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31 ottobre 2011

166.1) Francia e Germania guardatevi dal ridere di noi!

Francia e Germania guardatevi dal ridere di noi!

Se vi capitasse un governante come è capitato a noi, 
poveri voi. 

Ma noi non rideremo di voi.
Vi sapremo compatire.








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16 gennaio 2010

13.0) Descrizione di un direttore…..incompetente e presuntuoso.

Descrizione di un direttore…..incompetente e presuntuoso.


Nelle nozze di Cana, è narrata la vicenda di due sposini ai quali viene a mancare, nel corso del banchetto nuziale, il vino.
Sconcerto e paura di fare una brutta figura, da parte degli sposi, cui pongono rimedio Maria e Gesù, invitati alle nozze, col miracolo della trasformazione di acqua in vino.
Compare improvvisamente sulla tavola del vino nuovo, migliore di quello finora versato agli ospiti, con grande meraviglia del direttore della cerimonia che non sapeva da dove questo vino fosse arrivato:
"Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse:”Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono: Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”.

Perbacco, colui che dirigeva il banchetto.....non sapeva.
Per uno che dirige è il colmo non sapere.
Che cosa dirige, dunque?
Che cosa predispone, che cosa conduce a guida?
Chi e a chi comanda?

In questa narrazione del vangelo siamo evidentemente di fronte ad un direttore di cerimonia diciamo così piuttosto scadente, che per prima cosa ha sottovalutato le capacità bevitorie degli ospiti, e in secondo luogo è stato tenuto all’oscuro di quanto accadeva da parte dei suoi servi,che hanno preso ordini da altri e non da lui.
Questa vicenda è raffigurata magistralmente da Giotto nella cappella degli Scrovegni ed altrettanto magistralmente è narrata da Don Gianni Carzaniga, con le seguenti parole:

"- Giotto ha dato carne a questo sprovveduto direttore appioppandogli un corpo voluminoso, ingombrante e tondeggiante, panciuto e goffo; lo ha vestito di un lungo camice rosso; tiene la mano sinistra al fianco, con ostentata sicurezza mentre con l’altra porta alla bocca la coppa del vino; ha la faccia rotonda, le gote rigonfie, mentre il collo è scomparso, travolto e sepolto dall’invadente ed esuberante pappagorgia.
Accanto al sentenzioso “direttore” sicuro di sé, Giotto ha posto sei anfore, anch’esse tondeggianti certo, ma di una rotondità snella, slanciata; esse sono consistenti e materiche, ma candide, quasi trasparisse qualcosa della limpida acqua che contengono.
Fanno da contraltare alla goffa rappresentazione del Direttore di cerimonia, le snelle figure dei due servi, vestiti di bianco, attenti a riempire d’acqua le capaci anfore, tenendo d’occhio la mano di Maria, che, di fatto, è il loro vero riferimento.-"

Alzi la mano chi di noi, nella propria vita, non ha mai avuto a che fare con delle figure incompetenti e tuttavia piene di boria di sé, come appare nella descrizione evangelica, questo scadente direttore di banchetto.
E tuttavia anche queste figure hanno una loro utilità sociale, perché  l’esempio negativo che ci mostrano ci stimola a darci da fare per non apparire goffi , incompetenti e presuntuosi come loro.


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27 ottobre 2009

409) Miracolo in corso d'opera

Stiamo assistendo a un miracolo in corso d'opera!

Il 15 agosto scorso, nel giorno della festa dell'Assunzione di Maria Vergine in cielo, abbiamo invocato qui su questo blog la Madonna ad intervenire per porre fine allo scempio della vista dei nostri figli disoccupati o impiegati in lavori precari e saltuari.

Testualmente e col cuore abbiamo scritto:
Oggi festeggiamo la Madonna assunta in cielo.
Quando potremo festeggiare i nostri figli, lavoratori precari,
finalmente assunti a tempo indeterminato?

Orbene, in questi giorni il buon Tremonti se ne è venuto fuori col dire che per gli italiani è ora di ripristinare il lavoro a tempo indeterminato.
Egli ha tessuto l'elogio del posto fisso, ed ha presentato il lavoro a tempo indeterminato come la risoluzione dei mali atavici dell'Italia,
come la cosa che più si addice agli italiani.

Ora ditemi voi, queste affermazioni non sono forse musica per le nostre orecchie?
Ed è o non è un miracolo quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi?

I miracoli non sempre si realizzano repentinamente.
Per fare questo miracolo la Madonnna si è presa qualche mese di tempo( e neanche tanti a dire il vero), ed ora sta esaudendo le nostre richieste in tutto e per tutto.

Quando le domande di grazie non sono assurde, la Madonna e il buon Dio intervengono sempre,
e fanno fare una bella marcia indietro a certe ideee balorde che si stavano diffondendo.

Grazie Dio, grazie Madonna e e grazie anche a te , nostro buon Tremontino, che non hai avuto paura di fare marcia indietro e di metterci la tua faccia.

Ora però, avanti tutta.
Lavoro a tempo indeterminato per chi ha voglia di lavorare.
Il precariato solo per chi non se la sente di impegnarsi più di tanto.


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7 maggio 2009

240) Case, case! Costruiremo case, case vere!




Case, case! Costruiremo case, case vere!
Houses, houses! Will build houses true houses!






“In duecento giorni costruiremo case per 13 mila persone.
Il 20% sarà consegnato a settembre, il resto a dicembre
Berlusconi, a Porta a Porta, fa queste promesse in data 5 maggio 2009.
Le promesse precedenti e i patti con gli italiani esternati in questa trasmissione finora gli hanno sempre portato bene.
Non è che questa volta, forse , l’ha sparata un po’ troppo grossa ?
Qualcuno gli crede?
Forse solo i soliti Vespa , Fede, Feltri e Giordano gli credono.
Lo scetticismo con cui la stessa popolazione terremotata ha accolto le promesse del Premier, è lo specchio più fedele di quanto esse siano ritenute campate in aria e irrealizzabili.

I 30 mila abruzzesi sfollati sulla costa adriatica, e gli altri 30 mila terremotati ricoverati sotto le tendopoli, finora si sono accontentati e hanno creduto alle promesse dei vari personaggi importanti che, con tanti bei caschi colorati in testa, si sono succeduti nelle visite alle loro macerie, da Berlusconi, a Napolitano, al Papa, dai ministri importanti ai politici minori della maggioranza e dell’opposizione, dai sindacati alle associazioni religiose.
E tuttavia, a un mese esatto dalla terribile notte del terremoto, che ha fatto 298 vittime, la rabbia dei terremotati sta crescendo.
Essi temono di finire nel dimenticatoio, soppiantati nella memoria pubblica anche da piccole vicende personali di corna e divorzi annunciati e forse non imminenti.



Il popolo degli sfollati ha paura del "Gen. Inverno", che a 800 metri di altitudine fa sentire le sue avvisaglie di freddo già a settembre.
Ha paura che la vita in tendopoli o da sfollati possa protrarsi ben oltre il mese di settembre o di dicembre.
“Il 20% delle case lo consegneremo a settembre”, ha annunciato il capo del governo, “il resto a dicembre”
“E saranno case vere per 13 mila persone”, assicura il premier.
Questa frase, tradotta in cifre, significa che 2.600 persone avranno la casa entro settembre, gli altri 10.400 a dicembre.
Considerando una famiglia composta da 4 persone, entro settembre verranno costruiti 650 appartamenti.
Considerando una famiglia composta da tre persone, 870 appartamenti.
Diciamo mille appartamenti, per comodità .

Ma come ci si può riuscire a costruire mille appartamenti in 5/6/7 mesi?
Perché fare sempre delle promesse così assurde?.

I tempi tecnici per costruire delle case in muratura, dallo scavo delle fondamenta alle rifiniture elettriche e termosanitarie interne, sono sempre stati superiori ai 200 giorni.

A meno che si costruiscano case di cartongesso: solo in questo caso in 200 giorni ci si può riuscire.
Case, che poi, a una scossa di un grado e mezzo della scala Richter, ti si squaglieranno come burro al sole.
In 200 giorni si possono costruire casette di legno, dei prefabbricati anche di una certa eleganza e comodità, ma non vere e proprie case in muratura.

Perché promettere di più sapendo che non ci si può riuscire?
E’ chiaro, tra un mese e mezzo , ci saranno le elezioni.
E in tempo di elezioni vengono fatte le promesse più eclatanti.

La paura degli abruzzesi di essere stati presi per il naso è motivata.
A quanto pare i soldi per la ricostruzione ancora non ci sono, ma verranno raccolti attraverso lotterie e gratta e vinci, e forse con la lotta all’evasione fiscale.
Gli 8,5 miliardi di euro promessi per i bisogni immediati provengono da risorse già stanziate per la realizzazione di alcune opere e progetti nel Mezzogiorno, che verranno pertanto rimandate a data da destinarsi.
Gli aiuti dell’Europa sono stati promessi ma arriveranno quando arriveranno, e per il resto, si spera nel G8.
A luglio si terrà a L’Aquila il convegno del G8: interverranno dal presidente Usa Barack Obama agli altri grandi della terra, e tutti costoro potranno rendersi conto di persona dei danni del sisma, e si spera che magari allarghino i cordoni della borsa con dei sostanziali aiuti economici.

Bertolaso dice che si faranno dei miracoli.
No, caro, tu e la tua creatura, la Protezione Civile, siete stati bravi e tempestivi, ma i miracoli lasciamoli fare a Dio e alla Madonna.
Noi ai nostri governanti chiediamo che si diano da fare, per ricostruire in tempi ragionevoli, e non miracolistici quanto il terremoto ha distrutto.
Chiediamo che mettano a disposizione le risorse finanziarie necessarie, che chiamino alla realizzazione della ricostruzione in tempi brevissimi le mille o le diecimila aziende edili europee con le loro ruspe, le loro maestranze, e tutta la loro tecnologia.
Chiediamo che queste imprese vengano incentivate e celermente pagate in base allo stato di avanzamento dei lavori di ricostruzione, in modo che non avvengano defezioni o rinunce.

E non dimentichiamoci poi, che alla fin fine stiamo parlando di costruire entro dicembre case per 13 mila persone.
E le case per le restanti 47 mila persone sfollate?
Che tempi di ricostruzione diamo loro?
==
Noi del bar, abbiamo tutti un atroce dubbio.
Non vorremmo che le vicende personali e private attuali della famiglia Berlusconi non siano altro che una bella scusa, inventata ad arte , per potersene poi venire fuori a settembre ad un’altra trasmissione di Porta a Porta, col dire: “Ah! Se mi avessero lasciato lavorare! Ah! Se l’opposizione e i giornalisti a me contrari non mi avessero messo i bastoni tra le ruote, mettendomi contro persino mia moglie, pur di impedirmi di mantenere gli impegni assunti!
A causa di questo non ho potuto seguire con la mia solita grinta l’andamento dei lavori, ed è per questo che le case in muratura promesse non si sono potute realizzare.

Ma cari abruzzesi, fidatevi di me.
Entro marzo 2010 realizzeremo questo, e questo e questo e questo……..
E non ci sarà più nessun divorzio in vista a distogliermi dal mantenimento di queste promesse.
A meno che l’odiata opposizione e gli odiati giornalisti a me contrari, anche quelli delle mie reti televisive, non se ne vengano fuori con un’ altra diavoleria .
Al lavoro, forza.
A marzo, a marzo!”

Speriamo che questo dubbio non diventi realtà.



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12 aprile 2009

221) Tutti corrono al sepolcro, tranne la Madonna.




Tutti corrono al sepolcro, tranne la Madonna.
All race to the sepulchre except the Madonna.


Mi ha sempre colpito questo fatto.

Nel sentire narrare il vangelo della messa di Pasqua, si nota che le pie donne, Maria Maddalena e le altre e gli apostoli Giovanni e Pietro, tutti si recano al sepolcro correndo, secondo le proprie capacità fisiche, per accertarsi con i propri occhi che il corpo di Gesù non era più nella tomba.
La madre di Gesù, Maria , nel vangelo di questa festa, che è la festa massima per la religione cattolica, non viene neppure nominata.

La Madonna non si è recata al sepolcro.
Non aveva bisogno di constatare che il proprio Figlio non giaceva più nel luogo di dolore dove essa stessa l’aveva deposto neanche tre giorni prima.
Essa, sapendo che suo Figlio era Dio, non aveva alcun dubbio che Egli sarebbe risorto dopo aver sconfitto la morte.

Nessuno aveva capito la faccenda del “ricostruirò il tempio in tre giorni”,forse neppure Lei, eppure essa era certa che suo Figlio, essendo Dio, non avrebbe soggiornato a lungo negli inferi, nel regno della morte, ma avrebbe compiuto qualche prodigio per dimostrare la Sua origine divina.


Ne era certa.
Mentre tutti correvano e si davano da fare, Lei probabilmente se ne stette in casa a preparare cibo e bibite per coloro che tra poco, accaldati e affamati, Le avrebbero portato trafelati la gioiosa notizia della scomparsa di Gesù dal sepolcro.

Lei sapeva chi era suo Figlio.
Le circostanze straordinarie della nascita di Gesù erano note, tra gli uomini, solo a lei e a san Giuseppe, che però aveva già lasciato questa dimora terrena.

Maria era stata presente sul Golgota, affranta e addolorata per i patimenti che vedeva infliggere al Figlio, perché una madre deve essere vicina ai propri figli nel momento del dolore e della sofferenza, ma ha preferito starsene da parte nel momento del massimo splendore di Gesù.
D’altronde nella sua vita, accanto a tale Figlio, la Madonna era sempre stata così discreta, che al di fuori del racconto della Passione, il vangelo l’aveva messa in evidenza soltanto una volta, alle nozze di Cana, quando essa, per togliere dall’imbarazzo una coppia di persone amiche che si stavano sposando, forzò diciamo così la mano a Gesù obbligandolo quasi di controvoglia a compiere il suo primo miracolo.

Poi la partecipazione attiva alla Passione di Gesù, e la mancata presenza o meglio l’ assenza nel momento della Gloria.

Perché la Madonna è così: è vicina agli uomini, Suoi figli, quando essi sono nel dolore e nella necessità.
E quando li vede felici, sereni e radiosi, essa li guarda da lontano, senza farsi accorgere, godendo però della loro gioia, come fa una madre discreta con i propri figli, quando li vede crescere e affermarsi nella vita .


Spunti da una conversazione con frate Antonio da Bergamo.
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7 aprile 2009

218) Il terremoto è un castigo di Dio? I castighi di Dio non esistono.




Il terremoto è un castigo di Dio? I castighi di Dio non esistono.


Is the earthquake a punishment of God? The punishments of God don't exist.



Ma perché Dio dovrebbe godere come un pazzo nel vederci soffrire?

Ho sentito affermare da alcuni che i terremoti, le pestilenze, le carestie, avvengono perché nel mondo gli uomini si stanno comportando male, perchè offendono Dio in mille modi e quindi Egli li castiga inviando sulla terra delle calamità o delle malattie.
E’ il Suo modo di difendersi dal male che gli procura l’umanità.

Mi viene spontaneo pensare che ci sono in giro delle persone davvero stupide e veramente cattive d’animo.
Siccome poi in genere queste cose le dicono delle persone che praticano la religione, e tra loro anche dei preti, credo sia giusto far loro notare come questo modo di interpretare Dio sia sbagliato prima di tutto nei confronti di Dio, e poi sia anche contrario alla religione che essi dicono di praticare o i cui insegnamenti dovrebbero diffondere.
Ma volete che Dio ci abbia creato per poi farci soffrire?
Ma nemmeno il più cattivo dei papà mette al mondo un figlio sperando che questi abbia sfortuna nella vita, ed anzi dandosi da fare per rendergli la vita difficile e piena di sofferenze.
Se non lo facciamo noi uomini, volete che lo faccia Dio?
Nel Vangelo stesso è riportato un episodio nel quale si narra che fu chiesto a Gesù come mai fosse accaduto ad alcuni Galilei di essere coinvolti in un fatto tragico. Gli interroganti volevano sapere se quei Galilei erano più peccatori di altri essendo incappati in tale triste sciagura.
Gesù blocca immediatamente tutte le possibili supposizioni dei presenti circa l’accaduto, e afferma, in maniera perentoria, che quegli uomini non erano più peccatori di altri, pur avendo avuto quel triste destino.
"Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei per avere subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo".

Quello di credere che Dio sia lì a godere come un pazzo nel veder soffrire gli uomini, ed anzi che proprio per vederli soffrire di più, ogni tanto mandi sulla terra delle calamità o delle pestilenze per farne strage, è un modo contorto di interpretare la religione.
Ma in che religione credono costoro?

Io non bazzico molto in liturgia o cose di Chiesa, ma credo che Dio (o con qualsiasi nome sia chiamato) sappia che gli uomini su questa terra hanno già il loro bel daffare nell’affrontare le azioni quotidiane per la sopravvivenza e la convivenza con gli altri, ed infatti si è limitato a chiedere a loro solamente un senso di riconoscenza e di amore verso di Lui e un impegno a prodigarsi per il prossimo.
Due cose. Due comandamenti, che poi in pratica sono uno solo (amare gli altri uomini,il prossimo, dimostrando così di amare Dio che li ha creati).
Nient’altro.

La religione è tutta qui.
Non è un ulteriore peso che grava sulle spalle dei noi uomini.
E’ solo un invito a voler bene a Dio che ci ha creati e al prossimo con il quale dobbiamo convivere su questa terra.
Poi Lui nell’aldilà giudicherà il modo come ci siamo comportati e ci darà il premio o il castigo.
Ma mentre siamo qui non ci manda né castighi né sciagure.

Nel caso particolare del terremoto in Abruzzo, accaduto in una zona da tutti riconosciuta ad alto pericolo sismico, i morti che ci sono stati si sarebbero potuti in gran parte evitare se gli edifici fossero stati costruiti con criteri antisismici oppure messi in sicurezza antisismica.
Ad esempio, l’ospedale dell’Aquila, che è quasi del tutto completamente crollato, è stato costruito neanche dieci anni fa.
Nessun castigo di Dio, solo pura e semplice imbecillità e responsabilità umana.






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14 marzo 2009

199) Tu di che tipo di fede sei?

Tu di che tipo di fede sei?
You that type of faith you have?

La fede dei maneggioni.
C’è la fede interessata e insozzata dagli affari dei maneggioni che bivaccano nel tempio, con lo scopo di trafficare buoi, pecore e colombe o per cambiare valute, invece che per pregare il buon Dio.



La fede di quelli che "io sono amico dei preti".
Gente che è sempre in chiesa, se la fa con i preti, bazzica le sacrestie,elargisce laute elemosine alla presenza degli altri; gente che ostenta la sua amicizia con i preti credendo di ottenere per questo favori da Dio anche se non sa che farsene dei comandamenti ed ha il cuore lontano dalle cose spirituali.


La fede di chi fa dire messe e rosari.
Costoro non hanno ancora capito che non è il numero delle Messe o dei Rosari che automaticamente realizzano l’unione con Dio.Queste persone sono sempre in chiesa,si raccontano le loro cose, si scambiano i loro pettegolezzi durante la Messa o il Rosario. Preferirebbero ancora la liturgia in latino, perchè non capiscono comunque il significato di quello che recitano, ma almeno prima c'era pù musicalità.


La fede di quelli che per credere vogliono dei miracoli.

"Tu quale segno ci mostri per fare queste cose?" E’ la frase tipica di coloro che hanno bisogno di riempire la loro fede con miracoli, prodigi, apparizioni, guarigioni.
E' la fede di coloro che non si accontentano di una fede basata sulla Parola di Dio da trasformare in autentica vita cristiana e in impegno sociale e politico a favore del bene comune e al servizio degli ultimi. ma hanno bisogno dello straordinario, del sensazionale, del miracolistico, dell'eclatante.
E solo per il fatto che credono alle vere o presunte apparizioni della Madonna oppure ai veri o presunti miracoli di San Padre Pio, o allo sciogliersi del sangue di San Gennaro, che essi ritengono con ciò di credere in Dio e nel suo Figlio Gesù Cristo.


La fede dei tiepidi, la fede che non è fede.
E’ quella delle persone dei facili entusiasmi, delle emozioni e delle commozioni, dei buoni sentimenti, di quelli che hanno l'abitudine di sottoporre a Dio la propria contabilità spirituale per ottenerne un patteggiamento.
Io vengo a Messa; io dico ogni giorno le mie preghiere; io obbedisco ai Tuoi comandamenti; io cerco di non tradire mia moglie o la mia compagna o fidanzata: io faccio l’elemosina; io faccio un po’ di opere buone; io non maltratto l’immigrato; io non lo chiamo sporco negro.
Ma Tu, buon Dio, in compenso
Tu mi devi riparare dalle disgrazie; Tu mi devi tenere lontano dalle malattie; Tu non mi devi far venire il cancro o la prostata; Tu non mi devi far perdere il posto di lavoro; Tu devi mantenere in salute i miei cari.
Questa dei tiepidi è la fede che risponde al bisogno intimo di felicità e di sicurezza dell’uomo, che ciascuno ha in sé e che la maggioranza di tutti noi più o meno pratica.

Non è una gran fede, anzi non è neanche una fede.
E’ un barattare le ns.opere buone con qualche grazia che Dio ci deve fare, è un un cercare di poterci guadagnare qualcosa nel seguire Gesù e nel mostrargli in ogni occasione la contabilità delle nostre opere buone.

La fede di chi dice “non c’è il peccato, non c’è l’inferno.
Le persone che praticano questa fede fai da te, affermano che l’uomo è già di per sé troppo preso dai problemi e dalle preoccupazioni del vivere, dallo stress, e dalla fatica quotidiana per potersi permettere anche di offendere in continuazione Dio.
E siccome il peccato è un’offesa volontaria a Dio, essi dicono: ”ma quando mai noi abbiamo voluto offenderlo?Siamo già così oberati da impegni, che Dio non ci viene neanche in mente, altro che volerlo offendere”.
“E quindi se noi non abbiamo offeso Dio, neppure andremo all’Inferno, che è solo un’invenzione dei preti per farci paura. Il vero inferno lo stiamo già vivendo su questa terra”.
E’ vero, i preti hanno esagerato nel mostrarci che tutto è nero, che tutto è peccato, che qualsiasi azione noi compiamo in qualche modo stiamo offendendo Dio.
Ma questa fede fai da te è un po’ troppo semplicistica, anche se è la fede degli intellettuali che non amano essere indirizzati nelle loro scelte spirituali da preti che forse hanno meno cultura della loro.
Solo dei Gesuiti queste persone hanno rispetto, perché ogni prete Gesuita ha due lauree oltre quella in teologia, e forse in alcune cose ne sa più di loro.
Da una riflessione di frate Antonio da Bergamo, a noi del bar, dopo la lettura della pagina del Vangelo sul giornale L’Eco di Bergamo di oggi.

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