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29 dicembre 2011

201.1) Malafede e interessi miliardari di pochi Val di Susa.

Malafede e interessi miliardari di pochi in Val di Susa.





Alcuni studenti di una scuola superiore di Trescore ( Bg) hanno visitato in val di Susa  il cantiere della Tav- Treni ad alta velocità -  dove nei mesi scorsi sono avvenuti  scontri tra dimostranti No Tav e forze dell’ordine.
L’obiettivo, dicono i professori che hanno accompagnato i ragazzi, era solo quello di vedere e capire, senza parteggiare per una parte o per l’altra.
Il gruppo ha parlato con una geologa,  ( per sapere se lì le montagne sono veramente piene di amianto, come si dice), con alcuni abitanti del luogo ed anche con alcuni componenti del  consiglio comunale di un paese della vallata.
Tanto è bastato perché un esponente politico locale prendesse carta e penna e si scagliasse contro gli organizzatori della  gita . 
Il politico tira in ballo che in quei luoghi da mesi vengono commessi reati, col ferimento di  centinaia di agenti - (strano a dirsi non cita alcun manifestante ferito, ma si sa che costoro   vivono nell'illegalità e perciò quel che capita loro è insignificante)- e quindi è sconveniente che proprio qui dove c’è un contrasto acceso tra chi si oppone e chi è favorevole alla realizzazione della linea ferroviaria dell’alta velocità, una scolaresca venga portata per cercare di capire le ragioni degli uni e degli altri, anche se questo era proprio il motivo principale della visita.

Per l’esponente politico è scontato che sia nella legalità solo chi è favorevole alla Tav, mentre i contrari sono nell’illegalità.

Eppure è tutto da dimostrare se lo scavo di gallerie in montagne piene di amianto sia legale o se invece non sia la conseguenza di numerosi precedenti illeciti amministrativi e penali  da parte di persone che, informate  per tempo sulla scelta di questo tracciato, mettono a repentaglio la vita degli abitanti di quei luoghi in cambio di guadagni miliardari per loro, i  soliti,  pochi  e corrotti affaristi che hanno a suo tempo acquistato a prezzi ridicoli - (per rivenderli poi a prezzi maggiorati allo Stato) -  i terreni su cui sarebbe poi dovuta passare la linea ferroviaria e che  vedrebbero ora i loro interessi economici  danneggiati se questa venisse o spostata o ridimensionata.
Quindi, cari studenti di Trescore che siete stati sul posto per capire,  adesso vi è un po’ più chiaro chi sia lassù nella legalità e chi nell’illegalità?

Sono forse anche per voi, come per quel politico locale, sempre sporchi brutti e cattivi quelli che cercano di difendersi dagli stati di avanzamento     di scavi di  tunnel ferroviari che porteranno danni e lutti a causa delle esalazioni di amianto che si diffonderanno nella vallata, o invece forse in questo caso sporchi brutti e cattivi sono coloro che in nome del progresso per l’umanità portano avanti i  loro privati calcoli di interessi economici astronomici,  fregandosene delle conseguenze sulla salute della popolazione del luogo?

Io propendo per la seconda che ho detto, perché in quei luoghi la ferrovia c’è già e basterebbe raddoppiarla senza buttare troppi soldi e senza amiantare nessuno per portare comunque anche lì il tanto decantato progresso.
E anche se i treni lì in Val di Susa non potranno correre a trecento all’ora, ma a velocità più umane e più compatibili con l’ambiente, - beh! pazienza!, -  vorrà dire che  ci avranno guadagnato in salute gli abitanti della valle, e per una volta  finalmente  avranno avuto invece qualche perdita i portafogli  dei brutti, sporchi e cattivi speculatori di professione che fanno affari  sulla  pelle degli altri.


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4 luglio 2011

118.1) Io sarei per non farla quella Tav lì

Io sarei per non farla quella Tav lì.


Scavare gallerie  in montagne piene di amianto mi sembra veramente troppo pericoloso.
E una galleria di 50 km .poi, avrei paura a passarci sotto col treno.
Non finirebbe mai. 
Sicuramente mi prenderebbe il panico.

Io sarei per utilizzare la vecchia ferrovia, magari raddoppiandone i binari e addolcendone il tracciato nei punti più critici.

Secondo me la gente ha ragione ad opporsi alla Tav ipotizzata .
Cominciamo a chiederci a cosa serve e a quali interessi viene incontro.
All’inizio doveva essere solo una tratta per farci passare i treni merci che viaggiano dalla Francia all’Europa, ma i treni merci non hanno bisogno di viaggiare a trecento km. all’ora.
Viareggio insegna.
Quindi si tratta di trasporto viaggiatori. 
E allora ditelo, che è più onesto.
Ma i viaggiatori si possono trasportare anche senza scavare gallerie amiantate, bensì  utilizzando la ferrovia che già c’è , rimodernandola e adattandola alle nuove esigenze di velocità.
Le polveri di amianto risultanti dallo scavo di gallerie in quelle montagne poi le respirano le popolazioni che lì ci abitano, mentre sui polmoni del turista viaggiatore che passa a trecento km orari magari non fanno in tempo a depositarsi e a far danni.

Per me hanno ragione quelli della Val di Susa ad opporsi, e il governo, invece di mandare lì la polizia, farebbe bene a riconsiderare tutta la faccenda.
Ma, si dice, poi l’Europa non ci dà più i 600 milioni di euri promessi.
E va bene, l’Europa li risparmi pure quei soldi e se li tenga purchè faccia in modo di non diffondere malattie da polveri di amianto in Val di Susa, che poi li spenderebbe comunque per fa fronte al disastro ambientale  di una intera  popolazione  ammalata di tumori.
Davvero qualcuno può pensare che 150 a duecento anni fa i nostri progenitori non fossero in grado di scavare lì delle gallerie?
Certo che lo erano, e se non le hanno scavate in quelle montagne lì, è perchè erano più intelligenti di noi, avendo capito la natura pericolosa di quelle rocce, ed essendo anche meno egoisti e presuntuosi di noi hanno voluto lasciare ai loro figli un ambiente naturale privo di contaminazioni per la salute.
Noi invece che ambiente consegneremo ai nostri figli?
Si alla velocità dei viaggi, ma prima viene la salute .
Io la Tav lì non la farei.

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27 febbraio 2010

35.0) La Tav in Val di Susa, tra gallerie scavate nell’amianto e sporchi interessi economici.

La Tav in Val di Susa, tra gallerie scavate nell’amianto e sporchi interessi economici.

 
La valle di Susa è una valle che congiunge il Piemonte con la Francia.
In Val di Susa vi sono 39 comuni per una popolazione complessiva di circa 90 mila abitanti. Le località principali sono: Avigliana, Bardonecchia, Bussoleno e Susa.
L'economia della Valle si è da sempre basata sull'agricoltura e sulla pastorizia.
A partire dal secondo dopoguerra, queste attività sono state progressivamente soppiantate dall'industria pesante (siderurgia) e dal terziario avanzato. L'artigianato tradizionale del legno è ancora fiorente nell'Alta Valle.
Il turismo invernale, legato alle stazioni sciistiche di Bardonecchia, Cesana, Sestriere, Sauze d'Oulx, è presente nell'Alta Valle: queste località hanno ospitato numerose sedi di gara dei XX Giochi olimpici invernali nel 2006.

La ferrovia,  il traforo del Frejus e le strade di comunicazione.
In questa valle , per rendere più rapide le comunicazioni tra Italia e Francia, il 22 maggio 1854 fu inaugurata la prima tratta della Ferrovia del Frejus, da Torino a Susa,, con la previsione dello scavo della galleria del Traforo ferroviario del Frejus che venne completato nel 1870 .
La tratta ferroviaria valsusina permettendo di collegare la ferrovia Torino-Bardonecchia con la Francia, assunse così rilevanza internazionale, perché di fatto collegava la Pianura Padana con l'Europa occidentale.
La linea ferroviaria era lunga 77,8 chilometri e superava un dislivello di 1588 metri da Susa e una pendenza dell'8,3% sul versante francese.
Nel 1980, accanto al tunnel ferroviario è stato inaugurato un tunnel stradale sempre sotto il Monte Frejus, poi integrato nel sistema autostradale italiano mediante la costruzione dell'autostrada A32
Per il traffico merci su strada inoltre la valle è attraversata da due strade statali, la Strada Statale 24 e la Strada Statale 25 che si dirigono rispettivamente verso il Colle del Monginevro e il Valico del Moncenisio.


La Tav - (treno ad alta velocità)

È attualmente in discussione il progetto esecutivo per un collegamento ferroviario ad alta velocità che dovrebbe passare attraverso un tunnel sotto il massiccio del Moncenisio per collegare trasversalmente l'Europa dell'Est con le grandi città dell'Europa occidentale.
Il progetto è però avversato dalla popolazione locale che ha dato vita a un movimento per impedire la costruzione dell'opera.
NO TAV è un movimento della popolazione della Val di Susa contro la realizzazione della linea ferroviaria del treno ad alta velocità (TAV) Torino-Lione, nell'ambito della costruzione del cosiddetto corridoio 5 che dovrebbe collegare trasversalmente l'Europa dell'est (a partire da Kiev), con le grandi città dell'Europa occidentale (tra cui Torino, Marsiglia, Barcellona fino a Lisbona).
Vi sono diverse ragioni per cui sono nate le contestazioni:
per il costo dei lavori, stimabile intorno ai 20 miliardi di euro, che potrebbero essere meglio utilizzati raddoppiando o triplicando l’attuale linea ferroviaria esistente della  Val di Susa che è attualmente utilizzata solo per il 38% della sua capacità di traffico
• Per il fatto che il valico tra Torino e Lione secondo le stime sarà l'ultimo a saturarsi nel corridoio 5 da Lisbona a Kiev,, mentre altre tratte ferroviarie ben più congestionate, in particolare da Milano verso Est non sono ancora state costruite.
• per il non-senso di attraversare due volte le Alpi per fare un corridoio transeuropeo che potrebbe essere completamente situato in pianura o bassa collina passando per la Germania meridionale.
per la durata dei lavori (stimata in almeno 15 anni), si può prevedere una notevole quantità di autocarri in transito per le strade della valle necessari per il trasporto di circa 16 milioni di m³ di materiale asportato con lo scavo delle gallerie;
• è stato dimostrato che le montagne valsusine, che in base ai progetti dovranno essere attraversate da lunghe gallerie, hanno al loro interno rocce contenenti amianto ed uranio.
I timori dei contestatori sono che, durante gli scavi ed il trasporto dei detriti, queste sostanze possano diffondersi, anche con condizioni atmosferiche ordinarie, fino alla periferia della vicina Torino. Sembra però che questo punto non abbia motivate basi scientifiche, mentre i contestatori da un lato si oppongono persino ai carotaggi per lo studio ulteriore delle caratteristiche geologiche delle montagne interessate, e dall'altro ipotizzano scenari non ben chiariti razionalmente. Secondo alcuni studiosi di geologia, ( mentre altri sono di parere esattamente opposto), oggi è possibile lavorare e movimentare rocce contenenti amianto in sicurezza, ed esiste la possibilità di monitorare  e verificare se la concentrazione nell'aria supera o no una soglia minima.
costerebbe meno raddoppiare o triplicare la linea attuale a doppio binario che costruire una nuova  linea con relativo traforo di montagne ;
• Esiste il fondato timore di possibili esondazioni della Dora Riparia dovute ai lavori nell'area e il timore di diversi problemi idrici per gli scavi;
la costruzione di un nuovo grandioso elettrodotto per la linea ad alta velocità (molto più grande di quello già esistente, che in passato era stato già causa di un certo malcontento della popolazione valsusina) sarebbe in aperto contrasto con l a ristrettezza dell 'area del territorio valsusino;
• problemi circa l'inquinamento acustico già riscontrati nella linea TAV del centro Italia, moltiplicati per via del luogo in cui viene costruita l'opera (una valle circondata dai monti);
• verranno scavati tunnel sotto le montagne lunghi rispettivamente 50 e 20 chilometri e nel caso di incidenti o problemi tecnici si teme che, visti i trascorsi degli altri tunnel alpini, si verificheranno situazioni di emergenza particolarmente difficili da gestire (secondo alcuni, totalmente ingestibili);
• se la manutenzione delle linee attuali da parte delle ferrovie italiane lascia a desiderare, è presumibile che la linea ad alta velocità andrà incontro allo stesso destino, e anche per questo, invece della costruzione di una nuova linea i  i contestatori della linea Tav  chiedono la manutenzione straordinaria e il miglioramento dei tratti ferroviari già esistenti..
. Mentre i contestatori della Tav mettono in evidenza i danni ambientali della costruzione di tale linea, dato che i tunnel costruendi potranno essere utilizzati sia dai treni merci che dai treni passeggeri ad alta velocità,  i favorevoli fanno notare che le moderne tecniche di scavo e di trattamento del materiale di risulta, sono in grado di garantire la sicurezza dei lavoratori e dell'ambiente circostante. Inoltre, anche per i detriti di scavo non nocivi, la tendenza è quella di eliminare via via le discariche a giorno, facilmente alterabili da piogge e venti, .come è stato fatto nelle le opere svizzere del Lotschberg e del San Gottardo.

C’è del marcio in Val di Susa?
Sui mezzi di comunicazione, (giornali e televisioni) si è cercato in ogni modo di far passare il messaggio che la popolazione valsusina, per  un inspiegabile capriccio sia contraria alla costruzione di tale opera, ma niente è più falso di questo
La gente del luogo no è capricciosa ma  vuole semplicemente far notare che si deve dare ascolto e parola ai molti esperti e ai docenti universitari che non hanno alcun tornaconto personale e che si sono espressi sollevando perplessità per le falde acquifere, per la salute (amianto in testa), per lo smaltimento delle tonnellate di materiale che verrebbe tolto per fare il tunnel e, non da ultimo, sull’antieconomicità dell’opera.
 Sui mezzi di comunicazione non si è mai voluto parlare delle proposte alternative presentate negli anni, sempre su rotaia,  ma in un’ottica di revisione e potenziamento della linea esistente e all’interno di un riordino della politica dei trasporti attraverso tutto  l’arco alpino.
In Valle di Susa, dice la gente impaurita, ci sono gli stessi ingredienti del disastro del Vajont: si portano «prove» (di cosa era fatto il monte Toc ieri, di cosa è fatto il Musinè oggi),si sottopongono pareri asserendo che l’opera sarà, oltre che dannosa per la valle, fallimentare dal punto di vista economico (la diga del Vajont ieri, l’enorme galleria e l'eventuale incidente ferroviario al suo interno domani?).
Purtroppo la gente non viene ascoltata da chi siede sulle poltrone in alto, sia a a livello locale che regionale che e nazionale.
Succederà, dice la gente, in Val di Susa come per il Vajont?
Cambierà, se non ci si ferma, solo la modalità per contare i morti?: lo si farà a distanza di anni, uno dopo l’altro, non tutti assieme. Moriranno  persone sia della Valle di Susa che di una parte di Torino, dove arriva il vento che porta le polveri lontano (l’amianto è inodore, insapore, è un nemico silenzioso che si respira e si annida e fa ammalare e uccide, anche a distanza di anni).



C'è del marcio in Val di susa.
(Ode al Berlusca).

Caro il mio Berlusca,
Mi piacerebbe entrar con te nella galleria che stan scavando in Val di Susa
e uscirne, io indenne e tu amiantato.
Cambieresti allora idea sulla pericolosità di un tale scavo,
e forse capiresti le ragioni di chi si oppone.
Potremmo, sempre tu ed io
anche attraversar lo Stretto sul nuovo ponte e capir che adesso sì, l'Italia è unita,
merito tuo e di chi costruir lo volle
Oh, che bello, le merci in Europa ormai viaggeranno su treni a trecento all'ora
e dalla Calabria alla Sicilia si arriverà in meno di mezz'ora,
ma ormai la gente  in quei posti lì  in pace non vive più. 

Caro il mio Berlusca,
Dicono che costruire una galleria di 50 km.
e un’altra di 20 km.
sia una cosa normale per la ingegneristica attuale 
e che il tutto non comporti difficoltà particolari.
Eppure, scavare queste due gallerie dentro una montagna imbottita di amianto e uranio,
credo che qualche dubbio lo debba creare.
Caro il mio Berlusca,
Si sta cercando di costruire in Val di Susa una linea ferroviaria ad alta velocità,
che comporta lo scavo di queste due megagallerie,
e ci vogliono far credere
che questa opera servirà per spostare su rotaia il congestionato traffico pesante dei Tir
che trasportano merci tra l’Italia e la Francia.
Una linea ad alta velocità per il trasporto di carri merci?
Ma a chi volete darla a bere?:
per le merci impiegare quattro ore o due ore non cambia nulla. 

Caro il mio Berlusca,
C’è sicuramente qualcosa di poco chiaro sotto questa vicenda.
E’ da almeno quindici anni che se ne parla,
e non vorrei che,
nel frattempo,
i terreni su cui deve passare la nuova linea ferroviaria
siano stati acquistati da società di comodo
facenti capo a coloro che sapevano 
o a immobiliaristi senza scrupoli,
i quali vedrebbero danneggiati i loro interessi economici
da un eventuale spostamento più a sud del tracciato della Tav,
o dal semplice raddoppio della linea ferroviaria già esistente in Val di Susa,
perché non potrebbero più vendere a 100 allo Stato questi terreni acquistati a 1.
Sono certo che è questo il vero motivo 
che potrebbe spiegare
il perché dell’intestardirsi di tanti politici
nel voler utilizzare il previsto tracciato:
ci sono ormai di mezzo interessi miliardari!
I loro interessi e e quelli degli amici,
e gli interessi degli amici degli amici.

Caro il mio Berlusca,
Per quanto riguarda la protesta della popolazione, essa è sacrosanta. 
Quelle montagne sono piene di minerali dannosi per la salute,
e scavando queste gallerie ferroviarie
le polveri di amianto e le radiazioni di uranio si diffonderebbero per tutta la zona,
che già vanta il più alto tasso di malattie di leucemia di tutta Italia.
I treni poi, con il loro avanti e indietro attraverso montagne inquinate, 
non farebbero altro che trasportare per tutta Europa queste polveri pericolosissime per la salute.
I primi a patirne le conseguenze sarebbero poi gli stessi operai addetti allo scavo!
Caro il mio Berlusca,
E poi, dimmi, dimmi,
dove verranno smistate le tonnellate di materiale di scavo radioattive?
In qualche vallata del Nord,
o in qualche discarica da costruire al Sud?
O in qualche Paese africano, che tanto lì anche se crepano non ce ne frega niente?
O in qualche Nazione emergente dell’ ex impero russo, con l’avallo del “caro amico Putin”?.
 
Caro il mio Berlusca,
Vorrei vedere chiunque di noi se il Comune dove abitiamo
decidesse di far passare accanto alla nostra abitazione 
una galleria dalla quale uscissero radiazioni di uranio o polvere di amianto! 
Immagina una bella galleria con radiazioni di amianto
accanto agli studi televisivi Mediaset a Cologno Monzese,
oppure accanto alla tua villa di Arcore.
Ti ribelleresti, chiunque si ribellerebbe con tutte le sue forze, 
è chiaro,
e quindi gli abitanti della Val di Susa hanno tutte le ragioni per protestare 
e impedire la realizzazione di questa opera.
Caro il mio Berlusca,
C’è ancora da dire che gli studiosi sono convinti che quest’opera, 
insieme al progettato ponte sullo Stretto di Messina,
sia un’opera inutile,
ma per qualche motivo oscuro ( o fin troppo chiaro)
i politici nostrani si stanno impegnando su queste due opere costosissime e completamente inutili.
Le merci che viaggiano a 300 km. all’ora!
Si, meditiamo tutti  sul recente disastro di Alassio .
Ma cosa c’ è sotto?
Qualcosa di marcio, di sicuro, c’è in Val di Susa.
E la popolazione fa bene a ribellarsi.

Caro il mio Berlusca, vorrei che tu ed io, 
ed alcuni esperti senza tornaconto personale,
ragionassimo un pò su questi fatti, 
per vedere se forse non è meglio lasciare le cose come stanno.



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18 luglio 2009

307) Questa è la storia del re Debito Pubblico e del principe Pil che avevano mire bastarde sulla principessina Italia, e volevano rovinarla.

Qui si narra la storia del re Debito Pubblico e del principe Pil che avevano mire bastarde sulla principessina Italia, e l’avrebbero rovinata con piacere, ma lei non ci stava.




Poi arrivò il Cavaliere azzurro, (chiamato papi dalle minorenni), con le sue televisioni commerciali, e lei si lasciò sedurre volentieri.


Siccome in questi giorni sui giornali non si parla d'altro che di Debito pubblico e di Pil, noi del bar, che su tali argomenti ci sentiamo del tutto impreparati, ci siamo rivolti agli intellettuali della compagnia, il prof. Asdrubale e frate Antonio da Bergamo, perchè mettessero in grado anche noi poveri sempliciotti, di capirne qualcosa.
Per una volta abbiamo accantonato le nostre discussioni sul calcio mercato e le donne e ci siamo messi diligentemente in ascolto dei due sapientoni.

Il Debito Pubblico Italiano
Le spese che uno Stato sostiene, sono finanziate o con le riscossioni fiscali o con l'emissione di titoli di Stato, da far acquistare a qualcuno che fornisce così la necessaria liquidità.
L’ammontare dei titoli di Stato in circolazione non è altro che il Debito Pubblico e per attirare i capitali ed invogliare i privati o le banche a sottoscriverlo, è necessario su questo prestito, pagare un interesse.

Se i capitali raccolti tramite il Debito Pubblico vengono utilizzati dallo Stato per
- finanziare le spese spese correnti ordinarie, la situazione rischia di degenerare in poco tempo: spesi questi soldi non ci sono più le risorse per rimborsare il debito e pagare gli interessi, e lo Stato dovrà ricorrere alla formazione di un ulteriore debito e la spirale di interessi su interessi manderà in fallimento lo Stato.
Fallire significa dichiarare non validi i titoli di Stato, cioè rifiutare il loro rimborso.In questo caso lo Stato non troverà più nessuno, per alcune generazioni, che sia disposto a sottoscrivere nuovi titoli del Debito Pubblico.

- Se i prestiti vengono invece impiegati in investimenti strutturali, per esempio nella costruzione di strade, ferrovie, industrie, la capacità produttiva dello Stato aumenta, e con essa anche la produzione, quindi aumenteranno anche le entrate fiscali e tutto questo metterà in grado lo Stato di restituire sia il debito che gli interessi, restandogli magari ancora qualcosa in cassa.
È esattamente quello che abitualmente capita nell'economia privata delle famiglie.

In Italia, negli ultimi decenni i governi sono ricorsi sempre più frequentemente al prestito pubblico anche per finanziare, purtroppo, le spese ordinarie. Tali spese, che dovrebbero invece essere coperte dalle entrate ordinarie del fisco, sono state finanziate con l'emissione di nuovi titoli, che hanno accresciuto ovviamente l'ammontare del debito.
Quasi tutti gli economisti concordano sul dovere, per uno Stato, di non mantenere un Debito Pubblico elevato, che può risultare inflazionistico, ma noi sappiamo bene quanta inflazione abbia creato la Banca d’Italia stampando soldi per pagare il Debito Pubblico.
Tra tutte le critiche che sono state mosse all'euro forse l'unico vero vantaggio della introduzione di questa moneta unica europea consiste nell'indipendenza della Banca Centrale Europea dai governi dei singoli Stati e comportamenti così inflazionistici come quello attuato negli anni dal nostro Istituto bancario centrale non sono più possibili.
Per giudicare se la la situazione del debito di una Nazione sia o meno allarmante, più che il suo ammontare assoluto, occorre considerare la capacità di quella Nazione di provvedere sia al rimborso del valore nominale dei titoli che al pagamento degli interessi, e poiché i soldi necessari devono venire prelevati da ciò che una Nazione produce annualmente (cioè dal suo prodotto interno lordo o PIL) è quindi essenziale che si mantenga una certa proporzione fra il debito pubblico e il PIL.
Non esistono criteri fissi per stabilire tale proporzione; in effetti, oggi il Debito Pubblico raggiunge in tutti i Paesi percentuali elevate del PIL, fino ad oltre il 100%, e tale situazione può essere sostenuta in quanto i titoli del Debito Pubblico hanno scadenze molto lunghe o possono venire rimborsati alla scadenza naturale emettendo nuovi titoli, cioè contraendo nuovi debiti che sostituiscano quelli estinti.
E’ ovvio che un simile meccanismo consente di trasferire, di fatto, l'onere del debito alle generazioni future (purtroppo noi addossiamo ai nostri figli e nipoti il fatto di aver voluto vivere al di sopra delle nostre possibilità economiche).
Oggi i mezzi finanziari che servono per rimborsare il Debito Pubblico e i relativi interessi rappresentano una proporzione rilevante del bilancio di un Paese, e dato che il denaro per l'estinzione del Debito Pubblico viene raccolto principalmente attraverso la tassazione, l'ammontare del Debito Pubblico è un fattore importante per la determinazione del prelievo fiscale sul reddito prodotto da un paese (più alto è il debito pubblico di un Paese e più alte saranno le tasse di quel Paese,perchè oltre alle spese ordinarie c'è da rimborsare anche il Debito e gli interessi sul debito)

Cos' è il PIL?
Il PIL è un indicatore molto improprio, chiamato anche metro del benessere di una Nazione, ed è basato esclusivamente sull’ammontare delle transazioni economiche che avvengono in un determinato Paese. E’ un indicatore improprio in quanto accanto alle transazioni economiche creatrici di ricchezza (quali il reddito pro-capite, l’allungamento della speranza di vita e quindi l'andata in pensione più in là negli anni, le scoperte e i ritrovati della scienza e della tecnologia,un maggior tasso di alfabetismo e di scolarizzazione, la costruzione di strade,industrie, attività commerciali e di servizi, infrastrutture, etc.), esistono anche delle transazioni economiche derivanti da situazioni di malessere sociale (si pensi alle spese sostenute per disinquinare l’ambiente, per la lotta alle malattie derivanti da disastri ecologici, alle spese per combattere la mafia e la criminalità, a quelle per le controversie giudiziarie, per le separazioni coniugali e i divorzi. Tutte queste spese sono sintomi di un danno per l'ambiente e per la società, e non solo non aumentano la ricchezza di una Nazione, ma contribuiscono ad impoverirla).
Molti economisti suggeriscono il superamento del concetto di PIL, ma ad oggi, pur con le sue imperfezioni, è l’indicatore più accettato nell’ economia mondiale.

Un pò di Storia sul debito pubblico italiano .
Dopo la Seconda guerra mondiale, ci fu in Italia una fase di stabilizzazione, caratterizzata da una politica di bilancio austera che fece scendere il Debito Pubblico al di sotto del 50% del PIL.
Il debito ricominciò a crescere negli anni Sessanta per effetto della politica volta a stimolare lo sviluppo economico per mezzo degli investimenti pubblici, ( politica che fu una delle cause determinanti del cosiddetto "miracolo economico italiano").
Negli anni Settanta il forte rallentamento della produzione e l'inflazione a due cifre accelerarono nuovamente la crescita del rapporto fra debito e PIL.
Verso la fine degli anni Ottanta varie cause portarono ad una nuova incontrollata crescita del debito, fino a raggiungere il 125% del PIL.

Il rapporto tra deficit e Pil
Dal punto di vista economico è anche molto significativo osservare la relazione fra il disavanzo di bilancio (ossia l'ammontare delle spese non coperte da entrate fiscali o deficit) e il PIL.
Nel 1994 questo rapporto superava il 10% (contro il 3% massimo richiesto dal trattato di Maastricht come requisito di ammissione all'Unione Monetaria Europea). L'energica politica di contenimento della spesa e di incremento delle entrate perseguita a partire dal 1994 (la famosa “tassa sull’Europa”) è riuscita a riportare il suddetto rapporto nei limiti richiesti dal trattato.

Riassumendo:
Sono due gli indici che il buon governo di una Nazione deve tenere sotto controllo;
1) Il rapporto fra il Debito Pubblico e il PIL.
L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare ideale del Debito Pubblico non superi il 60% del rapporto con il PIL (cioè, se è fatto pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, i titoli del Debito Pubblico in circolazione non devono superare l'ammontare di 60).
Ad inizio 2009 l’Italia era al 106%, ed è chiaro che il rientro dell'ingente Debito Pubblico, ossia la sua riduzione verso il livello considerato accettabile del 60% del PIL, non potrà che avvenire lentamente e molto gradualmente negli anni.
Ma purtroppo in questi giorni, anche se il Cavaliere azzurro al governo nega tale circostanza, il Debito Pubblico ha ricominciato a salire ed ha raggiuntro l'altezza considerevole del 117%.
Ciò vuol dire che le nostre Autorità spendono sempre più di quanto incassano , e per spese non strutturali, cioè che non accrescono la ricchezza dell'Italia.
E' quindi ipotizzabile che, con questo andazzo, a breve la luna di miele tra la principessina Italia e il cavaliere azzurro, che aveva fatto tante promesse mirabolanti che non ha saputo mantenere si stia avviando verso una fase di stanca se non di rigetto.

2) Il rapporto fra il disavanzo di bilancio (deficit) e il PIL
L’Europa chiede agli Stati membri che l'ammontare delle spese non coperte da entrate fiscali o deficit non superi il 3% del rapporto con il PIL (cioè, se viene fatto pari a 100 ciò che produce annualmente l’Italia come ricchezza, si possono programmare spese non coperte da entrate, cioè in disavanzo, fino a 3 e non di più).
In altre parole, se il PIL italiano è uguale a 150 miliardi di euro, si possono effettuare spese non coperte da imposte fino a un massimo di 3*150miliardi)/100 = 4, 5 miliardi di euro.
Attualmente l’Italia è al 5,3%, con tendenza al superamento anche di tale soglia già allarmante.
E tuttavia, speriamo in bene.



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