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17 giugno 2011

110.1) Napoletani d'Italia e simpatizzanti uniamoci.

Ieri in Consiglio dei Ministri la Lega ha votato contro la ripulitura della città di Napoli dalla monnezza.


Ebbene, napoletani di ogni parte d’Italia, perchè per ritorsione non tappezziamo di scritte, slogan e cartelli antileghisti le sezioni territoriali della Lega?
Il loro odio contro il Sud è ormai proverbiale.
Rispondiamogli pan per focaccia.

Facciamogli vedere che i napoletani non amano essere presi per i fondelli da nessuno, tantomeno dai "bauscia" del nord.
Mettiamogli un pò di fuochino simbolico  sotto il sedere a questi leghisti.

I ministri leghisti alcuni mesi fa mandarono l’esercito a ripulire Napoli.
Adesso lo usino per tenere puliti i muri delle loro sezioni di partito.

Napoletani d’Italia uniamoci  e compatti  tappezziamo di slogan di protesta le pareti leghiste.



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7 aprile 2010

60.0) Il Papa contro le lobbies dei pedofili.



Se c'è un Papa che combatte i pedofili
è proprio questo,
e allora perchè questo odio
contro di lui?
Non sarà perchè nella pedofilia
ci sono ormai troppi interessi economici
da difendere e da mantenere?

In questo mondo di perversioni adulte
assetato di sempre nuove emozioni
il mercato dei films hard, dei dvd, delle cassette
riguardanti la pornografia minorile
conta circa 250 milioni di copie di video vendute in tutto il mondo,
e l'editoria hard vanta quasi 260 differenti tipi di costose e patinate riviste mensili.

Quindi films,
dvd,
riviste settimanali o mensili,
compiacenti studi fotografici
e forse traffico di organi umani!

Pedofilia:
schiavitù minorile del nostro tempo.

Finchè il Papa taceva,
e gli interessi del business pedofilo non venivano messi in discussione,
il mondo ovattato della pedofilia campava e prosperava senza affanni.
Una campagna mondiale contro la pedofilia
potrebbe far vacillare
i guadagni del business pedofilo.

Ora che il Papa interviene
le lobbies della pedofilia
hanno scatenato la loro guerra santa contro Benedetto XVI°,
reo di voler fare finalmente piazza pulita dei pedofili nella Chiesa cattolica.

Ragazzi,
non cadiamo nel tranello,
dei potentati pedofili travestiti da moralisti:
accendiamo un cerino nella nostra mente
e cerchiamo di vederci chiaro.



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16 gennaio 2010

12.0) L’odio contro Di Pietro è più forte del terremoto di Haiti.

L’odio contro Di Pietro è più forte del terremoto di Haiti.

E’ successo il finimondo a Haiti. Un terremoto devastante che ha fatto, sembra, più di duecentomila vittime.

Povera gente, povere persone che, affamate, ferite e disperate, si aggirano per le strade alla ricerca di qualche parente superstite.
Scene da apocalisse che ti fanno persino vergognare, quasi fossimo esseri privilegiati, di vivere in una città nella quale i terremoti e queste scene di distruzione non sono mai avvenuti.

Sui giornali di tutto il mondo, questa catastrofe è descritta con titoloni di prima pagina e con ampi servizi e reportage all’interno.
Solo due giornali italiani fanno eccezione.
“Il Giornale” e “Libero”a questa immane tragedia non dedicano i titoli di apertura, ma solo dei servizi nelle pagine interne.
I titoloni di prima pagina sono dedicati, pensate un po’ che novità, a Di Pietro e alle sue malefatte e a quelle delle cooperative rosse, vale a dire comuniste.
Che notizie, ragazzi!
Sono notizie vecchie di almeno dieci anni, o giù di lì.







Il fine principale per i direttori di questi due giornali(?) non è quello di informare i lettori su quanto sta accadendo nel mondo, ma quello di parlare male di Di Pietro e dei comunisti, di seminare loro addosso odio e diffamazione.
Hanno ridotto i fogli su cui scrivono a bollettini di partito, a enormi turiboli che spargono incenso e mirra sul Grande Capo che li tiene sul suo libro paga.
No, niente notizie del terremoto di Haiti sulle prime pagine di questi due giornali(?).
Piuttosto, i giornalisti tutti siano incaricati di controllare se Di Pietro per caso non abbia scoreggiato, per poter amplificare il tutto con un titolone del tipo “ Tremano i muri della casa di Di Pietro”, oppure “ Atmosfera inquinata attorno a Di Pietro”, oppure “ Inquinamento ambientale nel partito di Di Pietro”.
Questo è giornalismo.
Questo è quello per cui siamo pagati.
Noi queste notizie dobbiamo diffondere.
Noi odio contro Di Pietro e le cooperative rosse dobbiamo seminare.
Noi Di Pietro e le cooperative rosse dobbiamo stroncare.

Che ci importa dei duecentomila morti di Haiti? Che ci importa del vagare dei superstiti?
Costoro non danneggiano di certo il nostro pagatore, colui che ci tiene sul suo libro paga:
Noi l’interesse di costui dobbiamo tutelare.
Noi costui dobbiamo leccare e incensare.
Noi dagli attacchi di Di Pietro e delle Coop. rosse costui dobbiamo difendere.

Non fa niente se al mondo siamo gli unici due giornali che non parlano del terremoto di Haiti in prima pagina: questo sta semplicemente a significare che siamo i migliori.

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27 dicembre 2009

454) A proposito di diavoli, psicolabili e partiti amorevoli.

A proposito di diavoli, psicolabili e partiti amorevoli.
Avanti signori, c’è posto per tutti!


Ah, che belle feste natalizie!
In contemporanea con la nascita di Gesù Bambino, in Italia in questi giorni ci siamo trovati a celebrare la nascita di due diavoli.

Cicchitto e i suoi fratelli ci hanno fatto sapere che il diavolo è Di Pietro perché costui vorrebbe vedere in carcere Berlusconi.

Per Di Pietro e i suoi seguaci invece il diavolo è Berlusconi, che fino a ieri chiamava coglioni chi non votava per lui e che, dopo aver sparso odio a fiumi contro chi non accettava le sue riforme "ad personam", accusa gli oppositori di utilizzare gli psicolabili per contrastarlo.

Adesso Berlusconi vuole fondare il partito dell’amore e, dice Di Pietro, il modo di agire subdolo del diavolo è proprio questo: sostituire all’odio la parola amore, per illudere le menti semplici e quelle degli psicolabili.



Quel diavolo di Berlusconi vuole che coglioni ed anticoglioni stiano insieme, nel partito dell’inciucio, in un amplesso d’amore schifoso, in un verminaio disgustante nel quale si abbraccino tra loro i trans, le menti psicolabili, i drogati e i politici della corruzione e della mafiosità.

Su questo spaventoso avvenire d’amore che ci attende, campeggia l’anno 2010, l’anno delle riforme, come è stato definito.
In primo luogo la riforma della giustizia col processo breve e con l’introduzione di termini di prescrizione processuali mensili, settimanali, giornalieri o ad ore, a seconda della persona processata.
Poi, sistemati una volta per tutte i giudici, ed ottenuto l’annullamento dei processi a carico del premier, il governo costruirà dodici o venti (sul numero definitivo l'inciucio governativo dell'amore non ha ancora prodotto i suoi risultati definitivi) centrali nucleari, per far sì che gli italiani possano respirare aria salubre e pulita senza pericoli per la salute e possano tenere accese a tempo indeterminato le lampadine del presepe senza patemi d’animo per il costo della bolletta dell’Enel.
Poi si passerà all’altra opera più costosa e inutile che mai il mondo abbia visto: il ponte sullo Stretto di Messina, enorme regalia statale per le casse della mafia.
L’Italia, in questo formidabile amplesso d’amore tra l’opposizione e i partiti di governo, si troverà così ad assicurare a sè stessa e al popolo italiano tutto, una stagione di rutilanti riforme che porteranno benefici ai soliti personaggi che già possiedono e miseria sempre più nera agli altri.


Ma che cavolo di Paese stiamo dunque, diventando, in Italia?
In apparenza un Paese fatto di partiti dell’amore, governato da politici desiderosi del bene comune, di riforme e di belle parole, mentre, sul retro, continuerà l’usanza di demonizzare e insultare chi non la pensa come noi, e quella di prendere sempre più per i fondelli i malcapitati cittadini che hanno fatto dell’onestà una virtù nella quale credere.

E gli psicolabili, c'è da scommettere, avranno sempre più materia alla quale attingere per le loro gesta.
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8 settembre 2008

20) Che palle, gli ebrei




Ragazzi,che palle questi ebrei!



Almeno dieci volte all’anno veniamo informati dai giornali e telegiornali, che si stanno per celebrare delle giornate di ricordo e ricorrenza di alcuni avvenimenti che riguardano gli ebrei.
E la giornata del ricordo della deportazione degli ebrei
E la giornata dcella memoria in ricordo dell’Olocausto
E la giornata in ricordo della Shoah
E dello sterminio degli ebrei
E del patriottismo degli ebrei
E la giornata della cultura ebraica
E quella della razzia dei beni degli ebrei
E la diaspora ebraica.
E l'Europa che deve dichiarare le sue radici ebraiche.
E la ricorrenza della nascita di Israele
E le guerre di Israele
E le conquiste di Israele
E l’anniversario della costruzione del muro in Israele.

Che palle, ragazzi!
Poi, tra l’altro, bisogna stare attenti a non dire qualcosa che suoni male alle loro orecchie perché ti aizzano contro una campagna di odio che non la finiscono più.
Ne sa qualcosa in questi giorni il sig. Alemanno, attuale sindaco di Roma, che ha sbagliato un aggettivo in un discorso in occasione di una di queste ricorrenze degli ebrei, e… apriti cielo, cosa gliene hanno dette dietro, cosa gliene hanno fatte passare!
La cosa più carina che gli hanno detto è che era un imbecille.


Io ho grande rispetto per quello che hanno passato gli ebrei, li compatisco per quanto odio è stato loro riversato contro e per quanti milioni di morti hanno avuto, però, santo Iddio, sono cose successe il secolo scorso e quasi tutti coloro che hanno vissuto quegli avvenimenti se ne sono ormai andati.
E poi , detto tra noi, non è che Israele, al presente, sia un modello di volontà di pacificazione universale.
Le sue belle prepotenze le ha fatte e le sta facendo,con i suoi insediamenti in terra di Palestina, con la costruzione del muro , con lo sfruttamento delle sorgenti idriche sulle alture del Golan in territorio siriano.

Credo che UNA ricorrenza dei patimenti degli ebrei vada fatta e celebrata anche in pompa magna, ma una sola, non dieci.
Altrimenti, ragazzi,gli ebrei che palle!


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    26 agosto 2008

    4) due parole sull' Islamismo

    L’islam è violenza?

    L’Islam è la religione più diffusa nel mondo, ancora più del cristianesimo (un miliardo e trecento milioni di fedeli contro un miliardo e cento milioni).
    Molti di noi, in Occidente, a causa del poco che sappiamo su questa religione, siamo convinti che l’Islamismo sia una religione che predica anche la violenza.
    Questo, tuttavia, non è vero e va sfatato.

    Il termine Islam significa “ sottomissione a Dio (Allah)” e ogni musulmano deve sottostare alla legge di Allah, manifestata attraverso i tutti i profeti riconosciuti, da Adamo fino a Cristo, e per ultimo al Profeta Maometto.

    Questa legge divina impone non la violenza, ma l’amore tra tutte le persone a qualsiasi religione esse appartengano, il rispetto, l’aiuto vicendevole etc.
    In pratica insegna lo stesso comandamento cristiano,” Ama Dio e ama il prossimo come te stesso”.

    Gli insegnamenti che Maometto ha ricevuto da Allah, sono stati raccolti nel Sacro Corano, così come per i cristiani gli insegnamenti di Gesù sono raccolti nei Vangeli, negli Atti degli Apostoli e nell'Apocalisse.
    Il Corano insegna “la diritta via”, cioè il vivere secondo le leggi di Allah, che indicano il dovere di operare il bene, fare la carità, non commettere peccati, aiutare i più deboli, difenderli contro le ingiustizie.

    Per far si che l’uomo sia sempre con la mente rivolta al suo Dio, Maometto ha stabilito cinque momenti obbligatori per le preghiere giornaliere: mattino, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto e sera.
    Questo poco spazio temporale tra una preghiera e l’altra, dovrebbe fare in modo che il fedele islamico non abbia il tempo per peccare, e qualora fosse soggetto a tentazione, l’imminenza della prossima preghiera dovrebbe dargli la forza per resistere.

    Anche i musulmani credono nell’Inferno e nel Paradiso.
    Dice il Corano:” Se chiedete perdono al vostro Signore e tornate a Lui pentiti, Egli vi darà piena soddisfazione in questa vita fino al termine prescritto, e darà ad ogni meritevole il merito suo. 
    Se invece Gli volgerete le spalle, temo per voi il castigo nel gran giorno”.
    “In verità il tuo Signore (Allah) è sollecito nel castigo ma sa anche perdonare con infinita misericordia”.
    “Invocate il vostro Signore umilmente e in segreto. Egli non ama i trasgressori” 
    “Non spargete la corruzione sulla terra. Invocatelo con timore e desiderio. La misericordia di Allah è vicina a coloro che fanno il bene”.
    Praticamente sono gli stessi insegnamenti portati avanti da Gesù, il quale viene riconosciuto dai musulmani non come Figlio di Dio, ma come un Profeta, inferiore solo a Maometto.

    Il Corano, è un insieme di norme religiose e di comportamenti di vita.
    Infatti elenca alcune cose lecite ed altre che non si possono fare, dilungandosi in modo molto dettagliato sul modo di vestire, sull’alimentazione pura ed impura, sulle norme sessuali e matrimoniali, sul dovere di pagare le tasse, sulle norme ereditarie, etc.

    “Ecco quello che vi comando : Non avvicinatevi , se non per il meglio, ai beni dell’orfano; riempite la misura e date il peso con giustizia; non imponete a nessuno oltre le sue possibilità; quando parlate siate giusti, anche se è coinvolto un parente;…”
    “In verità questa è la mia “Retta via”, seguitela.”

    L’islamismo è quindi una religione che predica il bene.
    Come mai molti di noi sono convinti che invece sia una religione che predica la violenza?
    Una differenza sostanziale con la nostra religione cristiana, è che l’Islam chiede ai propri seguaci di lottare per la causa di Allah,  darsi da fare cioè per estendere la parola di Dio per il mondo.
    Questa parola “lottare”, "darsi da fare"  ( “jihad”), è purtroppo interpretata da alcuni fanatici come sforzo militare, come obbligo di combattere per la difesa e la diffusione della religione.

    Ogni religione ha i sui seguaci tiepidi (che seguono solo alcune norme che fanno comodo a loro), i seguaci praticanti e i seguaci fanatici. Questi ultimi credono in un dio cattivo, pronto solo a castigare e punire chi non osserva anche un solo precetto,e con le loro interpretazioni della legge divina ci rendono la vita impossibile, e queste persone fanatiche esistono anche nel cristianesimo e nell'l’ebraismo.
    Chi di noi non ha mai visto quegli ebrei vestiti di nero, col cappello piatto in testa, che si inginocchiano davanti al muro del pianto lacrimando come agnellini, recitando a memoria i versetti della Bibbia e giurando di non lasciar prevalere il male nella loro nazione?
    Essi sono un problema persino per lo Stato di Israele.

    Chi di noi non conosce qualcuno che rimpiange la Messa in latino, le preghiere biascicate senza comprendere quello che si diceva, i "bei tempi" in cui la Chiesa negava il funerale ai divorziati e ai suicidi, e se per caso ti lavavi i denti al mattino della domenica e qualche goccia d'acqua ti scivolava in gola poi non potevi accostarti alla comunione?
    I "bei tempi" in cui al venerdì non si poteva mangiare la carne, ma ci si poteva però ingozzare con dei bei pranzi succulenti a base di pesce?

    Tutte queste persone in fondo sono dei fanatici religiosi, che confondono il messaggio religioso con le esteriorità e perciò non dobbiamo meravigliarci che anche la religione islamica abbia i suoi seguaci fanatici.
    Il problema è che questi fanatismi vengono finanziati, guidati, armati e fatti propri da personaggi ricchissimi e senza scrupoli, assetati di adulazione e avidi di potere, che non esitano a manipolare le menti dei loro seguaci, insegnando loro false interpretazioni dell’Islamismo e incitandoli a compiere stragi di infedeli, colpevoli solo di non credere nel loro Dio Allah.
    Si dice che se Bin Laden avesse utilizzato le sue immense ricchezze , il suo carisma e i suoi seguaci per costruire ospedali, scuole, industrie invece di comprare armi e seminare odio e terrore,  sarebbe stato  l’uomo più amato e venerato nel mondo.

    Ma l’interpretazione fanatica dell’Islamismo diffusa da Bin Laden, non è certo la religione predicata da Maometto che riconosce in Allah il Dio buono e misericordioso, capace di grandi imprese e di grandi perdoni.

    L’Islamismo diventerà una grande religione di pace, come in effetti è, se tutti noi elimineremo  alla radice tutte quelle ragioni che inducono, sulla faccia della terra, migliaia di disgraziati, di sfruttati, di disperati a farsi saltare in aria o a simpatizzare con le centrali terroristiche.

    Togliamo dal mondo lo sfruttamento e le ingiustizie, e che ognuno sia libero di credere nel Dio che vuole, perché Dio o Allah o Jahvè, o comunque lo si chiami, ha creato l’uomo per farne un essere felice, pur nelle difficoltà e nella fatica quotidiane.

    Di certo, se Dio (comunque lo si chiami) volesse il nostro male e volesse distruggere la nostra vita, non avrebbe bisogno di utilizzare fanatici o terroristi, ma con  un Suo solo batter di ciglia potrebbe porre  fine al pianeta Terra.
    E speriamo che ciò succeda il più in là possibile.