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1 ottobre 2012

81.2) Dove il loro verme non muore……

Dove il loro verme non muore……


Nel Vangelo di ieri mi ha colpito una frase di Gesù che dice:“Se con una mano, con un piede o con un occhio tu dai scandalo agli altri,” (cioè se il tuo modo di vivere è di ostacolo, di inciampo per gli li altri) ,” è meglio per te tagliarti un mano, o un piede o cavarti un occhio,  anziché essere gettato intero nella Geenna dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ho chiesto al mio amico Frate Antonio da Bergamo  alcune spiegazioni.
Cos’ è questa Geenna?
E cosa c’entra il verme?
La Geenna  era ed è anche oggi un semplice  burrone, che però  ai tempi di Gesù veniva usato come discarica dei rifiuti della città  di Gerusalemme.
Questi rifiuti venivano ammucchiati nel burrone e poi continuamente bruciati per eliminarli completamente.

In questo contesto Gesù non sta parlando di un castigo dopo la morte, tutt’altro.
Accenna semplicemente alla fine che faranno il piede, la mano e l’occhio o addirittura un corpo intero gettati nella Geenna.
Era quindi una  fine duplice: putrefazione e cremazione.

Questi organi o lo stesso intero cadavere si sarebbero putrefatti in mezzo al marciume dell’immondizia, ( dove il verme non muore) o bruciati (dove  il fuoco non si estingue). 
Bene. Ora ne so un pò di più , perchè mi dava fastidio e non mi sembrava giusto  considerare il Vangelo come se fosse   un libro dove si parlava di vermi o cose simili. 




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16 gennaio 2010

13.0) Descrizione di un direttore…..incompetente e presuntuoso.

Descrizione di un direttore…..incompetente e presuntuoso.


Nelle nozze di Cana, è narrata la vicenda di due sposini ai quali viene a mancare, nel corso del banchetto nuziale, il vino.
Sconcerto e paura di fare una brutta figura, da parte degli sposi, cui pongono rimedio Maria e Gesù, invitati alle nozze, col miracolo della trasformazione di acqua in vino.
Compare improvvisamente sulla tavola del vino nuovo, migliore di quello finora versato agli ospiti, con grande meraviglia del direttore della cerimonia che non sapeva da dove questo vino fosse arrivato:
"Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse:”Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono: Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”.

Perbacco, colui che dirigeva il banchetto.....non sapeva.
Per uno che dirige è il colmo non sapere.
Che cosa dirige, dunque?
Che cosa predispone, che cosa conduce a guida?
Chi e a chi comanda?

In questa narrazione del vangelo siamo evidentemente di fronte ad un direttore di cerimonia diciamo così piuttosto scadente, che per prima cosa ha sottovalutato le capacità bevitorie degli ospiti, e in secondo luogo è stato tenuto all’oscuro di quanto accadeva da parte dei suoi servi,che hanno preso ordini da altri e non da lui.
Questa vicenda è raffigurata magistralmente da Giotto nella cappella degli Scrovegni ed altrettanto magistralmente è narrata da Don Gianni Carzaniga, con le seguenti parole:

"- Giotto ha dato carne a questo sprovveduto direttore appioppandogli un corpo voluminoso, ingombrante e tondeggiante, panciuto e goffo; lo ha vestito di un lungo camice rosso; tiene la mano sinistra al fianco, con ostentata sicurezza mentre con l’altra porta alla bocca la coppa del vino; ha la faccia rotonda, le gote rigonfie, mentre il collo è scomparso, travolto e sepolto dall’invadente ed esuberante pappagorgia.
Accanto al sentenzioso “direttore” sicuro di sé, Giotto ha posto sei anfore, anch’esse tondeggianti certo, ma di una rotondità snella, slanciata; esse sono consistenti e materiche, ma candide, quasi trasparisse qualcosa della limpida acqua che contengono.
Fanno da contraltare alla goffa rappresentazione del Direttore di cerimonia, le snelle figure dei due servi, vestiti di bianco, attenti a riempire d’acqua le capaci anfore, tenendo d’occhio la mano di Maria, che, di fatto, è il loro vero riferimento.-"

Alzi la mano chi di noi, nella propria vita, non ha mai avuto a che fare con delle figure incompetenti e tuttavia piene di boria di sé, come appare nella descrizione evangelica, questo scadente direttore di banchetto.
E tuttavia anche queste figure hanno una loro utilità sociale, perché  l’esempio negativo che ci mostrano ci stimola a darci da fare per non apparire goffi , incompetenti e presuntuosi come loro.


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20 ottobre 2008

58) La forza della preghiera




La forza della preghiera

Nel vangelo si narra l’episodio di una donna Cananea che, avendo la figlia ammalata ,si avvicina al gruppo di persone che circondava Gesù e a gran voce supplica il Maestro di farle il miracolo.
Ma Gesù non se ne dà per inteso, e agli Apostoli che gli sottopongono il desiderio della donna supplicante, risponde che Lui è stato inviato sulla terra per soccorrere le pene morali e materiali dei Giudei, e non quelle degli altri popoli , e questa volontà del Padre egli intende rispettare.
Ma la fede della donna, che lo supplica di non deviare da questo Suo proposito di fare del bene agli ebrei ma di concedere nello stesso tempo agli altri popoli almeno le briciole del Suo potere miracoloso, intenerisce a tal punto Gesù che Egli le promette la guarigione della figlia.
Mi pare che questo fatto voglia dire che la preghiera, se fatta con fede sincera , ha addirittura il potere di far cambiare idea a Dio .
Gesù non ne voleva sapere di fare un miracolo a una donna che non era Giudea, ma quella donna, con la sua preghiera insistente e piena di fede, lo ha, diciamo così, costretto a cambiare idea.
Questo brano del Vangelo me ne ricorda un altro, e cioè quello della vedova che volendo ottenere giustizia da un giudice fannullone (come si direbbe oggi), lo tampina giorno e notte, supplicandolo in ogni momento e in modo talmente fastidioso (per il giudice), che questi ad un certo punto, per levarsela di torno, decide di ascoltarla e di farle giustizia.
Questi due episodi indicano la forza che Dio attribuisce alla preghiera fatta con fede sincera e onestà intellettuale.
La preghiera ha la forza di far cambiare idea a Dio: se Egli aveva altro da fare o non aveva voglia di intervenire a favore del postulante, pur di levarselo di torno, esaudisce la sua preghiera.
Perciò, non stanchiamoci mai di pregare per chiedere cose buone e lecite.
Mai.
Sarà alla fine Dio a stancarsi della nostra preghiera insistente, e ci esaudirà.


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