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5 marzo 2013

13.3) A imitazione di Cristo



Imitazione di Cristo

Il Cristo, dopo tre anni di predicazione, è stato messo in croce.

Se, a imitazione di Cristo, anche il Papa, dopo tre anni venisse messo in croce, più nessuno vorrebbe essere eletto Papa e il Conclave andrebbe  deserto.



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21 novembre 2012

94.2) La storia del mondo in due minuti




Da dove veniamo e dove andremo - vedi il film con il sonoro


NB: si poteva fare di meglio. 

Così non si fa nessun accenno alla nascita e alla morte di Cristo, eppure il mondo fa continuo riferimento a questi due avvenimenti ,come  ad esempio nel conteggio degli anni .

 Sarebbero bastati due fotogrammi: li aggiungo io, qui  e il filmato diventa sicuramente più completo.

Complimenti agli autori.

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21 giugno 2009

281) Era da un po’ che non andavo alla Messa.


Era da un po’ che non andavo alla Messa.
Oggi ci sono andato.









Ho avuto anche voglia di accostarmi alla Comunione, ma mi sono frenato in tempo.
Non ti sei confessato, mi sono detto, chissà che sporcizia interiore si è ormai depositata come catrame nelle arterie della tua anima.
Come fai a ricever Gesù in una stalla simile?
Ed anche se a lui le stalle non gli fanno schifo, perché è nato in una stalla, la tua è troppo sporca anche per il suo olfatto tollerante.
Così ho rinunciato a fare la comunione.
Mi sono ricordato che qualcuno ha detto : "Guai a chi si accosterà alla Comunione indegnamente, a chi mangerà il Corpo di Cristo senza essere in grazia".
Non ho voluto attirarmi addosso altri guai oltre a quelli che ho già.

Però mi è dispiaciuto.
Una vocina dentro di me di diceva : - "vieni a me, accostati a ricevere il mio Corpo e Sangue, vieni a rinfrancarti e a dissetarti" .
Oh! Signore, lo farei, ma io sono un peccatore.
E non sono Io forse venuto apposta per i peccatori?
Si, Signore, ma io lo sono in modo esagerato.

Insomma più ero tentato di accostarmi alla comunione, più mi buttavo a terra , e più mi sentivo un verme indegno e schifoso.
Peccato, però, perché, ne sono certo, il Corpo e il Sangue di Cristo in me, mi avrebbero rigenerato, mi avrebbero indotto a migliorare il mio comportamento e il mio stile di vita, mi avrebbero reso più attivo nel compiere azioni di bene.
Mi sarei sentito, per qualche attimo, più vicino a Dio.


Ma d’altronde, mi rendo conto adesso, quella che mi hanno insegnato fin da piccolo è la religione del no, una religione fatta di divieti e di proibizioni, del non fare questo e non fare quest’ altro, altrimenti ti allontani da Dio e Lui ti punirà.
Ah! Se mi avessero invece insegnato la religione del si, del fare, del compiere azioni buone , del darsi da fare per stare vicini al prossimo e quindi a Dio!
Come mi sarebbe piaciuta una religione che invece di dirmi :–"Guai a te se ti accosti a Cristo indegnamente", mi avesse detto : - "vieni e mangia ogni giorno del corpo di Cristo, che poi ti sentirai rinfrancato e desideroso di compiere nuove buone azioni!"

Forse avrei avuto meno paura dei castighi di Dio, e forse oggi, durante la Messa, mi sarei accostato alla comunione.

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10 maggio 2009

244) Duemila e passa anni dopo Cristo, che cristiani siamo noi ?





Duemila e passa anni dopo Cristo, che cristiani siamo?
Two thousand and more years later Christ, that Christians we are?




Duemila e passa anni fa un certo Gesù detto il Cristo, l’Unto, l’Eletto, lo Scelto,
Gesù il Figlio di Dio,
dopo aver autorizzato Pietro a fondare una Chiesa per riunire in essa tutti quelli che avrebbero deciso di seguire i suoi insegnamenti,
lasciò come testamento ai suoi seguaci, l’impegno di osservare due soli comandamenti:
1°)"Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza"
2°) "E il secondo è questo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questo".

La religione cristiana fondata da Gesù è dunque tutta qui.

In questi due nuovi comandamenti, Gesù ha riassunto magistralmente,
con poche parole,
tutte le tavole della legge e i famosi dieci comandamenti che Dio aveva consegnato agli israeliti attraverso Mosè
perché fossero per loro norma di comportamento morale e di vita pratica.

L'Apostolo san Paolo dice espressamente:
« Chi ama il suo simile ha adempiuto la legge.
Infatti, il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
L'amore non fa nessun male al prossimo: l'amore è il pieno compimento della legge »

Per essere cristiani, dunque, bisogna seguire questi due comandamenti, amare Dio e amare il prossimo.

Noi che nel 2009 ci diciamo cristiani, ci comportiamo quindi veramente da cristiani,
o invece questo è per noi semplicemente un aggettivo
che ci è stato appiccicato addosso fin da piccoli,
quando siamo stati battezzati,
oppure semplicemente perché siamo nati in una Nazione cosiddetta cristiana?

Analizziamo un poco il nostro comportamento!


La regola del vivere cristiano, il segno della sua vitalità è quella di dover essere come un albero che porta molti frutti.
L’albero che secca, dice sempre Gesù, viene abbattuto, tagliato, e gettato nel fuoco.
Quindi i cristiani dovrebbero essere persone coraggiose, impegnate, veritiere, testimoni e diffusori di fede tra il prossimo.
Invece, la maggior parte di noi, non possiamo che vergognarci di noi stessi.
Siamo ignavi, passivi, neutrali, muti di fronte allo scempio che si fa della legge di Dio per applicare quella degli uomini.
Siamo diventati incapaci di indignarci e di protestare contro l’esaltazione del male,
contro il potere mediatico politico economico,
contro l’illegalità e l’immoralità,
contro la conquista di sempre più ampi consensi e di sempre più largo potere,
contro il disprezzo della vita, della donna, del matrimonio e della famiglia.
Siamo muti e silenziosi di fronte al plateale travisamento della verità,
ai nuovi idoli che hanno sostituito quelli pagani e che si chiamano opinione pubblica, sondaggi, consenso, veline, grandi fratelli e isole dei famosi,
di fronte alla domenica retrocessa da “giorno del Signore” a “giorno dei centri commerciali e degli autosaloni”.
Abbiamo perso il senso della moralità privata e pubblica,
in famiglia, sul posto di lavoro, e sui banchi di scuola.
Per il successo si sacrifica la moglie, la famiglia, l’amore.
Si esalta l’ipocrisia.
Si applaude l’arroganza dei potenti.
Ci si inchina ai prepotenti.
Si considera furbo chi evade il fisco,
chi corrompe e chi si lascia corrompere,
chi si arricchisce con disonestà.
Così la gente non sa più distinguere tra il lecito e l’illecito.
Così la criminalità è sempre più arrogante.
Così la crisi economica colpisce coloro che sono già poveri,
mette sul lastrico migliaia di lavoratori,
impoverisce milioni di famiglie.
Così aziende, banche, multinazionali e furbetti a vario titolo
“capitalizzano gli utili”, quando ci sono
e “socializzano le perdite”, che ci sono sempre.
Abbiamo perso il coraggio che aveva Gesù:
di fare il bene,
denunciare il male,
e indignarsi come quando cacciò a frustate i mercanti dal tempio.



Se ci diciamo cristiani, diamoci una mossa!
Decidiamo una volta per tutte cosa vogliamo essere: paurosi o coraggiosi, muti o loquaci, veritieri o menzogneri?


Se siamo paragonati agli alberi, vediamo di portare qualche frutto, non troppi, non si sa mai, ma almeno ogni tanto una mela un pò meno marcia del solito la potremmo produrre, o no?

Spunti da una conversazione con frate Antonio da Bergamo.
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29 marzo 2009

212) Eucarestia e Confessione: l’aver subordinato un sacramento all’altro forse è stato un errore .





Eucarestia e Confessione: l’aver subordinato un sacramento all’altro forse è stato un errore .
Eucarestia and Confession: the subordinate possession a sacrament to the other has perhaps been an error

Dalle nostre parti le chiese, alla domenica, durante la santa Messa, sono ancora abbastanza frequentate da molti fedeli.
E tuttavia si può notare come molte persone, e io per primo, invece di accostarsi alla Eucarestia se ne stiano tranquille al loro posto nei banchi, quasi che il cibarsi del corpo di Cristo sia un atto da loro ritenuto non importante o sia di esclusiva competenza di poche sante persone o, meglio ancora, delle solite persone.

Se fossi un prete, questo atteggiamento di indifferenza della maggior parte dei fedeli nei confronti dell’Eucarestia sarebbe motivo di sconforto in quanto indice di uno stato di ignoranza religiosa.


Personalmente credo che la Chiesa cattolica abbia sbagliato nei secoli l’approccio a questo sacramento, avendolo da sempre legato e subordinato alla Confessione penitenziale.
“Guai a te”, ci insegnavano i preti di una volta, “se ti accosti alla Comunione senza essere in grazia di Dio! Commetteresti un sacrilegio!”
Anche se negli ultimi decenni il senso del peccato si è, per così dire, annacquato e ammorbidito, tuttavia chi di noi, può chiaramente dire di essere esente da peccato?
E allora chi me lo fa fare di tirarmi addosso l’ira di Dio accostandomi a Lui senza le necessarie condizioni di pulizia e di dignità interiori?
E va bene, me ne starò qui nel mio banco e la Comunione la facciano quelli più degni di me, le solite facce (che poi non so se siano più degni di me , potrei riempire delle loro magagne pagine e pagine di un giornale).
Sono convinto che sia stato un grave errore commesso nei secoli dalla Chiesa,l’aver indissolubilmente legato e subordinato tra loro il sacramento della Confessione e quello della Comunione, perchè ciò tiene lontani i fedeli e li fa vivere nell’indifferenza religiosa.

Qui voglio fare solo alcune semplici riflessioni.

L'ISTITUZIONE DELL'EUCARISTIA
Partecipare all’Eucarestia durante la celebrazione della messa significa:
- credere nella presenza reale del corpo e sangue di Gesù sotto le specie del pane e del vino.
- nutrirsi di un cibo che dona la forza per poter praticare la propria fede.
- capire che si entra in comunione con Dio e ci vincoliamo alla carità verso le altre persone.
- impegnarsi nel cammino verso una vera e adulta vita cristiana.

Durante l'Ultima Cena, Gesù istituì l'Eucarestia quando distribuì agli Apostoli il pane e il vino e ordinò loro di ripetere quel gesto "in sua memoria ".
Tale gesto fu da Lui compiuto nel contesto di una cena della pasqua ebraica, e nel benedire il pane e il vino Gesù annunciava la sua passione e il significato della sua morte per una "nuova alleanza" tra Dio e gli uomini.

Dalla sequenza narrativa si può notare che alla cena era presente anche Giuda (che Gesù sapeva essere in peccato per averlo tradito e che proprio per questo fu l’unico Apostolo che espressamente invitò a mangiare con Lui ), e che Giuda Iscariota non se ne andò se non al termine della Cena, dopo aver anch'egli mangiato il Corpo e il Sangue di Gesù.
La Chiesa, fin dalle origini, ha ripetuto questo rito come "memoriale" della croce di Cristo (cioè ripresentazione, riproposizione, riattualizzazione del Suo sacrificio per la salvezza degli uomini).
Per noi cristiani, partecipare alla Messa intesa in questo senso, significa che vogliamo inoltrarci nella conoscenza del vero Dio per cercare di praticare gli insegnamenti di suo Figlio e per guadagnarci il Paradiso.

In questo contesto l’accostarsi all’Eucaristia è quindi importante perché ci aiuta a riconciliarci con Dio (difatti Giuda capì il senso del suo peccato solo dopo aver mangiato e bevuto il Corpo e il Sangue di Gesù, ma non ebbe l'umiltà e il coraggio di tornare sui suoi passi e di chiedergli perdono e quindi si condannò da solo.Capì di avere sbagliato, ma la superbia e l'amor proprio ferito ebbero il sopravvento sulla necessità di chiedere perdono. Possiamo esser certi che Gesù lo avrebbe perdonato).


L'EUCARESTIA NELLE PRIME COMUNITÀ ECCLESIALI.


Il motivo per cui questi due Sacramenti sono stati così subordinati l'uno all'altro può essere fatto risalire alla frase di san Paolo:"Chi mangia e beve indegnamente il Corpo e il Sangue di Cristo, mangia e beve la sua condanna”.
Vediamo di analizzare il contesto nel quale è stata detta, al fine di capire qual'era il pensiero reale dell'Apostolo delle genti.
L'uso di consumare pasti per celebrare il "memoriale dell'Ultima Cena" e la convinzione della presenza di Cristo nello "spezzare il pane" erano universali nella Chiesa primitiva e questo era il rito fondamentale della comunità cristiana. Le cene eucaristiche erano comunitarie, conviviali, di condivisione.
Eucarestia significa proprio "condivisione del pane" e chi aveva disponibilità di cibo lo portava in comunità e lo condivideva con gli altri. Tutti partecipavano a queste cene comunitarie, e tutti erano accolti, soprattutto gli esclusi dalla società civile e i diseredati, sull’esempio di Gesù che mangiava con i peccatori e con gente di malaffare. Non a caso la prima accusa che gli avversari lanciarono contro Gesù fu: "Egli mangia con i peccatori".

Purtroppo,come sempre accade e accadrà l'ingordigia umana è difficile da estirpare.
A queste cene i primi arrivati si saziavano abbondantemente ed anche si ubriacavano, mentre chi arrivava tardi ed era affamato doveva accontentarsi delle briciole del pasto. Il peccato consisteva nel non aver atteso i ritardatari, nell’ingordigia e nei bagordi di una cena luculliana da parte di alcuni a scapito dei più poveri che venivano quindi lasciati senza cibo. In alcune comunità si partecipava alla cena in un contesto di discordia e di indifferenza nei confronti dei poveri. Era una condivisione tradita che aveva ormai perso del tutto il significato del gesto che si celebrava.

Ecco perché san Paolo fu costretto ad esprimersi in questi durissimi termini: "Chi mangia e beve indegnamente il Corpo e il Sangue di Cristo, mangia e beve la sua condanna".
Queste parole, ripetute per secoli dalle gerarchie ecclesiastiche senza tener conto del contesto e del perché san Paolo le aveva pronunciate, sono alla base della consuetudine, per me errata, della necessità di anteporre la Confessione alla Comunione nel caso ci sia consapevolezza di un peccato mortale.

NECESSITÀ DELLA CONFESSIONE PRIMA DELL’EUCARESTIA?
San Paolo non parla mai della confessione. Forse non gli è stata offerta l'occasione per scriverne? Eppure, ha trattato nei suoi scritti anche problemi di minima rilevanza e più di una volta ha redatto un elenco di peccati. In realtà, egli non accenna mai a un Sacramento della Confessione. Egli parla certamente del dovere che un cristiano ha di riconciliarsi con Cristo, ma tutto sembra accadere su un piano individuale interiore e spirituale.
Evidentemente ci sono più modi per riconoscersi peccatori e per chiedere e ottenere perdono.

Eucaristia e Penitenza esprimono segni sacramentali diversi circa la riconciliazione con Dio.
Sono convinto che la partecipazione all'Eucaristia, anche senza la preventiva Confessione, conceda di per se stessa la grazia rinnovatrice del perdono, la quale, a sua volta, orienterà successivamente il cristiano verso il sacramento della Penitenza.
Quando il peccatore è mosso da sincero pentimento, non dovrebbe avere molta importanza che inizi il suo cammino di conversione dall'Eucaristia piuttosto che dalla Confessione penitenziale.
L'Eucaristia e la Penitenza sono solo due modi diversi di "incontrare" Cristo e di assumere nuovamente il suo programma di vita.
Vorrei che la Chiesa dei tempi attuali la smettesse di inculcare l’idea che per partecipare alla condivisione del pane, alla cena del Signore, all’Eucarestia, sia prima necessario andare a confessarsi.
Allora sì che finalmente vedremmo i fedeli della messa domenicale accostarsi tutti a ricevere la Comunione, e sono certo che molti di loro, fortificati dal di dentro dalla presenza del corpo di Cristo, realizzerebbero un meno annacquato senso del peccato e si accosterebbero con più frequenza al sacramento della Confessione.

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Gli spunti per questo articolo sono derivati da frammenti di conversazioni tra frate Antonio da Bergamo e noi del bar.
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