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30 luglio 2009

321) Guerra tra L’Eco di Bergamo e l’Atalanta. Clamoroso autogol del giornale.




Guerra tra L’Eco di Bergamo e l’Atalanta. Clamoroso autogol del giornale.



Il nostro caro amico Frate Antonio da Bergamo ci ha tenuti in questi giorni informati sulla diatriba che è improvvisamente scoppiata tra il quotidiano locale “L’Eco di Bergamo” e la società calcistica Atalanta Bergamasca Calcio.

Dovete sapere che per moltissimi bergamaschi l’Atalanta è un’istituzione irrinunciabile, e che la vita senza il tifo per l’Atalanta sarebbe una vita priva di ogni senso.
A Bergamo non si dice: ”Vado allo stadio a vedere la partita tra l’Atalanta e qualsiasi altra squadra di calcio”. Si dice semplicemente: "Vado all’Atalanta”.
Con questo antefatto, qualche giorno fa il suddetto giornale se ne è venuto fuori con un articolo del Direttore, nel quale si informavano i lettori che d’ora innanzi sarebbero stati dedicati meno articoli e interviste all’argomento calcistico, in quanto la società Atalanta si era resa colpevole di lesa maestà nei confronti di qualche giornalista di quella testata forse un pò troppo invadente.

Beninteso, si premuniva di assicurare il Direttore, i servizi sulla cronaca e i risultati delle partite dell’Atalanta sarebbero stati comunque sottoposti al vaglio dei lettori del quotidiano, ma d’ora innanzi, essendo stati offesi i suoi giornalisti, il quotidiano avrebbe dedicato sempre meno spazio ed enfasi alle avventure o disavventure calcistiche di quella società.

Il giornale pensava così di ridimensionare la società calcistica in questione. dandole un bel calcione negli stinchi perché si rimettesse in riga e chiedesse scusa per le offese impartite ai suoi giornalisti, ma l’Atalanta, per la verità , di fronte a queste dichiarazioni di guerra, non ha mosso ciglio, non ha rilasciato nessun comunicato.



A questo punto il giornale nei due giorni successivi ha pubblicato lettere di plauso alla sua linea di dura intransigenza e già pregustava che i dirigenti atalantini si sarebbero recati a Canossa in ginocchio per chiedere scusa delle loro malefatte.
Invece, con sorpresa e grande scorno del direttore del giornale, nei giorni seguenti la redazione del quotidiano e il suo sito internet sono stati subissati da lettere indignate da parte di numerosi lettori che dichiaravano espressamente la loro rinuncia all’acquisto del giornale se esso non si fosse più interessato alle vicende dell’Atalanta con lo stesso spazio e la stessa enfasi di sempre.
E non si usavano giri di parole, come è nella natura dei bergamaschi.
La minaccia alla rinuncia all’acquisto del giornale, veniva anzi motivata con frasi esplicite del tipo: ”Caro Direttore, …del suo giornale mi interessa solo ed esclusivamente l’Atalanta. Letto quello, finito l’interesse.E se non sono stato sufficientemente chiaro, questa mia lettera vale anche quale disdetta dell’abbonamento al suo quotidiano”.
"Il suo giornale lo leggo solo perché pubblica qualche notizia giornaliera dell’Atalanta; smettete di dare queste notizie e non lo comprerò più".
"Del suo giornale mi interessa solo l’edizione del lunedì perché racconta la partita dell’Atalanta; anzi, se so che l’Atalanta ha perso, il suo giornale non lo compero neppure.

Certo che per il Direttore di quel quotidiano e per il suo staff di giornalisti queste lettere devono essere state di grande consolazione. La loro fatica e il loro impegno per confezionare un quotidiano con una sua certa linea politica, con certi suoi ideali, tutto viene messo in discussione e rifiutato da una buona fetta di lettori, ai quali non gliene frega niente di ideali e di linea politica.



Vogliono semplicemente che il giornale parli di Atalanta e basta. Anzi meglio ancora se cambia nome e diventa “L’Eco dell’Atalanta.”.





Un bell’autogol per quelli dell’Eco di Bergamo, non c’è che dire. Sono andati a stuzzicare la società calcistica Atalanta, e questa, senza neppure dire ne ao ne bao, attraverso i suoi tifosi gli ha fatto gol.
Quei giornalisti e quel Direttore non avevano capito molto, finora, dei loro lettori bergamaschi.
Eppure si fregiano della parola "Bergamo" nel titolo del loro quotidiano.

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24 marzo 2009

209) I parlamentari che dichiarano redditi da fame ci devono fare paura. Essi sono ricattabili ed arruolabili dalla malavita.

I parlamentari che dichiarano redditi da fame ci devono fare paura. Essi sono ricattabili ed arruolabili dalla malavita.
The parliamentary ones that declare hunger incomes must frighten us. They will make business with the gangsterism.

In questi giorni come di consueto ogni anno, è stato pubblicato il Bollettino delle dichiarazioni patrimoniali, dei redditi e delle spese elettorali degli appartenenti alla classe politica italiana.
A spulciare queste dichiarazioni dei redditi che fanno riferimento all’anno 2007 viene fuori che nel Parlamento siedono diversi milionari, il che deve rallegrarci perché se costoro riusciranno a trasmettere anche alla politica a favore di noi tutti, la bravura che hanno dimostrato di possedere nel campo degli affari, c’è di che ben sperare.

In parlamento siedono però anche dei nullatenenti a reddito zero.
Nessun imponibile per due neo senatrici e per un ministro attualmente in carica, che all’epoca era vicepresidente della Commissione dell’Unione Europea, (lui dice che le tasse le ha pagate in Belgio, e tanto basta.)

Sappiano i pensionati sociali italiani, i precari e coloro che hanno perso il posto di lavoro, ed anch’io che porto a casa una pensione netta di 980 euro al mese ed ho un reddito lordo imponibile di 17.875 euro, che noi tutti abbiamo il diritto di ritenerci dei ricconi se confrontiamo i nostri redditi con quanto dichiarato da un deputato azzurro ( 215 euro di imponibile lordo), da un collega del Pd (651 euro) e da un leghista (932 euro), per non tacere della pletora di parlamentari che hanno dichiarato redditi sotto i 50 mila euro.
Queste dichiarazioni patrimoniali fornite dai nostro parlamentari, sono a dir poco del tutto inverosimili, se calcoliamo che a questi signori per legge, attualmente vengono corrisposti mediamente 17 mila 225 euro mensili (somma calcolata da Italia Oggi).

Il fenomeno delle bugie che gli appartenenti alla Casta ogni anno ci propinano con l’elenco dei loro redditi ci deve far riflettere sul fatto che essi evidentemente si ritengono al di sopra della comune moralità, del comune senso del pudore e della decenza.
Va bene dire bugie in continuazione, ma a tutto deve esserci un limite, altrimenti le tue bugie sono indice di patologie da persona intellettualmente malata.

Però, secondo me, il vero problema che emerge dalla lettura di queste dichiarazioni dei redditi, il problema che deve farci paura, è un altro.
E’ un problema di sicurezza: qui c’è di mezzo anche la sicurezza fisica di noi cittadini comuni.

I cittadini di un Paese nel quale i Parlamentari dichiarano redditi da fame devono avere paura, perché questi sono persone ricattabili e arruolabili dalla malavita.

Quando una persona sta letteralmente morendo di fame, è disposta a compiere qualsiasi schifezza pur di sopravvivere.
I nostri parlamentari nullatenenti volete che facciano eccezione a questa regola?
E’ molto probabile che un deputato o un senatore che dichiari di percepire altissimi redditi dalle sue attività, abbia la forza morale ed anche economica di opporre un rifiuto alle proposte indecenti o agli affari loschi e sporchi che qualcuno gli potrebbe proporre.
Ma un parlamentare che crepa di fame, come lui stesso dichiara ufficialmente con la sua denuncia dei redditi nulla o quasi, dove troverà la forza non solo morale ma anche fisica per dire di no?
In questo senso le dichiarazione dei redditi dei parlamentari sono la cartina di tornasole per mandare alla malavita o messaggi molto forti di rifiuto o messaggi obliqui di adesione e di ricattabilità.

Un parlamentare che crepa di fame è come se dicesse ai malavitosi: io sono qui! La mia attività parlamentare mi da un certo potere. Approfittatene.Ditemi cosa devo fare! Garantitemi qualche vantaggio economico che mi tolga dalla miseria e tutta la mia attività di parlamentare è a vostra disposizione per facilitare i vostri affari sporchi.

La Guardia di Finanza probabilmente, di fronte a certe dichiarazioni dei redditi chiaramente da presa per i fondelli per noi cittadini comuni, non può intervenire perché i parlamentari si sono fatti le leggi a loro uso e consumo, e si sono esentati dalle imposte sui redditi come, quando e quanto hanno voluto.
E tuttavia questo Corpo di polizia farebbe bene a seguire le mosse di questi onorevoli morti di fame, a tenere sotto controllo i loro movimenti, le loro amicizie, le persone con cui trattano affari, i loro telefoni, perché questi parlamentari disposti a tutto pur di sopravvivere costituiscono indubbiamente il brodo di coltura, il terreno fertile sul quale la mafia e la criminalità organizzata prosperano e si diffondono.
E quando c’è di mezzo la mafia, e qualche politico che per imbecillità mentale spiana loro la strada, tutti noi dobbiamo avere paura.

vedi articolo di cronaca sull'argomento




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10 ottobre 2008

51) lacrime televisive






sono convinto che molte persone che piangono come disperate in televisione durante la cronaca di un avvenimento doloroso, o durante le riprese di un funerale, non piangerebbero neppure se non ci fosse lì la televisione a riprenderle.


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