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21 febbraio 2011

30.1) Barbareschi , chi? Ma cacciatelo fuori- disse ai tempi Mike Bongiorno- E aveva visto bene.

Barbareschi , chi? Ma cacciatelo fuori- disse ai tempi Mike Bongiorno- E aveva visto bene, il Mike nazionale.



L’ultimo Scilipoto idioto, in ordine di tempo, a cambiare casacca partitica è tal Luca barbareschi, attorucolo teatrale di scarso peso ed interprete di alcune trasmissioni flop della Tv , ex deputato di Alleanza Nazionale, del Pdl, del Fli ed oggi confluito nel gruppo misto agli ordini di Berlusconi.

Pare che quest’ultimo lo abbia comperato con la lusinga di farlo lavorare in produzioni televisive o sceneggiati importanti.
Il Barbareschi deve la sua fama di attore al fatto che in una sua interpretazione televisiva di anni fa, si fece notare in una trasmissione di Mike Buongiorno, interpretando il personaggio di un concorrente che contestava la trasmissione.
Preso a male parole da Mike il concorrente si tolse allora dal viso una maschera e e si rivelò essere Luca Barbareschi.
- Mike, Mike, guardami, sono Luca barbareschi- implorava.

E allora il buon Mike: - Barbareschi, chi? Ma cacciatelo via . Non voglio dei pagliacci, dei buffoni nelle mie trasmissioni.

Povero gramde Mike! aveva in pochi secondi già capito che razza di personaggio fosse il suo ex concorrente, e come di li a qualche tempo costui sarebbe diventato lo Scilipoto idioto di turno, cioè la banderuola politica, il trasformista, il mendicante di Berlusconi.
Onore e gloria a te, grande Mike!. Ci manchi!



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    4 dicembre 2009

    438) Nuovo partito di centro Fini-Casini. FI-CA;al quale aderiscono anche Rutelli e altri 486 sbandati come lui.


    Si farà in tempi brevi il nuovo partito di centro Fini-Casini:il FI-CA al quale aderiranno anche Rutelli e altri 486 sbandati come lui.

    Fi-Ca e Ru486.

    Eppure a me queste parole mi sembra di averle già sentite da qualche altra parte.

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    27 settembre 2009

    379) Il Giornale e Libero, visto che dicevano le stesse idiòzie, si sono fusi ne “Il Libero Giornale della Real Casa”.


    Il Giornale e Libero, visto che dicevano le stesse idiòzie, si sono fusi ne “Il Libero Giornale della Real Casa”.





    Cascasse il mondo, avvenisse la più grande catastrofe ecologica mai accaduta, scoppiasse la terza guerra mondiale a suon di bombe atomiche e miliardi di morti, immancabilmente Il Giornale e Libero titolerebbero le loro prime pagine con notizie sulle malefatte di Di Pietro e di Santoro e sui successi politici ed economici dell’azione del loro beneamato Padrone e Finanziatore.
    Il quale,avendo finalmente preso atto che la crisi economica al di là delle sue parole di ottimismo non se ne vuole andare, e visto che le prime pagine dei due quotidiani di proprietà erano sempre in fotocopia, riportanti le stesse notizie inventate dalle due redazioni che lavoravano in sincronia di intenti, il loro Padrone e Benefattore, si diceva, ha deciso che oltre che sul Milan bisognava cominciare a risparmiare pure sugli stipendi dei giornalisti, ed ha così invitato le due testate giornalistiche a fondersi in una sola.

    Dopo una drammatica seduta notturna svoltasi a Palazzo Grazioli, e nella quale sono volate parole grosse e coltellate alla schiena tra il direttore Feltri e il direttore Belpietro, alla fine il buon Letta è riuscito a convincere i giornalisti dei due quotidiani riuniti in assemblea, a votare per la fusione dei due giornali nel ben più importante e pomposo titolo de “Il Libero Giornale della Real Casa”, intendendosi per Real Casa quella di Berlusconi Silvio , fratello , figli e soci mediasettici e gallianatici.


    Nel compromesso a fatica raggiunto dalle impareggiabili doti di mediazione del buon Letta, il Feltri dirigerà una redazione di giornalisti che avranno il compito di riempire le pagine dispari del nuovo giornale, e Belpietro l’altra redazione con lo stesso compito per le pagine pari.
    L’ultima pagina sarà ogni giorno dedicata alla pubblicità gratuita a turno di una delle aziende di famiglia, mentre i titoli della prima pagina saranno sempre ispirati e dettati dal Padrone e Benefattore in persona che avrà ai suoi ordini, in uno sgabuzzino di Palazzo Chigi, un pool di giornalisti pronti a ricevere le sue veline, e magari con il tempo pronti a ricevere anche le sue Escort.
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    17 agosto 2009

    340) Le parole dell’inno d’Italia? Va bene, cambiamole, comincio io.

    Le parole dell’inno d’Italia? Va bene, cambiamole, comincio io.


    Parapon
    Parapon
    Parapon zipon zipon

    Fratelli d’Italia
    L’Italia è una sola,
    sembriamo divisi
    ma un sol popolo siam.
    I nostri figli
    al nord sono biondi
    mentre al sud
    essi sono abbronzati.
    Questo popolo di santi,
    di navigatori e di poeti,
    vive nel posto
    più bello del mondo.
    I monti, il sole e il mare
    han forgiato il nostro carattere.
    Per secoli e secoli
    siamo stati dominati,
    ma ora che siamo uniti
    più niente e nessuno
    dividerci potrà.

    … Parapon
    Parapon
    Parapon zipon zipon
    ...
    Il popolo d’Italia
    è diviso in tante regioni.
    Ha tanti dialetti,
    ed anche molti e tanti difetti.
    Ma uno su tutti
    noi qui promettiam
    solennemente di estirpare.
    Non si dovrà più dire
    che l’Italia è mafiosa,
    perché quell’orrida cosa
    qui da noi non abita più.
    Ci siamo riuniti
    e l’abbiam messa a morte,
    l’abbiam messa a morte,
    la mafia or non c’è più.


    vedi anche il precedente articolo sull'inno d'Italia


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    14 marzo 2009

    199) Tu di che tipo di fede sei?

    Tu di che tipo di fede sei?
    You that type of faith you have?

    La fede dei maneggioni.
    C’è la fede interessata e insozzata dagli affari dei maneggioni che bivaccano nel tempio, con lo scopo di trafficare buoi, pecore e colombe o per cambiare valute, invece che per pregare il buon Dio.



    La fede di quelli che "io sono amico dei preti".
    Gente che è sempre in chiesa, se la fa con i preti, bazzica le sacrestie,elargisce laute elemosine alla presenza degli altri; gente che ostenta la sua amicizia con i preti credendo di ottenere per questo favori da Dio anche se non sa che farsene dei comandamenti ed ha il cuore lontano dalle cose spirituali.


    La fede di chi fa dire messe e rosari.
    Costoro non hanno ancora capito che non è il numero delle Messe o dei Rosari che automaticamente realizzano l’unione con Dio.Queste persone sono sempre in chiesa,si raccontano le loro cose, si scambiano i loro pettegolezzi durante la Messa o il Rosario. Preferirebbero ancora la liturgia in latino, perchè non capiscono comunque il significato di quello che recitano, ma almeno prima c'era pù musicalità.


    La fede di quelli che per credere vogliono dei miracoli.

    "Tu quale segno ci mostri per fare queste cose?" E’ la frase tipica di coloro che hanno bisogno di riempire la loro fede con miracoli, prodigi, apparizioni, guarigioni.
    E' la fede di coloro che non si accontentano di una fede basata sulla Parola di Dio da trasformare in autentica vita cristiana e in impegno sociale e politico a favore del bene comune e al servizio degli ultimi. ma hanno bisogno dello straordinario, del sensazionale, del miracolistico, dell'eclatante.
    E solo per il fatto che credono alle vere o presunte apparizioni della Madonna oppure ai veri o presunti miracoli di San Padre Pio, o allo sciogliersi del sangue di San Gennaro, che essi ritengono con ciò di credere in Dio e nel suo Figlio Gesù Cristo.


    La fede dei tiepidi, la fede che non è fede.
    E’ quella delle persone dei facili entusiasmi, delle emozioni e delle commozioni, dei buoni sentimenti, di quelli che hanno l'abitudine di sottoporre a Dio la propria contabilità spirituale per ottenerne un patteggiamento.
    Io vengo a Messa; io dico ogni giorno le mie preghiere; io obbedisco ai Tuoi comandamenti; io cerco di non tradire mia moglie o la mia compagna o fidanzata: io faccio l’elemosina; io faccio un po’ di opere buone; io non maltratto l’immigrato; io non lo chiamo sporco negro.
    Ma Tu, buon Dio, in compenso
    Tu mi devi riparare dalle disgrazie; Tu mi devi tenere lontano dalle malattie; Tu non mi devi far venire il cancro o la prostata; Tu non mi devi far perdere il posto di lavoro; Tu devi mantenere in salute i miei cari.
    Questa dei tiepidi è la fede che risponde al bisogno intimo di felicità e di sicurezza dell’uomo, che ciascuno ha in sé e che la maggioranza di tutti noi più o meno pratica.

    Non è una gran fede, anzi non è neanche una fede.
    E’ un barattare le ns.opere buone con qualche grazia che Dio ci deve fare, è un un cercare di poterci guadagnare qualcosa nel seguire Gesù e nel mostrargli in ogni occasione la contabilità delle nostre opere buone.

    La fede di chi dice “non c’è il peccato, non c’è l’inferno.
    Le persone che praticano questa fede fai da te, affermano che l’uomo è già di per sé troppo preso dai problemi e dalle preoccupazioni del vivere, dallo stress, e dalla fatica quotidiana per potersi permettere anche di offendere in continuazione Dio.
    E siccome il peccato è un’offesa volontaria a Dio, essi dicono: ”ma quando mai noi abbiamo voluto offenderlo?Siamo già così oberati da impegni, che Dio non ci viene neanche in mente, altro che volerlo offendere”.
    “E quindi se noi non abbiamo offeso Dio, neppure andremo all’Inferno, che è solo un’invenzione dei preti per farci paura. Il vero inferno lo stiamo già vivendo su questa terra”.
    E’ vero, i preti hanno esagerato nel mostrarci che tutto è nero, che tutto è peccato, che qualsiasi azione noi compiamo in qualche modo stiamo offendendo Dio.
    Ma questa fede fai da te è un po’ troppo semplicistica, anche se è la fede degli intellettuali che non amano essere indirizzati nelle loro scelte spirituali da preti che forse hanno meno cultura della loro.
    Solo dei Gesuiti queste persone hanno rispetto, perché ogni prete Gesuita ha due lauree oltre quella in teologia, e forse in alcune cose ne sa più di loro.
    Da una riflessione di frate Antonio da Bergamo, a noi del bar, dopo la lettura della pagina del Vangelo sul giornale L’Eco di Bergamo di oggi.

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