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28 luglio 2011

133.1) Politici, lobby e redditi da fame

Politici, lobbies  e redditi da fame

Adesso salta fuori che l’attuale ministro delle Finanze paga in nero l’affitto della sua casa in Roma.
Tempo fa l’attuale Presidente del Consiglio disse che per lui era quasi lecito che si evadessero le tasse.
Abbiamo i politici più numerosi, più pagati e più privilegiati del mondo che però presentano al fisco dichiarazioni dei redditi da fame.
Dal loro ammontare lordo possono contare su una miriade di detrazioni, di eccezioni, di deduzioni, di esenzioni che portano il netto da tassare a cifre ridicole e da povertà.

Lo stesso avviene per certe categorie di persone, per certe lobby che riescono a mantenere un elevato tenore di vita spendereccio, pur di fronte a dichiarazioni dei redditi talmente esigue da fa paura.
Molte persone  appartenenti a queste categorie cambiano Suv ogni sei mesi, ristrutturano appartamenti e ville, fanno vacanze milionarie, eppure per il fisco, in base alle dichiarazioni dei redditi, sono dei poveracci.
Sarebbe forse ora, di fronte allo scandalo di ministri delle Finanze che evadono le tasse, e di fronte a certi privilegi da casta sia dei politici che di altre categorie di persone, che sulle buste paga di costoro si iniziassero ad applicare nella stessa misura le stesse trattenute e deduzioni ( e non altre) che vengono applicate sulla paga dei lavoratori subordinati.
Si vedrebbe così finalmente la diversità di ammontare netto che esiste davvero tra i politici, i giornalisti, gli avvocati, i commercianti, gli artigiani, il popolo delle partite iva, e la povera gente che deve campare con poco, e su quel poco, che è obbligata a dichiarare,  è tassata molto.


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24 marzo 2009

209) I parlamentari che dichiarano redditi da fame ci devono fare paura. Essi sono ricattabili ed arruolabili dalla malavita.

I parlamentari che dichiarano redditi da fame ci devono fare paura. Essi sono ricattabili ed arruolabili dalla malavita.
The parliamentary ones that declare hunger incomes must frighten us. They will make business with the gangsterism.

In questi giorni come di consueto ogni anno, è stato pubblicato il Bollettino delle dichiarazioni patrimoniali, dei redditi e delle spese elettorali degli appartenenti alla classe politica italiana.
A spulciare queste dichiarazioni dei redditi che fanno riferimento all’anno 2007 viene fuori che nel Parlamento siedono diversi milionari, il che deve rallegrarci perché se costoro riusciranno a trasmettere anche alla politica a favore di noi tutti, la bravura che hanno dimostrato di possedere nel campo degli affari, c’è di che ben sperare.

In parlamento siedono però anche dei nullatenenti a reddito zero.
Nessun imponibile per due neo senatrici e per un ministro attualmente in carica, che all’epoca era vicepresidente della Commissione dell’Unione Europea, (lui dice che le tasse le ha pagate in Belgio, e tanto basta.)

Sappiano i pensionati sociali italiani, i precari e coloro che hanno perso il posto di lavoro, ed anch’io che porto a casa una pensione netta di 980 euro al mese ed ho un reddito lordo imponibile di 17.875 euro, che noi tutti abbiamo il diritto di ritenerci dei ricconi se confrontiamo i nostri redditi con quanto dichiarato da un deputato azzurro ( 215 euro di imponibile lordo), da un collega del Pd (651 euro) e da un leghista (932 euro), per non tacere della pletora di parlamentari che hanno dichiarato redditi sotto i 50 mila euro.
Queste dichiarazioni patrimoniali fornite dai nostro parlamentari, sono a dir poco del tutto inverosimili, se calcoliamo che a questi signori per legge, attualmente vengono corrisposti mediamente 17 mila 225 euro mensili (somma calcolata da Italia Oggi).

Il fenomeno delle bugie che gli appartenenti alla Casta ogni anno ci propinano con l’elenco dei loro redditi ci deve far riflettere sul fatto che essi evidentemente si ritengono al di sopra della comune moralità, del comune senso del pudore e della decenza.
Va bene dire bugie in continuazione, ma a tutto deve esserci un limite, altrimenti le tue bugie sono indice di patologie da persona intellettualmente malata.

Però, secondo me, il vero problema che emerge dalla lettura di queste dichiarazioni dei redditi, il problema che deve farci paura, è un altro.
E’ un problema di sicurezza: qui c’è di mezzo anche la sicurezza fisica di noi cittadini comuni.

I cittadini di un Paese nel quale i Parlamentari dichiarano redditi da fame devono avere paura, perché questi sono persone ricattabili e arruolabili dalla malavita.

Quando una persona sta letteralmente morendo di fame, è disposta a compiere qualsiasi schifezza pur di sopravvivere.
I nostri parlamentari nullatenenti volete che facciano eccezione a questa regola?
E’ molto probabile che un deputato o un senatore che dichiari di percepire altissimi redditi dalle sue attività, abbia la forza morale ed anche economica di opporre un rifiuto alle proposte indecenti o agli affari loschi e sporchi che qualcuno gli potrebbe proporre.
Ma un parlamentare che crepa di fame, come lui stesso dichiara ufficialmente con la sua denuncia dei redditi nulla o quasi, dove troverà la forza non solo morale ma anche fisica per dire di no?
In questo senso le dichiarazione dei redditi dei parlamentari sono la cartina di tornasole per mandare alla malavita o messaggi molto forti di rifiuto o messaggi obliqui di adesione e di ricattabilità.

Un parlamentare che crepa di fame è come se dicesse ai malavitosi: io sono qui! La mia attività parlamentare mi da un certo potere. Approfittatene.Ditemi cosa devo fare! Garantitemi qualche vantaggio economico che mi tolga dalla miseria e tutta la mia attività di parlamentare è a vostra disposizione per facilitare i vostri affari sporchi.

La Guardia di Finanza probabilmente, di fronte a certe dichiarazioni dei redditi chiaramente da presa per i fondelli per noi cittadini comuni, non può intervenire perché i parlamentari si sono fatti le leggi a loro uso e consumo, e si sono esentati dalle imposte sui redditi come, quando e quanto hanno voluto.
E tuttavia questo Corpo di polizia farebbe bene a seguire le mosse di questi onorevoli morti di fame, a tenere sotto controllo i loro movimenti, le loro amicizie, le persone con cui trattano affari, i loro telefoni, perché questi parlamentari disposti a tutto pur di sopravvivere costituiscono indubbiamente il brodo di coltura, il terreno fertile sul quale la mafia e la criminalità organizzata prosperano e si diffondono.
E quando c’è di mezzo la mafia, e qualche politico che per imbecillità mentale spiana loro la strada, tutti noi dobbiamo avere paura.

vedi articolo di cronaca sull'argomento




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26 agosto 2008

3) Evasione dell’Iva e contrasto di interesse.




L' IVA è un'imposta sui consumi che ha come obiettivo principale quello di generare entrate fiscali.
Essa grava sul consumatore finale. Infatti, il compratore paga:
a)il prezzo deciso dal venditore per coprire i propri costi ed avere un profitto;
b) + l'IVA che deve essere versata allo Stato.
Quindi, quando ognuno di noi acquista un qualsiasi bene o servizio, il prezzo pagato è comprensivo del suo prezzo di base e dell’IVA ad esso applicata.

Spetterà poi a chi ci ha venduto il bene o servizio versare il tributo nelle casse dello Stato.
L’aliquota ordinaria è del 20%, ma sono previste anche aliquote ridotte (ad esempio nel caso di beni di prima necessità) o maggiorate (ad esempio nel caso dei beni di lusso).

Tutti i lavoratori autonomi (professionisti, artisti, società, ditte) per poter esercitare la propria attività devono aprire una "partita IVA" e seguire una serie di procedure per la tenuta dei relativi registri.

L'apertura della partita IVA obbliga all’emissione delle fatture verso i clienti.

Chi possiede la partita IVA ha diritto al rimborso dell’IVA pagata per l’acquisto di beni o servizi necessari per l’espletamento della propria attività.

Il consumatore finale, invece, non ha diritto ad alcun rimborso, e pertanto si assiste al fenomeno dell’evasione.

Infatti, il cliente finale non ha convenienza a richiedere la fattura perché maggiorerebbe la sua spesa del 20%, mentre chi fornisce il bene ha interesse a non rilasciare fattura per la somma introitata, che così non viene denunciata ai fini Irpef.

Lo Stato ci rimette due volte: non incassa l’Iva che dovrebbe incassare e ottiene denuncie dei redditi inferiori al dovuto da parte del popolo delle partite Iva.

l’'evasione fiscale in Italia è non solo una malattia, ma una vera e propria epidemia:
l’Agenzia delle entrate parla di un mancato introito Iva da parte dello Stato per 43 miliardi di euro dovuto ad un occultamento della base imponibile di 270 miliardi ogni anno.
Secondo questa analisi, l'evasione ha portato ad un peso della pressione fiscale superiore al 50%, sulle persone che pagano il fisco e quindi non lo evadono.
Ogni ministro delle finanze che si è succeduto nei vari governi ha riconosciuto che le categorie dove si annida il tasso maggiore di evasione fiscale sono quelle di autonomi e professionisti, cioè del popolo delle partite Iva.

Per il recupero di una così imponente evasione fiscale, la strada migliore praticabile è quella di mettere in contrasto gli interessi di chi fornisce i beni e servizi con quelli di chi ne usufruisce, ammettendo il rimborso dell’Iva al consumatore finale.
Occorre, in altre parole, che nella denuncia dei redditi Irpef, lo Stato preveda il rimborso dell’ammontare dell’Iva debitamente fatturata. Lo Stato incasserebbe l’imposta dai possessori di partita Iva, e la rimborserebbe ai consumatori, dietro presentazione delle fatture pagate,(quindi a saldo 0), ma il gettito complessivo netto dell'ammontare delle denuncie Irpef, risultando più veritiero, sarebbe comunque più elevato di quello attuale,per lo Stato, senza contare che ciò attuerebbe una minor disuguaglianza tra i cittadini sotto il profilo dell’equità fiscale.


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