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28 luglio 2011

133.1) Politici, lobby e redditi da fame

Politici, lobbies  e redditi da fame

Adesso salta fuori che l’attuale ministro delle Finanze paga in nero l’affitto della sua casa in Roma.
Tempo fa l’attuale Presidente del Consiglio disse che per lui era quasi lecito che si evadessero le tasse.
Abbiamo i politici più numerosi, più pagati e più privilegiati del mondo che però presentano al fisco dichiarazioni dei redditi da fame.
Dal loro ammontare lordo possono contare su una miriade di detrazioni, di eccezioni, di deduzioni, di esenzioni che portano il netto da tassare a cifre ridicole e da povertà.

Lo stesso avviene per certe categorie di persone, per certe lobby che riescono a mantenere un elevato tenore di vita spendereccio, pur di fronte a dichiarazioni dei redditi talmente esigue da fa paura.
Molte persone  appartenenti a queste categorie cambiano Suv ogni sei mesi, ristrutturano appartamenti e ville, fanno vacanze milionarie, eppure per il fisco, in base alle dichiarazioni dei redditi, sono dei poveracci.
Sarebbe forse ora, di fronte allo scandalo di ministri delle Finanze che evadono le tasse, e di fronte a certi privilegi da casta sia dei politici che di altre categorie di persone, che sulle buste paga di costoro si iniziassero ad applicare nella stessa misura le stesse trattenute e deduzioni ( e non altre) che vengono applicate sulla paga dei lavoratori subordinati.
Si vedrebbe così finalmente la diversità di ammontare netto che esiste davvero tra i politici, i giornalisti, gli avvocati, i commercianti, gli artigiani, il popolo delle partite iva, e la povera gente che deve campare con poco, e su quel poco, che è obbligata a dichiarare,  è tassata molto.


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9 maggio 2009

243) Cari leghisti, siete capaci di essere duri solo con i deboli e adesso ci fate passare anche per razzisti!


Cari leghisti, siete capaci di essere duri solo con i deboli e adesso ci fate passare anche per razzisti!

Dear leaguers, are able of to be hard only with the weak and now make us also pass for racist!




Mamma mia, che DUREZZA di carattere il nostro ministro Maroni!
Da oggi li rimandiamo tutti indietro.
Più nessuno sbarcherà in Italia clandestinamente.
E fu così che tre barconi con a bordo 227 migranti disperati, non appena giunti in acque territoriali italiane furono rimandati indietro, e “riaccompaganati” in Libia, nei porti dai quali si presume siano partiti.

Eran 227, e partiti carichi di speranze in una vita migliore, questi e tutti gli altri che li hanno preceduti, costretti a fuggire dalla loro patria a causa di guerre, persecuzioni, fame e mancanza di diritti.
L’Italia era il loro punto di approdo, e l’Europa probabilmente la loro destinazione finale, in cerca di un lavoro e di un riscatto sociale dall’odio, dalla fame e dalla povertà.
E cosa ti fa adesso l’Italia’?Sulla strada di questi disgraziati, si erge ora DURO il nostro ministro Maroni. Li ha sbattuti indietro senza alcuna considerazione per le motivazioni che li sospingono a fuggire dalla loro Patria, senza occuparsi della condizione in cui si troveranno una volta fatti sbarcare in Libia.
Non essendo la Libia propriamente una “democrazia”, i migranti respinti dalla nostra DUREZZA rischiano di finire nelle famigerate carceri di Gheddafi, (dove i detenuti vivono in condizioni degradanti: fino a 50 persone per cella, e dove non è raro il ricorso alle torture e alle violenze sessuali, come denunciano invano da anni alcune organizzazioni umanitarie), o di venire deportati in campi di prigionia nel deserto, dove diventeranno merce per i trafficanti di schiavi che in quei posti ancora fanno affari d’oro. Oppure rischiano di essere rimandati nei loro Paesi di origine dai quali erano fuggiti in cerca di un destino migliore, e qui probabilmente saranno condannati a morte come disertori.

Il nostro ministro Maroni si ritrova ad avere DURO,in questa circostanza oltre al carattere, anche un senso di trionfalismo e di incontrollata baldanza .

Stia attento però a non cantare vittoria troppo presto!
Perchè è facile ergersi a DURO quando c’è da andare a sbattere con delle navi militari contro tre barconi pieni di disgraziati inermi che certamente chissà quali danni e insidie avrebbero procurato alla nostra bella Italia.

La DUREZZA che tanto lo rende euforico gli si trasformerà ben presto in un più coerente MOLLICCIUME non appena egli realizzerà nella sua mente quello che accadrà ai 227 esseri umani respinti, che non sarebbero mai diventati un problema per l’Italia (a fronte dei milioni di immigrati regolari o irregolari che già abbiamo) , ma che, come chi li preceduti negli anni, volevano semplicemente fuggire dal Sudan, dal Darfur, da dove c'è la guerra, e da altri Stati africani dove c’è la fame.

Troppo comodo essere DURI con i deboli.

La DUREZZA di un uomo la si misura dalla coerenza con la quale egli sa affrontare e risolvere i problemi, cercando di non crearne altri ben più gravi di quelli che cercava di risolvere. con il suo comportamento scriteriato.
E qui difatti adesso contro l’Italia si parla a chiare lettere di RAZZISMO.
Perché è evidente che i tre barconi sono stati respinti in quanto carichi di gente di altro colore rispetto alla razza bianca.
Hanno forse analizzato le nostre Autorità caso per caso i motivi e le necessità di queste 227 persone sui tre barconi, o non hanno invece forse valutato il tutto da lontano, decidendo, lì in alto mare,o comodamente seduti in un ufficio del Ministero degli Interni, che non di esseri umani si trattava di effettuare il "respingimento" e il "riaccompagnamento" in Libia, ma semplicemente di persone dalla pelle nera?
Diciamocelo francamente, se i tre barconi fossero stati carichi di emigranti di pelle bianca, o magari sventolanti bandierine della Svizzera, e quindi extracomunitari, il nostro DURO ministro li avrebbe fatti riaccompagnare in Libia nei porti da cui erano partiti, o non li avrebbe invece accolti a Lampedusa facendo stendere un tappeto rosso ai loro piedi?
E così la DUREZZA del nostro ministro Maroni adesso avrà ottenuto agli Italiani la fama di essere un popolo razzista agli occhi di tutto il mondo.
Forse era meglio se invece di essere un DURO, il nostro ministro fosse stato un pò più MOLLICCIONE.



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13 marzo 2009

198) Un quadro in cerca di un titolo.

Un quadro in cerca di un titolo.
A picture looking for a title.\

Chi è che dà il titolo ai quadri?
Forse l’autore stesso, forse la critica, forse il pubblico.
Se il quadro raffigura Napoleone a cavallo, il titolo probabilmente sarà “Napoleone a cavallo”.
Se mostra una veduta del Canal Grande di Venezia, il titolo verosimilmente sarà “ Canal Grande”.
La “Venere” di Botticelli è logico che dovesse chiamarsi così


Ma se il quadro mostra la scena qui illustrata, che titolo dovrà avere?
Chi glielo darà, se l’autore non ha detto esattamente cosa voleva rappresentare?

Noi del bar siamo divisi su molte cose, ma in particolare lo siamo sul titolo da dare a questo quadro esposto in una saletta interna del locale che frequentiamo.
Il padrone del bar dice che non si è mai posto il problema.
Il quadro glielo ha lasciato in eredità suo padre con tutto il resto del locale, e lui lo ha sempre visto in quella saletta del bar.
A noi invece la cosa ci ha intrigato, e sovente ne discutiamo.
Per alcuni il quadro rappresenta " La fame" (forse a causa dell’unica scodella che si presuppone vuota sulla tavola spoglia).
Altri lo chiamano "L’attesa" (di una persona che deve arrivare? Di un mondo e di un futuro migliore che i personaggi intravedono al di là della finestra?)
Per altri il titolo da dare è "La miseria", oppure "Il pianto di una bimba sulle ginocchia della madre", e via con altri titoli simili.
Il Professore, che è superstizioso, dice che il titolo più appropriato dovrebbe essere "La sfiga del gatto nero", a causa del gatto rappresentato ai piedi della bimba piangente o dormiente., perché una famiglia così angosciata e triste lui non l’ha mai vista rappresentata in un quadro.

Certo, sono d’accordo con lui, l’atmosfera generale non ti induce a un ottimismi sfrenato , bensì ti indirizza di più verso una riflessione pacata sul ruolo della famiglia , sui figli, sul lavoro che forse non c’è, sul bilancio familiare che non sembra essere molto florido. etc etc.

Forse scene così, nell’ attuale momento di crisi economica mondiale , in cui si è perso il posto di lavoro e un futuro sereno sembra più legato a una vincita al Gratta e vinci o al Superenalotto che alla ripresa dell’economia, stanno accadendo in molte famiglie .

Si stà lì, immobili, a braccia conserte, a guardare fuori dalla finestra, interrogandoci sul futuro che ci aspetta, per noi e per i nostri figli.
Ecco, io per me, lo chiamerei "L’infelicità della disoccupazione", ma alcuni mi dicono che sono troppo pessimista.
Mah!, l’unica cosa certa è che questo quadro è ancora in attesa di un titolo.
Chi volesse cimentarsi nell’impresa,
clicchi qui



Titoli finora pervenuti:
- La crisi economica dei primi anni 2000
- Le conseguenze familiari del precariato in Italia.




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31 ottobre 2008

67) I digiuni di Pannella



I digiuni di Pannella
Ha minacciato di digiunare tante di quelle volte che ormai ai suoi digiuni non ci crede più nessuno.
Avrebbe dovuto lasciarci le penne centinaia di volte, invece questo tenace vecchietto ancora oggi, a chi non condivide le sue idee, minaccia di incominciare un nuovo sciopero della fame .
E’ un modo di fare ricattatorio.
E’ sempre stato il suo modo di agire.
Dice: –“ o fai come dico io, oppure io mi lascio morire di fame e di sete, e della mia morte sarai responsabile tu che non hai condiviso le mie idee”.
Il trucchetto ha funzionato per decenni , ma siccome la gente alla fine è meno stupida di quanto lui la valuti, vedendolo sempre in buona salute e in perfetta forma fisica, adesso lo lasciano fare e non gli badano più.
Dice:- “ e io faccio lo sciopero della fame”
Gli rispondono:- “e tu fallo, si vede che hai messo su qualche chiletto di troppo e vuoi dimagrire.
Buon pro ti faccia.”

Caro Pannella hai gridato troppe volte e a vuoto “al lupo, al lupo”, e ora non ti crede più nessuno.
Dai, mettiti a tavola davanti a un bel piatto di spaghetti all’amatriciana.



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