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4 novembre 2008

71) Un popolo di razzisti al contrario

Un popolo di razzisti al contrario
Noi italiani siamo proprio dei tipi strani: per non apparire razzisti molte volte ci facciamo del male da soli, preferiamo diventare auto-razzisti.
Ecco alcuni esempi.

Case popolari.

Per tutta la vita lavorativa ci viene detratto ogni mese dalla busta paga un certo importo, con la causale contributo Iacp o Gescal o altra sigla diabolica.
Sono soldi che noi paghiamo perché in Italia vengano costruite delle case popolari per le persone in difficoltà economiche.
Quando queste purtroppo arrivano, provate un po’ ad iscrivervi nella lista delle persone che aspirano ad ottenere un alloggio popolare.
Sarete preceduti da centinaia di nominativi di extracomunitari, con punteggi tanto alti che voi non avrete mai.
A queste persone verranno man mano assegnati gli alloggi che si rendono disponibili.
Voi avete pagato per tutta la vita, loro no, eppure essi avranno l’assegnazione di un appartamento popolare, e voi niente.
Le nostre autorità non vogliono essere tacciate di razzismo, e allora favoriscono gli extracomunitari.
Il razzismo lo operano contro gli italiani.

Sull’autobus, sul tram, in treno.
Quando sale il controllore, le persone a cui viene chiesto di esibire il biglietto sono gli italiani.
Agli extracomunitari manco lo chiedono più ormai, tanto lo sanno che non hanno pagato.
Paura? Si forse, ma anche tanto auto-razzismo.


Preghiere a scuola.

Fino a qualche anno fa, dall’asilo alle elementari le maestre all’inizio di ogni giornata, erano solite far dire agli alunni una preghierina o almeno un segno di croce.
Oggi in classe ci sono molti bambini extracomunitari, e quindi, per non metterli a disagio, perché si ritiene che siano di religione diversa dalla nostra, non si può più pregare, ed anzi molti insegnanti hanno addirittura chiesto di togliere dalle aule il Crocifisso, per non turbare i sonni degli allievi non cristiani.
Ma che razza di popolo auto-razzista siamo noi italiani?
Sono le persone che sono venute ad abitare da noi che devono rispettare le nostre leggi e le nostre usanze, non siamo noi che dobbiamo aderire alle loro.





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20 ottobre 2008

58) La forza della preghiera




La forza della preghiera

Nel vangelo si narra l’episodio di una donna Cananea che, avendo la figlia ammalata ,si avvicina al gruppo di persone che circondava Gesù e a gran voce supplica il Maestro di farle il miracolo.
Ma Gesù non se ne dà per inteso, e agli Apostoli che gli sottopongono il desiderio della donna supplicante, risponde che Lui è stato inviato sulla terra per soccorrere le pene morali e materiali dei Giudei, e non quelle degli altri popoli , e questa volontà del Padre egli intende rispettare.
Ma la fede della donna, che lo supplica di non deviare da questo Suo proposito di fare del bene agli ebrei ma di concedere nello stesso tempo agli altri popoli almeno le briciole del Suo potere miracoloso, intenerisce a tal punto Gesù che Egli le promette la guarigione della figlia.
Mi pare che questo fatto voglia dire che la preghiera, se fatta con fede sincera , ha addirittura il potere di far cambiare idea a Dio .
Gesù non ne voleva sapere di fare un miracolo a una donna che non era Giudea, ma quella donna, con la sua preghiera insistente e piena di fede, lo ha, diciamo così, costretto a cambiare idea.
Questo brano del Vangelo me ne ricorda un altro, e cioè quello della vedova che volendo ottenere giustizia da un giudice fannullone (come si direbbe oggi), lo tampina giorno e notte, supplicandolo in ogni momento e in modo talmente fastidioso (per il giudice), che questi ad un certo punto, per levarsela di torno, decide di ascoltarla e di farle giustizia.
Questi due episodi indicano la forza che Dio attribuisce alla preghiera fatta con fede sincera e onestà intellettuale.
La preghiera ha la forza di far cambiare idea a Dio: se Egli aveva altro da fare o non aveva voglia di intervenire a favore del postulante, pur di levarselo di torno, esaudisce la sua preghiera.
Perciò, non stanchiamoci mai di pregare per chiedere cose buone e lecite.
Mai.
Sarà alla fine Dio a stancarsi della nostra preghiera insistente, e ci esaudirà.


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1 settembre 2008

11) La preghiera e le carezze





Qualcuno ha scritto che
La preghiera è un picchiare i pugni sulla porta di chi può guarirci, salvarci, accarezzarci.

Accarezzarci?
Ho sempre trovato umanamente logico che ci si rivolga a Dio per chiedere un aiuto, una grazia, una guarigione, un allontanamento dal pericolo.
Così come trovo giusto rivolgersi a Lui per ringraziarlo per quanto di bello ci capita nella vita, per la salute, per le amicizie, per il benessere fisico e morale che ci viene concesso.

Mai però avrei sospettato che posso rivolgermi a Dio, picchiando i pugni alla sua porta, per ottenere da lui una carezza.
Questo fatto mi sconvolge: sto bussando Signore, rispondimi dunque Dio, fatti sentire, dammi ascolto, guardami, non ti chiedo grandi cose: oggi voglio da te solo una carezza! voglio essere accarezzato da te!
E come sono le carezze di Dio?
Qualcuno le ha mai provate?
Chissà come sono belle le carezze di Dio.
Saranno come un vento che ti soffia dentro, oppure come una schiarita improvvisa della mente che ti fa intravedere il cielo.
Credo che la visione di un alba, di un azzurro limpido, di un bel tramonto, di un paesaggio montano, siano le carezze di Dio sulla nostra anima.
Così come è una carezza di Dio un’amicizia solida, un amore duraturo, una vita serena, un carattere tollerante.
E' Dio che ti accarezza quando puoi stare in giardino in un'afosa giornata d'agosto, con un libro in mano,e sentire cinguettare attorno a te i passerotti e vedere le rondini volare in cielo.
Il poter alzarsi al mattino e intuire che oggi sarà una giornata serena e senza stress per te e per i tuoi familiari.

Chissà quante altre carezze Dio riversa su di noi, povera umanità in perenne rincorsa del piacere e devastata da mille ingiustizie.
Siamo tanto distratti che neppure riusciamo a coglierle.

Voglio riceverne ancora, sempre, di carezze da parte tua, e perciò non meravigliarti, o Dio, se mi sentirai picchiare spesso i pugni alla tua porta: di carezze ho bisogno, di carezze abbiamo bisogno noi uomini.

Accarezzaci, dai!



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