiamo di  far rivivere quei tempi gloriosi.

Oggi questo nostro sogno è un po’ scaduto e annacquato: l’Italia è in una crisi profonda, economica e spirituale, e  se lo sarà anche calcisticamente, venendo estromessa malamente dai mondiali di calcio,  si dirà che  certo,  dopo  quasi vent’anni di  regime berlusconiano, non era neppure ipotizzabile la vittoria, dato il profondo baratro  buio in cui ci siamo cacciati.

Sembrerà paradossale, ma in caso di  eliminazione, ci sarà certamente  qualcuno che darà la colpa a Berlusconi e ai suoi malgoverni,  i  quali  però, in questo caso, con le vicende  del torneo calcistico mondiale  c’entrano come i cavoli a merenda.

Eppure qualche intellettuale, potete starne certi, di fronte alla sconfitta,  questa diagnosi la farà : “Estote parati”, siatene certi.

E anche  paradossalmente,  se  però al contrario dovessimo uscirne vincitori da questa avventura calcistica, si troverà comunque sempre qualcuno pronto alla critica, che dirà  che  con gli immancabili festeggiamenti si vuole ingannare il popolo distogliendone l’attenzione  e sviandola dai veri problemi del Paese che sono  la disoccupazione, la crisi sociale ed economica e la corruzione,i quali, vittoria o non vittoria,  rimangono sempre lì  ad offuscare  il nostro avvenire sociale, etc,etc,etc.

Quindi , siatene certi:  se perdiamo qualcuno dirà  che era previsto, stante la nostra inadeguatezza  economica e politica, e se vinciamo è perché come popolo siamo capaci n di batterci allo stremo per cose non essenziali, mentre  la nostra decadenza  sociale ed economica  è sempre lì ad ammonirci.

Nessuno che tirerà in ballo  le doti o le  lacune calcistiche della pattuglia  azzurra, addossandone a  calciatori ed  allenatori  i meriti o i demeriti  della vittoria o della sconfitta, ma tutti diventeremo intellettuali da strapazzo  capaci di muovere la lingua  solo per   trovare grandi enfasi oppure mille scuse  e pretesti nelle immancabili discussioni   da bar.


Insomma, comunque vada la spedizione azzurra ai mondiali di calcio, sarà un coro di critiche.
E' bene saperlo prima di cominciare.
.


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13 giugno 2012

63.2) Cassano, an honest man - Cecchi Paone, a bully gay man.


Cassano, an honest man - Cecchi Paone, a bully gay man.


Tempo fa quando il calciatore Antonio Cassano faceva o diceva qualcosa, le sue esternazioni erano chiamate cassanate, nel senso che erano in genere delle stupidaggini o delle cose abbastanza folli.
Ora Cassano è maturato, si è sposato, credo abbia anche un figlio e ha capito che non è più il caso di sprecare tante parole con i giornalisti che comunque sono sempre lì pronti a spararti addosso qualsiasi cosa tu faccia o dica.
E' successo che l’altro giorno un personaggio equivoco, tal Cecchi Paone, ex conduttore televisivo mai del tutto affermatosi e sempre licenziato ogni cosa facesse, sposato dapprima e poi separato perché scopertosi gay, in cerca di rinnovata fama e notorietà, ha rilasciato una intervista radiofonica nella quale affermava che nella attuale formazione della nazionale di calcio italiana vi fossero più di un gay , le cui prestazioni sessuali egli chiaramente appetiva e desiderava.

Interpellato chissà perchè sull’argomento, il nostro buon Antonio Cassano ha candidamente risposto di non saperne niente, e che comunque a lui che ci fossero dei froci e dei gay nella nazionale di calcio non gliene fregava assolutamente niente.
Sono affari loro, disse.

Apriti cielo!
Il nostro campione torna a dire cassanate! - titolavano il giorno dopo i giornali, come se egli avesse detto chissà mai quale astronomica castroneria.
E invece, il Cassano, da uomo candido e onesto non aveva fatto altro che dire la verità: e cioè che se ad uno gli piacciono gli uomini invece che le donne, sono affari suoi e che si arrangi.
Non gli erano forse i giornalisti andati a chiedere se egli sapesse chi erano i gay citati dal Cecchi Paone?
Ebbene, lui ha risposto che addirittura non sapeva che nella nazionale ci fossero dei froci, e che se comunque c’ erano erano affari loro.

Dove sta la cassanata, dove sta lo scandalo? E’ una risposta onesta, che milioni di italiani sottoscrivono, approvano e apprezzano.
Lo scandalo, semmai, sta nell’intervistare e dare importanza alle stupidaggini solenni che racconta il Cecchi Paone, tipico bulletto da strapazzo di periferia, che le spara sempre più grosse quanto più la sua fama è in ribasso ed ha bisogno di essere risollevata.

Cassano, non sei un gay? Vivaddio, sei in buona compagnia di 60 milioni di italiani.
Cerchi Paone, sei un gay? Bene, allora fatti i cazzi tuoi e non rompere e non raccontare cazzate ai 60 milioni di italiani che onestamente cercano di tirare la carretta quotidiana e di vivere una vita magari abbastanza anonima ma basata sulle regole sessuali da secoli tramandate, secondo cui l’uomo trova la sua completezza nella donna, e non nel sesso di un altro uomo.
E la regola vale anche per le donne, checché ne dica il bully gay man Cecchi Paone.



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23 giugno 2011

114.1) Sarà Zeman il nuovo allenatore dell’Inter?

 Sarà Zeman il nuovo allenatore dell’Inter?



E’ Zeman l’allenatore ideale per l’Inter.
Ha carisma, ha esperienza, sa guidare i giocatori,  conosce bene il calcio internazionale e quello italiano e finalmente avrebbe l’occasione di allenare una grandissima squadra.

Zeman  non farà come Benitez.
  Zeman all’Inter  non fallirà.
La squadra più forte del mondo, la squadra per cui facciamo il tifo,  con Zeman alla guida  diventerà la squadra che applica il più bel gioco del calcio del mondo.

Niente più pareggini da  a  zero a zero o da uno a uno.
Caterve di gol in entrata e caterve di gol in uscita, con Zeman.
 Partite da  cinque a quattro, o pareggi da tre a tre.

Ci sarà divertimento per tutti nella Inter  del prossimo campionato.
E in Champions League e ovunque  se la faranno addosso al sentirsi  avversari dell’Inter zemaniana.

Forza Moratti, forza dirigenti dell’Inter.
Accordatevi  col Pescara, chiamate Zeman e affidategli l’Inter.
Date al più bravo e onesto allenatore del mondo  l’occasione della sua vita.
Forza Inter. Forza Zeman.



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6 giugno 2011

98.1) A chi stanno sulle scatole l’Atalanta e i bergamaschi?

A chi stanno sulle scatole l’Atalanta e i bergamaschi?





Nello scandalo calcio scommesse di questi giorni ben diciotto i sono le partite incriminate
Brescia-Bologna 3-1
Inter-Lecce 1-0
Napoli- Parma 2-3
Ascoli-Atalanta 1-1,
Atalanta-Piacenza 3-0
Padova-Atalanta 1-1
Siena-Sassuolo 4-0
Livorno Ascoli 1-1
Cremonese Spezia 2-2
Monza cremonese 2-2
Cremonese –Paganese 2-0
Verona –Ravenna 4-2
Reggiana Ravenna 3-0
Alessandria-Ravenna 2-1
Benevento- Viareggio 2-2
Benevento-Cosenza 3-1
Taranto –Benevento 3-1
Benevento- Pisa 1-0

Tuttavia nei giornali e nei telegiornali la notizia che viene data è:
L’Atalanta è nei guai.
L’Atalanta rischia.

Dai titoli le altre squadre quasi per incanto scompaiono.
Sembra che tutto lo scandalo sia stato causato dall’Atalanta e dal suo capitano Doni

Evidentemente a livello mediatico, l’Atalanta sta sulle scatole e qualcuno, e costui o costoro ne vedrebbero bene la punizione esemplare.

Perché?
Credo di poter affermare che , a livello mediatico, la bergamaschità è venuta in odio a qualcuno.
La tanto conclamata diversità dei bergamaschi, il loro distacco dalle frivolezze, la loro chiusura  mediatica, il timbro di voce,  la cadenza della loro parlata, il loro parlar poco e solo se  effettivamente informati sui fatti,tutto questo viene scambiato per reticenza, omertà, concussione, malavitosità.
I bergamaschi, qualsiasi cosa facciano, si comportano mediaticamente in modo anomalo rispetto ai pianti, alle chiacchere, alle urla, alle sceneggiate di altre popolazioni italiane.
I bergamaschi sono quasi una popolazione a parte. 
Hanno usi, costumi, gestualità e anche un dialetto incomprensibili al resto della Nazione.
Inoltre occorre sempre ricordarsi  che  da queste parti  è nata la Lega Nord, e l’idea di secessione dal resto d’Italia non è ancora del tutto tramontata.
Perciò i bergamaschi devono essere puniti a prescindere. qualsiasi cosa facciano.
Devono essere incolpati di comportamenti malavitosi altrimenti le loro idee, la loro disarmante onestà e la loro stakanovistica operosità si estenderanno come un cancro malefico su tutto il Paese.
E il Paese dei Pulcinella questo non lo può sopportare.
Si parta quindi dallo sport, dall'Atalanta e dal suo capitano Doni, per dare una lezione esemplare a questi  sempliciotti  di bergamaschi.  
E pazienza se non ci sono prove.
Quelle in seguito potranno essere costruite. 
E pazienza se  ben più gravi sono le posizioni di altri Club calcistici. 
E' l'Atalanta che deve essere colpita, sono i bergamaschi che devono imparare la lezione., imparando così a stare al mondo.



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19 gennaio 2010

15.0) C’era una volta un campetto di calcio di periferia su cui giocavano degli extracomunitari. Oggi lo hanno asfaltato.

C’era una volta un campetto di calcio di periferia su cui giocavano degli extracomunitari.
Oggi lo hanno asfaltato.

Succede nella mia città.
In periferia c’è , da sempre un campetto di calcio, sul quale si sono allenate generazioni di calciatori, che si sono poi più o meno affermati.

Recentemente era diventato il campo da gioco oltre che dei ragazzi del quartiere, anche di numerosi ragazzi extracomunitari (soprattutto boliviani) che passavano la domenica mattina dando i famosi "quattro calci al pallone".
Questo probabilmente ha infastidito qualcuno che ha la presunzione di contare qualcosa nel Palazzo Comunale e, anche se nessuna lamentela ufficiale è mai giunta dalla popolazione e neppure dalla circoscrizione, ieri, l’Assessore al Verde e quello ai Lavori Pubblici, hanno fatto arrivare sul posto una serie di autocarri carichi di catrame e un paio di ruspe , per stendere una colata di asfalto sul campetto di calcio.
Quello che doveva essere un piccolo polmone verde di periferia, è adesso uno scempio asfaltato.
E’ comprensibile che a qualcuno possa non piacere il gioco del calcio, ma è meno comprensibile che si intervenga a proibirlo quando e solo perché è esercitato da ragazzi extracomunitari.

La gente del quartiere, che non è razzista, come invece si può supporre che lo siano i due assessori che hanno ordinato lo scempio, sollecita le autorità comunali , casomai ci fosse dell’asfalto disponibile, ad utilizzarlo, sempre in zona, sulle strade del quartiere per tappare i buchi e le voragini ed allargare i marciapiedi ormai impraticabili, invece di fare interventi senza senso.
E spera che venga rimosso presto quel cumulo di catrame e si restituisca al quartiere il suo storico campetto di calcio di periferia e che il materiale inerte così recuperato, lo si scarichi nei giardini privati dei due assessori maniaci asfaltatori.


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10 agosto 2009

329) Ogni squadra di calcio ha il suo viziato di turno.

Troppo ricchi per non essere anche dei viziati.
Ogni squadra di calcio ha il suo viziato di turno.


L’Inter aveva Adriano che non riusciva a stare lontano dalle discoteche.
Niente di male, s’intende, solo che il mattino invece di allenarsi con i compagni, per recuperare energie doveva starsene a letto ad oziare.



Il Milan attuale ha Ronaldihno, che promette, promette, e poi promette ancora che non farà più le ore piccole, e invece eccolo qui, beccato da un giornale sudamericano, che fa “fiesta da tutti i punti di vista, accompagnato da un nutrito gruppo di amici e amiche, nel cuore della notte, con un sorriso da un’orecchia all’altra”.
Solo quando si allena non sorride così, anzi.

Questi due calciatori sono esempi negativi di come l’arricchimento facile e la notorietà possano rovinare dei giovani promettenti campioni e portarli dalle stelle alle stalle.
Solo i nostri ragazzi delle nostre famiglie normali non possono permettersi di diventare adepti della vita notturna perché, quando l’Adriano e il Ronaldihno rientrano, alle cinque di mattina, loro devono alzarsi e affrontare un viaggio per andare a scuola o al lavoro.
Ma state sicuri che la maggior parte dei tifosi di calcio preferisce i nostri ragazzi a quegli pseudo campioni dal carattere molle come il burro, che qualcuno purtroppo strapaga e fa loro credere di essere Imperatori o immortali.
Essi credono di potersi permettere tutto, ma la simpatia dei tifosi è dietro l’angolo e fa presto a tramutarsi in antipatia, come ha ben capito l’Adriano di cui sopra, che ha preferito andarsene dall'Italia.
Ora vuol tornare qui da noi, pensando che qualche altro magnate del calcio sia disposto a tollerare le sue bizze e i suoi sbalzi di umore, ma sarà ben difficile che lo trovi o che comunque gli garantisca l’eccezionale trattamento economico fin qui ricevuto.
Se tornerà a giocare nel nostro campionato, sarà perché forse avrà imparato dai nostri ragazzi il valore del sacrificio e della busta paga sudata e sempre carente ed esigua, e invece che Imperatore si accontenterà si essere chiamato semplicemente Adriano.




Così come dovrà ridimensionarsi il Ronaldihno
, se vorrà di nuovo avere dalla sua parte la simpatia dei tifosi milanisti, che lo vogliono campione in campo e non nelle discoteche.

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18 luglio 2009

307) Questa è la storia del re Debito Pubblico e del principe Pil che avevano mire bastarde sulla principessina Italia, e volevano rovinarla.

Qui si narra la storia del re Debito Pubblico e del principe Pil che avevano mire bastarde sulla principessina Italia, e l’avrebbero rovinata con piacere, ma lei non ci stava.




Poi arrivò il Cavaliere azzurro, (chiamato papi dalle minorenni), con le sue televisioni commerciali, e lei si lasciò sedurre volentieri.


Siccome in questi giorni sui giornali non si parla d'altro che di Debito pubblico e di Pil, noi del bar, che su tali argomenti ci sentiamo del tutto impreparati, ci siamo rivolti agli intellettuali della compagnia, il prof. Asdrubale e frate Antonio da Bergamo, perchè mettessero in grado anche noi poveri sempliciotti, di capirne qualcosa.
Per una volta abbiamo accantonato le nostre discussioni sul calcio mercato e le donne e ci siamo messi diligentemente in ascolto dei due sapientoni.

Il Debito Pubblico Italiano
Le spese che uno Stato sostiene, sono finanziate o con le riscossioni fiscali o con l'emissione di titoli di Stato, da far acquistare a qualcuno che fornisce così la necessaria liquidità.
L’ammontare dei titoli di Stato in circolazione non è altro che il Debito Pubblico e per attirare i capitali ed invogliare i privati o le banche a sottoscriverlo, è necessario su questo prestito, pagare un interesse.

Se i capitali raccolti tramite il Debito Pubblico vengono utilizzati dallo Stato per
- finanziare le spese spese correnti ordinarie, la situazione rischia di degenerare in poco tempo: spesi questi soldi non ci sono più le risorse per rimborsare il debito e pagare gli interessi, e lo Stato dovrà ricorrere alla formazione di un ulteriore debito e la spirale di interessi su interessi manderà in fallimento lo Stato.
Fallire significa dichiarare non validi i titoli di Stato, cioè rifiutare il loro rimborso.In questo caso lo Stato non troverà più nessuno, per alcune generazioni, che sia disposto a sottoscrivere nuovi titoli del Debito Pubblico.

- Se i prestiti vengono invece impiegati in investimenti strutturali, per esempio nella costruzione di strade, ferrovie, industrie, la capacità produttiva dello Stato aumenta, e con essa anche la produzione, quindi aumenteranno anche le entrate fiscali e tutto questo metterà in grado lo Stato di restituire sia il debito che gli interessi, restandogli magari ancora qualcosa in cassa.
È esattamente quello che abitualmente capita nell'economia privata delle famiglie.

In Italia, negli ultimi decenni i governi sono ricorsi sempre più frequentemente al prestito pubblico anche per finanziare, purtroppo, le spese ordinarie. Tali spese, che dovrebbero invece essere coperte dalle entrate ordinarie del fisco, sono state finanziate con l'emissione di nuovi titoli, che hanno accresciuto ovviamente l'ammontare del debito.
Quasi tutti gli economisti concordano sul dovere, per uno Stato, di non mantenere un Debito Pubblico elevato, che può risultare inflazionistico, ma noi sappiamo bene quanta inflazione abbia creato la Banca d’Italia stampando soldi per pagare il Debito Pubblico.
Tra tutte le critiche che sono state mosse all'euro forse l'unico vero vantaggio della introduzione di questa moneta unica europea consiste nell'indipendenza della Banca Centrale Europea dai governi dei singoli Stati e comportamenti così inflazionistici come quello attuato negli anni dal nostro Istituto bancario centrale non sono più possibili.
Per giudicare se la la situazione del debito di una Nazione sia o meno allarmante, più che il suo ammontare assoluto, occorre considerare la capacità di quella Nazione di provvedere sia al rimborso del valore nominale dei titoli che al pagamento degli interessi, e poiché i soldi necessari devono venire prelevati da ciò che una Nazione produce annualmente (cioè dal suo prodotto interno lordo o PIL) è quindi essenziale che si mantenga una certa proporzione fra il debito pubblico e il PIL.
Non esistono criteri fissi per stabilire tale proporzione; in effetti, oggi il Debito Pubblico raggiunge in tutti i Paesi percentuali elevate del PIL, fino ad oltre il 100%, e tale situazione può essere sostenuta in quanto i titoli del Debito Pubblico hanno scadenze molto lunghe o possono venire rimborsati alla scadenza naturale emettendo nuovi titoli, cioè contraendo nuovi debiti che sostituiscano quelli estinti.
E’ ovvio che un simile meccanismo consente di trasferire, di fatto, l'onere del debito alle generazioni future (purtroppo noi addossiamo ai nostri figli e nipoti il fatto di aver voluto vivere al di sopra delle nostre possibilità economiche).
Oggi i mezzi finanziari che servono per rimborsare il Debito Pubblico e i relativi interessi rappresentano una proporzione rilevante del bilancio di un Paese, e dato che il denaro per l'estinzione del Debito Pubblico viene raccolto principalmente attraverso la tassazione, l'ammontare del Debito Pubblico è un fattore importante per la determinazione del prelievo fiscale sul reddito prodotto da un paese (più alto è il debito pubblico di un Paese e più alte saranno le tasse di quel Paese,perchè oltre alle spese ordinarie c'è da rimborsare anche il Debito e gli interessi sul debito)

Cos' è il PIL?
Il PIL è un indicatore molto improprio, chiamato anche metro del benessere di una Nazione, ed è basato esclusivamente sull’ammontare delle transazioni economiche che avvengono in un determinato Paese. E’ un indicatore improprio in quanto accanto alle transazioni economiche creatrici di ricchezza (quali il reddito pro-capite, l’allungamento della speranza di vita e quindi l'andata in pensione più in là negli anni, le scoperte e i ritrovati della scienza e della tecnologia,un maggior tasso di alfabetismo e di scolarizzazione, la costruzione di strade,industrie, attività commerciali e di servizi, infrastrutture, etc.), esistono anche delle transazioni economiche derivanti da situazioni di malessere sociale (si pensi alle spese sostenute per disinquinare l’ambiente, per la lotta alle malattie derivanti da disastri ecologici, alle spese per combattere la mafia e la criminalità, a quelle per le controversie giudiziarie, per le separazioni coniugali e i divorzi. Tutte queste spese sono sintomi di un danno per l'ambiente e per la società, e non solo non aumentano la ricchezza di una Nazione, ma contribuiscono ad impoverirla).
Molti economisti suggeriscono il superamento del concetto di PIL, ma ad oggi, pur con le sue imperfezioni, è l’indicatore più accettato nell’ economia mondiale.

Un pò di Storia sul debito pubblico italiano .
Dopo la Seconda guerra mondiale, ci fu in Italia una fase di stabilizzazione, caratterizzata da una politica di bilancio austera che fece scendere il Debito Pubblico al di sotto del 50% del PIL.
Il debito ricominciò a crescere negli anni Sessanta per effetto della politica volta a stimolare lo sviluppo economico per mezzo degli investimenti pubblici, ( politica che fu una delle cause determinanti del cosiddetto "miracolo economico italiano").
Negli anni Settanta il forte rallentamento della produzione e l'inflazione a due cifre accelerarono nuovamente la crescita del rapporto fra debito e PIL.
Verso la fine degli anni Ottanta varie cause portarono ad una nuova incontrollata crescita del debito, fino a raggiungere il 125% del PIL.

Il rapporto tra deficit e Pil
Dal punto di vista economico è anche molto significativo osservare la relazione fra il disavanzo di bilancio (ossia l'ammontare delle spese non coperte da entrate fiscali o deficit) e il PIL.
Nel 1994 questo rapporto superava il 10% (contro il 3% massimo richiesto dal trattato di Maastricht come requisito di ammissione all'Unione Monetaria Europea). L'energica politica di contenimento della spesa e di incremento delle entrate perseguita a partire dal 1994 (la famosa “tassa sull’Europa”) è riuscita a riportare il suddetto rapporto nei limiti richiesti dal trattato.

Riassumendo:
Sono due gli indici che il buon governo di una Nazione deve tenere sotto controllo;
1) Il rapporto fra il Debito Pubblico e il PIL.
L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare ideale del Debito Pubblico non superi il 60% del rapporto con il PIL (cioè, se è fatto pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, i titoli del Debito Pubblico in circolazione non devono superare l'ammontare di 60).
Ad inizio 2009 l’Italia era al 106%, ed è chiaro che il rientro dell'ingente Debito Pubblico, ossia la sua riduzione verso il livello considerato accettabile del 60% del PIL, non potrà che avvenire lentamente e molto gradualmente negli anni.
Ma purtroppo in questi giorni, anche se il Cavaliere azzurro al governo nega tale circostanza, il Debito Pubblico ha ricominciato a salire ed ha raggiuntro l'altezza considerevole del 117%.
Ciò vuol dire che le nostre Autorità spendono sempre più di quanto incassano , e per spese non strutturali, cioè che non accrescono la ricchezza dell'Italia.
E' quindi ipotizzabile che, con questo andazzo, a breve la luna di miele tra la principessina Italia e il cavaliere azzurro, che aveva fatto tante promesse mirabolanti che non ha saputo mantenere si stia avviando verso una fase di stanca se non di rigetto.

2) Il rapporto fra il disavanzo di bilancio (deficit) e il PIL
L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare delle spese non coperte da entrate fiscali o deficit non superi il 3% del rapporto con il PIL (cioè, se viene fatto pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, si possono programmare spese non coperte da entrate, cioè in disavanzo, fino a 3 e non di più).
In altre parole, se il PIL italiano è uguale a 150 miliardi di euro, si possono effettuare spese non coperte da imposte fino a un massimo di 3*150miliardi)/100 = 4, 5 miliardi di euro.
Attualmente l’Italia è al 5,3%, con tendenza al superamento anche di tale soglia già allarmante.
E tuttavia, speriamo in bene.



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12 maggio 2009

246) Credo siano in pochi a sapere che il Milan fu fondato da un inglese.




Credo siano in pochi a sapere che il Milan fu fondato da un inglese.
I believe is in few to know that the Milan was founded by an English.


Eppure è così!
Si tratta di un certo Herbert Kilpin, il quale lasciò Nottingham (Gran Bretagna) per l'Italia nel 1890.
Nel 1899 Kilpin e altri 5 suoi allegri compagnoni, su di giri dopo una memorabile bevuta in una taverna milanese, decisero di fondare un club calcistico, quello che sarebbe poi diventato una delle più vittoriose squadre di calcio al mondo.
Egli fu di questo club il primo allenatore e capitano, nonchè grande giocatore. Fu egli stesso che progettò la divisa della squadra. Si dice che abbia detto : "Noi siamo una squadra di diavoli. I nostri colori siano il rosso per indicare il fuoco, e il nero per incutere paura ai nostri avversari!"
Herbert Kilpin era nato a Nottingham il 28 gennaio 1870 e cresciuto con nove tra fratelli e sorelle a 129 Mansfield Road. Dopo aver lasciato la scuola ha lavorato in un magazzino tessile della città. Kilpin era un appassionato calciatore e ha giocato in difesa e centrocampo per due squadrette di oratorio.
Nel 1891, si trasferisce a Torino a lavorare per Edoardo Bosio, un mercante tessile italo-svizzero che aveva fondato nello stesso anno la squadra di calcio "Bosio Internazionale Torino",(oggigiorno semplicemente "Torino") e credeva di essere il primo ad aver fondato un club di calcio in Italia.
Kilpin entrò a far parte del team, e divenne il primo giocatore straniero a giocare a calcio in Italia. Trasferitosi a Milano, gli cambiò la vita, come detto, la Fiaschetteria Toscana, fumosa taverna di Milano che Kilpin e alcuni colleghi inglesi, tutti amanti di cricket, frequentavano assiduamente. Qui ebbero l'idea di fondare una squadra di cricket e di calcio milanese con i colori rosso e neri, che chiamarono "Milan Cricket Football Club". Con Kilpin in campo e come allenatore, questa squadra di calcio vinse il primo titolo di campionato già nella seconda stagione (1901).

Pur essendo Kilpin un personaggio capace di giocare in qualsiasi ruolo, certamente non sarebbe stato uno dei migliori giocatori di Inghilterra, ma in Italia, ai primordi del calcio, divenne un eroe. Kilpin era famoso per il suo bere. Egli teneva sempre nello spogliatoio una bottiglia di whisky a portata di mano per affogare le delusioni e ammorbidire il colpo della partita non vinta.
Con lui in campo la squadra vinse altri due campionati nel 1906 e 1907.
Herbert Kilpin morì in povertà nel 1916, a soli 46 anni di età. Nessuno sa come sia morto ne dove fosse stato sepolto.Tuttavia, nel corso del 1990 uno storico dilettante nonchè tifoso del Milan, di nome Luigi La Rocca, dopo mesi di ricerca, rintraccò la tomba di Kilpin nel Cimitero Comunale di Milano. Essa non aveva alcun riferimento al suo nome e si trovava in una parte del cimitero riservato ai protestanti. Nel 1999, l'AC Milan ha fatto coniare una nuova lapide ed ha fatto collocare i resti mortali del suo illustre fondatore e superstar nel Cimitero Monumentale di Milano.

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13 settembre 2008

23) Le partite di calcio in tv


Il calcio in tv

E’ una grande comodità per un appassionato di calcio come me poter assistere alle partite comodamente da casa, senza dover prenotare il biglietto nei punti “Lottomatica” autorizzati, senza esibire documenti d’identità, senza problemi di parcheggio fuori dallo stadio, senza perquisizioni ai tornelli, senza curarsi del caldo, del freddo, della pioggia, della neve.
Seduto sul divano, magari in compagnia di amici, è bello seguire tramite la tv lo svolgersi della partita della propria squadra, tenendosi anche informati sui risultati delle altre partite.
Non so esattamente quanto costi seguire il campionato di calcio tramite SKY, ma a suo tempo avevo convenuto che non era per le mie tasche.
Due campionati addietro, avevo sottoscritto la tessera Mediaset Premium, perché il costo di 3 euro a partita mi era sembrato equo e giusto.
Però il campionato scorso già avevo cominciato a mugugnare, in quanto il costo per ogni partita era salito a 5 euro, e per risparmiare qualcosa avevo sottoscritto la tessera per l’intero campionato mi pare a 149 euro, o giù di lì.
Quest’anno invece mi sono decisamente incazzato, perché ti obbligano a comperare una tessera a 179 euro, e ti dicono che assieme alle partite puoi vedere anche i film di Premium Gallery.
Siccome a me di Premium Gallery non me ne può importare di meno, quest’anno nel mio piccolo ho deciso di dare una fregatura a Mediaset, rinunciando a vedere il calcio sui loro canali a pagamento.
Lo ascolterò per radio, e magari, immaginandomi le azioni descritte dal radiocronista mi divertirò di più, rispetto alle telecronache piene di citazioni statistiche e di "interviste pettegolezzo" di certi pseudo giornalisti della Tv.
Adesso si sono messi addirittura in tre per ogni partita (uno ci vuole stupire con le sue nozioni e le statistiche che qualcuno gli ha preparato;l’altro dice delle ovvietà del tipo -se calciava di qua, -se tirava di là, -se….se… se….; il terzo è seduto vicino alla panchina e ogni tanto ci informa che il tal allenatore sta incitando i suoi ( e ci mancherebbe), che si è alzato in piedi, che ha esultato al gol dei suoi e si è depresso al gol subito dalla sua squadra.
Tre telecronisti e quasi quasi si dimenticano di dirti chi ha vinto e chi ha perso.

Il mancato introito della mia tessera di certo non farà neppure il solletico a Mediaset, però, santo Iddio, i soldi a noi comuni mortali mica ce li regalano:
2 euro a partita 2 anni fa, 5 euro l’anno scorso (altro che inflazione del 4 % o del 5%: qui si parla del120% o del 130%), non so quanto quest’anno.

Basta , non voglio più essere spennato.
Viva la radio.


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2 settembre 2008

12) Certi giudici e i tifosi teppisti





Circa 4 mila giovinastri ieri alla stazione di Napoli si sono impadroniti del treno per Roma per seguire la loro squadra di calcio in trasferta.
Hanno fatto scendere i passeggeri che avevano prenotato e pagato in anticipo il viaggio, e poi si sono messi a distruggere tutto il treno.
Arrivati a Roma le forze dell’ordine li hanno fatti salire su una ventina di pulmann per il tragitto verso lo stadio, ed anche questi sono stati praticamente distrutti.
Di questi bullastri di periferia ne sono stati arrestati 5, ed il giudice, ritenendo che quanto avevano commesso non meritasse una pena superiore ai due anni di carcere, li ha immediatamente rimessi in libertà.

E qui allora bisogna capirsi: distruggere un treno e 20 autobus, per un danno stimato di 500.000 euro, non merita di farsi almeno due anni di galera?
Ma allora quelli che hanno sulle spalle condanne a più di 2 anni , hanno distrutto come minimo dieci treni, 50 autobus e almeno un centinaio di Tir?

O i giornali non ce la raccontano giusta, (e i filmati televisivi sono dei fotomontaggi), oppure il magistrato che li ha rimessi in libertà si è lasciato convincere che i cinque fermati passavano di lì per caso, avevano semplicemente appoggiato i piedi sui sedili del treno (cosa che certamente non va fatta), e che quindi il loro arresto era frutto di un abuso di quei cattivoni della Polizia e dei Carabinieri che li hanno ammanettati e portati davanti a lui.

Al mio paese qualche giorno fa hanno arrestato un extracomunitario che aveva rubato alcune bottiglie di super alcolici in un supermercato, per festeggiare non so che cosa con i suoi amici e la giudice gli ha dato tre mesi di carcere, e glieli sta facendo scontare.
Io lo trovo giusto: chi sbaglia paga.

E i cinque di cui stiamo parlando? In libertà.
E chi pagherà i danni? Noi tutti :ci metteranno una nuova accisa sulla benzina , e noi pagheremo. Tanto stiamo pagando ancora quelle per il terremoto di Messina.

Ma quel giudice, santo Iddio, ma è proprio così difficile dotarsi di un po’ del buon senso del comune cittadino , o quantomeno cercare di uniformarsi al comportamento degli altri giudici che quel buon senso l’hanno sempre avuto, e dimostrano di applicarlo nelle loro sentenze?

  • leggi anche il post 1) la certezza della pena

  • leggi anche il post 9) Se la vittima fosse un parente del giudice.

  • leggi anche il post 49) Sei ergastoli per dieci omicidi e… in libertà!

  • leggi anche il post 55)Libertà e Malagiustizia.



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