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12 settembre 2011

155.1) ottimismo...da incoscienti.

Appello col cuore in mano ai leghisti.

O voi, leghisti, vergognatevi, almeno, di far parte di questo governo osceno
il cui Presidente a Bruxelles sta facendo ridere tutti!

Cari leghisti,
volevate essere padroni in casa vostra e adesso il governo di cui fate parte chiede soccorso alla Cina.
Proprio un bel risultato. 
Tra pochi anni i cinesi padroni dell'Italia:
altro che il dialetto nelle scuole, 
dovremo imparare il cinese.
Suvvia, leghisti,
vergognatevi, almeno, di far parte di questo governo osceno.








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24 luglio 2011

130.1) Il Ponte cinese sullo Stretto. Idee per l'Italia.

Probabilmente noi il nostro Ponte sullo Stretto di Messina, per motivi economici, non riusciremo più a farlo.
Ma al mondo c'è chi, non angustiato da ristrettezze economiche, anzi con un PIL da far paura, di fronte ad un problema simile, ha progettato e costruito un Ponte bellissimo per la sua arditezza.
E tra qualche decennio, se  in Italia ci saremo tirati fuori dalle angustie, e vorremo ridar vita al progetto del Ponte di Messsina, ricordiamoci di quanto hanno saputo fare i cinesi, e realizziamolo con il loro aiuto e la loro consulenza.











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20 dicembre 2009

451) Qualcuno ci sta scambiando per dei Nababbi Natale.

Qualcuno ci sta scambiando per dei Nababbi Natale.







1° episodio
Ho l’impressione che i giornalisti del quotidiano principale della mia città non leggano neppure gli articoli che scrivono. o che quantomeno non li legga il gruppo di persone addetto alla impaginatura del giornale.
In prima pagina oggi un articolo afferma che il 21 per cento delle famiglie dei miei concittadini ha tagliato o ridotto la spesa per i consumi alimentari.
Per una famiglia su cinque  oggi la vita costa troppo  e quindi si compra sempre di meno e si riduce persino la spesa per i bisogni alimentari.
E’ un dato di fatto, non so se sia vero o meno, ma il giornale, in prima pagina, afferma questo.
In effetti la crisi economica c’è e tutti noi lo stiamo verificando sulla nostra pelle.
Tutti tutti proprio no, perché state a sentire cosa dice in altra pagina il giornale di cui stiamo trattando.
"P come panettone, il dolce simbolo del Natale.
Meglio affidarsi alle pasticcerie di consolidata fama per le paste lievitate: il costo elevato (tra i 25 e i 35 euro al chilo) è ampiamente giustificato dalla qualità degli ingredienti di base. Meglio mangiarne poco, ma buono".

Ma come? Un panettone a 25 – 35 euro al Kg?.E lo consigliate anche ?
Ma se in prima pagina proprio oggi avete scritto che non ci sono più i soldi per gli acquisti alimentari ? Ma se avete appena detto che le famiglie sono ormai costrette a tirare la cinghia?.
Ci avete forse preso per dei Nababbi Natale, visto che ci consigliate di acquistare dei panettoni a 25-30 euro al Kg??
Ma lo leggete il giornale che state stampando?

2° episodio

Ho trovato oggi nella mia cassetta per le lettere la fattura della Telecom. E già il riceverla qualche giorno prima di Natale mi ha dato fastidio.
Anche se aspettavano quindici giorni a inviarmela la Telecom non sarebbe di certo andata in rovina, o perlomeno non per causa mia.




Ma il colmo dell’incazzatura l’ho avuto quando ho aperto la lettera.
State a sentire.
Costo per consumi: telefonate, servizi 4,82
Costo per abbonamenti: linea, servizi, offerte 36,10
Altri addebiti / accrediti 0,79
IVA in addebito 8,85
IVA in accredito 0,56
Totale da pagare 50,00

A fronte di telefonate da me effettuate per euro 4,82 devo pagare 50 euro.
E poi quante volte che ricorre la parola servizi: caspita, vogliono proprio farmi sapere che mi fanno proprio un bel servizio!
E cosa saranno mai gli altri addebiti per 0,79?
E l’IVA in accredito?
Mah! Per me hanno solo voluto fare cifra tonda.
Pagherò, come al solito, ma è un’ingiustizia però, avrebbe detto il buon Calimero.
Per un consumo di 4,82 devo pagare 50.
Che forse la Telecom mi abbia preso per Nababbo Natale?


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27 settembre 2009

379) Il Giornale e Libero, visto che dicevano le stesse idiòzie, si sono fusi ne “Il Libero Giornale della Real Casa”.


Il Giornale e Libero, visto che dicevano le stesse idiòzie, si sono fusi ne “Il Libero Giornale della Real Casa”.





Cascasse il mondo, avvenisse la più grande catastrofe ecologica mai accaduta, scoppiasse la terza guerra mondiale a suon di bombe atomiche e miliardi di morti, immancabilmente Il Giornale e Libero titolerebbero le loro prime pagine con notizie sulle malefatte di Di Pietro e di Santoro e sui successi politici ed economici dell’azione del loro beneamato Padrone e Finanziatore.
Il quale,avendo finalmente preso atto che la crisi economica al di là delle sue parole di ottimismo non se ne vuole andare, e visto che le prime pagine dei due quotidiani di proprietà erano sempre in fotocopia, riportanti le stesse notizie inventate dalle due redazioni che lavoravano in sincronia di intenti, il loro Padrone e Benefattore, si diceva, ha deciso che oltre che sul Milan bisognava cominciare a risparmiare pure sugli stipendi dei giornalisti, ed ha così invitato le due testate giornalistiche a fondersi in una sola.

Dopo una drammatica seduta notturna svoltasi a Palazzo Grazioli, e nella quale sono volate parole grosse e coltellate alla schiena tra il direttore Feltri e il direttore Belpietro, alla fine il buon Letta è riuscito a convincere i giornalisti dei due quotidiani riuniti in assemblea, a votare per la fusione dei due giornali nel ben più importante e pomposo titolo de “Il Libero Giornale della Real Casa”, intendendosi per Real Casa quella di Berlusconi Silvio , fratello , figli e soci mediasettici e gallianatici.


Nel compromesso a fatica raggiunto dalle impareggiabili doti di mediazione del buon Letta, il Feltri dirigerà una redazione di giornalisti che avranno il compito di riempire le pagine dispari del nuovo giornale, e Belpietro l’altra redazione con lo stesso compito per le pagine pari.
L’ultima pagina sarà ogni giorno dedicata alla pubblicità gratuita a turno di una delle aziende di famiglia, mentre i titoli della prima pagina saranno sempre ispirati e dettati dal Padrone e Benefattore in persona che avrà ai suoi ordini, in uno sgabuzzino di Palazzo Chigi, un pool di giornalisti pronti a ricevere le sue veline, e magari con il tempo pronti a ricevere anche le sue Escort.
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13 marzo 2009

198) Un quadro in cerca di un titolo.

Un quadro in cerca di un titolo.
A picture looking for a title.\

Chi è che dà il titolo ai quadri?
Forse l’autore stesso, forse la critica, forse il pubblico.
Se il quadro raffigura Napoleone a cavallo, il titolo probabilmente sarà “Napoleone a cavallo”.
Se mostra una veduta del Canal Grande di Venezia, il titolo verosimilmente sarà “ Canal Grande”.
La “Venere” di Botticelli è logico che dovesse chiamarsi così


Ma se il quadro mostra la scena qui illustrata, che titolo dovrà avere?
Chi glielo darà, se l’autore non ha detto esattamente cosa voleva rappresentare?

Noi del bar siamo divisi su molte cose, ma in particolare lo siamo sul titolo da dare a questo quadro esposto in una saletta interna del locale che frequentiamo.
Il padrone del bar dice che non si è mai posto il problema.
Il quadro glielo ha lasciato in eredità suo padre con tutto il resto del locale, e lui lo ha sempre visto in quella saletta del bar.
A noi invece la cosa ci ha intrigato, e sovente ne discutiamo.
Per alcuni il quadro rappresenta " La fame" (forse a causa dell’unica scodella che si presuppone vuota sulla tavola spoglia).
Altri lo chiamano "L’attesa" (di una persona che deve arrivare? Di un mondo e di un futuro migliore che i personaggi intravedono al di là della finestra?)
Per altri il titolo da dare è "La miseria", oppure "Il pianto di una bimba sulle ginocchia della madre", e via con altri titoli simili.
Il Professore, che è superstizioso, dice che il titolo più appropriato dovrebbe essere "La sfiga del gatto nero", a causa del gatto rappresentato ai piedi della bimba piangente o dormiente., perché una famiglia così angosciata e triste lui non l’ha mai vista rappresentata in un quadro.

Certo, sono d’accordo con lui, l’atmosfera generale non ti induce a un ottimismi sfrenato , bensì ti indirizza di più verso una riflessione pacata sul ruolo della famiglia , sui figli, sul lavoro che forse non c’è, sul bilancio familiare che non sembra essere molto florido. etc etc.

Forse scene così, nell’ attuale momento di crisi economica mondiale , in cui si è perso il posto di lavoro e un futuro sereno sembra più legato a una vincita al Gratta e vinci o al Superenalotto che alla ripresa dell’economia, stanno accadendo in molte famiglie .

Si stà lì, immobili, a braccia conserte, a guardare fuori dalla finestra, interrogandoci sul futuro che ci aspetta, per noi e per i nostri figli.
Ecco, io per me, lo chiamerei "L’infelicità della disoccupazione", ma alcuni mi dicono che sono troppo pessimista.
Mah!, l’unica cosa certa è che questo quadro è ancora in attesa di un titolo.
Chi volesse cimentarsi nell’impresa,
clicchi qui



Titoli finora pervenuti:
- La crisi economica dei primi anni 2000
- Le conseguenze familiari del precariato in Italia.




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