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14 giugno 2011

106.1) La libertà è partecipazione

Ieri al referendum hanno partecipato 
il 57% deigli aventi diritto al voto.
26 milioni e 850 mila persone.

Partecipare significa essere o diventare liberi.




La libertà
Giorgio Gaber
(1972)
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.


Da "Dialogo tra un impegnato e un non so"



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26 novembre 2009

432) Ci vuole un minuto per tagliare una pianta, ma decine di anni per farla crescere.



Ci vuole un minuto per tagliare una pianta, ma decine di anni per farla crescere.






Nel paese vicino al mio stanno costruendo la nuova Chiesa parrocchiale.
Quella vecchia era ormai piccola e angusta e una chiesa nuova ci voleva. Quel che non ci voleva però era di creare un piazzale da adibire a parcheggio delle auto accanto alla nuova costruzione. Perché lì accanto c’era fino a ieri un parco comunale, con cinque bei pini di alto fusto , con scivoli e giochi e altalene per i bambini e panchine per stare seduti all’ombra degli alberi.
C’era, dicevo, perché ora, per creare un parcheggio per le persone che si recheranno in chiesa con la macchina, tutto è stato spianato ed asfaltato, e tre dei cinque pini sono stati abbattuti.
Con una motosega, alcuni operai esperti, in pochi minuti hanno tagliato alla base gli alberi, li hanno fatti a pezzi, caricati su camioncini e portati via.
Kaputt. Gli alberi non ci sono più.
Al loro posto una bella colata di asfalto su cui verranno disegnate tante belle righe bianche per creare tanti bei posti auto per i tanti bei fedeli della domenica.

E siccome il male non viene mai da solo e trova sempre degli imitatori che lo diffondono a macchia d’olio, in questi giorni anche nel mio paese stanno tagliando degli alberi.
E’ successo che la piantumazione del marciapiede accanto al piazzale adibito a mercato settimanale degli ambulanti, forse dava fastidio a qualche bancarella e così il sindaco ha pensato bene di far abbattere la decina di piante che contornavano il piazzale.

Questi non sono che due degli ennesimi scempi programmati da sindaci, coerenti, democratici e, soprattutto, ambientalisti.
In entrambi i Comuni , il taglio delle piante, ha provocato la reazione di alcuni cittadini che hanno inviato diverse lettere di protesta. E qualcuno ha messo degli striscion con la scritta: "Rivogliamo gli alberi”
A questi sindaci occorre ricordare che le vie alberate apportano un certo senso di bellezza al paese e quindi altro che tagliare le piante, bisognerebbe piantarne di più nelle vie del paese, non solo per migliorare il decoro urbano ma anche per consentire ai cittadini di passeggiare nei mesi estivi senza rischiare un'insolazione.
Il territorio comunale, più che delle macchine, dovrebbe essere a disposizione dei pedoni che quindi avrebbero bisogno di marciapiedi più larghi per facilitarne il transito, e nei quali siano previsti spazi adeguati per la posa di nuove piante. Purtroppo così non succede; anzi la direttiva corrente è quella di eliminare dalle strade le piante laddove esse creano presunto intralcio.
Peccato!
I sindaci attuali sembrano credere che i loro predecessori, creando viali e strade alberate, siano stati degli stupidi mentre è vero esattamente il contrario.
Per una giunta comunale migliorare la vivibilità e l'arredo urbano del proprio paese, è l’impegno che sta alla base del mandato ricevuto attraverso le elezioni.E i sindaci precedenti bene o male lo hanno portato avanti.
Mentre è sempre bene ricordare agli attuali amministratori che con una motosega ci vuole un minuto per tagliare una pianta, ma occorrono poi decine di anni per farla crescere.
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10 settembre 2009

361) Similitudini

Un fiume senza acqua

È come
Un albero senza radici,










È come
Una casa senza tetto,



È come
Un nonno senza denti.
Un fiume senza acqua a nulla serve
È solo una lunga buca nel terreno.
Un albero senza radici
Non ha foglie, non dà frutti ,
E’ solo un palo secco in mezzo ai campi.
Un nonno senza denti
Non può neppure insegnare a parlare al suo nipotino.
Se cerca di farlo gli sbauscia solo addosso.
E il nipotino piange.

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13 agosto 2009

334) L’arte moderna è provocazione, e arreca fama all’artista. Ma perché dobbiamo pagare noi?




L’arte moderna è provocazione, e arreca fama all’artista. Ma perché dobbiamo pagare noi?


Lo Studio dell’architetto Fabio Novembre ha proposto che a Milano per tutto il mese di agosto la via Montenapoleone, la via dei negozi di lusso sia trasformata in un’arteria ecologica, a forma di bosco urbano.
Nella via saranno “parcheggiate”, è il caso di dirlo, su tutta la sua lunghezza venti riproduzioni, a gradezza naturale, di altrettante scocche in vetroresina color mastice, di Fiat 500C trasformate in vasi da cui spuntano aceri, lecci e tigli.
Ogni auto-fioriera è dotata di ruote per il traino e di un sistema per lo scolo dell’acqua. Al loro interno 9 lecci, 5 ficus, 4 tigli, 1 acero e 1 carpino bianco: alberi con un'altezza di 4 metri per 2 e mezzo circa di chioma, il tutto mixato in modo da ottenere un forte impatto ornamentale.
Questo progetto, che farà discutere i milanesi, ma che soprattutto darà fama e lustro all’architetto ideatore, sarà sponsorizzato e sostenuto finanziariamente dal gruppo Fiat ( e ci voleva poco a immaginarlo), ma graverà anche sulle casse del Comune di Milano, e quindi dei cittadini, per 70 mila euro.
E qui cade a pennello l’interrogativo del titolo di questo post: perchè devono pagare i cittadini, ai quali magari non solo non piace il progetto ma forse ne sono anche infastiditi?

E di fastidio vero e proprio i cittadini milanesi dettero dimostrazione qualche anno fa, quando improvvisamente in una piazza un mattino i passanti videro le sagome di tre bambini impiccati ad un albero.
Lo choc fu tale che un signore si arrampicò sull’albero (e poi cadde ferendosi) per sciogliere il nodo scorsoio ai tre impiccati e solo allora si capì che non di bimbi veri si trattava, ma di tre manichini, di tre bambini fantoccio.
Era l'opera iperrealista di Maurizio Cattelan, un altro artista moderno che per autopromuoversi, reclamizzarsi, far parlare di sé, aveva partorito la trovata dei tre impiccati per smuovere la coscienza popolare, come se il nostro immaginario fosse talmente sazio, come se fossimo talmente assuefatti da non meravigliarci più di niente, essendo la nostra mente già ben nutrita dagli horror quotidiani che ci offre la realtà.
Ed anche questa provocazione artistica, respinta in toto dal semplice popolo milanese, ma approvata dalla intellighenzia, era stata serenamente finanziata dalla giunta comunale e da una fondazione di moda (chissà poi perchè).

Soldi pubblici per dare fama e lustro ad artisti che solo la nomenklatura apprezza.
Soldi pubblici che forse spesi in case popolari avrebbero fruttato di più e meglio.

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