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15 novembre 2009

427) Non mi piaceva più andare a messa. Forse adesso che aboliscono la stretta di mano ci tornerò.


Non mi piaceva più andare a messa. Forse adesso che aboliscono la stretta di mano ci tornerò.

La messa negli ultimi anni mi era venuta a noia.
Questo celebrare in un modo così sciatto quella cosa così sublime e misteriosa che è la santa messa, mi faceva venire il latte alle ginocchia, come si suol dire, mi dava fastidio.
Preferivo non andarci più. a messa, piuttosto che vederla trasformata in una pessima recita teatrale.
Oggi poi non la chiamano nemmeno più " santa Messa"; oggi si dice "Messa comunitaria"; e già questo la fa sembrare, più che una celebrazione di un qualcosa che aiuta a sciogliere i drammi e le pulsioni individuali, , un invito per partecipare a un’ammucchiata in una mensa aziendale.
Hanno tolto il latino dalla Messa perché dicevano che la gente non capiva quello che stava dicendo,(perché oggi invece si capisce!), sostituendolo con delle traduzioni in lingua parlata che fanno star male solo a sentirle.
Prendete, ad esempio, l’ “Agnus Dei qui tollis peccata mundi “ (Agnello di Dio che porti su di te il peso dei peccati del mondo, Che ti sei gravato del peso dei peccati del mondo) tradotto con “ Agnello di Dio che togli i peccati del mondo" (avessero almeno detto “dal” mondo)!

Come a dire che la gente per molti secoli, usando il latino, ha pregato Dio senza sapere quello che diceva, e quindi tutte queste preghiere sicuramente se ne erano andate bellamente in fumo.Ma grazie a Dio il nostro Creatore è molto più intelligente di tanti teologi moderni, e a Lui basta che uno gli si rivolga in preghiera con animo schietto e fiducioso per esaudirlo, anche se quello sta sbagliando il significato delle parole.


Hanno sfrattato il canto gregoriano dalla Messa, e non c'era canto più religioso, religiosamente più puro di quello.
Hanno sfrattato la grande musica. La grande musica ha portato a Dio più gente, che non tanti secoli di teologia.


“La grande musica è quel vento misterioso che entra nell'uomo, 
e lo invade, e lo muove come il vento muove il mare;
e l'uomo piange o ride beato, si sente felice o triste, e non sa perché;
e quella è la musica, la grande musica;
e l'uomo poteva vedere la faccia di Dio,
che nessuna descrizione della faccia di Dio è mai riuscita a fargli vedere.
E la Chiesa cattolica,
una volta considerata intelligente, anche troppo,
ha buttato la sua grande musica fuori bordo; ai pesci. 
Leonardo diceva che quando suonano le campane,
nel suono delle campane l'uomo può mettere tutto quello che vuole; 
le sue gioie, i suoi dolori, le sue speranze”
(Vittorio G. Rossi)

Adesso nella nuova Messa, la musica, la musica nuova e i canti che ne accompagnano la celebrazione sono di una sciatteria talmente evidente che quasi la gente si rifiuta di cantare, delegandone il compito a improvvisati gruppi di adolescenti cantori e suonatori dell’oratorio parrocchiale.

Il colmo della sciatteria nella recita teatrale che si svolge oggi sull’altare , lo si raggiunge nella preghiera comunitaria , dove stuoli di bambini e bambine si passano di mano in mano un microfono per recitare ognuno di essi delle piccole invocazioni che il più delle volte, per il cattivo uso del microfono o per l’impreparazione del recitante, non vengono capite dai fedeli che partecipano alla messa ( e poi dicono che col latino non si capiva niente!)

Quelli che hanno fatto la Messa nuova, hanno intuito che non bastava sfrattare il latino e secoli di musica sacra per dare più spiritualità alla Messa; ma bisognava inventarsi qualcosa di teatrale.
Allora hanno inventato le strette di mano. E questa è la cosa più stupida che sia mai stata fatta in una chiesa cattolica. Ci sono persone pettegole che si voltano avanti e indietro per alcuni minuti alla ricerca di altre mani da stringere: non gli bastano quelle laterali.
E che dire dell’intensità della stretta di mano? Sembra che alcuni siano convinti che più forte si stringe la mano al prossimo, più forte sia l’augurio di pace che costui riceve. Alcune persone per farti capire che vogliono davvero augurarti la pace, ti stritolano la mano. Altre, invece, a cui non gliene frega niente della tua pace, ti rifilano una mano talmente moscia e sudaticcia che ti fa schifo solo il venirne a contatto.
Ultimamente poi, per aumentare la teatralità della celebrazione eucaristica, durante la recita del Padre Nostro, tutti si dovevano prendere per mano, formando così delle catene umane fino al termine della recita della preghiera, come i bambini che giocano a girotondo o un pò come si faceva ai miei tempi nelle balere di gioventù formando delle specie di trenini musicali.
Per non essere coinvolto in queste gestualità teatrali io facevo in modo di arrivare sempre in ritardo e mi addossavo con la schiena al muro in fondo alla chiesa, rimanendo in piedi per tutta la messa, incurante dei posti vuoti nei banchi e rifiutando ostinatamente la sedia che qualche anima pia si dava da fare per offrirmi.
Devo proprio dirlo: a me piace il teatro, ma il teatro in chiesa non mi è mai piaciuto.
A dimostrazione del mio scarso senso religioso, ultimamente preferivo non andarci più a messa, piuttosto che vederla trasformata in una pessima recita teatrale.

Ma il buon Dio vede e provvede! Le pecorelle smarrite se le va a riprendere!
La diffusione dell’influenza A cambia le abitudini anche a messa e la Chiesa si dà nuove regole per cercare di evitare, o comunque limitare il più possibile le occasioni di contagio influenzale.



Stringersi la mano è la principale forma di contatto che può esistere tra due persone, lo stringersi la mano aumenta il passaggio di germi da un individuo all’altro, così come oggi sono da evitare le effusioni di amicizia con il finto triplice bacio sulle guance.


Ci si può dare dimostrazione di amicizia anche senza scambiarci questi gesti diventati ormai pericolosi per la diffusione della malattia.



Oggi alcuni sacerdoti invitano a sostituire il tradizionale segno della stretta di mano di pace con un sorriso di pace tra i fedeli, altri con un inchino, ed altri ancora con un minuto di silenzio .
Non mi piaceva più andare a messa. Forse adesso che aboliscono la stretta di mano ci tornerò.
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29 giugno 2009

287) Troppe messe fanno ubriacare anche don Bacco.



Troppe messe fanno ubriacare anche don Bacco.





Perbacco, lavorava davvero troppo
alla domenica
il nostro Don Bacco.

Nella sua vicaria diocesana
quattro chiese:
a Pieve di Sopra,
a Pieve di mezzo,
a Pieve di sotto
a Pieve in basso.

Lui, unico prete.
Oggigiorno, si sa, ci sono poche vocazioni.

Messe alle ore, 8, 9,10 e 11.
A stomaco vuoto, senza far colazione,
sennò come avrebbe potuto
fare la comunione?




Il vino della messa,si sa
è buono, è forte , è puro.
E dopo quattro messe,
se ti fermano i carabinieri
per un controllo accidentale
(non avevano capito subito che eri un prete:
oggi non portate più la veste lunga,
oggi vestite tutti col maglioncino, come Marchionne),
dopo quattro messe
il tuo tasso alcolico supera quello consentito.

Dopo quattro messe,
una dietro l’altra,
per portare i conforti religiosi alla popolazione,
l'etilometro ti dice che
ti sei ridotto da far schifo, che ti sei ridotto ad essere un ubriacone.

Povero Don Bacco, per le prossime domeniche
veda di accordarsi con i carabinieri perché non la fermino più,
oppure si faccia dare un passaggio in auto
da una Pieve all’altra
da qualche parrocchiano di buona volontà.

Perché un parroco ubriaco, non è che faccia una bella impressione.

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21 giugno 2009

281) Era da un po’ che non andavo alla Messa.


Era da un po’ che non andavo alla Messa.
Oggi ci sono andato.









Ho avuto anche voglia di accostarmi alla Comunione, ma mi sono frenato in tempo.
Non ti sei confessato, mi sono detto, chissà che sporcizia interiore si è ormai depositata come catrame nelle arterie della tua anima.
Come fai a ricever Gesù in una stalla simile?
Ed anche se a lui le stalle non gli fanno schifo, perché è nato in una stalla, la tua è troppo sporca anche per il suo olfatto tollerante.
Così ho rinunciato a fare la comunione.
Mi sono ricordato che qualcuno ha detto : "Guai a chi si accosterà alla Comunione indegnamente, a chi mangerà il Corpo di Cristo senza essere in grazia".
Non ho voluto attirarmi addosso altri guai oltre a quelli che ho già.

Però mi è dispiaciuto.
Una vocina dentro di me di diceva : - "vieni a me, accostati a ricevere il mio Corpo e Sangue, vieni a rinfrancarti e a dissetarti" .
Oh! Signore, lo farei, ma io sono un peccatore.
E non sono Io forse venuto apposta per i peccatori?
Si, Signore, ma io lo sono in modo esagerato.

Insomma più ero tentato di accostarmi alla comunione, più mi buttavo a terra , e più mi sentivo un verme indegno e schifoso.
Peccato, però, perché, ne sono certo, il Corpo e il Sangue di Cristo in me, mi avrebbero rigenerato, mi avrebbero indotto a migliorare il mio comportamento e il mio stile di vita, mi avrebbero reso più attivo nel compiere azioni di bene.
Mi sarei sentito, per qualche attimo, più vicino a Dio.


Ma d’altronde, mi rendo conto adesso, quella che mi hanno insegnato fin da piccolo è la religione del no, una religione fatta di divieti e di proibizioni, del non fare questo e non fare quest’ altro, altrimenti ti allontani da Dio e Lui ti punirà.
Ah! Se mi avessero invece insegnato la religione del si, del fare, del compiere azioni buone , del darsi da fare per stare vicini al prossimo e quindi a Dio!
Come mi sarebbe piaciuta una religione che invece di dirmi :–"Guai a te se ti accosti a Cristo indegnamente", mi avesse detto : - "vieni e mangia ogni giorno del corpo di Cristo, che poi ti sentirai rinfrancato e desideroso di compiere nuove buone azioni!"

Forse avrei avuto meno paura dei castighi di Dio, e forse oggi, durante la Messa, mi sarei accostato alla comunione.

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14 marzo 2009

199) Tu di che tipo di fede sei?

Tu di che tipo di fede sei?
You that type of faith you have?

La fede dei maneggioni.
C’è la fede interessata e insozzata dagli affari dei maneggioni che bivaccano nel tempio, con lo scopo di trafficare buoi, pecore e colombe o per cambiare valute, invece che per pregare il buon Dio.



La fede di quelli che "io sono amico dei preti".
Gente che è sempre in chiesa, se la fa con i preti, bazzica le sacrestie,elargisce laute elemosine alla presenza degli altri; gente che ostenta la sua amicizia con i preti credendo di ottenere per questo favori da Dio anche se non sa che farsene dei comandamenti ed ha il cuore lontano dalle cose spirituali.


La fede di chi fa dire messe e rosari.
Costoro non hanno ancora capito che non è il numero delle Messe o dei Rosari che automaticamente realizzano l’unione con Dio.Queste persone sono sempre in chiesa,si raccontano le loro cose, si scambiano i loro pettegolezzi durante la Messa o il Rosario. Preferirebbero ancora la liturgia in latino, perchè non capiscono comunque il significato di quello che recitano, ma almeno prima c'era pù musicalità.


La fede di quelli che per credere vogliono dei miracoli.

"Tu quale segno ci mostri per fare queste cose?" E’ la frase tipica di coloro che hanno bisogno di riempire la loro fede con miracoli, prodigi, apparizioni, guarigioni.
E' la fede di coloro che non si accontentano di una fede basata sulla Parola di Dio da trasformare in autentica vita cristiana e in impegno sociale e politico a favore del bene comune e al servizio degli ultimi. ma hanno bisogno dello straordinario, del sensazionale, del miracolistico, dell'eclatante.
E solo per il fatto che credono alle vere o presunte apparizioni della Madonna oppure ai veri o presunti miracoli di San Padre Pio, o allo sciogliersi del sangue di San Gennaro, che essi ritengono con ciò di credere in Dio e nel suo Figlio Gesù Cristo.


La fede dei tiepidi, la fede che non è fede.
E’ quella delle persone dei facili entusiasmi, delle emozioni e delle commozioni, dei buoni sentimenti, di quelli che hanno l'abitudine di sottoporre a Dio la propria contabilità spirituale per ottenerne un patteggiamento.
Io vengo a Messa; io dico ogni giorno le mie preghiere; io obbedisco ai Tuoi comandamenti; io cerco di non tradire mia moglie o la mia compagna o fidanzata: io faccio l’elemosina; io faccio un po’ di opere buone; io non maltratto l’immigrato; io non lo chiamo sporco negro.
Ma Tu, buon Dio, in compenso
Tu mi devi riparare dalle disgrazie; Tu mi devi tenere lontano dalle malattie; Tu non mi devi far venire il cancro o la prostata; Tu non mi devi far perdere il posto di lavoro; Tu devi mantenere in salute i miei cari.
Questa dei tiepidi è la fede che risponde al bisogno intimo di felicità e di sicurezza dell’uomo, che ciascuno ha in sé e che la maggioranza di tutti noi più o meno pratica.

Non è una gran fede, anzi non è neanche una fede.
E’ un barattare le ns.opere buone con qualche grazia che Dio ci deve fare, è un un cercare di poterci guadagnare qualcosa nel seguire Gesù e nel mostrargli in ogni occasione la contabilità delle nostre opere buone.

La fede di chi dice “non c’è il peccato, non c’è l’inferno.
Le persone che praticano questa fede fai da te, affermano che l’uomo è già di per sé troppo preso dai problemi e dalle preoccupazioni del vivere, dallo stress, e dalla fatica quotidiana per potersi permettere anche di offendere in continuazione Dio.
E siccome il peccato è un’offesa volontaria a Dio, essi dicono: ”ma quando mai noi abbiamo voluto offenderlo?Siamo già così oberati da impegni, che Dio non ci viene neanche in mente, altro che volerlo offendere”.
“E quindi se noi non abbiamo offeso Dio, neppure andremo all’Inferno, che è solo un’invenzione dei preti per farci paura. Il vero inferno lo stiamo già vivendo su questa terra”.
E’ vero, i preti hanno esagerato nel mostrarci che tutto è nero, che tutto è peccato, che qualsiasi azione noi compiamo in qualche modo stiamo offendendo Dio.
Ma questa fede fai da te è un po’ troppo semplicistica, anche se è la fede degli intellettuali che non amano essere indirizzati nelle loro scelte spirituali da preti che forse hanno meno cultura della loro.
Solo dei Gesuiti queste persone hanno rispetto, perché ogni prete Gesuita ha due lauree oltre quella in teologia, e forse in alcune cose ne sa più di loro.
Da una riflessione di frate Antonio da Bergamo, a noi del bar, dopo la lettura della pagina del Vangelo sul giornale L’Eco di Bergamo di oggi.

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