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4 giugno 2014

49.4) Magari sono nonno e non lo so!

Magari sono nonno e non lo so!



Io ho due figlie una delle quali  mi ha reso nonno di due nipotini.
Da questo lato io sono un nonno felice.
Li vedo quasi tutti i giorni,  li coccolo, mi coccolano.
Le loro felicità sono le mie
i loro  malanni sono i miei.

Però da anni non so niente dell’altra mia figlia, la maggiore.
Ci siamo verbalmente scontrati  e se n’ è andata col suo ragazzo.
Niente telefonate, nessun  sms,  non so dove sia.
So di un proverbio che dice:
nessuna nuova, buona nuova.
E spero quindi che sia felice,  che sia ricambiata nell'amore , che stia bene.

E magari  è diventata mamma e io non lo so.
E magari io sono  diventato nonno e non lo so.

Cara figlia mia,
sii felice  e goditi la vita
e sappi che il tuo papà  ti è sempre vicino col pensiero e con  gli affetti del cuore
e gli piacerebbe rivederti e riabbracciarti,
te, lui, il tuo compagno e i tuoi figli se li hai,
nipotini di un nonno che non hanno ancora mai visto
ma che   ha tanta  voglia di coccolarli e di essere da loro  coccolato.



Perché magari sono nonno, e ancora non lo so!
Ma se  fosse vero, che bellezza!
Sarei un nonno doppiamente felice!



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12 gennaio 2013

3.3) Di mamma NON ce n’è più una sola!

Di mamma NON  ce n’è più una sola!

Un giudice ha affidato in adozione un bimbo a una coppia di donne gay.
D’ora innanzi  esse saranno i suoi genitori.
Una di loro farà al bimbo  da madre e l’altra da padre.
Ma è più verosimile che il bimbo chiamerà  “mamma” entrambe le donne e a chi gli chiederà   qual è la sua mamma egli risponderà  che tutte e due sono la sua mamma.
In Italia un giudice ha inventato perciò la doppia maternità.
Si era sempre detto che di mamma ce n’è una sola, ma adesso non è più vero.
Sono state stravolte le regole generazionali mondiali.
Di mamma NON ce n’è più una sola.
Da ieri possono essercene anche due.
Complimenti a questo  giudice che probabilmente ha avuto da piccolo dei problemi  o un’ infanzia infelice.


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4 novembre 2012

88.2) Si prenda il vigliacco della ragazza di Bracciano.

Si prenda il vigliacco della ragazza di Bracciano.

Federica,  la ragazza  che aveva litigato in discoteca con il fidanzato è stata trovata cadavere sulla spiaggia di Bracciano.
La morte risale alle ore cinque del mattino mentre  il litigio era avvenuto  qualche ora prima, verso le due.
Il fidanzato dice di essere  tornato a casa  e  di aver trascorso il resto della notte in  compagnia di un amico che  gli fornisce così  un alibi di ferro.

Federica invece, dopo il litigio , con addosso i leggeri vestiti da discoteca,  è stata probabilmente  accompagnata da qualcuno  a sette km. di distanza, sul lago di Bracciano, dove al mattino è stata trovata cadavere.

Chi l’ha trasportata li?  Forse un amico oppure  un conoscente  che  aveva notato il litigio tra  i due fidanzatini?
O forse lei stessa,   in preda a disorientamento e rabbia per il litigio appena accaduto  ha fatto l’autostop, imbattendosi per sua disgrazia in un tipo che, non appena  accortosi che essa  si sentiva male   l’ha abbandonata vigliaccamente   sulla spiaggia, al freddo della notte.

Di vicende così purtroppo ne  sono capitate ancora.
Forse alla stessa Yara Gambirasio è capitata una cosa simile, che qualcuno cioè  le abbia dato un passaggio per tornare a casa e poi l’ha abbandonata morente in mezzo a un prato.
Quel che non capita spesso però  è l’ipocrisia delle   autorità   nel diffondere  un comunicato in cui si dichiara che Federica, non violentata e neppure   drogata, sia morta di cause naturali.

Ma come?
A sedici anni non si muore di cause naturali alle cinque di mattina  di un piovoso novembre sulla spiaggia di un lago, con addosso i leggeri vestiti con  cui ci si era recati in discoteca  qualche ora prima.
No, a quell’età si vive , si ha tutta la vita  davanti da vivere,   non si muore per cause naturali.

La causa del decesso, dando per buone le conclusioni della polizia  sull’assenza di violenza o di droga,  non può che essere stata il freddo della notte.
Eallora lo si dica: Si dica  chiaramente che questa ragazza, a sedici anni , nel bel mezzo della sua adolescenza, è morta di freddo  in una gelida notte di novembre  grazie alla vigliaccheria di  un qualcuno che le ha dato un passaggio in auto e poi l’ha abbandonata,  mentre si sentiva male, su una spiaggia a morire come un cane invece di  portarla al più vicino pronto soccorso o comunque chiamare  il numero di emergenza medica.

Due cose mi fanno paura in questa vicenda:
- Che esistano esseri così vigliacchi   che pur di non esporsi sono disposti alle peggiori azioni abbandonando alla morte certa  su una spiaggia deserta, di notte e al freddo una ragazza di sedici anni, che aveva invece tutto il diritto di vivere.
- Che le autorità non dicano  chiaramente  che la ragazza è morta per la vigliaccheria di un essere così meschino da non avere neppure il coraggio di  fare un numero di telefono per chiedere aiuto, dando invece, con la  scusa delle cause naturali,  l’impressione di volerlo coprire.

Ma a sedici anni, lo ripeto, si vive, mica si muore di cause naturali.
Quale   magistrato o funzionario di polizia  accetterebbe mai di sentirsi dire che la loro figlia di sedici anni è morta di cause naturali   in una gelida alba di novembre sulla riva di un lago?

Si indaghi, presto e bene,  e si prenda il colpevole, perché  una ragazza a sedici anni ha diritto di vivere, o se sta male, di essere aiutata,  invece di venire  abbandonata morente di notte al gelo su una spiaggia deserta di un lago.


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7 novembre 2011

171.1) In bocca al lupo e che il lupo NON crepi.

In bocca al lupo e che il lupo NON crepi.





Quando mamma lupa vuole difendere i suoi piccoli dai pericoli, dalle brame e dagli assalti di altri animali feroci, li prende delicatamente in bocca, tra le sue fauci, e digrignando contemporaneamente i denti mostra all’avversario tutta la sua determinazione e il suo coraggio nel difendere e proteggere i propri piccoli.
E’ come se rivolgendosi alle proprie creature dicesse loro: “ State qui vicini a me, quasi dentro di me, al sicuro, che  a difendervi dai pericoli ci penso io”.

E non c’è niente di più minaccioso e di più inquietante che vedere una lupa furiosa che digrigna i denti verso gli assalitori.
I piccoli, in bocca a mamma lupa, sono al sicuro!

L’augurio “in bocca al lupo” sta quindi a significare : "che tutto ti vada bene, che tu stia lontano dai pericoli, che qualcuno si prenda cura di te e ti difenda dalle insidie della vita."

Rispondendo perciò a tale augurio con la frase di “ crepi il lupo”, è quanto di più stupido e di malaugurante si possa dire ad una persona.
Quindi tanti auguri di buona fortuna e di “in bocca al lupo” e che il lupo non crepi ma vegli su di te.
Così è un bell’augurio, e io così lo rivolgo ai miei occasionali lettori.
Ragazzi, in bocca al lupo!



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16 aprile 2011

69.1) Razzisti dentro, ma cristiani all’apparenza o per interesse.

Un centinaio di tunisini tra quelli sbarcati recentemente a Lampedusa, in viaggio sotto scorta della polizia verso il Nord Italia o l’Europa, sono stati fatti scendere a Roma per una visita alla Città Eterna di cui avevano sempre sentito parlare.



La popolazione romana che li ha visti scendere dai pulmann si è allarmata e subito ha chiesto provvedimenti di restrizione alle autorità comunali.
“Qui ci sono i nostri figli che giocano nei parchi”, dicono le mamme spaventate.
“Non è possibile che queste persone siano fatte scendere nel nostro quartiere.
C’ è in pericolo la vita dei nostri figli.
Che ne sarà selle nostre ragazze in balia di questo centinaio di delinquenti?

Ecco qui il vero razzismo italiano che viene a galla , che viene sempre fuori nei confronti di chi è troppo debole per poter reagire.
La paura del diverso, la paura di persone che non conosciamo, anche se hanno l’età dei nostri figli , la paura di persone dagli usi diversi dai nostri, soprattutto la paura nei confronti di persone più povere e malandate di noi che subito noi etichettiamo come malintenzionate verso noi e i nostri averi.

Se fossero stati un centinaio di persone dalla pelle bianca, elegantemente vestiti all'occidentale,con orologi d'oro ai polsi, con borse o borsoni di Versace , ma soprattutto col bel portafoglione pieno bene in vista, siamo sicuri che le stesse mamme di cui sopra non si sarebbero allarmate per la virtù delle loro figlie.
Anzi.

Ma come è possibile che Roma, la città che attende per i prossimi giorni di maggio , per la beatificazione di Giovanni Paolo II milioni di pellegrini da tutto il mondo, con voluttà per le ricadute economiche che ne deriveranno per bar, alberghi, ostelli, ristoranti, guide turistiche , musei, ebbene, come è possibile che questa Roma abbia paura di un centinaio di migranti tunisini scortati dalla polizia che attraversano l’Italia in cerca di un posto dove vivere e lavorare che si fermano due giorni in città come turisti?

La Roma razzista ha fatto capolino nelle paure di questi cittadini romani che rifiutano di cercare anche solo di capire il dramma che stanno vivendo questo centinaio di persone dalla pelle scura, giunto da noi dopo aver attraversato il mare su barconi che affondavano ancora prima di essere calati in acqua.

Eppure queste donne, queste mamme , questi onesti cittadini romani così cristianamente disposti verso la presenza in città di cento tunisini, saranno certamente in prima fila a recitare preghiere,corone di rosari e giaculatorie in Piazza san Pietro, nei prossimi giorni di Pasqua e durante la santificazione del papa Woityla, anche se di cristianesimo e di carità verso il prossimo non hanno neppure la minima cognizione.

Razzisti dentro ma, vivendo a Roma, cristiani all’apparenza o per guadagnarci qualcosa...
Cioè brutta gente.




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    30 novembre 2010

    223.0) Non c’è nessuno che ti può capire meglio di una mamma.


    Non c’è nessuno che ti può capire meglio di una mamma.


    Col mio nipotino di due anni e mezzo, io e lui ogni tanto facciamo dei discorsi surreali.
    1)nonno, io….abi….boto!
    2)nonno, io …ane…..aia!
    3)nonno, io …ane…a….na..no
    4)nonno,  io… uto  tuto  teia
    5)nonno, io …iei .. ato.. scina
    6) nonno, tu.. no… caie… ente


    Io, il mio nipotino  lo frequento giornalmente per qualche ora, lo porto a passeggio , lo faccio giocare, gioco con lui, mi diverto forse io più di lui, ma…..
    Ma non capisco quasi mai per intero quello che dice.
    Mi sforzo, ma lui mi comunica i suoi ragionamenti con le ultime sillabe di tutta una sua frase., e io a questo punto vado in tilt.

    Lo porto allora  davanti a sua madre e gli dico  di ripetere a lei quanto mi vuole dire. Lei ascolta e poi, con tutta naturalezza  mi   fa:
    1)Ti ha chiesto se gli dai, per giocare,  le chiavi della tua moto.
    2)Dice di aver sentito un cane che abbaia.
    3) Ha sentito i rintocchi delle campane che suonano le ore.
    4) Ti dice che gli è caduto tutto per terra.
    5) Ti informa che ieri è andato in piscina.
    6) Ti dice che non devi toccare niente (dei suoi giochi).
    ……………..
    Rimango di stucco  e: - Ma come fai a capire?-  le dico allora.
    Beh!, ma scusa , è mio figlio. Se non lo capisco io chi lo può capire? Ma guarda che io sono la sua mamma!


    Toccata e fuga con la coda tra le gambe. 
    Mi  scuso  per la domanda che le ho fatto e mi  considero, sempre più a maggior ragione, un cretino.

    Poi, in un raro momento di meditazione spirituale, tutto questo mi fa pensare che,  pur essendo adulto  e anziano, forse anch’io nei confronti della mia Madre spirituale su in cielo, non faccio che balbettare delle frasi  incomplete e  prive di senso logico.
    Io Le esprimo i miei desideri , le mie aspettative e le mie aspirazioni di salute, di benessere, di  piccola felicità familiare  e chissà con quali balbettamenti  io  farfuglio  tutto ciò.
    Probabilmente se qualcuno  mi sentisse,  non capirebbe un acca  delle mie meditazioni, proprio così come io non capisco i discorsi del mio nipotino.

    Ma, a questo punto mi consola il fatto che  la Madonna  è una mamma,  (e quale Mamma!), e quindi certamente i miei farfugliamenti e i miei desideri sono da Lei ben compresi  e tenuti in debito conto.
    Nessuna mia sillaba con Lei va sprecata: nessuna mia preghiera per Lei è da  rigettare.

    Come una mamma terrena, più di una mamma terrena, Lei mi tiene in considerazione e gioisce con me per i miei successi, e  si addolora per me per le mie mancanze.
    E mi sta vicino, e mi capisce.
    Sono certo  che capisce i miei balbettii desiderosi di infinito, e ne terrà conto quando sarà il momento.


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    24 marzo 2010

    52.0) Berlusconi quà, Berlusconi là, mannaggia, che rottura!

    Berlusconi quà, Berlusconi là,
    Mannaggia, che rompimento!



    I giornali non parlano che di Berlusconi
    La televisione non parla che di Berlusconi.
    Al bar non si parla che di Berlusconi.
    Mia suocera non fa altro che parlare bene di Berlusconi.

    E basta!
    Non se ne può più!
    Finiamola di mettere Berlusconi al centro della nostra vita.

    Ci sono altri mille argomenti di cui interessarsi e di cui parlare.

    Ci sono argomenti belli.
    Ei in arrivo la primavera.
    Forse a breve avrò un colloquio per un posto di lavoro.
    Qualcuno di noi sta per diventare mamma o papà.
    Tra qualche mese le vacanze.
    Io mi sono fatto l’amante.

    Ci sono argomenti brutti.
    Il precariato di mia figlia forse non terminerà mai.
    La busta paga da mesi non arriva più in casa mia.
    L’inquinamento atmosferico è alle stelle.
    In Italia non funziona più niente, tranne la mafia e il festival di Sanremo.
    Mia moglie si è fatta l’amante.

    Ci sono argomenti misti.
    L’Inter sta per perdere lo scudetto?
    La mia auto ha bisogno di una visita urgente dal meccanico.
    Io mi sono fatto l’amante, alla faccia di quella cornutaccia di mia moglie.
    Mia moglie si è fatta l’amante, e mi sta facendo cornuto, mannaggia a me.


    Volendo, ce ne sono di cose di cui parlare.
    Lasciamo allora che Berlusconi se ne vada a quel paese, lui e tutti i suoi impicci giudiziari.
    E noi ,ragazzi, finalmente ,parliamo d’altro, dai che è meglio.


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    8 gennaio 2010

    5.0) miracolose e meravigliose mamme.

    E’ molto probabile 
    che una mamma riesca a  provvedere 
    e a mantenere dieci figli. 



    E’ invece risaputo
    che dieci figli non riescono a mantenere una mamma.



    Ah! l'amore di una mamma!
    Miracolose e meravigliose mamme!
    Esseri straordinari che non siete altro!




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    5 novembre 2009

    421) La parabola del primo omicidio nella storia umana.

    La parabola del primo omicidio nella storia umana.

    Adamo ed Eva, cacciati dall’Eden, misero al mondo due figli: Caino e Abele.
    Caino era agricoltore.
    Abele faceva il pastore.
    Il povero contadino Caino sudava come un cammello mentre arava la terra.
    Abele si abbronzava al sole mentre pascolava le capre e le greggi.

    Il Creatore chiese ad entrambi i fratelli di offrirgli un sacrificio, ed essi d’amore e d’accordo decisero di offrire un sacrificio al loro Creatore. perché erano grandemente ripieni di timore e di paura e non volevano di certo contrariare quel Dio che, secondo la Genesi, aveva appena condannato a morte l’intera umanità costituita per il momento da papà, mamma e loro due fratelli.

    Costruirono allora sopra un rialzo di terra un altare ammassando l’una sopra l’altra alcune grosse pietre lisce e piatte.
    Caino, dopo aver lavorato mesi e mesi a dissodare e seminare la terra, tutto felice ed entusiasta porta in dono a Dio sull’altare le primizie del suo lavoro: ortaggi e frutta.
    Abele, sbadigliando di noia tra un abbronzatura e l’altra, prende un piccolo agnellino appena nato, e lo sgozza sull’altare offrendolo a Dio. Avrebbe potuto offrirgli un bel montone grasso e grosso ma era troppa fatica per Abele catturarlo e sgozzarlo. Con un agnellino se la cavava con poco.
    Purtroppo per noi in quel periodo il Creatore non era ancora diventato il Dio dell’amore e del perdono come viene descritto da Gesù nel nuovo Testamento. Il Dio di quei tempi aveva una particolare predilezione per lo spargimento di sangue e lo evidenzierà ancor di più e meglio nei successivi libri della Bibbia.
    Per questo motivo il Creatore decise di accettare con più gradimento l’agnellino scannato da Abele piuttosto che la frutta e gli ortaggi di Caino e quindi snobbò la verdura di costui.
    Il quale Caino, deluso e amareggiato per il rifiuto, si incazzò come solo un contadino sa fare.
    «Ma come? – Caino pensò– ci hai scacciati dal Paradiso Terrestre perché papà e mamma ti hanno fregato una mela e adesso che io te ne porto un cesto pieno, insieme a primizie d’ogni genere … ti metti a fare il difficile e rifiuti il mio dono?
    Hai preferito accettare con più gradimento il sangue di un povero agnellino sgozzato sull’altare da quello sfaticato e nullafacente di mio fratello Abele che per giunta porta le pecore a pascolare nei campi seminati e coltivati da me, dove l’erbetta è più gustosa per il loro palato?
    Allora è proprio vero quello che papà Adamo mi raccontava nelle lunghe notti d’inverno e cioè che Tu hai condannato l’umanità a crepare e soffrire solo perché la cosa ti divertiva, e non per la famosa mela rubata!»

    A questo punto, Caino, incazzato come una bestia, si alzò ed andò ad ammazzare suo fratello.


    ==
    Ma scusate, il Signore, non poteva accettare entrambi i doni fattigli dai due fratelli?
    Certo che no! Altrimenti come avrebbe potuto seminare zizzania tra i due?
    In seguito mandò suo Figlio sulla terra a dire che la zizzania la seminavano gli altri.
    Comunque, al Creatore fece schifo l’offerta vegetale di Caino e la rifiutò.
    Questo atteggiamento di Dio si potrebbe chiamare : “Istigazione a delinquere?". E infatti più tardi Gesù , insegnandoci a pregare, per correggere un po’ il tiro, ci farà dire: "Padre nostro, non indurci in tentazione", non metterci in condizione di compiere il male .
    In ogni caso, il primo omicidio della storia umana fu provocato da una disputa religiosa.
    Niente da fare, l’uomo da che esiste, fa la guerra al suo prossimo in nome di Dio , un Dio che fin dagli albori dell’umanità dimostrò di divertirsi a veder colare il sangue.
    Se non fosse stato così Egli avrebbe scelto il sacrificio incruento di Caino, o per lo meno avrebbe accettato di buon grado anche quello.


    racconto liberamente tratto da Le radici della follia



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