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8 marzo 2012

33.2) Quel furore intransigente di padre Livio contro l’aborto

Il furore demoniaco di padre Livio contro l’aborto





Che brutta sensazione ti assale  quando persone che credevi oneste e giuste ti si dimostrano invece bugiarde e piene di odio verso gli altri.

Sto parlando del buon Padre Livio, uno dei principali esponenti di radio Maria che, pieno di astio e furore degno di miglior causa, si è scagliato l’altro giorno, durante una trasmissione che casualmente ho ascoltato mentre ero in auto , contro le donne che abortiscono.
Ah. le diavolesse!!!

Rifiutando il nascituro esse  agiscono, ormai completamente vendute al demonio o a lui asservite,  come facevano gli antichi romani che gettavano dalla rupe Tarpea i figli deformi o nati ammalati , o come gli ateniesi che li scagliavano giù nel burrone da un alto monte della Grecia.

Dai ricordi scolastici mi pareva di sapere che la rupe Tarpea serviva ad altri scopi, così come non avevo mai sentito parlare dell’abitudine degli Ateniesi.

Mi sono quindi documentato  ed ho scoperto che la rupe Tarpea , che era una parete rocciosa posta su un lato del Campidoglio di Roma, serviva ai romani antichi  per gettarvi  giù i traditori condannati a morte, che in tal modo venivano espulsi anche fisicamente dalla Città. 
Che cosa c’entrino quindi con questa rupe i bambini non nati  lo sa solo il buon Padre Livio.
Così come , per lo stesso argomento, non c’ entra niente la città di Atene, mentre invece  l’ abitudine di morte infantile esisteva nella Città Stato avversaria, e cioè a Sparta.
Era  infatti sul monte Taigeto, sopra Sparta, che nell'antichità i bambini spartani nati deformi venivano abbandonati , destinati così a soccombere alle intemperie o ad essere sbranati dalle bestie feroci.
A quei tempi per essere considerati veri cittadini spartani occorreva soddisfare un insieme di condizioni. 
In primo luogo occorreva che entrambi i genitori appartenessero a famiglie di Sparta. Coloro che erano nati da un padre spartano e da una madre nata in  altro luogo erano cittadini privi dei diritti politici anche se potevano ricevere la stessa educazione dei  veri cittadini spartani.
Ma anche l' essere nato da genitori entrambi spartani era comunque un rischio perché, secondo quanto  tramandatoci dallo storico Plutarco, questi bambini venivano esaminati dagli anziani del popolo e, se non giudicati idonei fisicamente o psichicamente, erano condannati ad essere abbandonati a morire sul monte Taigeto, in quanto i cittadini spartani sin dalla nascita dovevano essere esenti da difetti fisici , e immuni da  paura e malattie.

Mi sa che il buon Padre Livio, nella sua furia demoniaca di scagliarsi contro le donne che abortiscono, ha preso qualche abbaglio confondendo Atene con Sparta e attribuendo agli antichi  romani delle intenzioni che  essi non hanno mai avuto.

Forse in un sacerdote seguace di Colui che ha predicato l’amore e il perdono e che  ci giudicherà in base agli atti d’amore che avremo compiuto,  sarebbe auspicabile un po più di tolleranza verso il prossimo, ed in particolare verso le donne che, a causa di chissà quali  vicissitudini, angosce, paure o disgrazie hanno maturato la sicuramente sofferta decisione di abortire.
Sarebbe auspicabile, ma il buon prete radiofonico  che ha ricevuto dalla Provvidenza l'onere e il potere di raggiungere,  con  la sua predicazione via etere,   migliaia di persone ogni volta,  a quanto pare  non sa più cosa siano la carità, la tolleranza, l’amore verso il prossimo e verso i deboli e i disgraziati peccatori,  come se egli stesso fosse ormai  posseduto da quel demonio che, assieme alla parola "peccato"   nomina centinaia di volte al giorno e che dice con la sua foga di combattere.
Si dia una calmata, il buon Padre Livio, e torni a predicarci la tolleranza e l’amore al prossimo e a comprendere e perdonare, , senza pretendere di giudicarle, certe brutture della vita nelle quali noi poveri peccatori di provincia  ci troviamo nostro malgrado invischiati.
 E vedrà allora che certi svarioni  storici, ragionando con più calma, non gli usciranno più dalla bocca.

Si ricordi sempre che le parole più pronunciate da un cristiano nel corso della giornata dovrebbero essere “ amore, comprensione, perdono, giustificazione, ” mentre invece il buon  Padre Livio non fa che parlare di “demonio, castigo, maledizione e morte dell’anima", ed allora è chiaro che in lui c’è qualcosa che non va, quasi che la carità sia scomparsa dal suo vocabolario, dal suo intelletto e dal suo cuore.


Attento padre Livio che l’integralismo religioso, cioè il giudicare male e condannare gli altri perché non hanno le nostre stesse idee sulle cose divine , a qualsiasi religione appartenga, è sempre pericoloso, e Lei, con le sue dichiarazioni prive di amore e comprensione verso il prossimo,  è sulla strada per diventarlo, un integralista.

Disse qualcuno che  saranno guai per  quella Nazione nella quale  i preti  smettono   di fare i preti e iniziano a comportarsi da  giudici o da politici , perchè la dittatura religiosa è una delle peggiori disgrazie che possano capitare ad un popolo.

Meglio  molto meglio  avere dei politici magari disonesti , ma concettualmente stupidi, perché a loro si può porre rimedio mettendoli in carcere, piuttosto che avere preti che pretendono di parlare in nome di  Dio portando avanti concetti  da satana, perchè allora il rimedio è solo quello di trattarli come si fa con  il sale diventato insipido,  che  a nulla serve se non a essere "gettato e da tutti calpestato".


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3 gennaio 2012

3.2) Questi preti famosi rimasti al titolo di “don”

Questi preti famosi rimasti al titolo di “don”




Mi ricordo che tempo fa il prete della mia parrocchia, un bravo e scrupoloso “prete di campagna”, senza meriti di particolare significato per noi parrocchiani, venne dalle gerarchie ecclesiastiche insignito del titolo di 
“ camerlengo segreto in soprannumero di Sua Santità “.
Da allora il bravuomo  poté esibire sulla carta intestata della parrocchia e sul citofono di casa sua il titolo di “Monsignore” e indossare, nelle occasioni solenni che egli moltiplicava, una nuova  lunga veste da prete con polsini e colletto viola, sulla quale facevano bella mostra di sé una trentina o più  di bottoni violacei, e tutto questo  gli permetteva di andarsene in giro impettito e a testa alta, pienamente soddisfatto della importanza sociale ormai raggiunta e certificata.

Molta meraviglia desta in me perciò il fatto che diversi preti diventati famosi sia per le loro frequenti apparizioni nei salotti televisivi per dire la loro su ogni stupidaggine, sia perché fondatori di gruppi di aiuto sociale con autorizzata distribuzione di droga, viveri e vestiario ai drogati e agli emarginati ricevendone in cambio dalla società civile, almeno 50euro per ogni pasto caldo da 5 euro elargito,  oppure perché preti fondatori di grandiose opere come case di cura od ospedali miliardari pieni di debiti, o di associazioni contro i fenomeni mafiosi e via cantando, siano dalle autorità ecclesiastiche lasciati lì al titolo di “don”, come un qualsiasi sconosciuto curato di campagna alle prime armi.

I vari don Mazzi, i don Resmini, i don Verzè, i don Riboldi , i don Ciotti, i don Benzi  e i don Gallo etc., pur essendo assurti a livelli di notorietà televisiva e mediatica forse più dei cardinali, sono ancora e solo titolati con dei “don” e non hanno avuto le promozioni o le carriere ecclesiastiche che noi gente semplice ci saremmo aspettati.
Sembra quasi che la chiesa diffidi di loro, che non si fidi delle loro tanto decantate opere di bene, ed anzi ci veda sotto sotto qualcosa se non di losco, almeno di poco chiaro.
E, per l’esperienza acquisita nei secoli, dobbiamo ammettere che in queste cose la Chiesa ci vede molto bene e se ci va coi piedi di piombo ad elargire a costoro prebende e promozioni un qualche motivo ci sarà.
Prendiamone atto e smettiamo di venerare e dare troppa importanza a dei poveri preti televisivi che la Chiesa continua a chiamare col semplice titolo di “don”, mentre noi vorremmo vederli  fatti  tutti santi subito.



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8 agosto 2010

137.0) I ricodi del Trofio: 5) assistenti bravi e meno bravi

Altri nomi di bravi assistenti di cui mi ricordo sono: Don Pierino F., Don Carlo P., Don Fausto M., Don Cesare ( ma forse non è mai diventato prete perché gli ultimi anni del Trofio me lo ricordo vestito in borghese), e Don Beppino.










Don Beppino era sempre ammalato e stava quasi tutto il giorno nella sua tenda in camerata a suonare la fisarmonica.
Mi ricordo che a Teveno, durante le vacanze estive, ci insegnava delle canzoni, come ad es, Vecchio scarpone, Vola colomba bianca vola, La montanara , e molte altre.

Mi ricordo anche di Don Dracula, che fu vicedirettore negli ultimi anni della mia permanenza al Trofio ed era un prete cattivissimo, lunatico e sempre arrabbiato.
Lo chiamavamo don Dracula perché quando rincorreva qualcuno di noi ragazzi per castigarlo, una corta mantellina nera che sempre indossava gli svolazzava sulle spalle e lo rendeva simile a un pipistrello con le ali spiegate.
Don Dracula ci faceva paura, e forse per questo io non mi ricordo neppure il suo vero nome da prete.


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348) le frecce tricolori al Gheddafi...





6 agosto 2010

134.0) I ricordi del Trofio: 3) il Ciùe


Il Ciùe


Veniva chiamato Ciùe (dalla parola Ciù = maiale) un assistente che di nome faceva Mansueto , e mai nome fu più appropriato  essendo egli veramente una persona gentile , educata e buona.

Di norma  egli non  era un assistente nel vero senso del termine ma lo faceva  solo saltuariamente, in sostituzione di qualche altro assistente  ammalato o assente per vari motivi, perché in realtà egli dirigeva la calzoleria del Trofio, cioè ci riparava gratis,  a tutti noi , le scarpe o i sandali o gli zoccoli man mano che si rompevano o consumavano.
In calzoleria con lui aveva quali aiutanti due  o tre  ragazzi che imparavano da lui il mestiere, e di uno di questi , che si chiamava mi pare Attilio, so per certo  che è diventato poi un bravo calzolaio nella vita e con questo mestiere ha  potuto crearsi e mantenere decorosamente una numerosa  famiglia.

Orbene, questo Ciùe era soprannominato così prima di tutto perché ognuno di noi, all’interno del Trofio, aveva un soprannome, poi perché era un tipo bassotto e tarchiato, diciamo rotondetto, e qualcuno di noi da subito lo chiamò “maialino” e da allora per noi fu il “Ciùe.”



Una volta questo sig. Mansueto, mentre ci stava facendo da assistente durante un intervallo scolastico  tra una lezione e l’altra, ebbe  un bisogno fisiologico  e dovette recarsi in bagno. Fu allora  che subito tra noi ci passammo parola e in quattro, senza farci notare lo seguimmo .



Bisogna sapere che i bagni del Trofio erano allora alla turca, cioè erano una serie di sgabuzzini messi uno a fianco all’altro, senza il  water ma con della ceramica per terra , nella quale si apriva un buco per i bisogni fisiologici.

C’erano i bisogni corti , che si facevano stando in piedi  e con la porta aperta alle spalle, e c’erano i bisogni lunghi per i quali era necessario chinarsi fin quasi a sedersi sull’orlo del buco e chiudere, per discrezione, la porta del bagno con un catenaccio.

Data la sua mole il Ciùe, che  entrava appena appena nello sgabuzzino del bagno, in quell’occasione, dovendo fare un bisogno corto,  aveva come al solito lasciata aperta la porta dello sgabuzzino alle sue spalle.

Subito noi, per un tacito accordo , mentre stava facendo i suoi bisognini, lo spingemmo violentemente sulla  schiena scaraventandolo  contro la parete di fondo  del bagno facendolo scivolare per terra in mezzo ai suoi liquidi, e poi ridendo e urlando come matti ce la demmo a gambe.

Al termine dell’intervallo ci recammo nell’aula scolastica per riprendere le lezioni.

Non erano trascorsi dieci minuti quando  improvvisamente la porta della classe si spalancò, e tra lo stupore del professore, il sig. Mansueto entrò e in perfetto silenzio  prelevò a muso duro dal proprio banco di studio i quattro di noi che gli avevano causato quel bello scherzetto.

Facendo violenza al proprio nome e senza pronunciare parola,  egli in quell’occasione  ce ne diede tante, ma tante, ma tante che ancora oggi me ne ricordo.

Non si è mai saputo come abbia fatto a riconoscerci per venire a prelevarci così con sicurezza , visto che non aveva potuto vederci mentre lo spingevamo contro il muro nel cesso.

Ma forse ci aveva riconosciuto dal timbro della voce e dalle risate di soddisfazione per l’impresa compiuta   che facevamo mentre ce ne scappavamo via.

Caro signor Ciùe, a ripensarci adesso eri un grande e ti ringraziamo per il bel ricordo di questo fatterello.

Che Dio ti abbia in gloria.



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192) Gli Ebrei. Il loro e il nostro razzismo.






12 aprile 2010

65.0) preti pedofili

Il fenomeno dei preti pedofili.


 Si fa presto a dire che tutti i preti sono pedofili, ma questa affermazione è vera solo per gli anticlericali, perché generalizzare è sbagliato, e bisogna saper distinguere le affermazioni vere da quelle false.
Di fronte alle tempeste di questi giorni che parlano di preti pedofili , comunque la pensiamo, è bene evitare di esprimere giudizi sommari e ricette troppo facili.
Si deve essere ben consapevoli che l’intento di fondo di queste accuse è quello di mettere in discussione l’autorevolezza educativa della Chiesa cattolica. L’obiettivo dell’accerchiamento mediatico di cui essa è fatta oggetto è quello di convincere la pubblica opinione mondiale che questa Istituzione non può più essere considerata come maestra di vita e di virtù, essendo essa stessa portatrice di vizi odiosi e aberranti verso i più indifesi.

Si afferma che la pedofilia dei preti sia da ricercare nella legge ecclesiale che impedisce il loro matrimonio , senza tener conto che l’astinenza dei preti, quando c’è di mezzo una vera vocazione, non è che l’altra faccia del voto di povertà.
L’autentico sacerdote, infatti, - dal parroco di campagna al Papa, - deve poter chiudere la sua vita terrena senza lasciare legami materiali con le cose o con le persone, attraverso vincoli di possesso o di parentela, ma deve possedere in vita e lasciare e trasmettere quindi al termine di essa solo dei profondi insegnamenti e esempi morali e spirituali.

E tuttavia, è anche vero che anche in questo contesto di voti di povertà e di astinenza sessuale, il fenomeno della pedofilia si annida in modo subdolo e preoccupante.
Anche se è tutto da dimostrare che la percentuale di preti con esperienze di pedofilia sia superiore a quella della popolazione in generale, o di altre categorie di persone a stretto contatto con la gioventù, come gli educatori, i professori, gli allenatori o gli istruttori di palestra , non bisogna mai accettare di considerare del tutto "ovvio" e "inevitabile" che esista una certa quantità "statisticamente tollerabile " di preti pedofili .
Fa quindi meraviglia che alcuni intellettuali dicano che la cosa in sé non dovrebbe più nemmeno fare notizia e quindi è del tutto fuorviante che si creino inutili e inopportuni scandalismi contro la Chiesa, essendo anche la pedofilia dei preti in qualche modo un fenomeno "scontato" e "normale" dei tempi in cui viviamo.

La Chiesa non ha mai spiegato perché fare il prete cattolico non attenui, o perlomeno non ponga un freno morale, a queste disinvolte tendenze che, non dimentichiamolo, producono veri e propri crimini e non peccatucci veniali.
Da coloro che si proclamano predicatori di verità divine nonché strenui difensori della vita fin dallo stato embrionale, sempre pronti a condannare tutto e tutti, ci si dovrebbe attendere quantomeno un minimo di coerenza e di comportamenti esemplari, ma evidentemente così non è.




Al di là di questi aspetti viene da chiedersi perché alcuni preti diventino pedofili.
Molti ritengono che sia uno degli effetti del celibato forzato, ma se dipendesse semplicemente da questo, dovremmo osservare somiglianze statistiche con analoghe situazioni di castità obbligatoria,come ad esempio i vedovi o i carcerati, cosa che non risulta.
Del resto, se la condizione di celibato diventasse insostenibile per il prete, perché non ripiegare nella normale eterosessualità adulta, più o meno clandestina?
Ce ne sono stati in ogni epoca di preti che hanno mancato al loro voto di castità con prostitute o donne disponibili.
No, certamente il comportamento pedofilo non può essere spiegato con la semplice repressione sessuale, nemmeno se esasperata e prolungata negli anni. 

Sebbene la pedofilia sia un crimine particolarmente odioso perché colpisce le vittime più indifese e innocenti va tuttavia detto che essa evidenzia uno stato di regressione psichica da parte di chi la mette in atto. La mancanza di maturità sessuale da parte dei preti, l'aver represso fin dai tempi del Seminario la propria sessualità, potrebbe aver “fissato” lo stato evolutivo psichico ad uno stadio preadolescenziale.

 
Si è osservato che l’età media delle vittime è spesso compresa fra gli 8 e i 12 anni e che nella quasi totalità dei casi si tratta di pedofilia omosessuale, il che ci fa capire come il prete pedofilo abbia pesanti conflitti da risolvere con sé stesso, con la propria sessualità, con la propria storia e soprattutto con la propria identità.
Ed anche le occasioni in cui viene esplicata questa aberrante pratica sono da ricercare nella stessa missione dei preti , che per motivi educazionali sono in stretto contatto on il mondo dell’adolescenza come ad esempio nella gestione di un oratorio o di un collegio, oppure nella complice intimità che si viene a creare durante una confessione faccia a faccia tra un adolescente e un sacerdote nel confessionale, situazioni tutte queste dove possono crearsi minacciose influenze e stati di ricattabilità.


Fare il prete quindi oggi è sempre più difficile e comporta una vera vocazione, e una grande dose di virtù morali e un impegno di vita quasi eroico, viste le tentazioni e la seduzione dei sensi che il mondo moderno propone .
Eppure noi di preti così abbiamo bisogno, mentre per i preti pedofili auspichiamo una veloce riduzione allo stato laicale e un carcere duro e prolungato.

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15 agosto 2009

338) Belle ragazze in abiti succinti, tentazioni continue!




Belle ragazze discinte, tentazioni per anziani, malintenzionati e preti dell'oratorio.






Cammina oggi e cammina domani , nel corso di una di queste camminate salutari che faccio ogni giorno per pompare sangue nelle mie arterie malandate, ad un tratto vengo affiancato da un altro podista, un signore più o meno della mia età, che mi fa. “Buona passeggiata”. “ Buona passeggiata a lei”, rispondo io.
E, come se fosse scattata tra di noi una sorta di intimità, quel signore, dandomi di gomito nel fianco, :”Ha visto quella ragazza che è appena passata in bici?” “No- dico io, ed invece era già da trecento metri che la fissavo, “perché? Cosa aveva di speciale quella ragazza?”
Niente,” -mi dice – “non aveva sotto niente.Non portava biancheria intima, le si vedeva tutto “
“Ullallà, -dico io – ma come ha fatto ad accorgersene?”
“Eh, caro mio, le ragazze oggi sono sfacciate . Ma si immagini se, invece che da me, si fosse fatta vedere così da un’altra persona che magari poi la seguiva, con tutto quello che ne consegue.
Io, per me, può andare in giro vestita o svestita come vuole, che ne ho viste tante nella vita.
Ma su una persona meno equilibrata, magari avrebbe potuto far scattare degli impulsi sessuali irrefrenabili, e poi è inutile che si lamentino se vengono violentate.

“Beh, adesso non esageriamo, nessuno è autorizzato a violentare o a stuprare le belle ragazze solo perché si vestono in un modo un po’ troppo succinto. La differenza tra l’uomo e gli animali è che l’uomo deve sapersi controllare.



Si, è vero, forse io e lei si, ma gli altri? Ci può sempre essere in giro qualche squilibrato, e per lui, magari a digiuno sessuale, una provocazione così diventa irresistibile.





Ma lo sa cosa mi è capitato domenica scorsa all’oratorio? “- e intanto mi ficca un’altra volta il gomito nello stomaco, quasi a rinnovare la nostra complicità ormai sancita da queste orrende confidenze-“ero andato lì per accompagnare le mie nipotine ed ho notato una ragazza sui vent’anni che si aggirava con naturalezza tra gli altri giovani dell’oratorio, con addosso un paio di pantaloncini di quelli, ma di quelli tutti bucherellati che le aderivano addosso come una seconda pelle e lasciavano intravedere tutto."
“Perbacco, l'ha osservata bene”- dico io.
"Eh, si, anche se alla mia età e dopo averne viste di tutti i colori, come le ho detto, non è facile rimanere turbati da simili spettacoli. Allora mi sono avvicinato al prete dell’oratorio, un pretino giovane giovane forse appena uscito dal seminario e gli ho detto : Senta Padre, ma Lei ha visto come va in giro vestita quella ragazza là? Lei non le dice niente?
L’ho vista si, ed è per questo che mi trattengo con altri giovani da questa altra parte del cortile.



Che vuole farci? Oggi ci si veste così e non possiamo noi preti proibire sempre tutto o fare sempre prediche, altrimenti i ragazzi non vengono più all'oratorio. Toccherebbe semmai ai genitori controllare come escono da casa vestiti i loro figli.



Ecco vede, caro amico, -(ormai per lui lo eravamo diventati)-" anche sui nostri preti, queste sgualdrinelle hanno messo gli occhi e li tentano in continuazione e dopo magari la gente si meraviglia nel sapere che il tal sacerdote si è spretato per correre dietro ad una di loro.
Laciamo perdere, vah che è meglio.”
“Si lasciamo perdere- dico io, essendo ormai giunti ad un bivio della strada e sperando di diversificare il mio cammino dal suo - "non se la prenda più di tanto e faccia una buona passeggiata"

“Anche lei, buona passeggiata anche a lei" - risponde incamminandosi, grazie a Dio,dall’altra parte .

Perché ho raccontato questa storia?
Sinceramente non lo so.
Forse solo per dire che noi tutti siamo sempre pronti a vedere il male nelle azioni degli altri mentre noi invece siamo diversi, assolutamente, anche perché ne abbiamo già viste tante che più niente o nessuno ci può meravigliare.
Ormai.
Peccato, però. averlo perso, il senso dello stupore e della meraviglia verso le cose belle della vita.

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21 marzo 2009

207) Strani personaggi si aggirano per la nostra bella Italia.


Don Giulio Tam, il Prete fascista, e (speriamo di no) futuro sindaco di Bologna.

Mr. Giulio Tam, the Priest fascist, and (we hope of no) future mayor of Bologna.



Adesso abbiamo anche un prete fascista, è un certo Don Giulio Tam che partecipa ai raduni fascisti, fa il saluto romano fascista e dice che la la tonaca dei preti non è altro che una camicia nera un pò piu lunga del normale.
E' il promotore di una "Crociata del Rosario Perpetuo alla Madonna del Fascio per la difesa della nostra civiltà, contro l'invasione religiosa islamica".
Mah!,speriamo che in Paradiso abbiano qualcosa di meglio da fare che ascoltare i vaneggiamenti di questo strano prete.
In questi giorni il nostro Don Tam,ha annunciato che nelle prossime elezioni amministrative di giugno si presenterà candidato sindaco al Comune di Bologna, con il motto di "W il Duce" (è un vulcano di originalità e di fantasia quest'uomo!)
Che Dio scampi e liberi i bolognesi da un Sindaco simile .
vedi articolo di cronaca - 1

vedi articolo di cronaca - 2






Il giudice lumaca che oggi ha colpito ancora





Dopo aver fatto scarcerare alcuni mafiosi per aver impiegato 8 anni a redigere la sentenza di condanna, il giudice lumaca Dr. Edi Pinatto, oggi ha ha colpito ancora.
Il Tribunale ha dovuto rimettere in libertà un pedofilo in quanto il magistrato lumaca non ha ancora depositato la sentenza, facendo così scattare la decorrenza dei termini per la carcerazione.
Caro ministro Brunetta, questi sono i veri fannulloni da colpire.
Cosa si aspetta ad adddossare a questo giudice gli anni di carcere dei delinquenti che con la sua pigrizia fa scarcerare?
vedi articolo di cronaca





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