Visualizzazione post con etichetta articolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta articolo. Mostra tutti i post

24 febbraio 2012

25.2) Qualche intelligentone continua a dire che l'art. 18 c'è solo in Italia.

Qualche intelligentone continua a dire che l'art. 18 c'è solo in Italia.





Dunque, per essere vero è vero.
L'art. 18 c'è solo in Italia!

Infatti:
in Germania un testo simile è contenuto all’art. 3 nella legge "Der siummertgtrasse".
In Francia c’è all’art. 79 nella legge "Les observateurs de la Mer de la glace".
In Spagna si guardi alla legge " Los Barracudas de los travajos e dos stravajeurs"  all’art. 11
In Bielorussia un testo simile è contenuto nella "legge antiUSA per eccellenza" all’art. 134, comma 2, separatore 8.

Solo nella legislazione della Cina l’equivalente del nostro art. 18 non c’è.
Ma siamo in Cina, e lì si lavora 24 ore al giorno, per un piatto di riso e senza garanzie sindacali, e per questo e forse anche per altro,  loro hanno un Pil del 10 %.
Se vogliamo pure noi diventare cinesi, adottando i loro ritmi e relativa legislatura del lavoro, facciamo largo presto e bene alla Marcegaglia, spianiamo la strada ai cari Monti e Fornero perché possano venire avanti in fretta e furia,  leggeri e lievi come  blindati caterpillar,   e ci possano presto togliere dalle scatole questo maledetto art. 18 che solo noi in Italia abbiamo e che ci sta rovinando la nostra economia e il nostro benessere.

Così facendo finalmente le aziende italiane saranno  disinfestate da ladri,  fannulloni e assenteisti, come dice la Capa degli industriali,  tutte emerite categorie di lavoratori, queste, che continueranno però   ad essere degnamente e pienamente rappresentate nel Parlamento perché da sempre in quelle stanze del potere  c’è la loro matrice culturale e ideologica. 

E per eliminarli tutti, questi parassiti dell’art.18, basterà  poi solo, in futuro, mettere mano all'annullamento e alla soppressione del Parlamento .
E allora tutto sarà compiuto!

Tolto di mezzo anche quello, finalmente dell’art.18 in Italia e nel mondo più nessuno ne parlerà più.
E la nostra economia allora rifiorirà  e l'Italia tornerà a far parte del Gi-otto, del Cima-bue   ed anche del Boc-caccio.


Altri articoli sull'argomento Economia, banca e finanza

Home page

22 agosto 2009

343) Il numero sei non esiste più.

Non si riesce più a far uscire il 6 vincente al superenalotto.
Siamo al punto che vngono in Italia schiere di turisti con voli aerei low cost per giocare la combinazione vincente.
Ma il 6 non esce.
Non gli basta avere raggiunto i 140 milioni di euro di montepremi.
Il 6 non ne vuol sapere di uscire.
Ed allora mi sono ricordato di un post letto tempo fa che diceva che il 6 non esiste più.
L'ho ritrovato, quell'articolo, e lo ripropongo qui in questo blog.

Udite, udite.

Un equipe di scienziati yemeniti ha dimostrato la non-esistenza del numero sei.

La notizia non giunge del tutto inaspettata in quanto già da tempo il mondo si interrogava sull'effettiva esistenza di diversi numeri, tra cui il tredici (che porterebbe fortuna) e il dodici sbarrato, che non passa mai.

Ciononostante, l'intero sistema numerico internazionale verrà messo a dura prova, in quanto tutte le basi matematiche finora considerate corrette dovranno essere rimesse in discussione.

Per la medesima ragione, si prevedono incalcolabili danni alle strutture elettroniche e informatiche, i cui sistemi dovranno essere prontamente aggiornati per scongiurare l'avvento di un nuovo e più temibile bug "Y2K" di proporzioni planetarie.

Anche i programmi didattici nelle scuole dovranno essere modificati, per illustrare agli studenti come arrotondare correttamente le cifre di fronte ad inaspettati incontri con l'ex numero.

Il problema più grave, tuttavia, sarà contenere i moti insurrezionali dei cittadini che avranno probabilmente luogo quando la gente si renderà conto della necessità di abolire "osteria numero sei? Parabon zibon zibon"

l'originale di questo vecchio spassoso articolo dal blog nanistrani



Scegli altri articoli tra gli argomenti della Sitemap.

altri articoli su : Relax e stupiderie

30 luglio 2009

321) Guerra tra L’Eco di Bergamo e l’Atalanta. Clamoroso autogol del giornale.




Guerra tra L’Eco di Bergamo e l’Atalanta. Clamoroso autogol del giornale.



Il nostro caro amico Frate Antonio da Bergamo ci ha tenuti in questi giorni informati sulla diatriba che è improvvisamente scoppiata tra il quotidiano locale “L’Eco di Bergamo” e la società calcistica Atalanta Bergamasca Calcio.

Dovete sapere che per moltissimi bergamaschi l’Atalanta è un’istituzione irrinunciabile, e che la vita senza il tifo per l’Atalanta sarebbe una vita priva di ogni senso.
A Bergamo non si dice: ”Vado allo stadio a vedere la partita tra l’Atalanta e qualsiasi altra squadra di calcio”. Si dice semplicemente: "Vado all’Atalanta”.
Con questo antefatto, qualche giorno fa il suddetto giornale se ne è venuto fuori con un articolo del Direttore, nel quale si informavano i lettori che d’ora innanzi sarebbero stati dedicati meno articoli e interviste all’argomento calcistico, in quanto la società Atalanta si era resa colpevole di lesa maestà nei confronti di qualche giornalista di quella testata forse un pò troppo invadente.

Beninteso, si premuniva di assicurare il Direttore, i servizi sulla cronaca e i risultati delle partite dell’Atalanta sarebbero stati comunque sottoposti al vaglio dei lettori del quotidiano, ma d’ora innanzi, essendo stati offesi i suoi giornalisti, il quotidiano avrebbe dedicato sempre meno spazio ed enfasi alle avventure o disavventure calcistiche di quella società.

Il giornale pensava così di ridimensionare la società calcistica in questione. dandole un bel calcione negli stinchi perché si rimettesse in riga e chiedesse scusa per le offese impartite ai suoi giornalisti, ma l’Atalanta, per la verità , di fronte a queste dichiarazioni di guerra, non ha mosso ciglio, non ha rilasciato nessun comunicato.



A questo punto il giornale nei due giorni successivi ha pubblicato lettere di plauso alla sua linea di dura intransigenza e già pregustava che i dirigenti atalantini si sarebbero recati a Canossa in ginocchio per chiedere scusa delle loro malefatte.
Invece, con sorpresa e grande scorno del direttore del giornale, nei giorni seguenti la redazione del quotidiano e il suo sito internet sono stati subissati da lettere indignate da parte di numerosi lettori che dichiaravano espressamente la loro rinuncia all’acquisto del giornale se esso non si fosse più interessato alle vicende dell’Atalanta con lo stesso spazio e la stessa enfasi di sempre.
E non si usavano giri di parole, come è nella natura dei bergamaschi.
La minaccia alla rinuncia all’acquisto del giornale, veniva anzi motivata con frasi esplicite del tipo: ”Caro Direttore, …del suo giornale mi interessa solo ed esclusivamente l’Atalanta. Letto quello, finito l’interesse.E se non sono stato sufficientemente chiaro, questa mia lettera vale anche quale disdetta dell’abbonamento al suo quotidiano”.
"Il suo giornale lo leggo solo perché pubblica qualche notizia giornaliera dell’Atalanta; smettete di dare queste notizie e non lo comprerò più".
"Del suo giornale mi interessa solo l’edizione del lunedì perché racconta la partita dell’Atalanta; anzi, se so che l’Atalanta ha perso, il suo giornale non lo compero neppure.

Certo che per il Direttore di quel quotidiano e per il suo staff di giornalisti queste lettere devono essere state di grande consolazione. La loro fatica e il loro impegno per confezionare un quotidiano con una sua certa linea politica, con certi suoi ideali, tutto viene messo in discussione e rifiutato da una buona fetta di lettori, ai quali non gliene frega niente di ideali e di linea politica.



Vogliono semplicemente che il giornale parli di Atalanta e basta. Anzi meglio ancora se cambia nome e diventa “L’Eco dell’Atalanta.”.





Un bell’autogol per quelli dell’Eco di Bergamo, non c’è che dire. Sono andati a stuzzicare la società calcistica Atalanta, e questa, senza neppure dire ne ao ne bao, attraverso i suoi tifosi gli ha fatto gol.
Quei giornalisti e quel Direttore non avevano capito molto, finora, dei loro lettori bergamaschi.
Eppure si fregiano della parola "Bergamo" nel titolo del loro quotidiano.

Scegli altri articoli tra gli argomenti della Sitemap.

altri articoli su : Costume e Società

28 giugno 2009

285) La tua solidarietà non la voglio e te la puoi tenere.


"La solidarietà è un farsi coraggio a vicenda. Siamo sulla stessa barca, capisco le tue angosce, che sono anche le mie. Remiamo insieme".



Adesso anche Berlusconi si è reso conto delle cretinate che "Il Giornale" di proprietà della sua famiglia pubblica in continuazione e, dopo l'ultimo articolo contro il segretario dell'UDC Lorenzo Cesa, ha espresso a quest'ultimo la sua solidarietà.

"Io non ho mai partecipato a festini, nè ho mai frequentato minorenni. Non accetto la solidarietà di nessuno, in particolar modo da questo Presidente del Consiglio".
"Noi non siamo soliti trafficare nella melma e non vogliamo solidarietà da chi pratica una politica così sporca".


Le risposte di Cesa e di Casini mi sono piaciute.
Essi non sono tra i miei politici preferiti, ma in questo caso esprimo loro tutta la mia solidarietà.

E spero che Berlusconi si renda conto ben presto anche degli sproloqui che quotidianamente vengono espressi dal TG4 e provveda a far inviare da Mediaset al direttore di quello pseudo telegiornale non i sensi della sua solidarietà, ma una bella lettera di licenziamento.


Scegli altri articoli tra gli argomenti della Sitemap.

altri articoli su : Politica

6 giugno 2009

263) Al voto. Al voto.Canteranno tutti vittoria, dopo!




Al voto. Al voto
Canteranno tutti vittoria, dopo.

Ricordiamoci però quali erano le previsioni della vigilia.

Il PDL pensa di ottenere il 47%
IL PD spera di non scendere sotto il 27%
L’UDC spera di ottenere qualcosa di più del 4,4%
La Lega Nord sogna il 13%
L’IDV spera nel 6%
Le sinistre e i radicali sperano di superare il 5%.

Ad elezioni avvenute, si confronteranno i risultati ottenuti con quelli sperati, e solo così si potrà cantare vittoria o dichiarare la sconfitta.

Resta sottinteso che se un partito passa dal 4 al 4, 4%, potrà anche dire di avere avuto un aumento del 10%, ma la sua baldanza dovrà essere misurata e composta, cioè non potrà affermare di sentirsi il vincitore delle elezioni, di fronte a partiti che si misurano nell’ordine del 30- 40% dei voti o giù di lì.

Anche se molti canteranno vittoria, a tutto c’è un limite, perbacco.




Scegli altri articoli tra gli argomenti della Sitemap.

altri articoli su : Politica

Home page


24 marzo 2009

209) I parlamentari che dichiarano redditi da fame ci devono fare paura. Essi sono ricattabili ed arruolabili dalla malavita.

I parlamentari che dichiarano redditi da fame ci devono fare paura. Essi sono ricattabili ed arruolabili dalla malavita.
The parliamentary ones that declare hunger incomes must frighten us. They will make business with the gangsterism.

In questi giorni come di consueto ogni anno, è stato pubblicato il Bollettino delle dichiarazioni patrimoniali, dei redditi e delle spese elettorali degli appartenenti alla classe politica italiana.
A spulciare queste dichiarazioni dei redditi che fanno riferimento all’anno 2007 viene fuori che nel Parlamento siedono diversi milionari, il che deve rallegrarci perché se costoro riusciranno a trasmettere anche alla politica a favore di noi tutti, la bravura che hanno dimostrato di possedere nel campo degli affari, c’è di che ben sperare.

In parlamento siedono però anche dei nullatenenti a reddito zero.
Nessun imponibile per due neo senatrici e per un ministro attualmente in carica, che all’epoca era vicepresidente della Commissione dell’Unione Europea, (lui dice che le tasse le ha pagate in Belgio, e tanto basta.)

Sappiano i pensionati sociali italiani, i precari e coloro che hanno perso il posto di lavoro, ed anch’io che porto a casa una pensione netta di 980 euro al mese ed ho un reddito lordo imponibile di 17.875 euro, che noi tutti abbiamo il diritto di ritenerci dei ricconi se confrontiamo i nostri redditi con quanto dichiarato da un deputato azzurro ( 215 euro di imponibile lordo), da un collega del Pd (651 euro) e da un leghista (932 euro), per non tacere della pletora di parlamentari che hanno dichiarato redditi sotto i 50 mila euro.
Queste dichiarazioni patrimoniali fornite dai nostro parlamentari, sono a dir poco del tutto inverosimili, se calcoliamo che a questi signori per legge, attualmente vengono corrisposti mediamente 17 mila 225 euro mensili (somma calcolata da Italia Oggi).

Il fenomeno delle bugie che gli appartenenti alla Casta ogni anno ci propinano con l’elenco dei loro redditi ci deve far riflettere sul fatto che essi evidentemente si ritengono al di sopra della comune moralità, del comune senso del pudore e della decenza.
Va bene dire bugie in continuazione, ma a tutto deve esserci un limite, altrimenti le tue bugie sono indice di patologie da persona intellettualmente malata.

Però, secondo me, il vero problema che emerge dalla lettura di queste dichiarazioni dei redditi, il problema che deve farci paura, è un altro.
E’ un problema di sicurezza: qui c’è di mezzo anche la sicurezza fisica di noi cittadini comuni.

I cittadini di un Paese nel quale i Parlamentari dichiarano redditi da fame devono avere paura, perché questi sono persone ricattabili e arruolabili dalla malavita.

Quando una persona sta letteralmente morendo di fame, è disposta a compiere qualsiasi schifezza pur di sopravvivere.
I nostri parlamentari nullatenenti volete che facciano eccezione a questa regola?
E’ molto probabile che un deputato o un senatore che dichiari di percepire altissimi redditi dalle sue attività, abbia la forza morale ed anche economica di opporre un rifiuto alle proposte indecenti o agli affari loschi e sporchi che qualcuno gli potrebbe proporre.
Ma un parlamentare che crepa di fame, come lui stesso dichiara ufficialmente con la sua denuncia dei redditi nulla o quasi, dove troverà la forza non solo morale ma anche fisica per dire di no?
In questo senso le dichiarazione dei redditi dei parlamentari sono la cartina di tornasole per mandare alla malavita o messaggi molto forti di rifiuto o messaggi obliqui di adesione e di ricattabilità.

Un parlamentare che crepa di fame è come se dicesse ai malavitosi: io sono qui! La mia attività parlamentare mi da un certo potere. Approfittatene.Ditemi cosa devo fare! Garantitemi qualche vantaggio economico che mi tolga dalla miseria e tutta la mia attività di parlamentare è a vostra disposizione per facilitare i vostri affari sporchi.

La Guardia di Finanza probabilmente, di fronte a certe dichiarazioni dei redditi chiaramente da presa per i fondelli per noi cittadini comuni, non può intervenire perché i parlamentari si sono fatti le leggi a loro uso e consumo, e si sono esentati dalle imposte sui redditi come, quando e quanto hanno voluto.
E tuttavia questo Corpo di polizia farebbe bene a seguire le mosse di questi onorevoli morti di fame, a tenere sotto controllo i loro movimenti, le loro amicizie, le persone con cui trattano affari, i loro telefoni, perché questi parlamentari disposti a tutto pur di sopravvivere costituiscono indubbiamente il brodo di coltura, il terreno fertile sul quale la mafia e la criminalità organizzata prosperano e si diffondono.
E quando c’è di mezzo la mafia, e qualche politico che per imbecillità mentale spiana loro la strada, tutti noi dobbiamo avere paura.

vedi articolo di cronaca sull'argomento




Scegli altri articoli tra gli argomenti della Sitemap.

altri articoli su : Politica

Image Hosted by ImageShack.us