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17 novembre 2011

177.1) Concorso per Bergamo 2019 capitale europea della cultura

Concorso per Bergamo 2019 capitale europea della cultura

Ho letto ieri  sul giornale che c'è un concorso per creare un logo per la candidatura di Bergamo quale capitale europea della cultura per l'anno 2019.
Il termine ultimo per presentare gli elaborati scadeva oggi 17/11/11 e perciò, per divertimento  ho voluto provare anch'io a produrre qualche logo per l'avvenimento, senza tuttavia partecipare al concorso.
Quando sarà il momento confronterò i cinque bozzzetti vincenti con i miei e vedrò così se è valsa la pena di buttar via un paio d'ore della giornata odierna per cimentarmi  in questa impresa.


Il concorso non distribuisce premi ai vincitori, se non una medaglia ricordo.


I criteri da seguire erano i seguenti:
Identificazione di Bergamo e dicitura Capitale della cultura europea del 2019.



Per identificare Bergamo ho usato oltre alla scritta BG, anche i colori giallo e rosso della bandiera municipale ( che sono gli stessi colori della città di Roma).
Per identificare la parola "cultura" ho usato  il copricapo usato dagli universitari al conseguimento della laurea, oppure una pila di libri. 

A me i  bozzetti sono piaciuti e nel redigerli mi sono divertito un paio d'ore.



















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9 agosto 2011

138.1) Invece di giustizia sportiva chiamiamola col suo vero nome di Processo Sommario sportivo.

Invece di giustizia sportiva chiamiamola col suo vero nome di Processo Sommario sportivo.





A che serve dichiararsi innocenti di fronte alla giustizia sportiva?
A niente, se non a incattivire il pubblico ministero, perché la sentenza è già scritta una volta che sei da costui accusato di un illecito.
A cosa è servito ai giocatori Doni e Manfredini dell’Atalanta e alla stessa società sportiva essersi recati davanti alla Corte di giustizia sportiva ad esporre le proprie ragioni di innocenza, a che pro essersi affidati ad un pool di avvocati difensori di indubbio valore?


A niente, visto che la Corte federale ha attribuito più valore alle dichiarazioni del pubblico accusatore rispetto a quelle della difesa.
Sembra quasi che l’orientamento dei giudici sia stato di questo tipo:
“Se costoro vengono accusati con tanta forza dialettica dal Pubblico Ministero è segno che qualcosa di illecito essi abbiano commesso, altrimenti come si spiega?
Con l’accanimento contro di loro? Ma via, che interesse avrebbe poi la pubblica accusa?
E costoro hanno un bel dire di proclamarci innocenti . Si è forse mai visto un colpevole che non si dichiarasse tale?
Suvvia, diamo spazio e parola al collegio dei difensori perchè hanno diritto anch’essi di dire la loro, ( son pagati per questo) , ma iniziamo da subito a stendere la nostra bella sentenza di condanna chè la giustizia sportiva deve essere veloce per definizione e non deve avere le lungaggini di quella ordinaria”.

E’ stato quindi perfettamente inutile far notare alla Corte che non c’è uno straccio di prova ed anche nessuna intercettazione telefonica contro di te, ma solo un sentito dire e delle generiche accuse da parte di personaggi millantatori e mitomani , perché per i giudici, se il pubblico accusatore ha tenuto per buone queste prove insignificanti di personaggi insignificanti, vuol dire che qualcosa c’è sotto.
Ed allora tu , accusato di colpe non commesse, sei finito.


Qualcuno ha fatto il tuo nome, come avrebbe potuto benissimo fare il nome di qualcun altro e quindi il tritacarne ha iniziato, con i suoi ingranaggi ben oliati, la sua opera di devastazione e se tu ci sei finito dentro allora non hai scampo.
E’ inutile che tu ti difenda o affidi la tua difesa al miglior collegio difensivo del mondo.
La sentenza di condanna è già stata scritta, ed al massimo , per dare un contentino anche al pool della difesa , ( che potrà così dimostrare di essersi guadagnato la pagnotta), dopo il secondo e definitivo grado di giudizio, ti si verrà incontro con delle piccole riduzioni di pena.
E questo è quanto, per ciò che riguarda la giustizia sportiva.

E allora la giustizia sportiva forse sarebbe meglio chiamarla Processo Sommario.
Alla faccia della giustizia!


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5 giugno 2011

97.1) Cristiano Doni, ma non hai vergogna?

Cristiano Doni, ma non hai vergogna?



Ieri si è sparsa la voce che ti avevano  arrestato perché nell’inchiesta sul calcio scommesse ormai troppi testimoni hanno fatto il tuo nome come principale indagato per quanto riguarda la tua partecipazione attiva .
 Noi tifosi continuiamo a sperare che sia tutto un malinteso e che tu Doni non c'entri niente.

Però, se il tuo convolgimento dovesse essere nei prossimi giorni confermato da altre testimonianze,  tu Doni, rischi così di mandare in serie C ( o comunque come  ora si chiami) l’Atalanta, la squadra per la quale hai giocato negli ultimi anni.

E che ti pagava profumatamente. Eri il capitano dell'Atalamta,  eri il giocatore più pagato.

Se le accuse si rivelassero  vere, tu Doni, non hai vergogna? 
Prova a confrontare  un po’ il tuo stipendio con quello dei tuoi amici tifosi atalantini.
A fronte di uno stipendio mensile di 2.000 euro di un muratore, di un impiegato, di un fresatore, di un elettrauto,etc.  (quando va bene o quando non siano a casa licenziati o cassintegrati o ritenuti obsoleti) , tu portavi a a casa circa 3.000 euro al giorno.
E tutto questo malloppo solo per allenarti e stare in forma, perché se poi ti girava che alla domenica successiva non volevi giocare, oppure ti lamentavi per un dolorino qui o là , subito ti portavano in ospedale a fare una radiografia, una tac, una lastra,  un’ ecografia, una visita specialistica per debellare il male lamentato, mentre ai tuoi amici tifosi, a noi poveri mortali servono mesi o semestri prima di entrare in una graduatoria ospedaliera.
E a questi tremila euro al giorno che ti entravano in casa senza quasi nulla fare, tu, secondo le accuse,  hai voluto aggiungerne altri ricavandoli da scommesse illegali sul risultato della tua squadra.
E non potevi accontentarti di ritenerti un uomo fortunato e farteli bastare i tremila al giorno?
Cavoli, io mi alzo ogni mattina e mi trovo sul comodino tremila euro da spendere tranquillamente, tanto domani ne avrò altrettanti.
Bello vero?. Anzi più che bello: un sogno che per noi non si avvererà mai.
A te invece i tremila, se le accuse sono vere,  non bastavano.
E che cavoli!
Caro Doni, prega Dio che l’Atalanta non vada in serie C (o comunque si chiami)per colpa tua,  perché può succedere che qualche tifoso atalantino in carcere, durante l'ora d'aria, ti si rivolti contro  e allora sì che avrai davvero bisogno di visite specialistiche ospedaliere urgenti, e come noi comuni mortali , mesi e semestri dovrai aspettare prima di entrare in graduatoria.


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30 luglio 2009

321) Guerra tra L’Eco di Bergamo e l’Atalanta. Clamoroso autogol del giornale.




Guerra tra L’Eco di Bergamo e l’Atalanta. Clamoroso autogol del giornale.



Il nostro caro amico Frate Antonio da Bergamo ci ha tenuti in questi giorni informati sulla diatriba che è improvvisamente scoppiata tra il quotidiano locale “L’Eco di Bergamo” e la società calcistica Atalanta Bergamasca Calcio.

Dovete sapere che per moltissimi bergamaschi l’Atalanta è un’istituzione irrinunciabile, e che la vita senza il tifo per l’Atalanta sarebbe una vita priva di ogni senso.
A Bergamo non si dice: ”Vado allo stadio a vedere la partita tra l’Atalanta e qualsiasi altra squadra di calcio”. Si dice semplicemente: "Vado all’Atalanta”.
Con questo antefatto, qualche giorno fa il suddetto giornale se ne è venuto fuori con un articolo del Direttore, nel quale si informavano i lettori che d’ora innanzi sarebbero stati dedicati meno articoli e interviste all’argomento calcistico, in quanto la società Atalanta si era resa colpevole di lesa maestà nei confronti di qualche giornalista di quella testata forse un pò troppo invadente.

Beninteso, si premuniva di assicurare il Direttore, i servizi sulla cronaca e i risultati delle partite dell’Atalanta sarebbero stati comunque sottoposti al vaglio dei lettori del quotidiano, ma d’ora innanzi, essendo stati offesi i suoi giornalisti, il quotidiano avrebbe dedicato sempre meno spazio ed enfasi alle avventure o disavventure calcistiche di quella società.

Il giornale pensava così di ridimensionare la società calcistica in questione. dandole un bel calcione negli stinchi perché si rimettesse in riga e chiedesse scusa per le offese impartite ai suoi giornalisti, ma l’Atalanta, per la verità , di fronte a queste dichiarazioni di guerra, non ha mosso ciglio, non ha rilasciato nessun comunicato.



A questo punto il giornale nei due giorni successivi ha pubblicato lettere di plauso alla sua linea di dura intransigenza e già pregustava che i dirigenti atalantini si sarebbero recati a Canossa in ginocchio per chiedere scusa delle loro malefatte.
Invece, con sorpresa e grande scorno del direttore del giornale, nei giorni seguenti la redazione del quotidiano e il suo sito internet sono stati subissati da lettere indignate da parte di numerosi lettori che dichiaravano espressamente la loro rinuncia all’acquisto del giornale se esso non si fosse più interessato alle vicende dell’Atalanta con lo stesso spazio e la stessa enfasi di sempre.
E non si usavano giri di parole, come è nella natura dei bergamaschi.
La minaccia alla rinuncia all’acquisto del giornale, veniva anzi motivata con frasi esplicite del tipo: ”Caro Direttore, …del suo giornale mi interessa solo ed esclusivamente l’Atalanta. Letto quello, finito l’interesse.E se non sono stato sufficientemente chiaro, questa mia lettera vale anche quale disdetta dell’abbonamento al suo quotidiano”.
"Il suo giornale lo leggo solo perché pubblica qualche notizia giornaliera dell’Atalanta; smettete di dare queste notizie e non lo comprerò più".
"Del suo giornale mi interessa solo l’edizione del lunedì perché racconta la partita dell’Atalanta; anzi, se so che l’Atalanta ha perso, il suo giornale non lo compero neppure.

Certo che per il Direttore di quel quotidiano e per il suo staff di giornalisti queste lettere devono essere state di grande consolazione. La loro fatica e il loro impegno per confezionare un quotidiano con una sua certa linea politica, con certi suoi ideali, tutto viene messo in discussione e rifiutato da una buona fetta di lettori, ai quali non gliene frega niente di ideali e di linea politica.



Vogliono semplicemente che il giornale parli di Atalanta e basta. Anzi meglio ancora se cambia nome e diventa “L’Eco dell’Atalanta.”.





Un bell’autogol per quelli dell’Eco di Bergamo, non c’è che dire. Sono andati a stuzzicare la società calcistica Atalanta, e questa, senza neppure dire ne ao ne bao, attraverso i suoi tifosi gli ha fatto gol.
Quei giornalisti e quel Direttore non avevano capito molto, finora, dei loro lettori bergamaschi.
Eppure si fregiano della parola "Bergamo" nel titolo del loro quotidiano.

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