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18 aprile 2010

70.0) La bici di Vallanzasca


La bici di
Vallanzasca




Hanno rubato la bici a Vallanzasca.
Non è una gran notizia.
Nel mondo ne succedono di peggio.

Il fatto è che Vallanzasca
È stato condannato a quattro ergastoli.
E che ci fa allora il Vallanzasca
in giro per la città
con la bici?

Accortosi della scomparsa della bici
Pare che abbia detto
" è proprio vero,
al mondo non c’è più religione".

Eppure l’ateo non è il ladro della bici,
ma il giudice
e quella sciagurata legge
che gli permettono
di andarsene in giro per la città
pigiando sui pedali,
invece di starsene in cella
a meditare sulle sue malefatte.



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2 novembre 2009

416) Non ci sono più i detenuti di una volta.






Non ci sono più i detenuti di una volta.











Oggi con troppa facilità ci si suicida in cella.
Verrebbe da dire: meglio così, uno in meno da mantenere.
E difatti molti lo dicono.
Però, questo induce anche a pensare quanto siano fragili psicologicamente i carcerati di oggi.
A quanto erano più “machi” i carcerati di una volta.
Un colpevole accettava e scontava la sua pena carceraria sapendo di aver infranto le regole della civile convivenza ed assumendosi il rischio della condanna.
Il carcere era duro. Niente tv, niente biblioteca aperta 24 ore su 24, niente servizi igienici in cella, niente pasti predisposti da dietologi , niente di tutto questo.
Privazioni, noia e rimorso erano i presupposti della vita carceraria.
Oggi invece le comodità della vita in carcere hanno di molto attenuato la vera condanna, cioè la privazione della libertà: Ci sono permessi carcerari per ogni cretinata, addirittura un medico può decidere che la vita del carcere non si confà alla tua costituzione fisica e obbliga il giudice a trovarti un’altra condanna alternativa oppure a concederti la semilibertà:.Oggi alcuni carcerati vanno a lavorare fuori dal carcere di giorno, e alla sera, come in un albergo, se ne tornano in cella, dove trovano pasti caldi, letti rifatti con lenzuola pulite e doccia calda in cella.

Conosco pensionati sociali che ai primi rigori invernali prendono in seria considerazione l’ipotesi di commettere qualche piccolo reato per essere condannati a trascorrere in carcere alcuni mesi.
E già si sollazzano nel pensare a tornei di carte , oppure di calcetto da giocare con gli altri carcerati.Oppure a tutto il tempo libero che avranno per comodamente leggersi in santa pace, al calduccio di una bella biblioteca o comodamente spaparanzati sulla brandina della cella alcuni capolavori letterari che non hanno mai avuto la possibilità di gustarsi.
Inoltre,avere il medico a portata di guardia, per gli immancabili doloretti dell’età è un privilegio che questi vecchietti invidiano ai carcerati .

I quali oggi, tra permessi, comodità varie, semilibertà, condoni, sconti i di pena, grazie richieste e ottenute, sono diventati degli esseri gracili e fragili che non sopportano la minima contrarietà , il minimo doloretto pischico , e si buttano sul suicidio.
Già 61 suicidi nel 2009 nelle carceri italiane.

Abolire tutte queste leggi permissive che creano aspettative e di fatto illudono i carcerati nella clemenza delle Istituzioni , aspettative e clemenza che se non si realizzano rendono i detenuti psichicamente deboli nell’accettare con rassegnazione le conseguenze dei loro atti criminali e li inducono al suicidio, è un dovere che questi eventi luttuosi impongono ai nostri legislatori .
Meno leggi permissive verso i carcerati, e ci saranno meno suicidi in carcere.


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13 agosto 2009

333) La sceneggiata del carcere a vita.


La sceneggiata del carcere a vita.

In Italia la pena, anche la più grave come l'ergastolo ormai è diventata una pinzillacchera.
Noi restiamo dell'idea che chi è stato condannato al carcere a vita, deve restarsene dietro le sbarre per tutta la vita.
Alcuni dicono: ma se si comporta bene ha diritto ad uno sconto di pena.
E ci mancherebbe pure che uno in carcere non si comportasse bene.
Se così fosse, per le infrazioni commesse in carcere, una volta gli sarebbero state comminate delle pene extra.
E poi cosa vuol dire:comportarsi bene in carcere? Vuol dire che per ottenere sconti di pena il carcerato deve fare amicizia con le guardie, oppure dire che il cibo è ottimo e abbondante e che la cella è degna di un hotel a quattro stelle?
Certo che un carcerato deve comportarsi bene in carcere, e non per questo deve aver diritto ad anni ed anni di sconto di pena. Ci mancherebbe!

Valerio Fioravanti, condannato al carcere a vita per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, nella quale morirono 85 persone, da qualche giorno è un uomo libero.
E’ uscito definitivamente dalla prigione e non ha più alcun obbligo da rispettare nei confronti della società per quanto ha commesso.
Valerio Fioravanti ha oggi 51 anni dei quali 26 trascorsi in carcere, ed ora se la ride di brutto.
Carcere a vita doveva significare che fino alla morte egli avrebbe dovuto starsene in carcere. Invece, a 51 anni è libero e vivrà da uomo libero gli altri 30 o 40 che la vita gli riserverà.
La certezza della pena, in Italia è un' utopia, ed è riservata esclusivamente alle vittime e ai loro familiari.
In questo Paese sono meglio garantiti i diritti dei delinquenti rispetto a quelli delle persone oneste.

Tra l’altro, il Fioravanti non solamente ha trascorso in carcere solo un'esigua parte degli anni totali per cui era stato condannato, ma lo Stato italiano gli ha messo a disposizione anche una cella matrimoniale per i suoi svaghi sessuali.

Egli si è sposato in carcere con una ergastolana, sua complice nella strage di Bologna, se l’è spassata per chissà quante notti in una cella matrimoniale, ed hanno fatto insieme un figlio in carcere, il quale, sia detto per inciso , è da compatire per i genitori che ha avuto.

Speriamo solo che le guardie carcerarie non siano state obbligate da qualche giudice buonista a portare al mattino alla coppia di sposini qualche bicchierino di Vov per ritemprare gli ergastolani coniugi dalle stressanti fatiche sessuali notturne.

Speriamo anche che il buon Valerio Fioravanti non faccia causa allo Stato adesso che è libero per non avergli messo a disposizione un intero harem per spassarsela meglio, altrimenti gli si dovrà ricordare, a pedate nel sedere, quanti detenuti nella prigione di Guantanamo hanno avuto il trattamento di favore (chissà poi perchè, ad uno che ha ammazzato 85 persone) riservato a lui.

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13 luglio 2009

303) Niente castrazione, né fisica né chimica. Qui c’è una proposta alternativa molto più umana.

Niente castrazione, né fisica né chimica. Qui c’è una proposta alternativa molto più umana.

Noi del bar ne abbiamo discusso e, per gli stupratori e i pedofili consigliamo una pena più umana, rispetto alla castrazione.
Ricordiamoci sempre che siamo in un Paese civile.













La proposta è questa:
1) Una condanna a cinque anni;
2) da scontare in una cella buia;
3) a pane e acqua;
4) con una palla di ferro da 50 kg. incatenata ad un piede;

5) con obbligo giornaliero di doccia con acqua gelata per dieci minuti, da attuarsi con un getto tipo canna dei pompieri.

Al termine di questa pena molto più umana della castrazione fisica o chimica, noi del bar siamo sicuri che d’ora innanzi il reo utilizzerà il pisellino solo per fare pipì, se ci riuscirà.

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26 ottobre 2008

63) Ma perché non era in cella?


Ma perché non era in cella?

Sembrano non finire mai i casi di giustizia lassista.
Anche oggi un esempio.
Un pregiudicato agli arresti domiciliari fa una rapina in villa in quel di Vicenza, e riduce in fin di vita tre persone.
Ma perché non era in cella?
Ma chi è quel giudice incosciente che gli aveva concesso gli arresti domiciliari?
Ma quali leggi permissive abbiamo in Italia, che tutelano di più chi commette dei reati rispetto a chi si comporta onestamente per tutta una vita?
Ma vogliamo cambiarle o no queste leggi lassiste?
La pena deve essere scontata per intero in carcere.
Come diceva frate Antonio da Bergamo, (e come è ripreso nel titolo di questo blog):- “anche Dio ci perdona, ma prima di ammetterci in Paradiso ci fa sputar sangue per anni e anni in Purgatorio”.

Se quel giudice si fosse comportato con un po’ più di coscienza, oggi avremmo un detenuto in più in carcere, e tre persone in salute e non all’ospedale in fin di vita.


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